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La recensione di Black Mirror

Tra Crimson Peak e Lovecraft: un'avventura horror interessante ma non del tutto riuscita

RECENSIONE di Simone Pettine   —   29/11/2017
Black Mirror
Black Mirror
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Il genere dei punta e clicca è ormai in via di estinzione, dopo aver regalato capolavori che forse le nuove leve conoscono solo di nome. Ci sono i vari Deponia, è vero, e di tanto in tanto qualche indie. Alcuni vogliono vedere gli eredi moderni nelle avventure grafiche di Telltale Games, e almeno in parte hanno ragione. A rimediare alla carenza ci pensa Black Mirror (no, la serie TV di Sky non c'entra nulla), sviluppato da King Art Games, ovvero i ragazzi di Raven e The Book of Unwritten Tales, e pubblicato da THQ Nordic. Se vi ricordate di un titolo omonimo pubblicato nel 2003 su PC, dimenticatelo. Black Mirror è un reboot, un nuovo inizio. Eredita parte delle meccaniche del predecessore, e le sue atmosfere, ma non richiede conoscenze pregresse di sorta. Ed è un vero peccato che come primo inizio non ponga altre basi solide che la trama, né un comparto tecnico soddisfacente.

Un po’ Crimson Peak, un po’ Lovecraft

Se avete visto Crimson Peak di Guillermo del Toro o letto uno qualunque dei racconti di Lovecraft, con Black Mirror vi ritroverete subito a casa. Una casa non troppo ospitale, avvinta dai tentacoli dell'inquietudine e della follia. L'atmosfera è infatti quella delle migliori storie gotiche/horror, condita di sapienti incursioni nel paranormale e nella psicanalisi. David Gordon, il protagonista, è costretto a portarsi sulle spalle un'antica maledizione che grava sul suo casato. E il ritorno alla dimora di famiglia, sperduta tra i monti scozzesi, non è di certo la strada migliore verso la guarigione. Il comparto narrativo di Black Mirror è l'asse portante dell'intera produzione, ciò che ci ha permesso di promuoverlo con un voto discreto, nonostante i palesi difetti di cui vi diremo. Non vogliamo anticiparvi nulla, né rovinare il piacere della scoperta, ma è importante sottolineare la bontà di una regia che si rivela intelligente, in grado di gestire i ritmi complessi e tesi della narrazione. È il 1926, e David Gordon torna a casa. Una casa che non ha mai visto prima, nella quale non ha vissuto, ma di cui tuttavia si ricorda. Ricorda episodi inquieti, traumi che l'hanno visto protagonista. Suo padre è scomparso poche settimane prima, e per motivi legali il nostro eroe è costretto a partecipare alla riunione di famiglia.

La recensione di Black Mirror

Che qualcosa non vada, in casa Gordon, è chiaro sin da subito. Lo si intuisce dalla magione invasa dalle ombre anche in pieno giorno, dall'arrivo a tarda notte, dalle poche e terrorizzate parole della servitù. Dal maggiordomo che invita a restare nelle proprie stanze fino all'alba, perché "c'è qualcosa di molto più pericoloso in giro di un orologio a pendolo che suona a suo piacimento". Sembra infatti che qualcosa, o qualcuno, si aggiri tra i boschi, le rocce, e la casa. A noi il compito di svelare il mistero, raccogliendo indizi, collegando documenti, interrogando i presenti, esplorando i dintorni, un capitolo dopo l'altro. La storia di David Gordon è avvincente, tesa, oscura, incentrata sui pericolo del mondo esterno ma anche su quelli che vengono dall'interno, dalle visioni e dagli incubi. Se amate le avventure grafiche, sarà difficile non farsi prendere dal titolo. E se non vi prenderà, è probabile che vi diano una mano i tanti problemi che lo affliggono.

La recensione di Black Mirror

Trofei PlayStation 4

Black Mirror farà la gioia dei cacciatori di trofei: sono appena 22 gli obiettivi, ma soprattutto d'oro e d'argento, e non manca neppure il platino. Soprattutto, sembra che solo uno di essi sia mancabile durante l'avventura, ma in caso facilmente recuperabile nei primi momenti di una nuova partita. Tutti gli altri richiederanno semplicemente di completare la storia, un evento alla volta.

I demoni fanno paura, ma i problemi tecnici non sono da meno

Se Black Mirror appartiene al filone delle avventure grafiche, il gameplay è quasi perfettamente adattato ai tempi moderni, dalla gestione del personaggio in terza persona alla presenza di filmati interattivi, che a volte propongono anche striminzite sessioni QTE. La gestione dell'inventario e l'interazione con gli oggetti a schermo sono quelli degli adventure game attuali, ma tutto ha allo stesso tempo il sapore dei tempi andati: questo sapiente equilibrio permea Black Mirror di un valore aggiunto, soprattutto per i nostalgici. Ad esempio, gli enigmi e i puzzle proposti lungo il percorso sono "vecchia scuola", particolarmente appaganti da risolvere, e in più di un'occasione ci terranno bloccati per un bel po'. Ma non manca all'appello, a fare da contraltare, un basilare sistema di scelte e bivi, anche se il più delle volte talmente elementare (e a tratti superficiale) da contare davvero poco. Il nostro compito è quello di esplorare stanza per stanza la dimora di famiglia e il circondario, interagire con personaggi e oggetti, sopravvivere alle nostre visioni, e fare luce sulla maledizione dei Gordon e sulla fine di nostro padre. Purtroppo Black Mirror è penalizzato da una miriade di fattori che rendono la progressione molto più frustrante e noiosa di quanto non dovrebbe essere. Partiamo dai sottotitoli in lingua italiana: per una volta che ci sono, i problemi di sincronizzazione con l'audio in inglese sono evidenti. Il personaggio dice e pensa qualcosa parlando ad alta voce, e i sottotitoli nel migliore dei casi si bloccano, senza riuscire a stargli dietro, fermandosi alla prima frase. O per qualche motivo iniziano a travisare completamente le sue parole. Ancora più frequenti sono le traduzioni completamente sbagliate, la più peculiare delle quali è "Vattene" per "Go back". Durante l'esame di un oggetto o dell'inventario non dobbiamo quindi "uscire" o "tornare indietro", ma andarcene. Sgarbati, questi scozzesi. Inquadratura e gestione della telecamera non sono molto più simpatici. Uno degli analogici controlla la visuale, parzialmente fissa all'interno di ogni ambiente, anche se il punto di osservazione è fisso come nei primi Alone in The Dark. L'altro è adibito invece al movimento del personaggio. Questo, almeno, in teoria: poi la telecamera inizia a bloccarsi, a spostarsi troppo velocemente o troppo lentamente, a incastrarsi da qualche parte facendoci perdere di vista David. I cui movimenti, bisogna dirlo, non è che siano molto migliori. A tratti sembra che il protagonista si sposti su un pavimento bagnato, mentre nei migliori dei casi i suoi controlli sono legnosi, poco responsivi, impacciati. A coronare il tutto arrivano anche i vistosi ed evidenti rallentamenti e cali di frame rate, sia negli ambienti aperti che in quelli chiusi; e i caricamenti tra una stanza e l'altra sono semplicemente assurdi, praticamente ogni dieci passi bisogna caricare da zero ogni singolo angolo della villa dei Gordon. La tensione dovrebbe provenire dalla vicenda, non dal comparto tecnico.

La recensione di Black Mirror

Conclusioni

Versione testata PlayStation 4
Multiplayer.it
6.8
Lettori (10)
5.9
Il tuo voto

Black Mirror offre una storia ispirata, interessante e dalla durata discreta, fitta di citazioni di classe verso altri media del genere gotico ed horror. Il problema è la realizzazione, afflitta da un comparto tecnico imbarazzante. Tra caricamenti angoscianti, cali di frame rate, telecamere ballerine, pecche grafiche variegate, la produzione sembra uno sviluppo ibrido tra la scorsa generazione e quella attuale. Questi fardelli impediscono a Black Mirror di ambire a voti più alti di quello che state per leggere. E abbiamo anche voluto chiudere un occhio, sia perché c'è bisogno di più giochi di questo tipo, sia perché gli enigmi proposti e la narrazione sono davvero buoni.

PRO

  • L'avventura grafica che stavate aspettando
  • Enigmi intelligenti e variegati
  • Ottimo il doppiaggio in lingua inglese, gradita la presenza dei sottotitoli

CONTRO

  • A proposito dei sottotitoli, spesso vanno completamente per conto loro
  • Caricamenti lenti, frequenti, e a un certo punto anche inspiegabili
  • Tecnicamente è afflitto da problemi di varia natura