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Distopia canaglia

Il reboot di Wolfenstein firmato da MachineGames conferma la propria spettacolare solidità anche su PC

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   26/05/2014
Wolfenstein: The New Order
Wolfenstein: The New Order
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La narrazione è la cosa migliore di Wolfenstein: The New Order, e il bello è che a pensarci sembra assurdo. Uno sparatutto in soggettiva che racconta bene (benissimo) la propria trama, grazie soprattutto a cutscene ottimamente dirette (si sono permessi persino l'espediente dell'inquadratura "frammentata", che si ricompone elegantemente nel primo piano del protagonista) non è cosa da tutti i giorni , a maggior ragione se lo si confronta con titoli che proprio in termini di narrazione e direzione dovrebbero porsi un gradino sopra(chi ha detto Assassin's Creed?), e che invece si perdono in una girandola di tempistiche sbagliate, soluzioni frettolose e buchi logici.

Distopia canaglia

Il lavoro svolto da MachineGames da questo punto di vista, insomma, è ineccepibile e il fatto che i primi livelli fungano da introduzione a ciò che viene dopo, con tanto di titoli che scorrono mentre il soldato William "B.J." Blazkowicz precipita nel vuoto al termine di una sequenza particolarmente dura e coinvolgente, non costituisce che un ulteriore tocco di classe. Come già saprete, se avete letto la nostra puntuale recensione, gli eventi del gioco si svolgono durante due differenti periodi storici: le fasi finali della seconda guerra mondiale e un 1960 distopico e alternativo, frutto della vittoria dei nazisti. Rimasto in uno stato catatonico per quattordici anni a causa di una scheggia di metallo finitagli nel cranio, Blazkowicz si risveglia nel momento di maggiore necessità, anche qui al termine di una sequenza in cui le crudeltà del Terzo Reich vengono molto ben rappresentate, e si rimette a fare ciò che gli riesce meglio: uccidere i cattivi. La sua missione lo condurrà nel cuore di Berlino, sulle tracce di ciò che resta della resistenza, e contemporaneamente ad avere a che fare con le mostruosità umano/robotiche costruite dagli scienziati tedeschi, uno in particolare.

E poi si spara

La godibilità della trama di Wolfenstein: The New Order, raccontata senza risparmiare siparietti "maturi" (quantomeno più del solito per le produzioni PEGI 18) perfettamente contestualizzati, bagnata nella violenza sanguinaria a cui più di un'opera sui nazisti ci aveva già preparato e coadiuvata da un doppiaggio in italiano di ottima fattura (con la sola - grave! - pecca di livelli troppo bassi per le voci rispetto al resto dell'audio, fatto anche di effetti solidi e musiche decisamente azzeccate), non rappresenta chiaramente l'unico pregio di una produzione che si fa apprezzare fin dai primi minuti e per tutta la durata di una campagna piuttosto corposa, senza particolari cali, che ci viene consentito di affrontare in due differenti varianti a seconda di una scelta fatta durante le prime fasi, che va poi a influenzare lo svolgimento della storia.

Distopia canaglia

C'è infatti il gunplay, e anche questo l'abbiamo trovato ottimo, spiccatamente "vecchia scuola" ma dotato di basi solidissime, di un eccellente feedback per le armi e gli impatti, nonché di soluzioni che aggiungono valore agli scontri a fuoco (vedi la corazzatura di alcuni nemici, che salta man mano che mettiamo a segno dei colpi, rivelandone i punti deboli). Lo sparatutto di MachineGames non è di quelli "con la balia", alla Battlefield o alla Call of Duty, e quindi il gameplay non si pone come un'alternanza di situazioni scriptate in cui dobbiamo semplicemente seguire i nostri compagni senza poter decidere cosa fare e dove andare. Accade solo in un certo momento che si debba correre dietro un alleato, ma anche in quel caso la cosa è perfettamente contestualizzata (si tratta di una fuga e solo lui conosce la strada da prendere). In linea generale, dunque, c'è una gradita esaltazione del level design e vengono valorizzati approcci alternativi allo scontro frontale, come ad esempio le eliminazioni silenziose con il coltello. Per premiare tali scelte, gli sviluppatori hanno pensato bene di inserire delle "specializzazioni" che si ottengono una volta sbloccati determinati achievement, e che vanno a potenziare in modi differenti il nostro personaggio. Un'idea bella ed elegante, implementata peraltro senza troppo clamore, che va a incastrarsi con tutta una serie di soluzioni efficaci ed evidentemente ben calibrate, come il sistema di scivolata e di appostamento, entrambi molto "naturali", e il frequente uso di barricate che però spesso e volentieri possono essere fatte a pezzi dalle raffiche dei nostri nemici, disegnando il quadro di uno scenario molto dinamico, in cui non è possibile fossilizzarsi ma che anzi esalta il movimento e le decisioni prese alla svelta. Per godere ulteriormente di tutto ciò, vi suggeriamo di selezionare un livello di difficoltà più alto di quello "normale", che abbiamo trovato per certi versi facilotto e un po' troppo permissivo.

Deficienza artificiale?

Alcuni giorni prima dell'uscita di Wolfenstein: The New Order erano spuntati video di gameplay che mostravano nemici particolarmente inetti e passivi, tanto da suscitare preoccupazioni circa la qualità dell'intelligenza artificiale del gioco. Ebbene, nella prova sul campo possiamo dire che la prontezza, la reattività e le routine comportamentali degli avversari sono nella media degli sparatutto (anzi, probabilmente al di sopra se prendiamo in esame titoli come Battlefield 4 e Call of Duty: Ghosts). I soldati nazisti non si limitano infatti a spararci contro, ma si muovono dai loro ripari, cercano di fare il giro e di prenderci alle spalle, sono insomma piuttosto dinamici nel loro atteggiamento e ciò immancabilmente paga sul fronte della sfida e del coinvolgimento. Gli avversari meccanici, vedi i robot, tendono invece a "fermarsi" nel momento in cui scompariamo dai loro radar, tuttavia si tratta di un comportamento del tutto comprensibile e contestualizzato nell'ottica di una tecnologia robotica avanzata ma pur sempre appartenente a un 1960 alternativo.

Wolfenstein: The New Order è un ottimo acquisto se cercate un FPS "vecchia scuola" di eccellente fattura

La versione PC

Grazie alla versatilità del motore id Tech 5, Wolfenstein: The New Order si presenta in maniera molto, molto simile su PC e console. L'engine utilizzato, lo stesso di RAGE, si basa sulle OpenGL e dunque non include alcune delle ultime tecnologie, puntando soprattutto sulla fluidità dell'azione con il cap a 60 frame al secondo. Ciò non toglie che la grafica del titolo di MachineGames sia ottima, e infatti abbiamo apprezzato la quasi totalità di ciò che si alterna sullo schermo, anche in questo caso grazie a una direzione che non lesina assolutamente sulla spettacolarità (vedi l'aereo dei primi livelli, ma anche tante situazioni successive).

Distopia canaglia

I modelli poligonali sono di buona fattura e tradiscono solo qualche particolare "spigoloso", mentre il sistema delle texture sembra aver risolto i problemi di pop-up che avevamo visto nel già citato RAGE, pur mostrando il fianco a trame che nella visualizzazione ravvicinata non danno il meglio di sé. È il rovescio della medaglia del sistema di virtual texturing che caratterizza l'id Tech 5, che usa trame enormi anziché metterne insieme un certo numero, spesso uguali fra loro, scongiurando il rischio della ripetizione. Un altro rovescio sono gli oltre 40 GB richiesti per l'installazione, ma quantomeno la mole di dati non è costituita da file audio non compressi del tutto inutili ai fini della qualità dell'esperienza, come accaduto per Titanfall. Tante le opzioni disponibili su PC per scalare sulle configurazioni meno prestanti: è possibile modificare la risoluzione, attivare o meno la sincronia verticale (senza peraltro sperimentare cali nel frame rate, almeno nel nostro caso), aumentare o diminuire il campo visivo e poi ancora regolare la dimensione della cache per le texture, comprimerle o meno (è consigliato farlo laddove si disponga di meno di 2 GB di memoria video), lavorare sulla profondità di campo, sui riflessi e gli effetti di luce. Impostando tutti i valori al massimo, a 1080p e con la v-sync attivata, abbiamo ottenuto 60 frame al secondo costanti, con rari casi di discesa verso i 50. La differenza fra PC, PlayStation 4 e Xbox One è insomma visivamente minima, come testimoniano i vari videoconfronti, dunque potete procedere all'acquisto del gioco sul sistema che più vi aggrada, senza particolari timori.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova

  • Processore: AMD FX 8320
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 770
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 8

Requisiti minimi

  • Processore: Intel Core i7 o equivalente AMD
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 460, ATI Radeon HD 6850
  • Memoria: 4 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 7, Windows 8 a 64 bit

Conclusioni

Multiplayer.it
8.3
Lettori (145)
8.5
Il tuo voto

Wolfenstein: The New Order si conferma uno sparatutto solido, divertente e coinvolgente, molto ben narrato e forte di una direzione irreprensibile. Complice lo scenario distopico e una rappresentazione forte e cruda delle dinamiche naziste, il reboot realizzato da MachineGames si rivela particolarmente riuscito, forse distante da interpretazioni a cui il franchise ci aveva in precedenza abituato ma non meno affascinante. Si poteva magari valorizzare di più l'arsenale, il roster dei nemici o puntare con maggiore decisione sul contesto, ma è anche apprezzabile l'opera di sintesi effettuata in tal senso. La versione PC nella fattispecie non stacca le altre, in quanto le migliorie non appaiono evidenti nel confronto diretto ma c'è comunque bisogno di una configurazione di fascia medio-alta per poterle apprezzare. In conclusione, un ottimo acquisto se cercate un FPS "vecchia scuola" di eccellente fattura.

PRO

  • Gameplay solido e coinvolgente
  • Trama molto ben narrata
  • Grafica fluida e spettacolare...

CONTRO

  • ...pur con qualche piccolo difetto
  • Manca un pizzico di varietà per armi e nemici
  • Il volume dei dialoghi è basso rispetto al resto