È la fine di un'era che ha cambiato per sempre le regole del mercato degli smartphone. OnePlus ha confermato ufficialmente quello che gli osservatori del settore temevano ormai da tempo: il celebre marchio lascerà definitivamente i mercati degli Stati Uniti e dell'Europa, interrompendo con effetto immediato la distribuzione di qualsiasi nuovo prodotto in entrambe le regioni. La casa madre Oppo ha promesso che onorerà tutti i contratti di supporto e i termini di garanzia attualmente in vigore, ma la gestione di questa transizione si preannuncia complessa e destinata a lasciare l'amaro in bocca a milioni di appassionati.
La notizia segna il tramonto del brand che aveva conquistato il mondo con la promessa di offrire prestazioni straordinarie a prezzi stracciati, capitolando infine sotto le logiche di ristrutturazione del gigante cinese BBK Electronics.
Il passaggio forzato a ColorOS e il nodo degli aggiornamenti
Per garantire il supporto software a lungo termine ai dispositivi già in circolazione nelle mani degli utenti europei e americani, Oppo avvierà nei prossimi mesi una transizione epocale, sostituendo l'interfaccia OxygenOS di OnePlus con la propria personalizzazione proprietaria ColorOS. James Paterson, senior PR manager di Oppo in Europa, ha rassicurato i clienti spiegando che i servizi post-vendita e le patch di sicurezza saranno pienamente garantiti, ma non ha potuto nascondere il radicale cambio di identità che colpirà i telefoni.
I vertici dell'azienda hanno chiarito che i possessori dei dispositivi avranno la facoltà di rifiutare la transizione ed effettuare un rollback per tornare alla vecchia OxygenOS. Questa scelta comporterà tuttavia un prezzo altissimo da pagare, poiché costringerà l'utente a rinunciare a qualsiasi futuro aggiornamento del sistema operativo e della sicurezza. Sebbene la ColorOS moderna sia considerata una delle migliori interfacce Android in circolazione per fluidità e personalizzazione, per i fan storici di OnePlus si tratta di un addio doloroso alla pulizia software che aveva reso celebre il marchio.
Mentre in Europa la continuità dei servizi sarà assicurata dalla presenza diretta di Oppo, che continuerà a vendere regolarmente i propri dispositivi, la situazione negli Stati Uniti appare decisamente più nebulosa. Oppo non ha una presenza commerciale attiva sul suolo americano, e i portavoce del brand non hanno voluto rilasciare dettagli specifici su come verranno gestiti i centri di riparazione e le sostituzioni hardware in un Paese in cui il gruppo non avrà più alcuna sede fisica.
Ma la ristrutturazione non si ferma ai confini occidentali. Fonti industriali suggeriscono che entro il prossimo anno OnePlus abbandonerà anche il florido mercato indiano, limitando la propria attività esclusivamente alla Cina. Nel frattempo, anche l'altro sub-brand del gruppo, Realme, subirà un riassetto totale, abbandonando il mercato cinese per concentrarsi unicamente sulle vendite nei paesi emergenti all'estero.
Il ridimensionamento del marchio lascia in un limbo anche l'attesissimo OnePlus 16, il cui debutto sul mercato internazionale appare ora fortemente compromesso. Oppo concentrerà d'ora in poi tutti i propri sforzi nello sviluppo della gamma ammiraglia Find X10 e nella progettazione di uno smartphone pieghevole a largo formato, pensato per sfidare direttamente i prossimi dispositivi flessibili di Apple e Samsung. Per gli utenti occidentali, tuttavia, il sipario su una delle più grandi storie di successo e ribellione tecnologica del catalogo Android è calato per sempre.