The Persistence, il provato su PlayStation VR 7

Horror e fantascienza si mescolano in un titolo per PlayStation VR davvero sorprendente

PROVATO di Emanuele Gregori   —   19/07/2018

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Proprio in questi giorni siamo volati in quel di Liverpool per andare a trovare i ragazzi di Firesprite. Studio di veterani provenienti in larga parte dalle ceneri di Studio Liverpool, sono pronti a lanciare sul mercato il loro nuovo titolo, esclusivo per PlayStation VR: The Persistence. Siamo quindi stati invitati, insieme ad un manipolo di altri colleghi, a provare per un'oretta scarsa questo particolare horror con impostazione roguelike, e ne siamo usciti genuinamente soddisfatti. Al netto delle solite criticità legate ad una tecnologia ancora ben lungi dall'essere perfetta, non si può negare che proprio Sony, con il suo visore, stia investendo tempo e denaro con l'intenzione di regalare ai propri utenti delle esperienze che possano lasciare il segno.

La storia della Persistence

Le premesse narrative del nuovo titolo di Firesprite non si possono dire certamente originali. Vi risvegliate da un sonno criogenico all'interno della nave spaziale che dà il titolo al gioco. Qualcosa è andato storto e delle centinaia di membri dell'equipaggio e delle chiacchiere di una nave in movimento non restano che luci soffuse e lamenti. Dopo aver mosso i primi passi, guidati dalla voce dell'intelligenza artificiale della nave di The Persistence, rinveniamo il corpo della stessa protagonista esanime, e capiamo che l'involucro con il quale ci stiamo muovendo non è altro che un clone generato automaticamente ad ogni nostra morte. Durante la nostra prova abbiamo avuto modo di completare interamente il primo livello dell'avventura, che ci richiedeva di ridare energia ai sistemi centrali della nave. Prima di passare al ponte successivo, non è mancato uno scontro con due nemici più grossi e agguerriti, che ha lasciato spazio alla soddisfazione di aver concluso la demo. Non possiamo essere certi di trovarci tra le mani un'esperienza particolarmente affascinante dal punto di vista narrativo, ma la conferma di una campagna che si aggira intorno alle otto ore e la sorpresa relativa alla presenza di tre differenti finali, lascia presagire qualche risvolto interessante. Dal canto nostro, per quel poco che abbiamo potuto visionare, il titolo regala comunque qualche momento interessante, spingendo molto sull'immersività legata alla tecnologia e sull'atmosfera, riducendo all'osso i jump scare.

Il gameplay al servizio dell’horror

Come detto già in apertura, il gameplay di The Persistence applica all'avventura in prima persona in salsa horror, la formula sempre più vincente del roguelike. Ciò non dovrebbe sorprendere più di tanto i giocatori, se non fosse per la scelta particolare di adattarla a un titolo che, già di per sé stesso, rappresenta un esperimento legato alla tecnologia VR. Quello che abbiamo potuto evincere dalle parole del director e dalla prova su strada, è che siamo di fronte ad un team che ha veramente trovato in questa nuova deriva del medium uno stimolo importante e ancora piuttosto raro. The Persistence non è solo un horror applicato alla realtà virtuale, ma un gioco pienamente pensato per questa tecnologia, a partire dal movimento del personaggio e di alcune accortezze in termini di level design, escogitate appositamente per non arrecare problemi ai giocatori. Ecco quindi che in partenza sarete chiamati a scegliere che tipo di controlli utilizzare tra tre diverse opzioni: quelli pensati per gli utenti più avvezzi alla realtà virtuale, con movimenti lenti e un'accelerazione in grado di causare parecchi problemi di equilibrio, ma certamente immersiva e realistica; passando per quelli intermedi, con un movimento estremamente veloce e che abbiamo trovato pressoché perfetta; e per finire quella dedicata ai più pavidi, con la levetta destra praticamente inutilizzabile e la maggior parte dei movimenti relegati all'utilizzo del teletrasporto. Proprio questo elemento è alla base delle scelte effettuate in termini di level design. A seguito di una spiegazione approfondita delle loro esperienze, abbiamo compreso come la soluzione migliore per evitare di arrecare disturbo nei giocatori, fosse quella di evitare qualsiasi possibilità di salita e discesa. Per questo motivo la nave è munita di una moltitudine di punti di teletrasporto che vi proiettano automaticamente sui vari livelli di cui è composta ogni sezione della Persistence. Essendo il titolo primariamente uno stealth horror, è ovviamente possibile accucciarsi e, anche in questo caso, lo schermo diviene nero per una frazione di secondo, atta a cambiare posizione del nostro alter ego.

Il tutto funziona in maniera estremamente fluida e non stanca mai. Messe da parte le giuste considerazioni sull'esperienza con il visore indossato, parliamo brevemente del gameplay vero e proprio. La natura roguelike scelta per il gioco ben si sposa con la scelta narrativa dei cloni e aggiunge al titolo una componente estremamente vicina a quella dei survival. Morendo infatti, non si è chiamati a ricominciare nuovamente l'intera esperienza, ma si perdono buona parte degli oggetti equipaggiati e ci si trova costretti ad accumulare e spendere nuove risorse al fabbricatore, per tornare in possesso di una delle diciotto armi del gioco. Ciò su cui hanno voluto spingere gli sviluppatori è la sensazione di avere a che fare con una morte che, a differenza dell'idea stessa dell'atto, vi porta ad essere più forti durante la partita successiva. Quello che infatti non viene perso è la crescita del personaggio e gli upgrade alle armi già effettuati, tramite un menù a "costellazione" richiamabile in ogni momento. Questa formula funziona e, nonostante durante la nostra prova siamo stati gli unici a non morire (con conseguenti complimenti del director del gioco) abbiamo avuto modo di vedere in più di un'occasione da un'altra postazione la buona riuscita di questa idea. Parlando del combat system, purtroppo troviamo luci ed ombre. Se è vero che le fasi stealth funzionano e rendono il tutto estremamente immersivo, lo stesso non si può dire per quanto riguarda il combattimento corpo a corpo. Questo risulta, almeno nelle prime fasi, scialbo e privo di feedback sul colpo. Limitato al semplice utilizzo dello scudo (che richiede un tempo di ricarica) per bloccare i colpi nemici e il contrattacco melee o tramite piombo. È chiaro che questo rappresenta in maniera piuttosto evidente l'attuale difficoltà della realtà virtuale di risultare verosimile, ma nulla che nei prossimi anni non possa compiere passi da gigante, come ogni nuova tecnologia. L'interazione con gli ambienti risulta limitata, ma molto buona l'idea della direzionalità dello sguardo, utile all'apertura delle porte o al raccoglimento di materiali e collezionabili.

La companion app

Qual é il più grande limite del giocatore e dello spettatore della realtà virtuale? Si, proprio la mancata possibilità di riunirsi e giocare in compagnia rappresenta ancora oggi un grande punto a sfavore di questa tecnologia. I ragazzi di Firesprite hanno pensato di ovviare anche a questa problematica, andando a sviluppare una companion app tra le migliori mai viste sulla piazza. Dal giorno dell'uscita, sarà infatti possibile scaricare sui vostri smartphone e tablet un'applicazione che vi permetterà di gestire letteralmente la partita di chi indossa il caschetto, con la possibilità di aiutarlo o diventare il suo peggior incubo. Tramite la visione della planimetria della sezione nella quale si trova il giocatore attualmente (il tutto con uno stile grafico estremamente accattivante) potrete accumulare e spendere punti per aprire o chiudere le porte, dare indicazioni con effetti di luce (che possono facilmente tramutarsi in jump scare nei momenti più concitati) ed interagire con i nemici stessi, congelandoli o addirittura aizzandoli contro il giocatore. Ognuna di queste azioni vi farà guadagnare o spendere un numero di punti sempre diverso e casuale, ma che potrete visionare prima di confermare la scelta. Punti che poi sarete chiamati a impiegare in upgrade per la vostra app. Il tutto funziona in maniera talmente fluida e divertente, che abbiamo passato qualche decina di minuti a sollazzarci in gruppo (fino a quattro giocatori possono partecipare con altrettanti dispositivi), aiutando o mettendo in difficoltà il director del gioco, che commentava divertito a sua volta dalla nostra cattiveria. L'app sarà chiaramente gratuita e scaribile su dispositivi Android o iOS.

Tecnicamente parlando

A livello grafico The Persistence risulta un piccolo gioiello. Sappiamo bene come PlayStation VR sia, a livello hardware, il fanalino di coda della famiglia di visori attualmente sul mercato. Ciò non toglie che è proprio grazie allo sforzo della casa giapponese e alla voglia di sorprendere i propri giocatori che i titoli tecnicamente più impressionanti e rifiniti è possibile trovarli proprio sulla console Sony. The Persistence, pur non arrivando alla qualità generale di un Resident Evil VII (a causa probabilmente anche di un'ambientazione così claustrofobica e fredda), si difende così bene da risultare piacevole e sorprendente con il casco sulla testa. I modelli vivono di animazioni interessanti e un numero di poligoni più che soddisfacente, mentre le texture non sfigurano di fronte a tanti titoli regolari e aiutano un'esperienza che fa dell'atmosfera il suo stesso cardine. La fluidità è ottima, con sessanta immagini al secondo granitiche e questo rappresenta, a detta degli sviluppatori, il vero grande risultato raggiunto a livello tecnico. Sul sonoro qualche piccola remora dal punto di vista della spazialità: non sempre si capisce chiaramente da dove stiano arrivando determinati suoni, ma si tratta di un problema che abbiamo riscontrato solo in determinate ambientazioni.

The Persistence è un titolo dalle forti certezze, in grado di far compiere alla realtà virtuale un nuovo passo in avanti sia dal punto di vista dell'immersività, sia anche e soprattutto da quello del comfort. Giocarlo è un piacere, e se siete amanti del genere difficilmente non apprezzerete un'avventura in grado di farvi vivere così da vicino l'idea dell'horror sci-fi. Al netto di qualche criticità nel combat system e di una varietà e narrazione che andranno valutate in sede di recensione, la certezza è che ci troviamo di fronte ad un altro grande regalo da parte di Sony al proprio visore.

CERTEZZE

  • L'atmosfera dello stealth horror è perfettamente intatta
  • La cura per l'esperienza in realtà virtuale è maniacale
  • L'utilizzo della formula rogue like sembra funzionare
  • Tecnicamente è un bel vedere su PlayStation VR

DUBBI

  • La narrazione è tutta da verificare
  • Gli scontri sono veramente poco fisici