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Pacific Drive: abbiamo visto in anteprima il survival su una station-wagon che avete sempre sognato

Ironwood Studios si presenta con Pacific Drive, un videogioco survival a bordo di una scalcinata station-wagon che viaggia per le strade del nord ovest degli USA.

ANTEPRIMA di Lorenzo Mancosu   —   09/02/2023
Pacific Drive: abbiamo visto in anteprima il survival su una station-wagon che avete sempre sognato
Pacific Drive
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Dal turbine di annunci che hanno infiammato lo State of Play dello scorso settembre è emerso un gioco che definire originale sarebbe un eufemismo. Si trattava di un survival apparentemente ambientato in un mondo sull'orlo dell'apocalisse, nel quale il protagonista poteva contare su un alleato e uno soltanto: una scalcinata station-wagon turchese con i classici inserti in legno posti lungo le fiancate. Oltre quel criptico trailer si nascondeva Pacific Drive, opera di esordio di Ironwood Studios, una neonata fucina della zona di Seattle che ha assemblato un team di veterani più che eccellenti: vi basti sapere che i nomi di alcuni degli sviluppatori hanno fatto capolino nei titoli di coda di produzioni del calibro di The Legend of Zelda: Breath of the Wild, di Forza Motorsport 4 e di BioShock: Infinite.

La filosofia dello studio trova le sue fondamenta in due specifici elementi: la volontà di costruire ambientazioni surreali e quella di realizzare di formule di gameplay avvincenti, nonché capaci di raccontare una storia non convenzionale in modo efficace. Non deve stupire, dunque, che Ironwood Studos abbia scelto di debuttare sul grande palcoscenico attraverso Pacific Drive, un progetto che intreccia inspiegabili segreti governativi in stile Stranger Things con un'apocalittica messa in scena degli splendidi paesaggi dell'Oregon, animando l'amalgama attraverso una formula orientata verso la sopravvivenza e legata a doppio filo con la guida di un veicolo. Una ricetta, questa, che è stata etichettata dagli autori con il misterioso termine "road-like", un evidente rimando all'idea del roguelike su quattro ruote.

Ma cosa diavolo significa? Abbiamo assistito a una presentazione in anteprima di Pacific Drive assieme agli sviluppatori di Ironwood Studios, dando un'occhiata al mondo e alle meccaniche di una fra le produzioni più originali emerse in epoca recente. Ecco tutto quello che abbiamo scoperto sul primo videogioco survival incentrato su un sistema di guida.

Un survival su quattro ruote

Un autista, una macchina, un post-apocalittico nord ovest pacifico
Un autista, una macchina, un post-apocalittico nord ovest pacifico

I ragazzi di Ironwood Studios hanno fornito una definizione piuttosto chiara di Pacific Drive: si tratta di un videogioco survival indissolubilmente legato alla cura della propria automobile e ad una formula basata su diverse partite indipendenti e interconnesse. Ciò significa che il protagonista, partendo dalla base operativa che risiede in un garage abbandonato, dovrà di volta in volta farsi largo nelle foreste del nord ovest pacifico per raccogliere risorse, potenziare il proprio arsenale e, cosa ben più importante, riuscire a sopravvivere nella cosiddetta Zona di Esclusione, fino a fare ritorno indenne nel suo rifugio arricchito di nuovi strumenti. Certo, non sappiamo ancora granché della componente narrativa, ma a quanto pare lo sfortunato pilota si troverà sul lato sbagliato delle gigantesche mura che separano la civiltà dalla misteriosa minaccia ambientale che ha travolto i boschi della regione, e il suo compito sarà prima di tutto quello di resistere fino all'alba successiva.

Poi, una volta domata e potenziata la fedele station-wagon, dovrà puntare verso la frontiera, attraversando biomi ostili al fine di penetrare nei pochi edifici governativi ancora rimasti in piedi, per svelare il mistero che si cela dietro l'assurda ambientazione. Mescolando mappe generate proceduralmente con segmenti costruiti a mano, il mondo di gioco si estende per chilometri di statali costellate di minacce che trascinano il giocatore in lunghi viaggi lontano dalla civiltà, fino ad arrivare al cuore delle anomalie della Olympic Exclusion Zone. Tra tempeste elettromagnetiche e strumenti che sembrano usciti dall'arsenale dei Ghostbusters, il fondale è quello di un'avventura su strada nella quale il fragile telaio della vecchia carretta rappresenta l'unico confine sicuro in un mondo inadatto alla vita, la tela perfetta su cui disegnare lo speciale rapporto fra autista e autovettura.

Una station-wagon per amica

a scalcinata station-wagon è una coprotagonista a tutti gli effetti
a scalcinata station-wagon è una coprotagonista a tutti gli effetti

La familiare anni '80 che traghetta il protagonista ai quattro angoli della regione rappresenta il cuore pulsante dell'amalgama: perdere l'auto significa andare incontro a una morte quasi certa. Dopo averla incontrata per caso, questa si trasformerà in un elemento centrale della stessa componente narrativa, intrecciando un vero e proprio rapporto di natura emotiva con il giocatore, sviluppando le buffe caratteristiche che sono tipiche di qualsiasi veicolo di una certa età: può capitare che accendendo i fari si avvii anche la radio, che alla messa in moto si oda un colpo di clacson, insomma, che il mezzo sviluppi dei tratti distintivi capaci di trasformarla da un'auto qualunque alla cara vecchia "scassona" che non ci ha mai lasciato a piedi.

Prendersi cura della station-wagon è importante almeno quanto esplorare i confini della regione, e una volta nel garage è possibile smontarla pezzo per pezzo per riparare danni, innestare componenti aggiuntive e addirittura sviluppare progetti nella "Inventing Station" per integrare modifiche al limite della fantascienza. Bisogna tenere d'occhio l'integrità del telaio e la quantità di carburante disponibile, è necessario saccheggiare costantemente i mezzi rimasti inerti ai bordi delle strade per accumulare pezzi di ricambio, capita spesso di impugnare la fiamma ossidrica per saldare le parti che la stanno abbandonando. In poche parole l'automobile è una coprotagonista a tutti gli effetti, va affinata e potenziata come fosse un'arma preziosa, e le dinamiche che si vengono a creare tra veicolo e autista sul campo di battaglia tratteggiano i momenti più memorabili di Pacific Drive.

Il gameplay

Cosa si nasconde nella Zona di Esclusione?
Cosa si nasconde nella Zona di Esclusione?

Nel corso della presentazione abbiamo potuto assistere a una sessione di gameplay piuttosto contenuta, un segmento nel quale il protagonista intraprendeva un breve viaggio dedicato unicamente alla raccolta di risorse. Tutto ha inizio dal garage, luogo in cui è possibile studiare la mappa della regione per farsi un'idea delle condizioni d'instabilità dei diversi raccordi: una volta scelta una destinazione, è sufficiente mettersi al volante per gettarsi a capofitto in un vortice d'azione in soggettiva, raggiungendo di volta in volta una vasta mappa aperta. La station-wagon è equipaggiata di un sensore che rivela la posizione delle "Anchor", risorse indispensabili per poter aprire un portale capace di riportare auto e pilota sani e salvi fino al garage, mentre ciascun bioma - sovente generato in maniera casuale - è disseminato di edifici e punti di interesse pronti a custodire potenziamenti e oggetti utili.

Il problema è che la mappa è costantemente impattata e alterata dalla presenza di anomalie di natura fisica, dalle tempeste di vento che rendono pressoché impossibile procedere fino a vere e proprie piogge di fulmini scarlatti che devastano tutto ciò che incontrano sul proprio cammino. Come se non bastasse, ci sono anche una serie di robot che sembrano avere un interesse particolare nei confronti dell'auto, fra conigli meccanici che saltano sul cruscotto per farla a pezzi e droni volanti che non vedono l'ora di sollevarla con un magnete per portarla chissà dove. La meccanica di base è molto semplice: è necessario prendersi cura della station-wagon in modo che lei possa prendersi cura di noi, e finché questa sarà in grado di marciare non c'è nulla da temere. Ma ogni viaggio privo di bottino è un viaggio inutile, e ciascuna ricompensa comporta l'assunzione di grossi rischi.

Raccogliere risorse è fondamentale
Raccogliere risorse è fondamentale

Pacific Drive è fortemente ancorato alle fasi di guida, tanto che la maggior parte dell'interfaccia utente è stata incorporata direttamente sul cruscotto dell'automobile. Cambio, freno a mano, tergicristalli, radio e strambi dispositivi all'avanguardia sono tutti a disposizione dell'autista, che può interagire con ogni piccola leva presente nel suo campo visivo. Quando si abbandona il veicolo, invece, è possibile metter mano a una serie di strumenti che non si limitano a disassemblare pezzi di ferro arrugginiti e riparare le giunture della station-wagon, ma consentono anche di scansionare l'ambientazione per compilare il tessuto della "lore" e ricavare preziose informazioni riguardo risorse e anomalie, che possono risultare utilissime in fase di pianificazione dei viaggi successivi. Quando ci si sente soddisfatti è possibile sfruttare l'energia delle Anchor raccolte per aprire una sorta di portale dimensionale che scatena una tempesta devastante - simile in tutto e per tutto al classico anello dei videogiochi battle royale - che alza il sipario su una fase di fuga disperata, l'ultimo atto prima di tornare nel sicuro abbraccio delle mura del garage.

In sostanza, Pacific Drive si presenta come un titolo al tempo stesso riflessivo e fondato sull'istinto, ancorato a meccaniche di sopravvivenza e strettamente legato alle fasi di guida, segnato dalla presenza di una componente narrativa e radicato in elementi molto vicini all'esperienza roguelite. Ovviamente è ancora molto presto per farsi un'idea precisa della profondità dell'offerta, della varietà delle anomalie, soprattutto dell'incisività delle diverse aree assemblate da Ironwood Studios, ma il principale ciclo di gameplay - per quanto ancora confuso - appare comunque piuttosto strutturato: è sufficiente montare sull'auto e gettarsi tra i boschi del nord ovest degli Stati Uniti, schiacciando l'acceleratore e pregando che la cara vecchia station-wagon riesca a portarci in salvo ancora una volta.

Pacific Drive

L'atmosfera è ottima, ma sappiamo ancora troppo poco
L'atmosfera è ottima, ma sappiamo ancora troppo poco

Se l'elemento determinante risederà senza dubbio nella messa in scena della narrativa - e soprattutto nella sua integrazione con le meccaniche di gioco - Pacific Drive mira a funzionare anche come esperienza autosufficiente, capace di catturare nei suoi confini tanto i survivalisti convinti quanto gli appassionati dei titoli di guida. I suoi confini sono ancora fumosi, l'architettura non si è mostrata nella sua interezza, ma il titolo d'esordio di Ironwood Studios mira a raccontare l'avventura di un station-wagon e del suo autista, alzando il sipario sul classico rapporto fra automobile e proprietario nella cornice di un'ambientazione tanto ostile quanto disturbante.

Gli sviluppatori promettono un'esperienza complessa e altamente rigiocabile, profonda nella varietà e costellata di attività che esulano dalla semplice sopravvivenza fine a sé stessa. Nei confini delle mappe aperte si è parlato della presenza di audiocassette musicali da collezionare, di log che raccontano la vicenda della Zona di Esclusione, dell'esistenza di collezionabili volti a trasformare la station-wagon in una seconda casa e di tanti altri elementi dei quali scopriremo di più nel corso dei prossimi mesi. Pacific Drive è infatti previsto per l'uscita entro la fine del 2023 su PC e PlayStation 5, e dal canto nostro siamo molto curiosi di scoprire dove voglia andare a parare, e cosa si nasconda oltre il misterioso abito da survival in auto nei suggestivi paesaggi dell'Oregon.

Pacific Drive è senza dubbio una delle produzioni più originali incontrate in questa generazione. Il team di Ironwood Studios è colmo di talenti, di certo non manca di audacia, ma è ancora troppo presto per sbilanciarsi riguardo l'inedita formula a base di sopravvivenza su una station-wagon scalcinata. Le premesse sono buone, l'idea è interessante, l'ambientazione del nord ovest pacifico sembra pregna di mistero, almeno quanto la città di Hawkins che sta al centro della vicenda di Stranger Things. Tuttavia è difficile farsi un'idea del feeling con il pad alla mano, e soprattutto della struttura complessiva dell'opera al di là delle brevi incursioni nella Zona di Esclusione. Cionondimeno, al netto di un comparto tecnico ancora indietro per un titolo solo next gen - è un'opera da tenere sotto strettissima osservazione nel corso di questo ricco 2023.

CERTEZZE

  • Un'idea originale come poche altre
  • Ambientazione a metà fra sovrannaturale e sci-fi
  • Chi non vorrebbe un survival a bordo di una station-wagon?

DUBBI

  • L'effettiva struttura del gioco non è ancora chiara
  • Ha bisogno di maturare ancora sul fronte tecnico