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Steam lecca i piedi alla Cina? Non approvati giochi favorevoli alle proteste di Hong Kong

Alcuni giochi favorevoli alle proteste di Hong Kong non sono stati approvati per la messa in vendita su Steam, portando all'accusa di compiacenza verso il regime.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   08/12/2019

Alcuni giochi favorevoli alle proteste di Hong Kong non sono stati approvati per la messa in vendita su Steam. La scoperta è stata resa possibile da due sviluppatori che recentemente hanno provato a pubblicare su Steam dei titoli realizzati a supporto delle manifestazioni pro-democrazia a Hong Kong .

Il primo gioco è del team Liberate Hong Kong e mette nei panni di manifestanti che devono evitare gli assalti della polizia. La richiesta di pubblicazione è stata fatta il 18 ottobre. Steam normalmente impiega dai tre ai cinque giorni per l'approvazione o per dare feedback in caso di rifiuto. Il gioco pro Hong Kong è stato completamente ignorato e gli sviluppatori non hanno ricevuto alcuna notizia da Valve, nonostante le richieste di chiarimenti fatte il 30 ottobre e il 26 novembre 2019.

Il sospetto è che Steam non voglia pubblicare giochi che indispettiscano il governo cinese, rischiando di perdere l'accesso a quel ricchissimo mercato, in cui è entrata nel 2018.

La censura si è ripetuta con un altro gioco ispirato ai fatti di Hong Kong, la visual novel distopica Karma, la cui richiesta di pubblicazione è stata fatta il 6 ottobre 2019, quindi di nuovo il 4 novembre 2019. In questo caso Valve ha risposto che il processo di revisione ha richiesto più tempo del previsto per i contenuti controversi e potenzialmente illegali del gioco.

La dichiarazione di Valve fa tanta più impressione se si pensa all'altissimo numero di giochi dai contenuti pornografici e politici presenti su Steam. Pensate che solo di titoli anti Trump ce ne sono 122 e che è stata permessa la pubblicazione di giochi favorevoli a Bolsonaro, l'attuale presidente brasiliano, o al Gamergate. Insomma, Valve si è sempre dimostrata apertissima a pubblicare titoli riconducibili alle ideologie più diverse, anche quelle più controverse. In questo caso quindi la censura sembra mirata proprio a non indispettire la Cina.

Valve non è la prima software house che mette gli affari davanti alla libertà di espressione. Giusto in tempi recenti Blizzard è stata travolta dalle polemiche per un motivo simile.