Donkey Kong Country Tropical Freeze su Switch: la recensione 131

Donkey Kong arriva su Switch con un titolo già ampiamente apprezzato e qualche novità

RECENSIONE di Marco Perri —   01/05/2018

Indice

Questa è una di quelle recensioni che hanno sicuramente un senso e un peso oggi, ma ne avranno di più tra qualche trimestre, quando torneremo ad analizzare la situazione di Nintendo e l'uscita di Tropical Freeze per Switch non rappresenterà più unicamente la versione arricchita e migliorata di un gioco del 2014, bensì la summa strategica di una compagnia che tra pochi mesi festeggia 130 anni di vita e che ha appena concluso quello che a conti fatti è stato il più importante meeting azionario degli ultimi due lustri. Switch sta andando più che bene, Nintendo è in salute, ha gestito una forte riorganizzazione interna, sa cosa deve fare nel suo futuro e il secondo semestre dell'anno sembra infatti piuttosto ben carrozzato.

A differenza di Mario Kart 8 Deluxe, questa volta non c'è suffisso di mezzo. A livello comunicativo e di brand, Donkey Kong Country Tropical Freeze per Switch è in tutto e per tutto un prodotto inedito e assolutamente ritagliato per la nuova utenza, andando quindi a inserirsi in un semestre in cui Kyoto ha lavorato quasi esclusivamente di mantenimento, senza sparare release di peso che scuotessero Metacritic. La percezione della console è talmente sopra le righe da aver creato una sorta di filtro di positività, che riesce a capovolgere le consuete polemiche per remaster e affini. L'idea di giocare "quando e dove vuoi" riveste oggi un cardine di cemento fresco per parafrasare e rinverdire il concetto stesso di edizione rimasterizzata. Non solo: il fatto di riprendere un catalogo noto per la qualità ma anche per la sua sfortunata distribuzione posiziona i prodotti sotto un curioso alone di giustizia nel vederli risplendere di luce propria su una piattaforma finalmente di successo.

Scimmie evolute

Chiuso il cappello di attualità giungiamo alla parte divertente, quella in cui abbiamo finalmente la chance di abbracciare nuovamente, nella sua forma migliore, un titolo che merita ben più credito. Abbiamo pubblicato in questi giorni un po' di storia di brand e personaggi, quindi speriamo che conosciate Retro Studios un pochino meglio.

Con i suoi sette mondi, segreti, livelli nascosti e strade alternative, Tropical Freeze è composto da meccaniche di grandissima attualità, irrobustite da un gameplay solido e variegato. Ci piace rimarcare come il brand abbia subito una sterzata artistica rispetto alla direzione degli Stamper, impostando l'avanzamento su una maggiore attenzione al platforming puro rispetto alla trilogia del Super Nintendo. Gli elementi di design con importanza pratica sono molto più fusi con un grande tempismo di salti e piattaforme, risultando spesso in una sorta di balletto in aria dove comandano precisione al pad e inerzia dei corpi. Pensando all'eredità degli inglesi, ognuno risolverà il grande interrogativo del meglio-peggio a modo suo, ma nel nostro caso l'approccio Retro è semplicemente da porre su un piano di diversità e di continuità, invece che di (indubbia) qualità. I ragazzi di Kelbaugh hanno ripreso l'evoluzione del Returns e l'hanno fatta iniettata di steroidi: il prodotto risultante è splendido nell'arte, nella forma, nella quantità di piccoli elementi che donano vita al quadro, nelle animazioni curatissime dei suoi protagonisti, nel feedback ludico finalmente avulso da sensori di movimento. È un amalgama che ci ha sempre convinto, nonostante al tempo qualche critica su difficoltà e poco coraggio delle novità che però appaiono oggi più parte di un progetto piuttosto che un capriccio mal gestito, frutto proprio della sterzata di cui sopra. A posteriori, Tropical Freeze rappresenta la maturità di sviluppo di un team che voleva e vuole oggi affermarsi come degno erede delle caratteristiche da sempre tipiche del brand, che vengono prese e sposate alla visione di Tanabe e Miyamoto, risultando quindi in una grande enfasi di platforming dove vince più il fattore 2D dinamico che non l'estro strategico di fermarsi a pensare a come utilizzare questo o quell'elemento di game design.

Certo, non mancheranno i punti di riflessione, ma la nuova direzione di Donkey Kong è tecnica, più di precisione, meno di innovazione costante. Nei mondi più avanzati troverete belle idee ludiche e visive ma saranno sempre e comunque asservite a un flusso che vi spingerà ad andare avanti, una corsa dove ogni tanto rifiatare per poi ributtarsi a capofitto nella danza di salti e calcolo di frame e millimetri. Qui torniamo al centro del precedente paragrafo: oggi parliamo consapevoli della visione della produzione nintendiana degli ultimi anni, quindi ciò che un tempo sentivamo di additare come critica - o come mancanza di una visione a tutto tondo di un team a furor di popolo eletto a paladino della saga di Metroid - oggi ha un sapore concreto e preciso. È quindi semplice riprendere in mano il titolo e lasciarsi trasportare da questo dinamismo perenne - non tipicamente americano - che spinge in alto la visione Retro e traccia le linee di un futuro roseo per il franchise. A patto naturalmente che Wise rimanga saldamente alla guida della composizione delle tracce audio, che definire stupefacenti è dir poco. Lo scriviamo in grassetto, perché vi ricorderete di queste parole quando tra qualche anno sarete avvolti dalla nostalgia: questa è una delle più belle colonne sonore prodotte dal mondo dell'intrattenimento del nuovo millennio.

Vola Funky!

Donkey Kong arriva su Switch non senza qualche novità, ma non sono solo queste a spiegare la scelta di battezzare appieno l'obolo richiesto. Fa tutto parte di quanto espresso nel primo paragrafo: l'aver messo in alto l'asticella di listino è frutto di una precisa scelta di vestirlo di primizia e novità, anche agli occhi di chi - come il sottoscritto - ne ha già goduto un playthrough completo. Non è quindi una scelta economica; è un sorta di percorso di rebranding nel gettare alle spalle il suo passato e colorare l'opera Retro di nuova linfa oggi, con caratteristiche in grado di gestire al meglio la transizione. Questo elemento, però, non lo esclude da una critica di appetibilità per l'utenza storica, mentre potrebbe esser digerito senza grandi crampi allo stomaco da chi ci arriva oggi per la prima volta, magari seguendo la scia di questa chiacchierata.

Parliamo di cosa non c'era fino a oggi: Funky Kong ha finalmente spazio per mostrare il suo valore. Dopo averlo acclamato in video, abbiamo testato l'avventura in sua compagnia. Funky è la perfetta soluzione per chi non ha troppa voglia di ululare di fronte a un gioco sicuramente non semplice, ancora meno da completare, ma non si limita solo a rendere il viaggio meno difficile: con cinque cuori invece che due, tutte le abilità dei comprimari racchiuse in una, la possibilità di roteare e spostarsi lentamente in aria, il personaggio regala un secondo punto di vista ai time trial (e di conseguenza speed run). Se quindi tre anni fa eravamo rimasti stupiti dalla difficoltà del titolo, Funky interviene per affermare il proprio diritto all'esistenza, cancellando a colpi di surf critiche pregresse. Veniamo ora alla parte più di hardware e performance. Non nascondiamo che buona parte del tempo a oggi trascorso con Tropical Freeze è stato in modalità portatile: è troppo una svolta il poter giocare da qualsiasi parte a un titolo del genere, staccare alla bisogna i Joy-Con e provare la libidine del multiplayer in locale. Dal punto di vista tecnico, il framerate rimane ancorato a 60, mentre la pulizia d'immagine è maggiore grazie all'incremento di risoluzione a 1080p in modalità docked. Come avrete forse già letto in giro, vi confermiamo che il tempo di caricamento tra livelli e mappa è molto inferiore alla controparte Wii U, peccato invece per l'assenza di contenuti aggiuntivi concreti: evidentemente, le nuove idee stanno già venendo investite per l'inevitabile terza parte della trilogia. Annuncio all'E3?

Multiplayer.it

8.8

Lettori (54)

8.2

Il tuo voto

Tropical Freeze su Switch non è una remaster, è piuttosto una riproposizione di un titolo sottovalutato e sottoesposto ai media al tempo e che oggi merita molto più di altri una seconda chance. Con Funky a risolvere i problemi di difficoltà per i meno avvezzi e la miglior pulizia grafica, l'arrivo su Switch dello scimmione permette - più che in passato - di godere in maniera completa di un gioco strepitoso, grazie a una portabilità perfetta per il genere platform a due dimensioni. Abbiamo concluso che il dinamismo del level design sia un valore aggiunto, che inserisce Retro su un binario molto differente all'eclettismo degli Stamper, risultando in un'esperienza più diretta e per certi versi godibile, nonché rigiocabile. Per Nintendo, Tropical Freeze è un gioco nuovo a tutti gli effetti, pertanto capiamo il fastidio nel dover digerire un prezzo pieno ma d'altro canto, se questo è l'unico ostacolo da superare per avere tra le mani la maestria incrociata degli artigiani di Austin e Kyoto, forse potete anche permettervi di chiudere un occhio, buttarvi nell'avventura e alzare il volume.

PRO

  • Gratificante sia in docked che portatile
  • Lungo, corposo, pieno di segreti
  • Ora con doppio livello di difficoltà

CONTRO

  • Mancano contenuti aggiuntivi di grande peso
  • Prezzo pieno