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Affidarsi all'IA per il supporto psicologico può comportare dei rischi, secondo una psicologa

La difficoltà nel trovare rapidamente un percorso terapeutico sta spingendo sempre più persone a rivolgersi a strumenti come ChatGPT o Gemini per parlare di problemi personali e questioni emotive.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   12/07/2026
Una ragazza con la testa infilata nel display di un telefono

La crescente diffusione dei chatbot basati sull'intelligenza artificiale sta portando un numero sempre maggiore di persone a utilizzarli anche per affrontare temi legati alla salute mentale. In Germania, dove i tempi di attesa per accedere a un percorso terapeutico possono essere particolarmente lunghi, non è raro trovare testimonianze online di utenti che scelgono di confidare a strumenti come ChatGPT o Gemini ansie, paure e difficoltà personali.

Secondo la psicologa Jolina Bering, però, questo approccio presenta rischi significativi. Intervenendo nel programma GameStar Tech Talk, l'esperta ha spiegato che il problema deriva in parte dal funzionamento stesso dei grandi modelli linguistici, progettati per mantenere alta l'interazione con l'utente e fornire risposte percepite come utili o rassicuranti.

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"Il problema è che l'intelligenza artificiale tende sempre a confermare o rafforzare ciò che dici e pensi", ha spiegato la psicologa. "Più ciò che inserisci si allontana dal buon senso, più la situazione può diventare pericolosa, perché l'IA rischia di amplificarlo ulteriormente."

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Secondo Bering, questa tendenza alla conferma può favorire la formazione di un circolo vizioso nel quale convinzioni errate o pensieri disfunzionali vengono rafforzati anziché messi in discussione. A differenza di un professionista, infatti, un chatbot non dispone della capacità clinica necessaria per riconoscere segnali di disagio complessi né può offrire quel confronto critico che spesso rappresenta una parte importante del percorso terapeutico.

L'esperta sottolinea inoltre che l'intelligenza artificiale può offrire soltanto una forma di supporto parziale e simulato, che non può sostituire i rapporti umani reali. "L'intelligenza artificiale non sostituisce l'amicizia e non sostituisce le relazioni, anche se può simularle in modo estremamente efficace", ha affermato.

Accanto agli aspetti psicologici esiste poi il tema della privacy. Conversazioni riguardanti depressione, burnout, disturbi dell'attenzione o altri problemi personali possono infatti generare dati particolarmente sensibili che vengono conservati dalle aziende che sviluppano questi sistemi.

Bering evidenzia come, in prospettiva futura, informazioni di questo tipo potrebbero acquisire un valore economico rilevante per soggetti come compagnie assicurative o istituti finanziari. "Potresti non riuscire più a ottenere un'assicurazione per invalidità, perché potrebbero sapere che in passato hai parlato con ChatGPT di temi come ADHD, depressione o problematiche simili", ha dichiarato.

La psicologa non esclude comunque che l'intelligenza artificiale possa avere un ruolo utile in alcuni contesti specifici. I chatbot possono essere utilizzati per ottenere informazioni generali, organizzare pensieri e appunti o svolgere attività pratiche e ripetitive, purché non vengano trasformati in strumenti decisionali o in sostituti di un percorso terapeutico professionale.

Tra i consigli suggeriti dagli esperti figurano l'utilizzo dell'IA principalmente per finalità informative o di supporto organizzativo, la richiesta esplicita di risposte critiche anziché esclusivamente confermative e una costante attenzione alla natura dei dati personali condivisi con questi sistemi.

Secondo gli studi citati nel dibattito, eventuali benefici percepiti nell'uso dei chatbot per il benessere psicologico tenderebbero inoltre a ridursi nel medio periodo, motivo per cui l'intelligenza artificiale non viene considerata un'alternativa duratura alla terapia svolta con professionisti qualificati.

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