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Le Iene, è polemica sull'articolo Mio figlio zombie di 33 anni drogato di videogiochi

Le Iene tornano alla carica con un articolo dal titolo Mio figlio "zombie" di 33 anni drogato di videogiochi, che sta suscitando più di qualche polemica.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   26/04/2019

Ieri, 25 aprile 2019, sul sito de Le Iene è stata pubblicata una lettera in cui una madre disperata parla di suo figlio che a 33 anni sarebbe un drogato di videogiochi.

Il titolo dell'articolo è abbastanza esplicativo dell'allarme che vuole lanciare: "Mio figlio "zombie" di 33 anni drogato di videogiochi"; così come lo è il testo di accompagnamento della lettera, scritto da Alessandro Barcella, in cui possiamo leggere: "Daniel non ha amici né fidanzata, non esce di casa e non si lava. Daniel è un drogato di videogiochi."

Sinceramente di fronte a una madre accorata che decide di lanciare un allarme contattando Le Iene alziamo le mani. La disperazione non può essere oggetto di irrisione anche quando secondo noi sbaglia completamente il tiro.

Sì, perché leggendo la lettera si notano alcuni dettagli che fanno capire come la dipendenza da videogiochi sia davvero l'ultimo dei problemi di Daniel, che evidentemente in essi ha trovato una via di fuga da una vita tutt'altro che felice: ragazzino poco versato negli sport, cicciottello, costretto a giocare a calcio fino a quattordici anni pur rimanendo sempre relegato in panchina; genitori divorziati che lo hanno procreato come forma di riscatto e perché non volevano che il primo figlio rimanesse solo; in età adolescenziale Daniel viene praticamente abbandonato in casa perché il padre lascia la famiglia e la madre è troppo impegnata con il lavoro, il volontariato e il suo nuovo compagno; dopo la separazione i genitori sono in conflitto tra loro e usano il figlio come una specie di arma contundente per farsi più male possibile. Dobbiamo continuare?

In un quadro del genere, come visto facilmente desumibile dalla missiva, che è sicuramente mancante di parti essenziali, perché 33 anni di vita emotiva non sono riducibili in così poche parole, il problema sarebbe la dipendenza da videogiochi? Di nostro non vogliamo sottovalutare il dramma che sta passando Daniel (se una dipendenza c'è, in qualche modo va curata), ma perché non usare la lettera per lanciare un appello contro i genitori che fanno figli per compensare i loro problemi combinando poi disastri? Oppure contro l'abbandono degli adolescenti a loro stessi perché c'è sempre altro da fare?

Dell'argomento dipendenza da videogiochi abbiamo avuto modo di parlare in passato con la Dottoressa Viola Nicolucci, di cui vi invitiamo a leggere l'intervista. Ne abbiamo discusso anche con uno psicologo in uno speciale dedicato alle meccaniche delle casse premio.