Mario + Rabbids: Kingdom Battle è un’opera d’amore  178

Ubisoft Milan sforna un gioco tanto improbabile quanto stupefacente, che trasforma la passione per Nintendo in ottimo game design

RECENSIONE di Aligi Comandini —  2 mesi fa
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Se qualche mese fa qualcuno ci avesse detto che un crossover tra Mario e i Rabbids prodotto in Italia sarebbe riuscito a scatenare in noi aspettative pari a quelle di un first party di Nintendo, molto probabilmente gli avremmo riso in faccia. Poi sono arrivati i leak, la presentazione dell'E3, le interviste con il team di sviluppo e le prove dirette... e tutto è cambiato. Quello che a una prima occhiata poteva sembrare un giochetto di seconda categoria si è rivelato un progetto curato in modo certosino, un'esternazione dell'amore che i ragazzi di Ubisoft Milan provano per Nintendo e i suoi pilastri, capace di riproporre sul mercato un genere ormai ben poco rappresentato nel panorama - quello degli strategici a turni - e di trasformarlo in modi incredibilmente stimolanti. Insomma, superando qualunque preconcetto correlato ai folli (ma non sempre apprezzabilissimi) conigli del colosso francese, Mario + Rabbids: Kingdom Battle è riuscito a guadagnarsi di diritto le luci della ribalta e l'attenzione della stampa videoludica tutta. Al centro del palco però i riflettori sono sparati a mille, ed è difficile nascondere i difetti: sarà realmente riuscita questa stramba ma affascinante creatura made in Italy a meritare il lucidissimo sigillo qualità del buon Miyamoto?

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Tutta colpa della lavatrice

La premessa narrativa di Mario + Rabbids non è certo delle più originali in circolazione, ma riesce a gravitare tra la bizzarria dei conigli di Ubisoft e la semplicità delle trame tipiche dei prodotti Nintendo. Tutto parte dalla lavatrice/macchina del tempo dei Rabbids, che finisce casualmente nello scantinato di una geniale inventrice (con il pallino di Super Mario), pochi istanti dopo che la ragazza ha lasciato incustodito uno straordinario visore capace di fondere qualsiasi coppia di oggetti. Incapaci di stare tranquilli per più di un nanosecondo, i conigli si appropriano del visore, danno vita a un "megabug" che li trasporta a mo' di portale dimensionale nel regno dei funghi, e coinvolgono in questo casino galattico Mario e amici, che si stavano godendo la tranquilla inaugurazione di una statua di Peach. I nostri si ritrovano dunque ad aver a che fare con un mondo trasformato in modi imprevedibili dal bug tra le dimensioni e popolato da Rabbid armati di tutto punto, alla ricerca di un coniglietto spaventato di nome Spawny che, fusosi col visore, ha il brutto vizio di dar vita a mostruosità di ogni tipo non appena viene stimolato.

La semplicità della storia da cui tutto ha inizio non deve comunque trarre in inganno: Mario +Rabbids è un gioco che non si prende sul serio e punta sull'umorismo scanzonato in modo simile a quanto fatto da Super Mario RPG e dai Paper Mario. È ricco di momenti spassosi, scritto più che degnamente, e dimostra un rispetto incredibile per i personaggi Nintendo. Laddove i Rabbid sono caricature con cui il team ha avuto modo di sbizzarrirsi, tutti gli altri protagonisti sono invece estremamente vicini alla loro visione originale, e mantengono intatte quelle caratteristiche che li hanno resi tanto iconici negli anni (anche se alle volte sono fortemente accentuate). Il risultato è un'avventura che scorre bene tanto nel testo quanto nelle immagini, ed è un risultato di tutto rispetto, seppur non si raggiungano le vette dei classici sopracitati in questo aspetto. L'unico appunto, curiosamente, è che sembra che i testi - il team è italiano, lo ricordiamo - siano stati scritti totalmente in inglese e solo poi tradotti, poiché alcune battute escono un po' martoriate dal passaggio da una lingua all'altra. Nulla di anche solo lontanamente preoccupante, comunque.

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Niente alieni, solo conigli

Le colorite vicende in cui Mario + Rabbids catapulta il giocatore sono però solamente una delle sue tante caratteristiche degne di lode, e rappresentano una piccola parte dell'insieme se le si paragona al vero fulcro del progetto: il gameplay. Come già detto, infatti, il lavoro di Ubisoft Milan è a tutti gli effetti uno strategico a turni sulla falsariga della serie X-COM, dove i personaggi combattono con armi da fuoco e le coperture ricoprono un ruolo fondamentale. Non è però assolutamente il caso di pensare che si tratti di un clone senza arte né parte, che sfrutta le licenze ufficiali Nintendo per farsi bello: il gioco prende le meccaniche di base del genere e le rivolta come un calzino, al punto da risultare completamente diverso dal titolo che lo ha indubbiamente in parte ispirato. Laddove infatti gli X-COM puntano in larga parte sull'elemento gestionale e sulla tensione derivante da una situazione di crisi globale sempre più pericolosa e incontenibile, Mario + Rabbids fa leva su una struttura più contenuta, costruita in modo certosino e capace di risultare altrettanto coinvolgente pur se privata dalla morte permanente dei personaggi (che sarebbe stata improponibile visti gli eroi coinvolti) e delle ricerche.

È proprio nel suo essere un prodotto più strutturato e contenuto che Kingdom Battle trova la forza per giocarsela ad armi pari (e a tratti superare) i migliori esponenti del genere: le battaglie del titolo Ubisoft sono sempre guidate in parte dalla casualità, ma le percentuali sono più secche e in ogni mappa si ha a che fare con coperture estremamente chiare che offrono rispettivamente protezione totale o al 50%, e possiedono vari livelli di distruttibilità in base al materiale (le coperture di ghiaccio crollano in un colpo, quelle metalliche sono indistruttibili, e quelle rocciose richiedono invece qualche sonora bordata per crollare); l'unico altro elemento lasciato alla fortuna sono gli effetti speciali delle armi - a disposizione anche dei nemici - la cui percentuale aumenta in base alla potenza dell'arma utilizzata. Messi da parte questi due fattori dell'equazione, ci si ritrova alle prese con un titolo che punta tutto sulla mobilità e permette di eseguire strategie complesse magnificamente soddisfacenti, grazie a una significativa diversificazione dei personaggi messi in campo e a manovre a dir poco atipiche per un genere notoriamente "lento" come quello a cui appartiene.

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Balzi battaglieri

Ci spieghiamo meglio: mentre di norma nei titoli tattici a turni sia i soldati che i nemici possono muoversi di poche caselle, e la loro agilità migliora nel tempo all'interno di mappe piuttosto estese, i protagonisti di Mario + Rabbids: Kingdom Battle partono da subito con la capacità di percorrere distanze notevoli, ulteriormente accentuata da campi di battaglia dalle dimensioni non esagerate. Attorno a questa mobilità gli sviluppatori hanno peraltro costruito meccaniche offensive proprie di ogni personaggio, ed è possibile danneggiare gli avversari liberamente all'interno dell'area percorribile con una scivolata (persino più avversari in una volta, se il personaggio possiede un'abilità che lo permette). Ad accentuare ulteriormente la cosa ci pensa poi la possibilità di eseguire il "Salto Team", un balzo che sfrutta uno dei compagni come se fosse una molla - simile alla catapulta infernale di Holly & Benji - e che, oltre a permettere di raggiungere zone sopraelevate, può persino danneggiare certi nemici se accuratamente indirizzato (anche se solo Yoshi e Mario possono fare danno in tal modo). Il bello è che i nemici dispongono di abilità simili in base al loro tipo, e ciò rende gli scontri estremamente più frenetici, imprevedibili e spassosi del normale.

Non è però tutto qui, poiché vi sono altre ciliegine gustosissime su questa torta a forma di fungo: gli eroi del gioco infatti - sbloccati gradualmente di mondo in mondo - possiedono poteri unici, che li fanno rientrare in archetipi specifici combinabili in vario modo. Quando si affronta la campagna si è sempre obbligati a utilizzare Mario (un eroe spiccatamente votato all'attacco in questo titolo) ma i suoi due compagni sono selezionabili a piacere, a patto di avere almeno un Rabbid in squadra. Indipendentemente dalla scelta fatta, comunque, le varie abilità hanno una forte sinergia tra loro, ed è possibile creare delle devastanti combinazioni di effetti dell'arma, poteri e posizionamento, capaci di eliminare in un singolo turno nemici estremamente massicci che avrebbero creato seri problemi se approcciati normalmente. Altrettanto ben calcolata la progressione dei personaggi: gli eroi vengono sviluppati con armi sempre più potenti acquistabili con le monete d'oro, mentre per le abilità servono globi ottenibili in forzieri sparsi e completando le battaglie; ogni punto speso si sente, ve lo assicuriamo, e permette di rispondere con forza sempre maggiore alle tante minacce che il gioco mette sulla vostra strada.

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Qualità e quantità

La varietà dei nemici è notevole, e si è praticamente obbligati a congegnare strategie assennate in ogni battaglia o si rischia di soccombere rapidamente ai loro colpi (c'è comunque sempre un elemento casuale negli attacchi, e qualche colpo critico degli avversari di fila può mettervi in seria difficoltà). Il livello di sfida è quindi più che degno, anche se un veterano del genere non avrà grandi problemi a ripulire la campagna principale, e punterà più che altro ad ottenere la valutazione massima tra quelle ottenibili in ogni scontro. Ad aumentare ulteriormente la posta in gioco vi sono poi boss impegnativi e mini boss discretamente ostici, ma, nella consapevolezza di non poter mettere in campo una fase gestionale paragonabile a quella degli X-COM, Ubisoft Milan ha deciso di sostituirla con delle fasi esplorative ricche di puzzle, che spezzano gradevolmente l'azione.

Non si tratta di rompicapo particolarmente originali o complicati - anche se alcuni costringono a spremere le meningi più del previsto - eppure riescono ad essere un riempitivo di tutto rispetto, perché si rifanno in larga parte proprio ad alcuni tra i titoli più noti visti sulle console Nintendo: si va da puzzle con blocchi su ghiaccio praticamente identici a quelli di certe palestre Pokémon a tubi da spostare per rendere percorribili certe zone, passando per giochi di specchi, altari ad attivazione e in generale tutto il manuale del puzzle da JRPG, applicato con grazia ai bellissimi mondi del gioco. Questa tendenza ad omaggiare Nintendo e il gaming nipponico la si percepisce in modo cristallino anche nella direzione artistica, ovviamente, che rielabora l'estetica della casa di Kyoto in chiave leggermente demenziale, ma al contempo superbamente creativa. Ogni location offerta dal titolo è unica, vanta cambi di ambientazioni improvvisi, viene arricchita da trovate visive spesso ispiratissime e riesce a lanciarsi nel citazionismo senza mai eccedere. C'è una cura maniacale in ogni cosa qui: animazioni, modelli, persino nell'uso del colore; si vede che si tratta di un'opera creata con una riserva inesauribile di passione.

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Bwaaah?

Persino a livello di contenuti e musica ci siamo: la campagna principale può occupare tranquillamente per una quindicina/ventina di ore, ma una volta completata il gioco offre contenuti aggiuntivi in ogni singolo mondo, tra cui sfide sparse, segreti che si possono scoprire solo con abilità legate all'esplorazione e ottenute alla fine delle varie fasi (e che non vogliamo anticiparvi) e tutta una serie di collezionabili poi comodamente visualizzabili nell'hub principale rappresentato dal castello di Peach. La colonna sonora è invece opera di Grant Kirkhope - ex compositore di Rare considerato tra i migliori al mondo nel campo - e si sposa perfettamente all'avventura di Mario e compagnia, passando da sonorità estremamente riconoscibili a splendide novità altrettanto memorabili. Nel complesso, tra una cosa e l'altra, una trentina di ore dovrebbero volarvi via tranquillamente con questo gioco, specie se avete degli amici con cui affrontare le missioni cooperative che accompagnano i contenuti single player. Non si discostano moltissimo da quelle base, certo, ma hanno tre livelli di difficoltà, permettono di utilizzare due team da due personaggi ciascuno (senza l'obbligo di usare Mario stavolta) e sono senza dubbio curate quanto il resto del progetto.

Ma Mario + Rabbids è davvero impeccabile? Ubisoft Milan è seriamente riuscita a creare un piccolo capolavoro? La risposta è un "non del tutto" che lascia un pochino di amaro in bocca nonostante il risultato finale sia comunque eccellente. Ci sono infatti alcune imperfezioni in questo titolo, che gli impediscono di sfruttare al 100% il suo potenziale. Il primo è un leggero sbilanciamento di curva di difficoltà e personaggi: il titolo diviene gradualmente più difficile avanzando, e la progressione come detto si sposa brillantemente a tale avanzamento, solo che nei mondi vi sono alcuni picchi di difficoltà legati alla composizione dei nemici e alle mappe, che alle volte vengono seguiti da sfide sensibilmente più fiacche. Inoltre, nonostante sia possibile affrontare e dominare le battaglie con molteplici combinazioni di eroi, vi sono personaggi indubbiamente più dominanti di altri, che minimizzano i pericoli poiché praticamente privi di debolezze se appaiati (la cosa è particolarmente facile da notare quando ancora sono a metà dello sviluppo).

Un altro problema è l'assenza di multiplayer competitivo: da una parte ci rendiamo perfettamente conto del fatto che Kingdom Battle sia un titolo incentrato sull'esperienza in singolo, ma il suo particolarissimo misto di meccaniche sarebbe stato una bomba contro altri giocatori, ed è un peccato che non sia presente tale opzione. Pochissime lamentele, invece, dal punto di vista tecnico: non abbiamo praticamente mai incontrato bug - al di fuori di qualche inquadratura impazzita durante i colpi di grazia - e l'unica critica fattibile riguarda alcuni rari cali di frame rate in certe situazioni (che per ovvie ragioni non inficiano in alcun modo l'esperienza). Pensate, persino l'intelligenza artificiale risulta ottima: segue pattern spesso ripetuti ma è aggressiva, mobile, cattiva il giusto e capace di mettere seriamente in difficoltà il giocatore nelle battaglie più ardue.

Digital Delivery
Nintendo eShop
Prezzo
59,90 €
Multiplayer.it

8.8

Lettori (92)

8.8

Il tuo voto

Mario + Rabbids: Kingdom Battle trasuda passione e voglia di lasciare il segno da ogni poro. È un titolo che, pur basandosi su meccaniche e sistemi già consolidati, riesce a rimaneggiare tali fondamenta in modo talmente brillante da meritare senza ombra di dubbio un posto tra i migliori giochi disponibili sulla console ibrida di Nintendo, per non dire tra i migliori esponenti del suo genere. Non raggiunge l'eccellenza per un soffio, ma il lavoro del team milanese resta comunque un esempio da seguire, che senza dubbio farà scuola tra gli sviluppatori del bel paese. Se questo è l'inizio della loro storia, non vediamo l'ora di sapere come continua.

PRO

  • Meccaniche brillanti che rendono dinamiche e spassose le battaglie a turni
  • Artisticamente splendido, rispettoso delle proprietà di Nintendo e ricco di personalità
  • Molti contenuti e post-game degno

CONTRO

  • Qualche sbilanciamento nella curva della difficoltà e nei personaggi
  • Niente multiplayer competitivo