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Antitrust USA, Google presenta ricorso e difende il dominio nella ricerca online

Google ha presentato ricorso contro la sentenza antitrust sostenendo di essersi imposta nel mercato in modo leale e corretto, chiedendo la revoca delle misure correttive imposte.

NOTIZIA di Stefania Netti   —   25/05/2026
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Google ha ufficialmente presentato ricorso contro la sentenza antitrust statunitense, secondo cui l'azienda deteneva un monopolio illegale nel settore della ricerca. Più precisamente, l'azienda è stata accusata di aver mantenuto una posizione dominante attraverso pratiche anticoncorrenziali, un'accusa che Google ha sempre respinto, continuando a difendere la legittimità del proprio dominio sul mercato.

Un dominio giustificato

Per chi non lo sapesse, la vicenda antitrust risale al 2024, mentre la sentenza definitiva è stata emessa all'inizio di quest'anno. Successivamente, il Dipartimento di Giustizia ha deciso di presentare ricorso sostenendo che le sanzioni inflitte a Google fossero addirittura troppo lievi, dato che Google non è costretta a vendere Chrome. È importante ricordare, però, che il tribunale ha vietato a Google di stipulare accordi di esclusiva con Apple e simili.

Google: no alla vendita di Chrome, ma dovrà condividere i dati con i concorrenti Google: no alla vendita di Chrome, ma dovrà condividere i dati con i concorrenti

Ebbene, Google ha presentato ricorso sostenendo che il tribunale distrettuale abbia sbagliato nel ritenere che il suo successo non fosse il risultato di una concorrenza basata sul merito. Più precisamente, l'azienda sostiene di aver superato la concorrenza grazie al proprio lavoro, a una maggiore capacità di innovazione e a investimenti più consistenti.

"A prescindere dal fatto che Google detenga o meno un potere di monopolio, l'azienda non ha compiuto alcuna azione che abbia "pregiudicato il processo concorrenziale". Non ha ostacolato la possibilità dei suoi concorrenti di presentare un'offerta migliore, né la capacità di Apple e Mozilla di scegliere tale offerta", ha dichiarato.

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"In effetti, non vi è alcuna conclusione - né tantomeno alcuna prova - che i clienti di Google avrebbero scelto un concorrente, anche in assenza degli accordi contestati. Google si è semplicemente imposta sul mercato in modo leale e corretto". Google sostiene anche che Apple fosse libera di promuovere motori di ricerca concorrenti; qualsiasi forma di esclusività interpretata dal tribunale era una scelta di Apple dettata da "valide ragioni commerciali".

La richiesta

Google chiede al tribunale di revocare le misure correttive, tra cui il divieto di stipulare accordi di esclusiva e l'obbligo di condividere i dati di ricerca con le aziende concorrenti. Inoltre, chiede che le aziende di IA come OpenAI siano escluse dalla ricezione di questi dati, dato che stanno già "riscuotendo un successo senza precedenti, senza alcun bisogno di sfruttare il successo di Google". Non resta che attendere i prossimi sviluppi della vicenda, che con ogni probabilità porterà a una nuova udienza in tribunale verso la fine dell'anno.

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