Fire Emblem Warriors: Three Hopes, la recensione di un musou che incontra strategia e GdR

Il nuovo musou di Omega Force ci riporta nel Fódlan di Fire Emblem: Three Houses con una maggiore attenzione alla strategia e alla componente GdR.

RECENSIONE di Christian Colli   —   21/06/2022
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Ogni volta che esce un nuovo musou - genere vituperato per la sua immediatezza e ripetitività - si scatena un polverone di commenti negativi, anche un pochino prevenuti, sul fatto che ci siano persone in grado di divertirsi anche premendo tasti a caso per spazzare via decine di nemici a ogni spadata. Che poi è il motivo per cui esistono, i musou: sono una valvola di sfogo per i giocatori che cercano titoli d'azione senza troppe pretese. Col tempo, però, il genere, rappresentato soprattutto dai titoli sviluppati da Omega Force, si è evoluto in qualcosa di sempre più sofisticato, specialmente da quando sono cominciati a uscire musou su licenze importanti come quelle di Nintendo, che godono di una supervisione più attenta e appassionata rispetto ai tie-in degli anime, che vendono grazie al titolo.

Tutto questo discorso serve ad anticiparvi un'affermazione talmente banale che pare diventata uno slogan, ma non ci possiamo fare niente perché... "questo non è il solito musou". Dopo averci giocato parecchie ore, infatti, possiamo dirvi che l'ultima fatica Omega Force è molto più Fire Emblem che Dynasty Warriors sotto praticamente ogni aspetto. È un discorso complicato, ma continuate a leggere la nostra recensione di Fire Emblem Warriors: Three Hopes se volete saperne di più.

Three Hopes e non Three Houses

Fire Emblem Warriors: Three Hopes, Shez e Claude in un attacco combinato
Fire Emblem Warriors: Three Hopes, Shez e Claude in un attacco combinato

Casomai aveste ancora dubbi sulla narrativa di Three Hopes, ve lo diciamo subito: è una realtà alternativa a quella che avete conosciuto in Fire Emblem: Three Houses e, anche se le prime battute possono sembrare simili, ci sono delle importanti divergenze che cambiano la storia quasi subito. A cominciare dal fatto che il protagonista è un mercenario - o una mercenaria, potete scegliere il sesso - di nome Shez mentre Byleth, che era la nostra controparte nel GDR di Intelligent Systems, è il Flagello Cinereo, praticamente un antagonista.

Nel giro di un paio di missioni tutorial, Three Hopes ci scaraventa nel conflitto per il Fódlan: la scelta della casata che appoggeremo - i Leoni Blu di Dimitri, i Cervi Dorati di Claude o le Aquile Nere di Edelgard - cambierà profondamente la narrativa, i dialoghi e i personaggi che recluteremo e potremo controllare in battaglia.

Per avere una visione d'insieme, insomma, dovrete completare il gioco più di una volta, anche perché ci sono dei momenti in cui le vostre decisioni possono fare la differenza, sbloccando nuove missioni o sottotrame, oppure determinando la vita o la morte di certi personaggi. La narrativa è significativamente diversa rispetto a Three Houses, e ci sono alcune trovate che potrebbero apparire a dir poco insolite, ma a differenza del precedente Fire Emblem Warriors, che incrociava i personaggi di molteplici Fire Emblem in una storia senza senso per il puro gusto di solleticare gli appetiti dei fan, Three Hopes mantiene un'identità tutta sua e un'apprezzabile coerenza d'insieme, dando voce e carattere a tutti i combattenti, Shez incluso.

Non aspettatevi chissà quale sceneggiatura, però. I dialoghi tendono a essere prolissi, soprattutto quelli di sostegno che servono ad approfondire la caratterizzazione dei tantissimi personaggi: in questo senso, chi ha già giocato Three Houses non scoprirà nulla di veramente nuovo su di loro, perciò questo aspetto potrebbe apparire un po' ripetitivo, senza contare che tende a rallentare il ritmo del gameplay, pur essendo necessario a migliorare le prestazioni sul campo di battaglia. Il che, tutto sommato, ha senso, perché Three Hopes non è un action puro.

Fire Emblem Warriors: Three Hopes, Hubert è ancora uno dei migliori maghi
Fire Emblem Warriors: Three Hopes, Hubert è ancora uno dei migliori maghi

Il nuovo titolo Omega Force, infatti, ha una componente GDR enormemente stratificata che attinge a piene mani alle dinamiche di Fire Emblem come serie e di Three Houses come titolo d'ispirazione. Torna quindi la possibilità di esplorare in terza persona gli accampamenti per parlare coi vari personaggi e accedere a una smodata quantità di servizi: dal fabbro che potenzia e identifica le armi all'emporio dove comprare ingredienti e attrezzatura, passando per il cuoco che migliora i rapporti tra i commensali, il diario che registra storia e cinematiche, la gestrice che ci ricompensa per le imprese compiute semplicemente giocando, e così via.

Le prime ore sono una continua scoperta di funzionalità che si intersecano a vicenda: esattamente come in Three Houses, anche in Three Hopes abbiamo una misura limitata di tempo e fatica che dovremo spendere nel modo opportuno, decidendo, per esempio, se investirla sull'addestramento dei personaggi rimasti indietro coi livelli e le loro classi, oppure nelle spedizioni che ci aiuteranno a conoscere meglio i nostri compagni di battaglia.

Fire Emblem Warriors: Three Hopes, microgestire le unità sulla mappa è fondamentale
Fire Emblem Warriors: Three Hopes, microgestire le unità sulla mappa è fondamentale

La maggior parte di queste funzionalità, inoltre, si potenzia spendendo i materiali trovati in missione o per altre vie. Ciascuna di esse ha una specie di albero dei talenti che potremo sbloccare progressivamente, ampliando la gamma di servizi offerti e migliorando le performance in combattimento dei vari personaggi: è un aspetto che nelle prime ore di gioco passa quasi inosservato, ma il titolo Omega Force, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati, richiede una microgestione importante di tutte queste risorse e dinamiche.

Basta aprire il profilo di un personaggio a caso per rendersi conto di quanto complessa sia la componente GDR: è fatta di statistiche, parametri, competenze con le armi, abilità uniche, passive che possiamo imparare e scambiare, sinergie e altro ancora. Il sistema a classi induce il giocatore a sperimentare molteplici combinazioni per migliorare ogni singolo personaggio e, per fortuna, la funzionalità di addestramento summenzionata aiuta tantissimo, in questo senso, perché permette di sviluppare i combattenti senza dover necessariamente ripetere le missioni.

Fire Emblem Warriors: Three Hopes, nell'accampamento troverete il fabbro, il cuoco e altri servizi
Fire Emblem Warriors: Three Hopes, nell'accampamento troverete il fabbro, il cuoco e altri servizi

Proprio come Three Houses, anche Fire Emblem: Three Hopes ci sfida a costruire l'armata perfetta. Le diverse nature e propensioni dei singoli personaggi suggeriscono la strada che dovrebbero intraprendere, ma nulla ci vieta di cambiare idea e tentare un nuovo approccio: migliorando una classe si imparano abilità che possono fare comodo a un'altra, o che possono rinforzare il punto debole di un personaggio specifico.

Sotto questo aspetto, Fire Emblem Warriors: Three Hopes non ci ha deluso. Anzi, ci ha sorpreso. La componente GDR strategica è importantissima e ben strutturata, soprattutto se si ha un'infarinatura del gioco Intelligent Systems che lo ispira. Forse la varietà di sistemi può sembrare eccessiva, ma le risorse che ne scandiscono la fruizione aiutano a schematizzare la partita, offrendo un momento di riflessione e di calma tra una battaglia e l'altra.

Troppa strategia stroppia?

Fire Emblem Warriors: Three Hopes, condividendo un pasto aumenterete il livello di sostegno
Fire Emblem Warriors: Three Hopes, condividendo un pasto aumenterete il livello di sostegno

Per quanto influenzato dagli aspetti più strategici di Fire Emblem, Three Hopes resta un musou nel sistema di combattimento e la sua ossatura rispetta i canoni del genere, pur con le dovute differenze. Superate le missioni iniziali che ci insegnano a giocare, si entra nella campagna vera e propria che sostanzialmente si divide in capitoli, rappresentati dai territori del Fódlan che la nostra casata sta conquistando.

Per completare un capitolo bisogna arrivare alla missione principale, completando prima quelle adiacenti sulla mappa, e portando a termine queste missioni preliminari si sbloccano funzioni e attività circostanti: per esempio, conquistando un territorio sbloccheremo missioni extra o dialoghi con personaggi che ci ricompenseranno con materiali o attrezzature. A volte queste deviazioni presuppongono il completamento di obiettivi secondari, perciò in qualche caso ci ritroveremo a ripetere le missioni per sbloccare ogni contenuto giocabile.

Fire Emblem Warriors: Three Hopes, Edelgard combatte impugnando un'enorme ascia
Fire Emblem Warriors: Three Hopes, Edelgard combatte impugnando un'enorme ascia

È un sistema interessante perché richiama la progressione di alcuni Fire Emblem del passato e promuove la rigiocabilità e la ricerca delle strategie migliori nelle missioni più complicate. Una volta entrati in battaglia, infatti, Three Hopes diventa un musou fatto e finito, con la consueta distribuzione di tasti che permettono di sferrare combo di attacchi forti o deboli, agganciare i nemici, controllare gli altri personaggi giocabili e così via. Le prime ore di gioco, però, ci tengono a ricordarci che Three Hopes è prima di tutto Fire Emblem e ci sommergono di tutorial che spiegano in didascaliche finestre le tantissime meccaniche che arricchiscono il gameplay. L'impressione, però, è che siano un po' troppe.

Ogni personaggio, per esempio, può equipaggiare fino a due abilità d'attacco extra, associate ai tasti frontali del controller. Le abilità in questione consumano la durevolezza dell'arma, e quindi ecco che c'è un altro parametro da tener di conto, e si differenziano in base a diverse caratteristiche come l'elemento naturale associato - che può avere effetti diversi sui nemici - o l'area d'azione, la potenza d'impatto, la velocità di esecuzione e via dicendo.

Fire Emblem Warriors: Three Hopes, in questo gioco Byleth è un antagonista noto come il Flagello Cinereo
Fire Emblem Warriors: Three Hopes, in questo gioco Byleth è un antagonista noto come il Flagello Cinereo

Three Hopes è incentrato sull'iconico triangolo delle armi di Fire Emblem, vale a dire: spade > asce > lance > spade, ma in questo rapporto innesta tutte le variazioni introdotte dagli ultimi giochi della serie, e quindi tomi magici, tirapugni, arcieri, unità volanti, persino i Sigilli che contraddistinguono certi personaggi, dando loro una marcia in più durante gli scontri. Nelle prime missioni, la stragrande maggioranza di queste meccaniche può sembrare superflua e basta attenersi a un minimo buon senso per conquistare i fortini e spingersi nella mappa fino allo scontro col miniboss di turno.

Considerate che Three Hopes prende da Three Houses pure alcuni boss, come le bestie demoniache, che richiedono un'azione di concerto da parte di tutti i personaggi per sfondare le loro difese: se alle difficoltà più basse non è poi così necessario rispettare i rapporti di potere tra le armi, a quelle più alte è assolutamente imperativo.

Fire Emblem Warriors: Three Hopes, la storia si ispira a Three Houses ma è tutta nuova
Fire Emblem Warriors: Three Hopes, la storia si ispira a Three Houses ma è tutta nuova

Il gioco, infatti, incentiva proprio alla microgestione di risorse e unità sulla mappa. Mettendo in pausa la partita, possiamo controllare la posizione di alleati e nemici e indirizzare i personaggi che non stiamo controllando personalmente verso certi obiettivi. Il sistema è intuitivo, e presto diventa una seconda natura dare ordini alla nostra squadra o passare da un personaggio all'altro in un batter d'occhio, soprattutto perché è possibile impostare alcune unità come Assistenti: in pratica, due personaggi diventeranno uno solo, conferendosi bonus e vantaggi l'uno con l'altro, in base alle sinergie e al grado di sostegno raggiunto.

Nelle missioni avanzate, la mappa va studiata attentamente, perché ci sono sempre più ostacoli e nemici da gestire in un certo ordine, e qualche volta anche in tempi ristretti, pena il Game Over. Three Hopes, oltretutto, importa da Three Houses anche le diverse modalità di gioco, e in quella Classica i personaggi sconfitti perdono la vita per sempre e non possono partecipare alle missioni successive.

Fire Emblem Warriors: Three Hopes, gli attacchi speciali sono sempre spettacolari
Fire Emblem Warriors: Three Hopes, gli attacchi speciali sono sempre spettacolari

Come avrete capito, insomma, la componente strategica è quasi soverchiante, ma è sicuramente l'aspetto migliore di un musou che riesce a restituire il feeling del GDR tattico a turni che lo ispira. Il sistema di combattimento in sé e per sé, tuttavia, non è tra i migliori che Omega Force abbia sviluppato. La telecamera è particolarmente imprecisa e nel caos della battaglia capita spesso che le collisioni non funzionino come dovrebbero e che i nostri personaggi si ritrovino a colpire l'aria senza un buon feedback visivo o sonoro che dia l'impressione che si stia centrando il bersaglio. In parole povere, in certi casi sembra di attaccare l'aria, piuttosto che il nemico che abbiamo superato con un'animazione troppo slanciata e che continua a prendere danni alle nostre spalle perché la telecamera non lo inquadra anche se è agganciato e subisce i nostri colpi.

I musou sono spesso videogiochi molto caotici, ma Fire Emblem Warriors: Three Hopes qualche volta lo è pure troppo, nonostante Omega Force abbia scelto un'effettistica più sobria per non appesantire il motore grafico. Pur non mantenendo sempre i 30 fotogrammi stabili, Three Hopes non rallenta mai come faceva Hyrule Warriors: L'era della calamità, che era un titolo graficamente migliore, ma anche viziato da noti problemi di fluidità.

Fire Emblem Warriors: Three Hopes, Claude è un ottimo arciere ma potete anche cambiargli classe
Fire Emblem Warriors: Three Hopes, Claude è un ottimo arciere ma potete anche cambiargli classe

Fire Emblem Warriors: Three Hopes è un po' scarno a vedersi, ma il compromesso in questione impedisce il frequente verificarsi di rallentamenti - inevitabili, ma molto più rari che in passato - e soprattutto garantisce una piacevolissima esperienza in modalità portatile. Abbiamo giocato soprattutto così e non abbiamo riscontrato alcun problema, anche se vi consigliamo di giocare comunque con Switch nel Dock per avere una visione più chiara e diluita dei tanti elementi a schermo.

Infine, un'ultima nota merita la colonna sonora, che riprende gli ottimi brani di Three Hopes, spesso li riarrangia e qualche volta li supera persino in epicità e solennità.

Commento

Multiplayer.it

8.0

Lettori (10)

6.0

Il tuo voto

Fire Emblem Warriors: Three Hopes è un musou che onora la licenza d'ispirazione. Omega Force ha affondato le mani nelle dinamiche collaudate di Fire Emblem: Three Houses ed è riuscito a implementarle in modo intelligente, sensato e rispettoso, ma a volte si ha l'impressione che le meccaniche siano anche più del necessario e ci si sente un po' sopraffatti dalla varietà di elementi da tenere d'occhio. È un equilibrio delicato che Three Hopes riesce a mantenere fino alla fine, anche a scapito di un sistema di combattimento soddisfacente dal punto di vista strategico, un po' meno sul fronte tecnico. Lo consigliamo a chi ama il genere e cerca qualcosa di più sofisticato, e ai super fan di Three Houses che muoiono dalla voglia di tornare nel Fódlan: non li deluderà.

PRO

  • La componente GDR è sofisticata e rispettosa della licenza
  • I diversi percorsi narrativi spingono alla rigiocabilità
CONTRO
  • Le meccaniche sono così tante che l'inizio appare soffocante
  • Il combattimento soffre l'imprecisione della telecamera