A quanto pare neppure Stranger Things ha fatto cambiare idea a Netflix sui cinema: sebbene la proiezione dell'ultimo episodio della serie televisiva nelle sale americane abbia ottenuto ottimi riscontri, l'azienda continuerà a portare avanti la propria strategia per quanto concerne la distribuzione cinematografica.
Non ci sono dati ufficiali sulle vendite dei biglietti, ma pare che il finale di Stranger Things abbia generato fra i 25 e i 30 milioni di dollari di incassi "collaterali", ovverosia legati all'acquisto di cibo e bevande da parte degli spettatori, e facendo alcuni confronti ciò basta a disegnare i contorni di un grande successo.
Non solo: numeri simili confermano che quando un evento viene percepito come tale, il pubblico è ancora ben disposto a recarsi nelle sale, pur consapevole che ciò che andranno a vedere sarà disponibile anche in streaming. Peccato però che a Netflix di questi risvolti non interessi poi molto.
L'azienda ha infatti cercato di valorizzare in qualche modo l'esperienza cinematografica solo e unicamente quando era necessaria a ottenere l'ammissibilità agli Oscar, oppure nell'ambito di operazioni promozionali mirate.
Cosa accadrà con Warner Bros.?
Il punto è che Netflix ha comprato Warner Bros. Discovery per $82,7 miliardi, dunque le idee del colosso dello streaming in merito alla distribuzione cinematografica verranno probabilmente applicate anche ai film della storica casa di produzione, rivoluzionando le tempistiche attuate finora.
Secondo fonti vicine a Deadline, Netflix starebbe infatti valutando per le proprie pellicole una finestra di appena diciassette giorni prima del debutto in streaming: meno della metà rispetto allo standard adottato da Warner Bros. e da gran parte degli altri studios hollywoodiani.
Inutile dire che una scelta del genere verrebbe accolta in maniera ostile dagli esercenti, che si vedrebbero ulteriormente danneggiati visto il chiaro disincentivo a recarsi al cinema in presenza di un intervallo di tempo così ridotto fra proiezione e streaming.