Antigraviator: la recensione  12

Il genere dei racer futuristici alla WipEout sforna un nuovo, interessante, velocissimo esponente

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   07/06/2018

Annunciato lo scorso dicembre, Antigraviator ci proietta due secoli nel futuro, in uno scenario in cui le gare di velocità hanno assunto forme completamente nuove ed estreme, utilizzando tecnologie inedite per la creazione di tracciati ampi e vertiginosi, nonché di veicoli che siano in grado di percorrerli senza incorrere in alcun fenomeno di attrito, in quanto dotati di dispositivi antigravitazionali. Le influenze del classico WipEout appaiono insomma evidenti fin da subito, e il titolo sviluppato da Cybernetic Walrus non fa nulla per smentirle; anzi, si inserisce orgogliosamente all'interno di un sottogenere, quello dei racer futuristici, che negli ultimi anni sembra in grande spolvero, basti pensare a produzioni come Fast RMX o l'italianissimo Redout. Chiaramente il rischio di risultare smaccatamente derivativi e incapaci di proporre una visione concreta è dietro l'angolo, ed è proprio fra le maglie di questo inconveniente non da poco che Antigraviator finisce per lanciarsi. A tutta velocità.

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La situazione è Grav

Il peculiare mix di synth dal gusto retrò (ci ha ricordato l'epoca dei sistemi a 16 bit, ma in effetti non nel senso buono) e un'interfaccia stilisticamente poco riuscita rappresentano un biglietto da visita non proprio positivo per Antigraviator, ma confidiamo che almeno uno di questi aspetti possa godere di un sostanziale miglioramento con i prossimi aggiornamenti del gioco, magari prima dell'approdo su PlayStation 4 e Xbox One. Dalla schermata di avvio, il racer di Cybernetic Walrus mette sul tavolo un set di opzioni abbastanza tradizionale fra campagna, gara veloce e comparto online, quest'ultimo al momento un po' problematico in termini di matchmaking (il titolo è appena uscito e c'è poca gente) ma in grado di regalare sfide divertenti, volendo anche in locale via split-screen per un massimo di quattro partecipanti.

Il fulcro dell'esperienza è naturalmente rappresentato dalla campagna, che consente di affrontare ben otto campionati da sbloccare gradualmente, ognuno composto da quattro eventi di natura differente: possono essere gare tradizionali, countdown con l'eliminazione del veicolo in coda, deathmatch e altro ancora. Una volta in pista, l'esperienza si rivela fin da subito velocissima e fa leva su meccanismi consolidati per questo genere di prodotti, ovverosia l'obbligo di memorizzare i tracciati perché si possano evitarne le insidie e sfruttare al contempo le immancabili rampe di accelerazione, nonché raccogliere i rifornimenti che permettono, tramite la pressione del pulsante A sul controller, di utilizzare un furioso boost in grado di farci recuperare terreno laddove ci si trovi in difficoltà, oppure di aumentare la distanza che ci separa dagli inseguitori.

Trappole sul finale

Come già ampiamente chiarito, Antigraviator cerca di proporre un'esperienza vicina al classico WipEout, utilizzando lo stesso stile futuristico e gli stessi espedienti "narrativi", con gare ad altissima velocità a bordo di navicelle dotate di un sistema antigravitazionale. Il problema è che non bastano tali ingredienti per ottenere il miglior risultato possibile, e di questo ci si rende conto non appena il veicolo tocca contro un muro o, peggio, entra in collisione con le altre navi. La fisica del gioco è infatti inconsistente, non si avverte alcun peso da parte del mezzo che pilotiamo (cosa che invece veniva resa molto bene nel già citato Redout) e ciò si riflette anche sul gameplay, in quanto non è possibile basarsi su reazioni effettive per bilanciare eventuali manovre sbagliate. La possibilità di utilizzare un avvitamento per allontanare gli avversari che ci vengono addosso purtroppo non basta a metterci una pezza, e a conti fatti l'intera esperienza ne esce fortemente indebolita, priva della personalità necessaria per provare a ritagliarsi uno spazio all'interno di un filone che rimane molto affascinante, ma che pone dei paletti ben precisi per chi ci si vuole confrontare in maniera seria.

Il problema di Antigraviator è che se da un lato risulta inconsistente, dall'altro compie un grosso passo falso nel tentativo di differenziarsi da titoli come WipEout. Parliamo infatti del sistema di attacco delle navicelle, che non possono raccogliere sul tracciato i consueti missili, le barriere, le mine e quant'altro, bensì hanno unicamente la possibilità di attivare delle trappole che scattano in un punto preciso del percorso, senza dunque avere il controllo diretto di ciò che accade e di chi viene eventualmente colpito, né potendo sfruttare questa carta per danneggiare chi ci sta davanti, magari strappandogli la testa della corsa all'ultima curva grazie a un bel colpo messo a segno. Bene invece il sistema di potenziamento, che sebbene non risulti particolarmente sfaccettato consente, fra una gara e l'altra, di utilizzare i crediti guadagnati per acquistare nuovi Grav o componenti in grado di modificare in modo importante le prestazioni di quello in nostro possesso, nonché il suo aspetto estetico attraverso l'uso di tonalità differenti o skin complete.

Facciamoci due piste

Dal punto di vista tecnico Antigraviator svolge discretamente il proprio compito, consegnandoci una grafica fluida e, soprattutto, velocissima. I racer futuristici utilizzano una serie di espedienti per alleggerire il carico, è cosa nota, e questo titolo non fa eccezione, evitando di appesantire le strutture poligonali con texture particolarmente definite. Alla fine dei conti l'ottimizzazione è buona ma non ottima, senza dubbio per via dei limiti dell'engine Unity, che quanto a prestazioni brute non è certamente un campione. Ci aspettavamo infatti di riuscire a far girare il gioco senza troppi problemi a 2160p e sessanta frame al secondo sulla configurazione di prova, del resto parliamo di un colpo d'occhio decisamente più essenziale rispetto a quello di Forza Motorsport 7, ma non ci siamo riusciti.

A 4K reali il sistema si rifugia infatti nella tranquillità dei trenta fotogrammi con motion blur, inadatti a questo tipo di esperienza, mentre non abbiamo riscontrato grossi problemi a far girare il tutto a 1440p e sessanta fotogrammi, tenendo le impostazioni al massimo. L'unico inconveniente, di fatto, sta in un paio di fastidiosi scatti che solitamente si verificano all'inizio di ogni gara, e che fanno saltare anche la continuità dell'audio. Sul fronte del design vero e proprio, i dodici tracciati disponibili ci sono sembrati ben fatti e bilanciati, con sezioni interessanti ma privi di originalità e incapaci di sorprendere per le soluzioni adottate. Lo stesso discorso può essere fatto per i veicoli, che vantano un aspetto piacevole ma caratterizzato anch'esso da un approccio molto derivativo.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Core i5 6600K
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1070 Jetstream
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 10
Requisiti minimi
  • Processore: Intel Core i5 da 2,7 GHz
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 660 Ti
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Hard disk: 6 GB di spazio richiesto
  • Sistema operativo: Windows 7 SP1, Windows 8, Windows 10
Requisiti consigliati
  • Processore: Intel Core i5 da 3 GHz
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 960
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Hard disk: 6 GB di spazio richiesto
  • Sistema operativo: Windows 7 SP1, Windows 8, Windows 10
Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam
Prezzo
22,99 €
Multiplayer.it

6.8

Lettori (2)

8.5

Il tuo voto

Antigraviator prova ad affrontare il genere dei racer futuristici mettendo in campo una struttura tradizionale, con al centro una campagna composta da un discreto numero di eventi man mano più complessi. L'azione è particolarmente veloce e frenetica, e fa leva su meccanismi ben collaudati come l'obbligo di memorizzare i tracciati per poterne sfruttare le peculiarità ed evitarne le immancabili insidie, mettendoci peraltro a disposizione un interessante sistema di potenziamento per il Grav, con componenti che vanno acquistati impiegando i crediti guadagnati con le gare. I problemi grossi del titolo di Cybernetic Walrus, oltre alla natura chiaramente derivativa del progetto, stanno nell'evidente inconsistenza della sua fisica, un fattore fondamentale per donare letteralmente corpo al gameplay, e nelle infelici soluzioni adottate per quanto riguarda la gestione delle manovre d'attacco.

PRO

  • Molto veloce, a tratti spettacolare
  • Interessante sistema di potenziamento
  • Gameplay semplice e immediato...

CONTRO

  • ...ma privo di carattere per via della fisica inconsistente
  • Il sistema delle trappole non ci è piaciuto neanche un po'
  • Molto derivativo in ogni ambito