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Apple mette al sicuro la memoria per il 2026 e limita l’impatto dei costi sui chip A20

Secondo Morgan Stanley, Cupertino ha già coperto le forniture NAND fino al primo trimestre 2026, mentre tratta ancora sulla DRAM; con TSMC arriverebbero aumenti più contenuti rispetto al mercato.

NOTIZIA di Simone Lelli   —   07/01/2026
A20

Le tensioni sulla catena di approvvigionamento dei semiconduttori continuano a farsi sentire, ma Apple sembra aver giocato d'anticipo su uno dei fronti più critici. In base alle ultime verifiche sulla supply chain asiatica condotte da Morgan Stanley, l'azienda avrebbe già garantito l'accesso a volumi sufficienti di memoria NAND almeno fino al primo trimestre del 2026, evitando così strozzature immediate nella produzione dei prossimi dispositivi.

NAND sotto controllo, ma i rincari restano all’orizzonte

L'accordo chiave riguarderebbe la NAND fornita da KIOXIA, con condizioni considerate ancora favorevoli nel breve periodo. Tuttavia, il contratto attuale sarebbe vicino alla scadenza e, sempre secondo l'analisi, il produttore giapponese punterebbe a rivedere i prezzi nel corso del 2026. In altre parole, Apple ha comprato tempo, ma non è escluso che il costo della memoria flash salga nei trimestri successivi.

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Più complessa appare invece la situazione sul fronte DRAM. Apple starebbe ancora negoziando l'accesso alle forniture per il 2026 e il nodo principale resterebbe il prezzo del primo trimestre. Morgan Stanley segnala che i fornitori di memoria, dopo anni di contratti particolarmente vantaggiosi per Cupertino, starebbero cercando di avvicinare i listini a quelli del mercato spot. Questo potrebbe tradursi in aumenti sequenziali molto marcati, anche superiori al 50% su base trimestrale, pur garantendo la continuità delle forniture.

TSMC e chip A20: aumenti più contenuti del previsto

Il quadro cambia quando si guarda alla produzione dei chip. Sempre secondo la banca d'affari, Apple avrebbe ottenuto condizioni più morbide da TSMC sul fronte dei wafer di nuova generazione. Per i processi più avanzati, il colosso taiwanese applicherebbe ad Apple ritocchi di prezzo limitati a pochi punti percentuali, inferiori rispetto agli aumenti di fascia media riservati ad altri clienti. Un vantaggio che riflette il peso dei volumi e la centralità di Apple nella roadmap produttiva di TSMC.

Mettendo insieme memoria e produzione, Morgan Stanley stima che i futuri chip A20, realizzati con processo a 2 nanometri, finiranno per costare circa il 30% in più rispetto agli A19 a 3 nanometri. Una crescita significativa, ma ben lontana dalle ipotesi più pessimistiche circolate nei mesi scorsi, che parlavano di rincari fino all'80% per singolo chip. In sostanza, la strategia di Apple sembra puntare a contenere l'impatto dell'inflazione dei componenti chiave, sfruttando al massimo il proprio potere contrattuale, pur senza poter evitare del tutto un aumento dei costi nel passaggio alla prossima generazione di silicio.