C'è sicuramente tanto lavoro dietro la realizzazione di EA Sports UFC 6, che arriva a quasi tre anni di distanza dalla precedente edizione per consolidare la propria posizione nell'ambito delle simulazioni di combattimento e introdurre tante migliorie, piccole e grandi, che vanno ad aumentare ulteriormente lo spessore tecnico del gameplay.
Al netto del controverso Flow State, tuttavia, percepire davvero queste novità non è semplicissimo se è da un po' che non vi cimentate con la serie. Così gli sviluppatori di EA Vancouver hanno pensato bene di caratterizzare questo episodio anche e soprattutto sul piano dei contenuti, introducendo ben due modalità a base narrativa: L'Eredità e Hall of Legends.
Dotazione e novità
Partiamo proprio dai contenuti e dalle due modalità che saltano all'occhio nella schermata principale di EA Sports UFC 6. La prima è L'Eredità, un racconto inedito in cui ci troveremo a seguire le vicende di Chris Carter partendo da una conferenza stampa che vede il lottatore in netta difficoltà quando viene menzionato il suo famoso padre e la possibilità che sia arrivato fin lì soltanto perché porta lo stesso cognome.
Un espediente narrativo che abbiamo visto in altre occasioni, con la storia che poi si "riavvolge" di diversi mesi, quando Chris si allena presso la palestra Believe MMA insieme al pupillo del coach, Danny Lopez: i due sembrano dotati di un grande talento e decidono di affrontare insieme il percorso che li porterà eventualmente a debuttare nell'UFC.
Tuttavia si verificano alcuni imprevisti e, fra malintesi e gelosie, nasce un'accesa rivalità che andrà a culminare proprio con la conferenza a cui abbiamo accennato poco fa. Si tratta di un racconto originale e ben diretto? Sì e no, diciamo che alcuni spunti li abbiamo trovati senz'altro validi, ma ci sono anche parecchie situazioni viste e riviste in ambito filmico.
Il problema più grande de L'Eredità, tuttavia, è la brevità della trama, che fondamentalmente si conclude nel giro di un paio d'ore, dopo il match più importante: a quel punto il percorso si trasforma in una normale carriera, senza ulteriori spunti narrativi e portando avanti l'impianto che già conoscevamo fra stipulazione dei contratti, sessioni di allenamento, potenziamento del personaggio e incontri, anche qui decisamente ripetitivo.
La seconda modalità inedita di EA Sports UFC 6 è la Hall of Legends, che si presenta come una sorta di piccolo Showcase (a proposito, avete letto la nostra recensione di WWE 2K26?) dedicato a tre diverse leggende dell'Ultimate Fighting Championship, ovverosia Max Holloway, Alex Pereira e Weili Zhang: al comando di ognuno di questi atleti dovremo portare a termine tre match decisivi, inframezzati da interviste e video tributi.
Dopodiché c'è la dotazione di base, che va dalla consolidata Fight Week alla Carriera (affrontabile con combattenti reali o creandone uno da zero), dall'opzione "Combatti Ora" al multiplayer online, che riprende la precedente impostazione senza cambiare praticamente nulla e che durante i test si è comportato bene, senza evidenti problemi di matchmaking o disconnessioni. Infine non mancano alcuni elementi di contorno e le personalizzazioni legate agli editor.
Un gameplay ulteriormente migliorato
Come accennato in apertura, gli sviluppatori di EA Vancouver hanno migliorato ulteriormente il gameplay rispetto al già ottimo impianto di cui vi abbiamo parlato nella recensione di EA Sports UFC 5, andando a valorizzare ancora di più le differenze fra i vari atleti, sfruttando un roster ulteriormente ampliato e traducendo la loro fisicità in una combinazione unica di velocità, potenza e portata dei colpi, che si manifesta anche quando affrontiamo la CPU.
Sebbene, dunque, il sistema di combattimento mantenga intatta la sua ormai tradizionale staticità, sono aumentati i risvolti tattici e strategici che rendono ogni incontro una battaglia di nervi, tempismo e precisione, dove una singola apertura può cambiare il corso dell'incontro e la resa degli impatti produce una sensazione ancora più soddisfacente.
La novità del Flow State si innesta proprio all'interno di questa cornice: si tratta del tentativo di portare sullo schermo un concetto ben noto agli appassionati di sport da combattimento, lo "stato di grazia" che un atleta riesce talvolta a raggiungere nel mezzo di un match e che gli consente di eseguire una serie di schivate spettacolari per poi mettere a segno colpi da KO.
Attivabile sulla base di un indicatore che si riempie man mano che lottiamo e tradotto visivamente in un'improvvisa desaturazione di tutti i colori a parte quelli del nostro personaggio, il Flow State ci rende temporaneamente più veloci e resistenti, donandoci dunque lo spunto per poter incidere sull'andamento dello scontro e affondare le nostre manovre migliori.
Certo, nei fatti si tratta di un elemento che richiama una certa tradizione arcade e che non sembra appartenere a una simulazione rigorosa com'è stata finora la serie prodotta da Electronic Arts, con un potenziale effetto negativo sul bilanciamento soprattutto durante le partite online, ma abbiamo in ogni caso apprezzato il tentativo di introdurre anche questo aspetto.
Non sono invece stati fatti sostanziali passi in avanti per quanto concerne il combattimento a terra, che ora consente di effettuare movimenti che prima mancavano ma si mantiene lento, rigido, completamente affidato a brevi quick time event che segnano un brusco cambio di ritmo rispetto alla lotta in piedi, che si conferma senza dubbio la parte migliore dell'esperienza.
Più fedeltà visiva ma anche qualche intoppo
EA Sports UFC 6 utilizza anche stavolta il motore Frostbite e ne concentra le potenzialità su pochi modelli poligonali, il che consente al gioco di mantenere i 60 frame al secondo più o meno stabilmente e di riprodurre i lottatori in maniera ancora più realistica, introducendo al contempo nuove animazioni legate in particolare agli attacchi che è possibile apprendere nel corso della carriera.
I replay mancano forse delle inquadrature giuste per risultare davvero spettacolari e non tutti gli interventi effettuati dagli sviluppatori si notano in maniera evidente, come dimostra la resa ancora più plausibile delle ferite (con l'intervento del medico che può fermare l'incontro, già visto nel quinto episodio) e il lavoro sul "contorno" inteso come arena, pubblico, arbitro ed effettistica.
Purtroppo gli ottimi risultati ottenuti in gioco cozzano con l'inspiegabile lentezza della navigazione fra i menu che, soprattutto durante le modalità più corpose, presenta una latenza imbarazzante, manca completamente di fluidità nelle transizioni, recepisce i comandi in netto ritardo e produce persino salti dell'audio: ad oggi non sono stati pubblicati aggiornamenti che sistemino il problema, ma speriamo arrivino presto.
Passando infine al comparto sonoro, abbiamo molto apprezzato l'interpretazione dei dialoghi (in inglese, sottotitolati in italiano) durante la modalità storia, il lavoro dei commentatori e la gestione dei suoni, che riproducono in maniera realistica la realtà di un incontro UFC. La colonna sonora, tuttavia, potrebbe non piacere a tutti.
Conclusioni
EA Sports UFC 6 assesta dei bei colpi pur ricevendone qualcuno: il gioco introduce contenuti di valore e migliora il già ottimo gameplay della passata edizione, ma resta ancorato a una carriera dalla struttura decisamente ripetitiva e soffre parecchio la navigazione fra i menu, che su PS5 presenta inspiegabili problemi di latenza e finisce per appesantire la progressione nelle modalità migliori del pacchetto. La lotta a terra risulta ancora legnosa, ma il combattimento in piedi appare più convincente e la novità del Flow State si pone come una variabile che non mancherà di far discutere: vedremo se in positivo o in negativo.
PRO
- Gameplay migliorato, solido e convincente
- Nuovi contenuti a base narrativa
- Grafica ancora più curata e realistica
CONTRO
- La struttura della Carriera si conferma ripetitiva
- Alcune meccaniche risultano ancora un po' legnose
- Navigazione fra i menu lenta e poco reattiva
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