Ubisoft: il falso attentato a Montreal è stato lo scherzo di un cheater di Rainbow Six

La stampa canadese riporta l'identità dell'autore del pessimo scherzo sull'attentato terroristico a Ubisoft Montreal e sembra essere un cheater recidivo di Rainbow Six.

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   02/05/2021
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Forse ricorderete il presunto attentato a Ubisoft Montreal che sembrava essere accaduto lo scorso novembre ma si è poi rivelato un brutto scherzo: ebbene ora è emerso che il responsabile dello "scherzo", per così dire, è un noto cheater di Rainbow Six, secondo quanto riferito dal quotidiano canadese La Presse.

Lo scorso novembre 2020, aveva destato notevole preoccupazione la notizia di un possibile attentato terroristico alla sede di Ubisoft Montreal, con tanto di sviluppatori tenuti in ostaggio e copertura mediatica in diretta. Il tutto era partito da una misteriosa segnalazione che ha coinvolto anche l'intervento delle squadre speciali della Polizia locale.

Il falso attentato terroristico contro Ubisoft Montreal organizzato da un cheater di Rainbow Six
Il falso attentato terroristico contro Ubisoft Montreal organizzato da un cheater di Rainbow Six


La questione si è poi rivelata essere uno scherzo di cattivo gusto, da parte di un individuo che a quanto pare ha poi proseguito su questa strada: a dicembre c'è stata una chiamata con un allarme bomba sempre presso gli uffici di Ubisoft Montreal, un'altra a gennaio riferiva di un dipendente Ubisoft colpito alla testa da un'arma da fuoco e poi altre in seguito. Nel frattempo, la Polizia ha iniziato a effettuare le indagini sul misterioso informatore anonimo, il quale è stato poi identificato.

Secondo quanto riferito da La Presse, si tratta di Yanni Ouahioune, cittadino francese, che sembra sia stato bannato dalla community di Rainbow Six la bellezza di 80 volte o più, conosciuto con vari pseudonimi come "Yannox keyboard" e "Y4nn0XX". Quest'ultimo, tuttavia, ammette solo di aver chiamato per insultare i dipendenti Ubisoft quando è stato bannato dal gioco, anche se alcune fonti sostengono di aver ammesso di essere l'autore dello "swatting" nei confronti della compagnia.