Star Wars: The Mandalorian, le nostre impressioni a metà stagione

Giunti al quarto episodio, esattamente a metà stagione, è venuto il momento di fare il punto sulla nuova serie televisiva ambientata nell'universo di Star Wars, The Mandalorian

SPECIALE di Christian Colli   —   03/12/2019
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La nuova serie ambientata nell'universo di Star Wars, creata da Jon Favreau e Dave Filoni, è ormai sulla bocca di tutti, eppure dovremo aspettare il 31 marzo 2020 per vederla ufficialmente in Italia, quando Disney+ sbarcherà anche nel nostro paese. Mentre tanti fanno avanti e indietro dall'Olanda ogni settimana per vedere i nuovi episodi, The Mandalorian è già la serie on-demand più vista, grazie anche a un momento piuttosto opportuno, visto che tra meno di un mese arriverà in sala l'ultimo episodio della nuova trilogia, L'ascesa di Skywalker. Dopo aver recensito la prima puntata di The Mandalorian un mesetto fa, abbiamo deciso di fare il punto sul modo in cui la serie è proseguita fino a metà stagione: suddivisa in otto capitoli, questa prima season si concluderà poco dopo l'uscita cinematografica di Episodio IX, e allora tireremo definitivamente le somme su una produzione che finora ci ha davvero entusiasmato.

Che cos'è successo finora?

Inutile sottolineare che stiamo per entrare nel campo delle anticipazioni, i famigerati SPOILER che vi consigliamo di evitare come la peste se state aspettando marzo per vedere The Mandalorian sulla vostra TV. In altre parole, questo è un ottimo momento per cambiare pagina, perché stiamo per fare un piccolo riassunto di questa prima metà della stagione.

Se invece avete già visto i primi quattro episodi e volete rinfrescarvi la memoria, continuate a leggere: probabilmente vi sarà rimasto impresso il colpo di scena alla fine della puntata pilota, e cioè l'identità dell'obiettivo che il rappresentate dell'Impero ha chiesto al Mandaloriano di portargli vivo o morto. Si tratta di quello che ufficialmente Disney chiama The Child, il Bambino, ma che ormai tutto Internet ha ribattezzato "Baby Yoda". La taglia, infatti, era un piccolo esemplare della specie cui appartiene uno dei personaggi più iconici della saga di Star Wars, una specie avvolta nel mistero che neppure George Lucas ha mai chiamato per nome e che, appunto, viene comunemente definita "specie di Yoda".

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Dopo aver preso il piccolo, il Mandaloriano - detto anche Mando - ha dovuto recuperare i componenti della sua astronave, trafugati dai Jawa mentre era assente, e per farlo si è scontrato con un enorme bestione cornuto, sopravvivendo per un soffio proprio grazie al Bambino che lo ha aiutato con quelli che sembrano essere i poteri della Forza. Completata la missione, Mando è pagato con un mucchio di acciaio Beskar e si fa forgiare una nuova armatura nel covo segreto in cui vivono i Mandaloriani sopravvissuti alla guerra civile che ha devastato il loro pianeta, ma intuendo che il Bambino rischia la vita, Mando tradisce la Gilda dei cacciatori di taglie, sgomina le poche forze imperiali presenti sul territorio e tenta di lasciare il pianeta. Accerchiato da ogni cacciatore di taglie nella zona, il nostro eroe riesce a salvarsi solo grazie all'intervento degli altri Mandaloriani che gli coprono le spalle, tuttavia non sa che Greef Carga, il capo della gilda, è ancora vivo e intende fargliela pagare.

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Nell'ultima puntata trasmessa, la quarta, Mando atterra sul pianeta Sorgan, un mondo poco abitato in cui intende nascondersi per qualche tempo. Al suo arrivo, però, si imbatte in Cara Dune, un ex incursore della Ribellione che si è ritirata e si sta nascondendo proprio come lui. I due accettano di difendere un villaggio di agricoltori dai predoni Klatooiniani che lo hanno preso di mira: dopo aver addestrato gli abitanti a combattere, Mando e Cara li aiutano a sconfiggere i razziatori e il loro AT-ST. Inizialmente deciso a lasciare il Bambino nel villaggio, Mando è costretto a ripensarci e a ripartire in tutta fretta quando scopre che un cacciatore di taglie lo ha localizzato e potrebbe aver trasmesso la sua ubicazione al resto della gilda.

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Una lettera d'amore

Il primo episodio di The Mandalorian ci era piaciuto moltissimo, e i successivi - specialmente il terzo - hanno confermato le nostre ottime impressioni iniziali, sebbene il quarto si sia rivelato onestamente il più debole del pacchetto. È chiaro che questa nuova serie televisiva è un prodotto pensato dai fan di Star Wars per i fan di Star Wars: si rivolge a tutti, certamente, ma saranno i super appassionati a cogliere i particolari più gustosi. La mano di Dave Filoni, il papà degli Star Wars televisivi, si nota tutta.

I riferimenti all'universo che trascende la sala cinematografica si sprecano: l'agghiacciante scimmia-lucertola kowakiana allo spiedo, il loth-gatto per la prima volta live action, la stessa cultura Mandaloriana che proprio Filoni ci ha cominciato a raccontare su indicazione di George Lucas prima in The Clone Wars e poi in Rebels. Ogni episodio di The Mandalorian si rifà a libri, fumetti e film per tratteggiare quegli angoli di una galassia lontana lontana che non abbiamo ancora visto, qualche volta ricorrendo a ottimi effetti speciali, più spesso a costumi e animatronic.

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Il terzo episodio, in particolare, ci ha mostrato meglio i Mandaloriani, facendo sorgere non poche domande sul destino del loro pianeta. Come dicevamo poc'anzi, Filoni ha cominciato a parlare dei Mandaloriani nella seconda stagione di The Clone Wars, correggendo le strane storie che erano cominciate a circolare sin dai tempi de L'Impero colpisce ancora, quando aveva fatto il suo esordio un altro cacciatore di taglie decisamente famoso, Boba Fett, che inizialmente avrebbe dovuto essere mandaloriano. La storia ufficiale di questo personaggio è ora molto diversa, e quella di Mandalore decisamente più complicata e interessante: è fatta di leggende, guerre civili, faide familiari, e coinvolge volti noti del calibro di Darth Maul e Obi-Wan Kenobi. Filoni ha proseguito il racconto in Star Wars Rebels, ma per sapere che cos'è successo a Mandalore forse dovremo aspettare l'anno prossimo e la nuova stagione di The Clone Wars in sviluppo per Disney+.

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Intanto The Mandalorian ci ha mostrato dal vivo il famosissimo acciaio Beskar, sottolineando la sua importanza tecnologica e culturale, e ha messo in scena una spettacolare battaglia tra i cacciatori di taglie e i Mandaloriani sopravvissuti alla famigerata strage che sembrerebbe aver mietuto, tra le tante vittime, anche i genitori del protagonista. Il Mando di Pedro Pascal è uno che parla poco. In tutta sincerità, ci eravamo aspettati un approccio in stile Uncharted, col protagonista che parla tra sé e sé per la maggior parte del tempo, ma ciò non è successo. La serie TV di Favreau è spesso caratterizzata da lunghi silenzi. Le musiche di Ludwig Göransson hanno un ruolo fondamentale, in questo senso, e il compositore svedese ha trovato un interessante equilibrio tra lo stile tradizionale di Star Wars e le melodie di un western. I dialoghi non sono mai scontati, specialmente quando il Mandaloriano parla di sé stesso o della sua cultura. "Questa è la via" sta lentamente diventando una specie di "Che la Forza sia con te".

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Più complicata, invece, la questione dei comprimari. Finora le peripezie del Mandaloriano si sono svolte su diversi pianeti, seguendo una struttura quasi da vignetta: una settimana un pianeta, la settimana dopo un altro, e così via. In questo modo, la strada del cacciatore di taglie ha incrociato quelle di diversi personaggi che si sono susseguiti velocemente sullo schermo, senza lasciare troppo il segno. Il droide IG-11 ce lo siamo giocato nella puntata pilota in meno di dieci minuti, ed era uno dei personaggi con le maggiori potenzialità. Kuill, l'Ugnaught impersonato da Nick Nolte, è comparso soltanto in due episodi: ha aiutato Mando a riprendersi le componenti della sua astronave e poi è rimasto sul suo pianeta a farsi i fatti propri. Nella quarta puntata, quella più fantasy diretta da Bryce Dallas Howard, Mando ha conosciuto Cara Dune, un ex incursore della Ribellione interpretato dall'atletica Gina Carano: un'altra eroina interessante che avrebbe potuto instaurare una bella dinamica con Mando, ma che ha preferito restare su Sorgan. Sembra che l'unica guest star ricorrente sia il Greef Karga di Carl Weathers, insomma, anche se deve fare ancora la sua entrata in scena Gideon, un Moff imperiale interpretato da Giancarlo Esposito.

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E poi, ovviamente, c'è il Bambino, il "Baby Yoda" che si è già trasformato in un meme straordinariamente popolare. Che poi, diciamola tutta, è praticamente Gizmo, il Mogwai di Gremlins, ma verde e senza pelliccia. La sua risonanza dipende ovviamente dal contesto: è un esemplare della specie aliena cui apparteneva uno dei Jedi più amati e popolari in assoluto, è un bambino e, in un certo senso, rappresenta il ritorno di Yoda dopo il suo breve cammeo ne Gli ultimi Jedi due anni fa. La combinazione di computer grafica e animatronica ha fatto il resto, generando un personaggio adorabile che Disney ha studiato nei minimi dettagli. Ora tutti vogliono un peluche o un action figure di questo adorabile Yoda in miniatura con l'hobby di inghiottire interi rospi. La sua stessa esistenza, tuttavia, è il grande mistero che trascende The Mandalorian. La serie è ambientata tra Il ritorno dello Jedi e Il risveglio della Forza, quindi dov'è finito questo bambino? Perché l'Impero lo vuole? A che cosa si riferiva il Cliente interpretato da Werner Herzog quando ha ordinato allo scienziato di "estrarre" qualcosa dal suo corpicino?

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Qualche tempo fa girava la voce che The Mandalorian anticipasse un dettaglio importante de L'ascesa di Skywalker e che per questo motivo la serie si sarebbe conclusa poco dopo l'uscita nelle sale del nuovo film, un po' come successe con Agents of S.H.I.E.L.D. ai tempi di Captain America: The Winter Soldier, e tenete presente che il Kevin Feige del Marvel Cinematic Universe è adesso attivamente coinvolto nello sviluppo di Star Wars. Non possiamo fare altro che pensare ai midi-chlorian, i minuscoli corpuscoli che incanalano la Forza negli esseri viventi e che sono particolarmente numerosi negli individui sensibili a questo potere, e al ritorno del perfido Darth Sidious. Che il Bambino sia legato alla sua apparente resurrezione?

Se queste domande troveranno una risposta lo sapremo soltanto nelle prossime settimane, tra cinema e TV: a fine stagione ci ritroveremo qui a commentare la conclusione di questa prima annata, sperando che si mantenga sugli stessi livelli delle prime puntate. Per ora The Mandalorian prosegue la sua corsa con convinzione, al netto di qualche momento di debolezza come un quarto episodio forse troppo derivativo che speriamo sia stata solo una breve parentesi. Restano quattro episodi che dovranno rispondere a molte domande su Mando, il Bambino e il loro posto nella galassia per come la conosciamo nella nuova trilogia, ma per il momento la serie TV proposta su Disney+ è sicuramente promossa, anche se ci sarebbe piaciuto un cast di comprimari più stabile.

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