Starlink: Battle for Atlas, le astronavi di Ubisoft 29

In Starlink: Battle for Atlas, Ubisoft ci porta in un mondo di astronavi e giocattoli molto promettente

PROVATO di Aligi Comandini —   20/06/2018

Inutile negarlo: Starlink non ci aveva minimamente convinto durante i primi trailer. Lo stato dei Toys to Life, dopo la dipartita di Disney Infinity e il blocco improvviso di Skylanders davanti al crollo delle vendite, non è certo dei migliori, e le navicelle di Ubisoft sembravano aver ben poche chance di ridare linfa a quel (difficilissimo) settore, specialmente con alla base un gioco poco esaltante. Eppure, forse anche a causa delle nostre aspettative pari allo zero, la prova dell'E3 2018 è stata illuminante. Starlink infatti è un prodotto spaventosamente più vario e curato rispetto ad altri giochi simili, al punto da poter realmente aspirare ad un successo considerato improponibile dai più. Certo, trattasi di gioco pensato per i più piccini, ma alla loro età, davanti a un titolo così, ci sarebbe probabilmente esploso il cervello.

Gameplay: barrel roll per tutti

Non stiamo difendendo Starlink per il "momento nostalgia" derivante dalla presenza dell'Arwing di Star Fox nella versione Switch del titolo (anche se un piccolo sussulto ce l'ha provocato, lo ammettiamo), ma per il misto di cura per il dettaglio dell'elemento "giocattolo" e di design intelligente che compongono il titolo. Il lavoro di Ubisoft ruota infatti attorno a una sorta di copertura per gamepad, pensata per scansionare le navicelle in solida plastica vendute nei vari pacchetti e traslarle in forma virtuale. Il processo è immediato - tanto che si può addirittura eliminare del tutto la schermata di pausa in cui la nave appare - e bastano una manciata di movimenti a incastrare nello strumento un pilota, una nave, e un numero variabile di armi in base alla navicella usata (ali e altri pezzi sono intercambiabili a loro volta). Il bello è che le modifiche al gameplay non derivano solo dal pilota e dalle bocche da fuoco, ma anche dai singoli componenti del vostro mezzo.

Prendete ad esempio il bolide di Judge, un grosso alieno in armatura capace di fermare il tempo: è corazzatissimo, lento e facilmente controllabile. Cambiargli le ali permette di aumentarne mobilità e velocità, ma per chi vuole una nave ultra veloce è necessario passare al caccia di Shaid, che sacrifica i punti vita in cambio di un turbo poderoso e di grande velocità massima. Ecco, tali caratteristiche non si limitano ai poteri dei piloti e alle statistiche delle astronavi, ma sono proprie anche delle singole armi, che non solo risultano più o meno efficaci contro certe tipologie di nemici (alcune, da demolizione, sono fantastiche contro avversari corazzati e boss) ma vantano addirittura un sistema elementale che permette a certi spari di combinarsi in battaglia. Si tratta, in parole povere, di un sistema da pseudo gioco di ruolo - unito all'aumento di livello classico a forza di uccidere roba - che risulta perfettamente comprensibile per un bambino, ma mantiene sufficiente complessità da non stancare dopo poche ore.

Ovviamente con questa descrizione non vogliamo porre Starlink sullo stesso piano di un simulatore spaziale o di titoli pensati per giocatori di vecchia data, ma con ben chiaro il suo target resta impressionante il lavoro fatto, specie quando si considera che il gameplay si divide in due fasi: una spaziale e una planetaria. Scesi su un pianeta, infatti, la nave diventa una sorta di macchinario fluttuante, che può eseguire scatti improvvisi, schivate e salti a reazione per eliminare gli avversari con facilità. Diversa la situazione nei cieli, dove tutto viene gestito in modo simile alle battaglie libere coi boss di Star Fox, e tra avvitamenti improvvisi e manovre veloci la mobilità è quasi totale. Tra i due modelli abbiamo preferito il secondo, chiaramente più impegnativo, ma la presenza della variante a terra ha permesso agli sviluppatori di creare nemici molto interessanti e boss impossibili da inserire nelle battaglie spaziali. In generale, quindi, è stato svolto un gran lavoro anche per rendere i vari pianeti spassosi, e i compiti che si affrontano di zona in zona variegati al punto giusto. Resta quindi da valutare solo un aspetto del gioco: il prezzo. Se sarà ben calcolato, potrebbe invogliare un numero smodato di ragazzini a buttarsi sui kit, e prendere il volo nei negozi. Non sarà una passeggiata raggiungere un tale equilibrio, ma crediamo che le basi per farlo ci siano. Ah, il videogame non ha bisogno dei giocattoli per essere apprezzato: eroi e navi sono presenti anche in forma digitale. Senza modelli, però, si perde gran parte del fascino del titolo.

Starlink è stato una gradita sorpresa. Il suo target di riferimento è cristallino, ma prezzando furbescamente i kit Ubisoft potrebbe seriamente ridare vita ai Toys to Life grazie a questo gioco, che dalla prova losangelina ci è parso infinitamente superiore a Skylanders e compagnia bella. Il nostro io bambino lo promuove a pieni voti, non resta che vedere se lo faranno anche i ragazzini reali.

CERTEZZE

  • Modelli molto curati e lettura istantanea dei kit
  • Gameplay duplice più profondo del previsto
  • Arwing nella versione per Nintendo Switch

DUBBI

  • Il genere dei Toys to Life non se la passa affatto bene