The Inpatient: la recensione del prequel di Until Dawn 75

Supermassive Games torna a spaventarci con l'aiuto di PlayStation VR

RECENSIONE di Rosario Salatiello   —   23/01/2018

Per Supermassive Games, l'uscita di Until Dawn ha segnato solo l'inizio di un percorso che ha portato questo team di sviluppo a legarsi al suo horror di stampo cinematografico per la realizzazione di altri progetti. Il team con base a Guildford ha inoltre abbracciato sin dall'inizio col proprio lavoro la tecnologia di PlayStation VR, figurando tra i nomi che hanno partecipato al lancio del visore di realtà virtuale grazie a Until Dawn: Rush of Blood. Un titolo quest'ultimo non esente da difetti, ma comunque in grado di difendersi in quello che è stato un parco giochi dalla qualità altalenante per PlayStation VR alla sua uscita. Accoppiando la buona qualità narrativa di Until Dawn con il lavoro svolto con Rush of Blood, l'annuncio di The Inpatient avvenuto nel corso dell'E3 2017 è stato accolto da molti con l'aspettativa di una prova di maturità in ambito VR da parte di Supermassive Games, che potesse magari avvicinarsi alla tuttora inarrivabile esperienza horror fatta un anno fa con Resident Evil 7. Le angoscianti ambientazioni del Blackwood Sanatorium e le leggende dei Nativi Americani, del resto, sembravano avere tutte le carte in regola per mettere il giusto livello di paura. Non ci resta che andare avanti per scoprire se The Inpatient riesce a farlo per davvero.

Indietro nel tempo

The Inpatient è ambientato nel 1952, circa sessant'anni prima rispetto a quanto narrato in Until Dawn. La scelta dell'anno non è ovviamente casuale, in quanto legato ad alcuni eventi ben noti a chi conosce l'ambientazione del titolo uscito in precedenza. Ci ritroviamo così nei panni di uno pazienti ricoverati presso il Blackwood Sanatorium, alle prese con la più classica delle amnesie che gli impedisce di ricordare il passato, a parte pochissimi flash su quanto accaduto prima di finire da quelle parti. Una volta messo il caschetto in testa, tutto quello che ci è dato sapere è che il nostro caso è seguito dal dottor Bragg, direttore della struttura, che sin da subito ci tiene a specificare di avere come unico interesse la nostra salute. Nel tentativo di recuperare la memoria, le cose prenderanno ovviamente una piega del tutto particolare, abbracciando le leggende che fanno da sfondo alla storia di Until Dawn per collegare le due storie. Chi ha avuto modo di giocare al primo titolo avrà ovviamente modo di cogliere i riferimenti che lo riguardano all'interno di The Inpatient, ma Supermassive Games ha comunque pensato questo gioco in modo che possa essere fruibile da chiunque.

Per quanto riguarda lo svolgimento della trama, dobbiamo dire che esso non offre spunti di particolare rilievo, risultando lenta nella parte iniziale e prevedibile nel suo epilogo già a partire dalla prima mezz'ora di gioco. O forse dovremmo dire dopo il primo quarto, visto che The Inpatient condivide lo stesso limite di altri giochi usciti solo per la realtà virtuale: la durata. La vicenda ambientata nel Blackwood Sanatorium può essere infatti completata in un tempo che si aggira tra le due e le tre ore, lasciando quindi il sapore di una "VR experience" invece che di un gioco vero e proprio a chi la porta a termine. La presenza di alcuni elementi collezionabili prova un po' ad aggirare il limite della durata, insieme allo stesso effetto farfalla di Until Dawn che promette di modificare l'epilogo di The Inpatient in base alle nostre scelte. La curiosità di vedere le varie diramazioni potrà forse portare alcuni a portare a termine l'avventura più di una volta, ma considerando il prezzo di 39,99 euro non possiamo fare a meno di ritenere che tutto ciò sia troppo poco per risultare soddisfacente.

Trofei PlayStation 4

The Inpatient offre un totale di ventidue Trofei, di cui uno di tipo Platino, sei Oro, dieci Argento e quattro Bronzo. Molti di essi possono essere ottenuti portando almeno una volta a termine il gioco, ma chi vuole collezionarli tutti quanti dovrà essere pronto a fare almeno un secondo giro nel Blackwood Sanitarium, se non anche un terzo per sbloccare tutte le alternative possibili.

Quattro salti... sulla sedia

Dal momento in cui la situazione del Blackwood Sanatorium inizia a precipitare, The Inpatient ci cala in un'atmosfera dai toni estremamente oscuri, in cui gli attimi di lucidità del protagonista si alternano ad alcune fasi oniriche. Queste ultime risultano senza dubbio le più riuscite, sebbene a conti fatti esse riescano a spaventare veramente solo nei momenti in cui ricorrono al vecchio trucco del "jump scare". I giocatori più sensibili riusciranno forse a trovare qualche elemento di disturbo al loro interno, ma a conti fatti ci saremmo aspettati delle trovate un po' più inquietanti a livello psicologico. L'esperienza di gioco di The Inpatient è comunque studiata per fare in modo che il giocatore si senta quanto più possibile immerso nell'avventura, e questo è senza dubbio l'aspetto in cui il lavoro di Supermassive Games riesce maggiormente. Dopo aver scelto sesso e colore della pelle del nostro personaggio, li ritroviamo poi all'interno del gioco grazie al suo modello, completamente visibile muovendo la testa. Il sistema di controllo lascia la possibilità di scelta tra il DualShock 4 di base o l'uso dei due PlayStation Move: nel primo caso è possibile godere di una maggiore precisione nei movimenti, mentre nel secondo viene garantito un tipo d'interazione più coinvolgente con gli elementi presenti nel gioco. Considerando che non ci sono combattimenti o scene concitate, possiamo dire che la preferenza può essere accordata ai due PlayStation Move, grazie ai quali azioni come il puntamento di una torcia o l'apertura di una porta risultano senza dubbio più realistiche. L'ultima trovata degli sviluppatori per coinvolgere il giocatore riguarda il riconoscimento vocale, al quale è possibile fare ricorso per esprimere le proprie scelte nei dialoghi: tipicamente ci ritroviamo a dover selezionare una tra due diverse opzioni, con la possibilità quindi di esprimere con la nostra voce ciò che il protagonista sta dicendo all'interno del gioco. Il riconoscimento è disponibile anche per la lingua italiana (i dialoghi sono interamente doppiati) e nella nostra prova ha funzionato piuttosto bene, permettendo così al giocatore di parlare a tutti gli effetti con Bragg e gli altri personaggi di The Inpatient.

In giro per corridoi

Dal punto di vista tecnico The Inpatient si mostra perfettamente in palla, ovviamente per quelle che sono le limitazioni imposte da PlayStation VR soprattutto in senso grafico. La presenza di luoghi chiusi e poco illuminati ha dato a Supermassive Games la possibilità di lasciarsi andare alla cura dei dettagli, mettendo a punto una resa visiva che esalta alcuni effetti luce. Anche l'audio ha senza ombra di dubbio le sue qualità, accompagnando il giocatore nelle fasi d'esplorazione del Blackwood Sanatorium con rumori sinistri e altre trovate che alimentano la tensione. In termini tecnici l'unico difetto veramente riscontrabile riguarda i caricamenti, a volte esagerati nella loro frequenza che finisce così per spezzare l'azione di gioco. Per quanto riguarda il malessere da movimento infine, nulla da segnalare se non la presenza della solita opzione per definire i gradi di rotazione, fino ad arrivare al movimento fluido.

Digital Delivery
PlayStation Store
Prezzo
39,99 €
Multiplayer.it

5.8

Lettori (16)

7.9

Il tuo voto

Alla fine dei giochi, The Inpatient suona come un'occasione mancata. La fatica dei creatori di Until Dawn riesce a esprimersi su buoni livelli soprattutto dal punto di vista tecnico, zoppicando però vistosamente in ambito narrativo. A una storia breve e prevedibile si accompagnano pochissime trovate in grado di turbare oltre il "jump scare", rendendo quindi The Inpatient un titolo da giocare solo nel caso in cui abbiate amato in modo particolare Until Dawn. Approfittando magari di uno sconto nei prossimi mesi.

PRO

  • Buon comparto tecnico
  • Esplora i fatti celati dietro Until Dawn
  • Trama con diramazioni...

CONTRO

  • ...ma banale e con ben poco di psicologico
  • Decisamente troppo breve
  • Frequenza dei caricamenti a tratti elevata