Guerre Stellari infinite 11

Il terzo capitolo della serie toys to life di Disney abbraccia l'universo di Star Wars

RECENSIONE di Andrea Palmisano   —   14/09/2015

Indice

E siamo a tre. Pur avendo tirato i remi in barca per quanto riguarda la maggior parte dei propri investimenti nel settore dei videogiochi, Disney ha invece scelto di tenere il punto con Disney Infinity, dando il via libera alla pubblicazione del terzo episodio in altrettanti anni: una scelta in realtà del tutto prevedibile vista l'importanza dell'investimento fatto sul franchise, la popolarità del genere toys to life e i più che apprezzabili risultati di vendita dei precedenti capitoli. Capire però quanto questi ultimi fossero determinati dal richiamo dei brand coinvolti piuttosto che dal valore reale del titolo sviluppato da Avalanche Software è più complicato: tra Pixar, Pirati dei Caraibi, eroi Marvel e personaggi Disney classici, è ovvio che Disney Infinity abbia potuto sempre godere di un effetto traino gigantesco, ancor più nei confronti di un target per lo più adolescenziale e tendenzialmente casual. Dal nostro punto di vista infatti i primi due episodi non sono stati in grado di capitalizzare al massimo le potenzialità del concept di base, incastrati tra ingenuità di game design e una generale mancanza di quella pulizia e ottimizzazione che è propria dei titoli di maggior valore. Ciò nonostante abbiamo seguito con curiosità ed interesse lo sviluppo di Disney Infinity 3.0, soprattutto a fronte del fascino e del valore del nome scelto come protagonista di questa nuova uscita.

Disney Infinity 3.0 è senza dubbio il miglior episodio della serie, ma c'è ancora strada da fare

Tanto tempo fa...

Come saprete già benissimo si tratta infatti dell'universo di Star Wars, anch'esso di proprietà Disney a partire dal 2012 e attualmente in grande fermento vista la prossima uscita nelle sale cinematografiche dell'attesissimo Episodio VII, sottotitolato Il Risveglio della Forza. Disney Infinity 3.0 si posiziona quindi all'interno della colossale macchina del marketing collegata alla pellicola come l'unico videogioco ufficiale destinato ad apparire sul mercato: una bella responsabilità quindi, che i ragazzi di Avalanche Software hanno ben pensato di dividere con tutta una serie di altri team coinvolti nello sviluppo, a supporto nella realizzazione di diverse componenti del prodotto finito. Stiamo parlando di un totale di ben otto gruppi: Studio Gobo, Ninja Theory, Sumo Digital, United Front Games, Blind Squirrel, Panic Button e Heavy Iron, in uno sforzo produttivo e di coordinazione assolutamente notevole.

D'altra parte, basta osservare la mole di contenuti garantita da Disney Infinity 3.0 per comprendere come si tratti di un lavoro mastodontico, impossibile da gestire per un singolo team rispettando la cadenza annuale imposta dalla casa di Topolino: oltre al supporto garantito a tutti i personaggi e ai Power Disc usciti in passato e a quelli previsti durante il ciclo di vita di questo capitolo troviamo infatti una Scatola dei Giochi migliorata e parzialmente rivista e una serie di Play Set che comprendono Il Crepuscolo della Repubblica (per gli Episodi I-III, nello Starter Pack), Insieme Contro l'Impero (per la trilogia classica, esclusiva temporanea Sony fino a novembre) e Il Risveglio della Forza (a dicembre, in contemporanea col film) per quanto riguarda Star Wars, assieme a Inside Out (al lancio) per Disney e Marvel Battlegrounds (2016). Ognuno di questi mondi permette, come in passato, di accedere ad una avventura vera e propria della durata minima di circa cinque ore. Riuscire semplicemente ad elencare tutto fa venire il mal di testa, figurarsi a realizzarlo pezzo dopo pezzo cercando di farli combaciare nella maniera migliore. Sta di fatto che la stima per il lavoro organizzativo ciclopico non può ovviamente essere una attenuante di fronte alle problematiche di gameplay e design che avevamo ravvisato in passato coi precedenti episodi, e proprio per questo motivo abbiamo analizzato con occhio particolarmente critico il lavoro svolto in questa occasione. Sgombriamo subito il campo dai dubbi: Disney Infinity 3.0 è ancora un gioco molto lontano dalla perfezione, ciò nonostante è decisamente evidente come i programmatori abbiano ascoltato le osservazioni poste in passato cercando di porre rimedio alle problematiche, o perlomeno di smussare gli spigoli più evidenti. Lo starter pack include due statuette (Anakin Skywalker e Ahsoka Tano) e la miniatura de Il Crepuscolo della Repubblica, con quest'ultima che come da tradizione rappresenta la "chiave" per poter accedere alla relativa avventura. L'utilizzo passa attraverso il portale, ovvero la piattaforma collegata via USB necessaria per permettere la rilevazione dei vari giocattoli; la periferica è la stessa identica dei precedenti episodi, in una continuità che sarebbe stato bello spezzare magari introducendo la comunicazione wireless ed eliminando così la scomodità dei cavi.

Scatole e set

Dove si percepiscono distintamente i miglioramenti rispetto al passato è proprio all'intero de Il Crepuscolo della Repubblica, episodio collocato nella timeline durante la Guerra dei Cloni e che ha come protagonisti Anakin, Ahsoka, Yoda e Obi-Wan: un'avventura a forti tinte action e in cui il combattimento la fa da padrone, che riesce comunque a divertire scorrendo piuttosto piacevolmente fino alla sua conclusione. Il merito maggiore è senza dubbio del combat system realizzato dagli esperti Ninja Theory, che garantisce una certa profondità attraverso una buona varietà di mosse e un sistema di combo apprezzabile. La notevole varietà di nemici - pur sempre dotati di un'intelligenza artificiale molto basica - contribuisce poi a ridurre l'inevitabile ripetitività della progressione, che avrebbe comunque giovato di una maggiore brillantezza nel design delle missioni e dei livelli.

Le capacità esclusive degli Jedi invece, a partire ovviamente dall'uso della Forza, espandono il ventaglio di azioni a disposizione esaltando un albero delle abilità più ricco e strutturato che mai. Particolarmente preziosa è poi la presenza di ben quattro pianeti esplorabili (Coruscant, Geonosis, Tatooine e Naboo) che offrono di conseguenza altrettante ambientazioni totalmente diverse tra loro. Per passare da un pianeta all'altro bisogna affrontare dei viaggi nello spazio a bordo di un caccia, da scegliersi tra una rosa ristretta di opzioni disponibili; Avalanche Software ha voluto dare dignità anche a queste fasi inserendo al loro interno missioni secondarie e combattimenti tra navi dei ribelli e imperiali, che si rivelano graditi intermezzi capaci di spezzare con efficacia la consuetudine delle fasi di gioco "normali". Tanta carne al fuoco quindi, in un'abbondanza che riesce perlomeno in parte a mettere in secondo piano la non eccessiva raffinatezza del gameplay, con diverse ingenuità di design e la pigrizia della telecamera che mantengono ancora una certa distanza tra l'offerta di Disney Infinity e quella di giochi di livello superiore. Va inoltre segnalato che la superiore complessità di questa nuova uscita della serie inevitabilmente aumenta il livello di difficoltà generale dell'avventura, e di conseguenza anche l'età minima a cui il prodotto risulta consigliabile. Tecnicamente, l'inevitabile necessità di continuare a supportare le console di vecchia generazione ha imposto di mantenere un motore grafico cross-gen che di certo non sfrutta appieno le potenzialità degli hardware più moderni: malgrado questo, la versione da noi testata su PlayStation 4 ha portato con sé un evidente miglioramento rispetto al capitolo dell'anno passato, soprattutto per quanto riguarda la varietà delle ambientazioni. La deprimente e spoglia Manhattan della versione 2.0 lascia infatti spazio a pianeti riprodotti con buona cura e attenzione, e capaci addirittura di offrire scorci notevoli grazie soprattutto alla mole di elementi su schermo e al buon uso dell'illuminazione. Sia chiaro, la complessità poligonale non è mai notevole, ma considerando anche lo stile cartoon che fa da filo conduttore dell'intera esperienza di Disney Infinity, tutto sommato non ci si può lamentare troppo.

Certo, si avverte un notevole stacco tra le ottime scene di intermezzo non giocabili e le sezioni di gameplay, ma in generale lo sforzo dei programmatori nel tentativo di trasmettere l'atmosfera della saga cinematografica è evidente e per buona parte riuscito. La componente più debole di Disney Infinity 3.0, dal nostro punto di vista, rimane invece quella Scatola dei Giochi da sempre proposta invece dal publisher come la punta di diamante dell'intera esperienza. Per chi non lo sapesse, si tratta in pratica di un editor che offre la possibilità di creare da zero ambientazioni o interni attingendo da tutta una serie di "pezzi" provenienti dai vari brand Disney rappresentate nel corso della serie. Strumenti appositi consentono poi di aggiungere anche elementi ludici, creando vere e proprie missioni o brevi avventure andando anche a rappresentare generi diversi come racing, platform, puzzle o shooter. Un'idea interessante che va a cozzare anche quest'anno con la goffaggine pachidermica dell'interfaccia, ancorata ad una gestione di menu e sotto menu veramente poco accessibile. La gigantesca mole di contenuti e la debolezza dei tutorial rendono poi l'approccio per un neofita spesso soverchiante, richiedendo una dose di impegno e pazienza destinata a tagliar fuori buona fetta dell'utenza potenziale. Certamente ci si può limitare a "sfruttare" le creazioni della community giocando all'interno di livelli creati da utenti sparsi per tutto il mondo, ma la qualità media dei contenuti è piuttosto discutibile, e comunque lontana anni luce da quella dei Play Set ufficiali.

Versione testata
PlayStation 4
Multiplayer.it

7.8

Lettori (13)

8.0

Il tuo voto

Disney Infinity 3.0 rappresenta un importante passo in avanti per la serie, capace finalmente di scrollarsi di dosso almeno parte dei limiti che ne hanno ridotto il valore e il potenziale in passato: l'avventura basata sull'universo di Star Wars presente nello Starter Pack, anche se breve, è infatti piacevole e divertente grazie a un sistema di combattimento molto interessante, uno sviluppo dei personaggi profondo e una ottima varietà di ambientazioni e contenuti. Certo permangono alcune ingenuità di game design e la Scatola dei Giochi è ancora troppo goffa e confusionaria per poter stimolare la vena creativa dei più, ma è indubbio che il progetto di Avalanche Software stia proseguendo nel verso corretto, e questa è un'ottima notizia per i fan dei franchise Disney.

PRO

  • Il miglior capitolo della serie
  • Sistema di combattimento godibile
  • Atmosfera di Star Wars ben riprodotta

CONTRO

  • Scatola dei Giochi sempre troppo macchinosa e goffa
  • Interfaccia pesante in una esagerazione di menu
  • L'avventura inclusa nello Starter Pack è piuttosto breve
  • Permangono diverse ingenuità e imperfezioni nel game design