Dusk, recensione di uno shooter vecchia scuola per Nintendo Switch e PC

Dopo aver raggiunto una notevole notorietà su PC, Dusk arriva anche su Nintendo Switch con una conversione davvero ottima, scopriamola nella recensione

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   06/12/2021
80

Tra i vari neologismi che sono emersi in questi anni per spiegare generi e tendenze nel mondo dei videogiochi ce n'è uno particolarmente ridicolo - e anche sbagliato in termini concettuali - ma riuscitissimo sia per quanto riguarda la sonorità che il fatto di condensare perfettamente in due parole la sua complessa idea: "boomer shooter". Con questa definizione si intende la rievocazione nostalgica dello sparatutto in prima persona classico, ovvero quello appartenente ai primi anni '90, alle origini del genere. C'è da dire che l'uso del termine boomer sarebbe anche scorretto per un'ampia serie di motivi, ma quello che conta è l'autoironia con cui viene applicato e la precisa immagine che emerge da una definizione del genere all'interno di un mercato videoludico dominato da Fortnite, i nuovi Call of Duty e simili.

Invece di stare a lamentarsi su quanto si giocasse meglio quando si stava peggio e andare a vedere i cantieri per strada, qualche gruppo di sviluppatori ha pensato bene di rimboccarsi le maniche e proporre precisamente quel tipo di shooter al giorno d'oggi, con tanto di grafica fedele allo stile dell'epoca e gameplay spinto a mille. Un'operazione che in certi casi riesce perfettamente, come vediamo in questa recensione di Dusk.

New Blood Interactive ha preso gli elementi di base di vecchi FPS come Quake, Heretic, Hexen e Painkiller e li ha ricomposti in un amalgama che è ovviamente derivativa, ma non manca di un carattere specifico e molto spiccato, riuscendo soprattutto a essere immediato e divertente, mettendo il gameplay in cima a tutto e dimostrando ancora una volta, dopo Ion Fury, Project Warlock e simili, che questo tipo di esperienze ha ancora parecchio da dire.

Gameplay: Azione d'altri tempi

Dusk, un'immagine con alcuni cultisti incappucciati, tra i nemici più "tranquilli"
Dusk, un'immagine con alcuni cultisti incappucciati, tra i nemici più "tranquilli"

È possibile selezionare uno fra tre livelli di partenza ma non c'è proprio tempo per alcun elemento narrativo esplicito in Dusk, visto che ci troviamo subito immersi nell'azione fin dai primi istanti di gameplay, con un livello di sfida che risulta già selettivo nelle primissime aree di gioco. Quello che emerge, dando veloci occhiate ai dintorni (l'unica cosa concessa, considerando il ritmo) è che abbiamo a che fare con un orrore derivato da un misterioso culto, che sembra mischiare i demoni di Doom a elementi metafisici tipo Lovecraft, tra altari misteriosi, luoghi dediti a una qualche religione ancestrale e simbologie bizzarre. È tutto un pretesto per scatenare la violenza feroce che va in scena fin dai primi secondi di gioco. I livelli composti da aree più o meno grandi, al chiuso o all'aperto, pieni di nemici di vario tipo intenti a colpirci utilizzando diversi attacchi a contatto o a distanza, costringendoci a cercare di schivare i colpi e rispondere con armi da fuoco o corpo a corpo.

È un ritorno agli elementi base del videogioco come sfida costante, che richiede abilità e tempismo nel destreggiarci in un mondo caratterizzato da un pericolo pervasivo e opprimente, in cui la sopravvivenza è sempre in bilico. Un mirino al centro dello schermo, ambientazioni costruite con pochi poligoni e nemici a volontà da eliminare il più velocemente possibile: questi sono gli ingredienti della formula più classica del mondo, ma sempre perfettamente funzionale.

Quello che colpisce di Dusk è la velocità e fluidità dell'azione: non c'è un tasto per la corsa perché il movimento base è già velocissimo, e questo dice molto del gameplay, tutto incentrato sulla schivata e la rapidità nell'eliminazione delle minacce, senza scudi o rigenerazione dell'energia ma con i buoni vecchi medikit da raccogliere in giro, quando possibile. Una caratteristica che emerge molto chiaramente è la sensazione del danno inferto, cosa che risalta sia utilizzando una delle numerose e variegate armi da fuoco sia in quelle melee, che comprendono spade, falci e altri mezzi in grado d'infliggere colpi atroci e pesanti sui nemici.

Livelli semplici ma con costrutto

Dusk parte da un villaggio rurale, come nell'immagine, e ci trasporta in un incubo metafisico
Dusk parte da un villaggio rurale, come nell'immagine, e ci trasporta in un incubo metafisico

Si nota una certa progressione logica fra le tre "campagne" selezionabili all'inizio, con una che rappresenta il prosieguo naturale dell'altra, anche se si possono affrontare in ordine sparso. Si parte dalle sezioni più esterne di un villaggio rurale ormai in mano a una misteriosa setta di cultisti per passare poi a una sezione industriale e infine verso cripte e laboratori, in una discesa nell'orrore che trasfigura le ambientazioni in un incubo sempre più surreale. In tutto questo, emerge anche una notevole cura nel design dei livelli: sebbene sulle prime il tutto sembri semplicemente funzionale alla distruzione più veloce e violenta possibile, i livelli sono costruiti con un certo criterio, riempiti anche di caratteristiche che stimolano l'esplorazione come passaggi segreti, oggetti da trovare, "tecnologie segrete", armi nascoste nonché elementi di vera e propria narrazione ambientale.

Il tutto segue sempre l'estetica estremamente low poly che caratterizza il gioco, ovviamente, ma la costruzione delle mappe rende i vari elementi di scenario e passaggi sempre piuttosto originali, aiutando anche un po' il senso dell'orientamento visto che è necessario anche un po' di backtracking per poter proseguire. Dusk riprende caratteristiche classiche e ormai desuete come la necessità di raccogliere determinate chiavi per aprire specifiche porte, pertanto l'esplorazione accurata degli ambienti diventa indispensabile per poter avere gli elementi per proseguire, anche se il tutto avviene sempre a super velocità. D'altra parte, nella semplicità generale della narrazione sono apprezzabili anche alcuni elementi che aiutano a costruire una sorta di "lore" nel gioco, come i messaggi scritti sulle pareti che aiutano a farci calare nelle sue particolari atmosfere.

Versione Nintendo Switch

Dusk propone livelli sempre più strani, come questo nello screenshot
Dusk propone livelli sempre più strani, come questo nello screenshot

Dusk è un gioco costruito principalmente per l'utenza PC e la volontà dimostrata dagli sviluppatori di portarlo su Nintendo Switch ha anche stupito, sulle prime. C'è voluto un po' di tempo, visto che il gioco è arrivato su Windows circa tre anni fa, ma il risultato è davvero notevole. Dal punto di vista tecnico non si rilevano particolari differenze con l'originale, ovviamente, considerando il livello volutamente basso imposto alla complessità grafica. Tuttavia, potevano esserci dubbi sul mantenimento delle stesse performance fulminee che caratterizzavano il gioco su PC, ma questi sono stati definitivamente fugati: anche su Nintendo Switch, Dusk fila liscissimo, a velocità impressionanti e senza perdere un colpo, mantenendo in maniera molto stabile i 60 fps, cosa di fondamentale importanza quando anche i nemici si spostano e attaccano come ossessi. Considerando che la base software è Unity, la quale porta spesso a risultati incerti sulla console Nintendo, è davvero lodevole il lavoro svolto da New Blood Interactive, anche tecnicamente.

Notevole anche la presenza di diverse opzioni e impostazioni da modificare per personalizzare l'esperienza, come il FOV slider per modificare il campo visivo e vari parametri grafici da regolare per venire incontro a diverse esigenze, oltre a una notevole quantità di livelli di difficoltà da selezionare che effettivamente modificano in maniera sostanziale l'esperienza. L'unica differenza davvero evidente rispetto alla versione PC si trova nel sistema di controllo: qui i Joy-Con emergono un po' come elemento limitante, visto che l'alta velocità dell'azione non si associa perfettamente alla sensibilità e alla corsa degli stick analogici, ma è soprattutto questione di abitudine, magari partendo dai livelli di difficoltà più bassi per andare poi a salire. Infine, una menzione speciale va fatta per l'accompagnamento audio, che ovviamente propone brani in stile metal particolarmente azzeccati, da parte di Andrew Hulshult, autore delle colonne sonore anche di Brutal Doom e Quake Champions.

Commento

Versione testata Nintendo Switch
Digital Delivery Steam, Nintendo eShop
Prezzo 16,66 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (1)

9.4

Il tuo voto

Bisogna essere un minimo preparati prima di andare incontro a Dusk, perché l'impatto potrebbe essere brutale. Proprio come i grandi classici che vuole omaggiare, il gioco è violento, veloce e dinamico come gli FPS degli anni 90 e non perdona gli errori, costringendo a giocare sempre al limite, pompando adrenalina a ogni nuova stanza e rendendo anche necessario gestire con razionalità i livelli di difficoltà presenti. È ovviamente un gameplay molto basilare, volutamente lontano dalle profondità strutturali e narrative a cui siamo abituati oggi, ma in grado di recuperare l'essenza dell'FPS classico con un certo studio anche nel level design. Dusk trova la sua massima espressione nell'immediatezza degli scontri e nella velocità di esecuzione ma per apprezzarlo bisogna accettare di rinunciare a qualsiasi ricercatezza in termini di grafica e struttura, oltre a dover gestire un po' di difficoltà nel sistema di controllo su Nintendo Switch.

PRO

  • Gameplay veloce e immediato, che cattura subito
  • Una certa cura nel level design che favorisce l'esplorazione
  • Estetica semplice ma coerente, ottima colonna sonora
CONTRO
  • La ripetitività dell'azione si fa sentire a lungo termine
  • Maggiore varietà in armi e nemici avrebbe giovato
  • I controlli su Nintendo Switch non sono comodissimi