Finding Paradise: la recensione dell’atteso sequel di To The Moon 66

Kan Gao mette sotto l'albero di Natale una nuova avventura, bissando il successo di quella precedente

RECENSIONE di Rosario Salatiello   —   19/12/2017

Se nel 2011 bazzicavate da queste parti, saprete che per noi come per tanti altri To the Moon è stato una vera e propria rivelazione. Un macigno puntato allo stomaco dei giocatori, un colpo sparato dritto al cuore in grado di far piangere anche gli animi più gelidi. Se all'epoca ci siamo sciolti come ghiaccioli al sole, il merito è stato principalmente di Kan Gao, persona dotata di una serie di talenti come davvero poche altre nel mondo dei videogiochi. Insieme all'indiscutibile abilità nell'ideare e raccontare la storia di To the Moon attraverso questo media, Gao dimostrava anche una perfetta padronanza della composizione musicale, firmando una colonna sonora semplicemente perfetta. Con tante belle parole spese a favore di To the Moon era impossibile non pensare a un seguito, per il quale abbiamo dovuto però aspettare sei lunghi anni. Nel mezzo, con A Bird Story abbiamo avuto un antipasto di quello che ci avrebbe aspettato, ed è a distanza di tre anni da quest'ultimo che Finding Paradise fa finalmente il suo debutto. Un titolo atteso con grande ansia da tutti coloro i quali hanno avuto modo di apprezzare To the Moon, al punto da spingere qualche giorno fa lo stesso Kan Gao a mettere su YouTube un video in cui tentava di smorzare le aspettative. Per quanto ci riguarda, vi possiamo anticipare che avrebbe potuto farne senza ombra di dubbio a meno, perché Finding Paradise è il sequel che To the Moon meritava. Andiamo a vedere perché.

Dovrei giocare a To the Moon e A Bird Story?

Accostandovi a questa recensione, è molto probabile che vi siate posti la domanda che dà il titolo a questo box. La risposta è abbastanza semplice: prima di avventurarvi oltre nella lettura, vi consigliamo infatti caldamente di recuperarli entrambi. Complici degli sconti per celebrare l'uscita di Finding Paradise, la spesa da affrontare per assicurarsi To the Moon e A Bird Story in questo momento non supera i 5 euro: praticamente il prezzo di una birra da investire per arrivare preparati a questo appuntamento. Coglierete tutti i legami di Finding Paradise coi suoi predecessori, ma soprattutto non rischierete di farvi anticipare qualcosa da terzi.

Dalla Luna al Paradiso

All'apparenza Finding Paradise non contiene legami diretti con To The Moon, condividendo con quest'ultimo solo le attività della Sigmund Corp. che fanno da sfondo alle due storie scritte da Kan Gao. Così come in precedenza è toccato a Johnny e alla sua voglia di andare sulla Luna, Finding Paradise ci mette alle prese con l'ultimo desiderio di Colin, pilota di aerei in pensione rivoltosi alla suddetta società per modificare i propri ricordi. La Sigmund Corp. possiede infatti una tecnologia in grado di dare alle persone una "seconda possibilità", entrando all'interno delle loro menti per innestarvi in stile Inception fatti in realtà non avvenuti, ma grazie ai quali concedere un ultimo minuto libero da rimpianti prima della dipartita. Le possibili conseguenze dell'uso di questa tecnologia la rendono infatti utilizzabile solo in punto di morte, momento in cui i dottori della società arrivano al domicilio del cliente con la loro attrezzatura. Ritroviamo così le vecchie conoscenze Eva Rosalene e Neil Watts, professionisti della Sigmund Corp. visti nel primo capitolo, ora tornati per soddisfare il desiderio di Colin. Un lavoro all'apparenza simile a tanti altri, ma che ben presto inizia a dimostrare le sue difficoltà: Colin sembra infatti aver vissuto una vita felice, con un lavoro che amava così come la sua famiglia composta dalla moglie Sofia e dal figlio Asher. Lo conferma il fatto che Colin chiede alla Sigmund Corp. di non modificare niente che riguardi la propria famiglia, senza apparire in grado di esprimere cosa voglia realmente ottenere dall'operazione. Arrivati sul luogo, Eva e Neil devono dunque scoprire per prima cosa come fare per soddisfare il desiderio di felicità di Colin, partendo dal ricordo più recente fino ad arrivare alla sua infanzia. L'esperienza non si dimostrerà lineare come quella di Johnny, mettendo a dura prova le abilità dei dottori nel portare a termine il loro lavoro. Rispetto alla storia d'amore di To the Moon, Finding Paradise affronta tematiche filosofiche come l'accettazione dell'età adulta, il confronto con la solitudine e la ricerca della felicità nella vita, fino a portare tutti a riflettere sull'aspetto etico dell'attività svolta dalla stessa Sigmund Corp. Argomenti meno diretti, e per questo forse in grado di far piangere meno (anche se vi abbiamo già consigliato di tenere a portata i fazzoletti), ma che comunque dopo aver finito Finding Paradise entreranno goccia dopo goccia nella vostra mente, facendovi sentire arricchiti da questa avventura. Vorremmo davvero dirvi di più, ma questa non è la sede: senza ulteriori dettagli quello che invece possiamo dire è che Kan Gao ha messo in piedi una storia diversa da quella precedente, ma in valore assoluto altrettanto toccante. Chapeau.

La strana coppia

La centralità della trama rende anche Finding Paradise un racconto interattivo, più che un videogioco, come il suo predecessore. Il giocatore può scegliere di controllare i protagonisti tramite joypad, tastiera o mouse, con quest'ultima scelta da noi preferita rispetto alle prime due a causa di alcune imprecisioni nella loro gestione. A livello generale, oltre al movimento c'è un bottone per interagire con l'ambiente circostante e un altro per accedere al diario del gioco, contenente fatti degni di nota sulla storia di Colin. Come in precedenza la storia viene raccontata attraversando i ricordi del paziente, individuando in ogni scena un elemento (il cosiddetto memento) che la colleghi con la successiva, insieme ad alcuni ricordi dotati di una certa importanza con cui sbloccarlo. Il tutto si porta a compimento girovagando per il ricordo di turno, interagendo in modo elementare con l'ambiente circostante per raccogliere i dati necessari. Gli unici puzzle che ci si ritrova ad affrontare sono quelli proposti in fase d'attivazione del memento, dove incastrare i vari elementi in una specie di Forza 4. Pur introducendo con l'avanzare del gioco nuove dinamiche, queste fasi non si presentano mai particolarmente impegnative, permettendo anzi al giocatore di centrare la combinazione giusta anche cliccando a caso. Questi attimi servono più che altro a spezzare una fase da quella successiva, entrando a gamba tesa anche su situazioni particolarmente pesanti dal punto di vista emotivo. Lo fanno allo stesso modo i minigiochi inseriti in una delle fasi successive di Finding Paradise, in cui ci si ritrova perfino in un picchiaduro e in una lotta con un boss come se fosse un gioco di ruolo giapponese. Questo è probabilmente il modo in cui Kan Gao ha voluto rispondere a chi lamentava la pressoché totale assenza di gameplay in To the Moon, aspetto di cui non vogliamo comunque lamentarci anche nel caso di Finding Paradise. Trama e ambientazione di questo gioco sono già in grado di reggere perfettamente da sole la scena, e l'aggiunta di eventuali elementi che non le riguardino non farebbe altro che distogliere il giocatore da esse. La coppia composta da Neil ed Eva è sempre più spassosa: lui continua a dimostrarsi cinico e dalla battuta facile, anche se alcune sue azioni portano il giocatore a riflettere su cosa ci sia realmente dietro questi comportamenti, mentre lei appare sempre pragmatica negli scambi che si consumano quasi di continuo, attingendo come in passato anche da altre opere per alleggerire un po' il carico emotivo.

L’arte di Gao

Nonostante sia stato realizzato con RPG Maker, Finding Paradise riesce a risultare ben dettagliato dal punto di vista grafico, a testimonianza di un grande impegno profuso anche in questo aspetto. Ogni scena è curata nei minimi dettagli, così come le interazioni dei vari personaggi che riescono ad abbattere il muro della pixel art a 16 bit per dimostrarsi ottimamente espressivi, producendosi in smorfie e altre animazioni che non credevamo si potessero riprodurre con questa tecnologia. Qualche piccolo rallentamento mina la fluidità del gioco in alcune fasi, ma è probabilmente segno del fatto che RPG Maker è spremuto al massimo delle sue possibilità. Anche stavolta la colonna sonora può essere presa e commentata singolarmente come un'opera di altissima fattura, confermando così l'abilità di Kan Gao nella composizione. Rispetto a To the Moon forse manca un brano particolarmente memorabile, ma siamo sicuri che la scala suonata da Colin e la voce di Laura Shigihara riusciranno comunque a fare breccia nei vostri cuori. Pianoforte e violoncello ci accompagnano per tutta la durata di Finding Paradise, ed è giusto affermare che senza il loro apporto il gioco non riuscirebbe a colpire così come invece riesce a fare. Segnaliamo la necessità di un buon livello d'inglese per cogliere tutte le sfumature dei dialoghi, o quantomeno la presenza di un vocabolario al proprio fianco. Chi vorrà aspettare la traduzione in italiano sappia che essa è già in fase di realizzazione.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Sistema operativo: Windows 10 - 64-Bit
  • CPU: Intel Core i7 920 @ 4,2 GHz
  • RAM: 16 GB
  • Scheda video: NVIDIA GTX 970
Requisiti minimi
  • Sistema operativo: Windows XP, Vista, 7, 8, 10
  • CPU: Intel Pentium III 800 MHz+
  • RAM: 1 GB
  • Scheda video: 1024x768
  • DirectX: Versione 9.0c
  • Spazio su disco: 500 MB
  • Note aggiuntive: gira anche su una patata
Digital Delivery
Steam
Prezzo
9,99 €
Multiplayer.it

9.2

Lettori (21)

9.2

Il tuo voto

Finding Paradise è il seguito che To the Moon meritava. Dovrebbe bastare questo per farvi correre immediatamente a comprare questa nuova gemma, diversa nella fattura e apparentemente più confusionaria, ma altrettanto abile alla fine a toccare le corde più profonde dell'animo di chi si trova davanti al monitor. Se come in passato sarete disposti ad aprire il vostro cuore a Finding Paradise, le cinque ore necessarie per completarlo voleranno (purtroppo) via in un battibaleno.

PRO

  • Nuova storia al livello della precedente
  • La trama matura e va avanti
  • Colonna sonora originale ancora da brividi

CONTRO

  • L'assenza di dinamiche di gioco vere e proprie potrebbe non piacere
  • Trama un po' più difficile da capire pienamente