Meglio un placcaggio nella schiena 38

Vedremo mai un buon gioco di rugby?

RECENSIONE di Lorenzo Fantoni   —   23/09/2015

Indice

Ci sono sport abbastanza semplici da trasformare in videogiochi. Il tennis è probabilmente il più facile, questo spiega come mai Pong sia stato uno dei primi videogiochi della storia. Lo stesso tutto sommato si può dire del calcio, del golf e forse anche del football americano. Certo i movimenti vengono migliorati ogni anno, tutto diventa molto più raffinato e accurato, ma le meccaniche di base sono le stesse dei giochi di trent'anni fa. Col rugby le cose sono invece più complicate perché è uno sport fatto di meccaniche complesse e fasi molto diverse tra loro, senza contare che alcune di queste, come la ruck o la maul, vivono di situazioni praticamente impossibili da replicare fedelmente in una simulazione e molto distanti dalla lotta che avviene sulla linea di scrimmage nel football americano. Se a questo aggiungiamo il fatto che un videogioco sul rugby è senza dubbio destinato a un pubblico di nicchia, si intuisce subito che difficilmente un grande studio sarà disposto a finanziare una produzione con tutti i crismi e a prendersi la briga di simularlo con dovizia di particolari. Il risultato è che spesso i giochi di rugby o sono arcade privi di ogni velleità simulativa o sono semplicemente molto, molto brutti.

Abbiamo recensito il gioco della Coppa del Mondo di rugby e avremmo preferito un placcaggio nelle reni

Il peso del passato

HB Studios negli anni si è già cimentato in simulazioni ovali con risultati abbastanza altalenanti. L'ultimo tentativo in ordine cronologico si chiamava Rugby 15, ma era un prodotto davvero indecente e l'unica meta che ha segnato è stata quella di cancellare il poco di buono fatto fino a quel giorno dagli sviluppatori.

I giocatori si muovevano a caso, la difesa rimaneva imbambolata ad aspettare le nostre mosse, era praticamente impossibile passare un pallone con precisione, con situazioni che sfociavano nel comico. La grafica poi ricordava la prima PlayStation... insomma, era un titolo disastroso, un'offesa a questo nobile sport e al concetto stesso di game design. Così, quando abbiamo saputo che anche il gioco ufficiale dei Mondiali di Rugby 2015 era stato affidato allo stesso studio, ci è subito sorto qualche dubbio che è stato purtroppo ampiamente confermato. Rugby World Cup 2015 infatti è fondamentalmente lo stesso vecchio gioco con una nuova veste, con rose, menu e maglie aggiornate, da cui sono stati certamente eliminati alcuni dei drammatici difetti principali, ma purtroppo senza che questo abbia influito più di tanto sul giudizio complessivo. D'altronde se hai un cavallo zoppo puoi anche mettergli una gamba di legno, ma sempre zoppo rimane. Sin dalla prima partita non si possono non notare i miglioramenti più evidenti: finalmente gli avversari si muovono verso di noi, non aspettano di essere travolti e si riescono a fare almeno tre o quattro passaggi di fila senza che la palla prenda strane traiettorie.

Tuttavia minuto dopo minuto riemergono tutti i clamorosi difetti che ancorano questo gioco al fondo del barile. Se infatti è vero che le difese adesso salgono, la loro disposizione in campo è spesso assurda e lontana dalla realtà, volendo inoltre è possibile variare la posizione in attacco e in difesa, ma questo non sembra avere alcun impatto sullo svolgimento della partita visto che dopo poco i giocatori tenderanno a muoversi per il campo in maniera confusa e spesso casuale. La cosa più sconcertante è che i placcaggi sono quasi sempre decisi a tavolino dal sistema e una volta iniziata l'animazione non c'è verso di sfuggirgli. Quindi potrà capitare di vedere un giocatore infilarsi tra le maglie avversarie, fare qualche metro e poi venire improvvisamente raggiunto da una specie di Superman che si tuffa alle sue caviglie e lo porta a terra. Ci è anche capitato uno strano bug in cui, ad ogni placcaggio, un altro nostro giocatore iniziava a correre in circolo attorno alla coppia placcato - placcatore, come se fossero tutti parte di una danza della pioggia, senza dubbio un momento molto comico, ma per altri versi altrettanto triste. Dobbiamo però segnalare anche evidenze positive come la possibilità di fare meta appoggiando la palla nell'area preposta senza doversi per forza tuffare, cosa che nei capitoli precedenti poteva portare a saltare entusiasticamente fuori dal campo quando si cercava di segnare e si era troppo vicini alla linea.

Ruck e maul

La gestione dei punti d'incontro è stata rivista e non è niente male. Fondamentalmente per contendere la palla dopo il placcaggio bisogna spostare la levetta in una posizione random, attendere che si riempia una barra, sperare che lo faccia prima di quella dell'avversario e premere un tasto. Peccato però che il coefficiente difficoltà di questo minigioco sia calibrato malissimo.

A livello facile vinceremo ogni ruck, maul o mischia della partita, mentre a livello normale o difficile tutto sarà così veloce che o ci andrà bene per caso o saremo quasi sempre perdenti, anche quando utilizzeremo squadre drammaticamente più forti degli avversari. Chiaramente questo non ha assolutamente senso nel rugby visto che sì, ci possono essere delle ruck veloci, ma di sicuro non è una fase in cui la fortuna può giocare un ruolo fondamentale. Questo senza considerare che è praticamente impossibile far uscire velocemente la palla dalla ruck per cogliere la difesa impreparata. Meno male però che non accadrà troppo spesso, c'è capitato più volte di ripartire indisturbati col mediano di mischia senza che nessuno dei difensori più vicini facesse niente per placcarlo tempestivamente. Invece la cosa veramente buona della ruck è che adesso possiamo eseguire un passaggio ravvicinato a un giocatore della mischia in piena corsa, così da cercare di scardinare la difesa, farla stringere, per poi tentare di aprire i gioco. Ma anche qui le noti dolenti: peccato infatti che il gioco non lo spiega neppure nel tutorial, lo si scopre solo per puro caso e che ogni tanto lo schema, semplicemente, non funziona. Potremmo continuare con la sfilza dei difetti passando ad analizzare il complesso sistema di controllo che in teoria ci permette di muovere i giocatori in giro per il campo, lasciando all'intelligenza artificiale la gestione del pallone. Il gioco a malapena riesce a mettere in riga una difesa standard e piena di buchi, figuriamoci aiutarci nella fase d'attacco. Per non parlare della fase difensiva che è resa ancora più ostica dal fatto che selezionare manualmente un difensore fa partire un minigioco chiamato "chissà quale giocatore starò usando", perché il sistema raramente ci darà il privilegio di controllare quello più vicino al portatore di palla. Oppure possiamo semplicemente rimarcare che visivamente il gioco non è degno di sedere alla mensa della next-gen, ma neppure di mangiare dagli avanzi di quella precedente, mostrando una cura nei dettagli e nelle animazioni che riporta la mente ai bei tempi in cui le simulazioni sportive avevano personaggi bidimensionali... La verità è che non ha più senso continuare questo strazio.

Versione testata
Xbox One, --------
Multiplayer.it

2.0

Lettori (8)

2.6

Il tuo voto

Rugby World Cup 2015 è un gioco povero, programmato male, pieno di bug e dotato di meccaniche che non riescono assolutamente a catturare l'essenza del gioco. Forse è il caso che HB Studios si faccia un bell'esame di coscienza e si chieda se ha veramente senso continuare a rimanere in campo quando è palese che non si ha più la forza di stare in piedi.

PRO

  • Qualche miglioramento rispetto al gioco precedente
  • Ma lo scriviamo solo per non lasciare la colonna vuota

CONTRO

  • Pieno di bug
  • Grafica datata
  • Meccaniche di gioco frustranti
  • Intelligenza artificiale ridicola