No Way Home, la recensione

Uno sparatutto spaziale non proprio classico in scena con No Way Home, protagonista di questa recensione

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   16/01/2020
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Un ottimo esempio delle produzioni che ci aspettiamo di trovare all'interno di Apple Arcade può essere trovato in questa recensione di No Way Home, un gioco che arricchisce una struttura classica come lo shooter a 360 gradi con ibridazioni più profonde, calando il tutto all'interno di un'ambientazione dotata di un notevole stile. L'immediatezza delle soluzioni di gioco più antiche si trova spesso nelle produzioni mobile, ma quello che conta in questo caso è la notevole aggiunta di freschezza data dalla costruzione del mondo in cui è inserita l'avventura della protagonista Cho, che è raggiungibile solo attraverso un lavoro di pianificazione solida, come quello che può emergere da un titolo destinato al servizio su abbonamento di Apple, unito a una direzione artistica coerente come quelle che si vedono spesso da queste parti. È così che un semplice twin-stick shooter come questo diventa una vera e propria avventura, grazie alla creazione di una lore interessante e un'impostazione più portata all'esplorazione, pur affidandosi a un gameplay fondato sui principi classici del genere.

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Il bello è che tutto questo viene raccontato con uno stile 2D fortemente umoristico che dona un notevole carattere al tutto, grazie anche a dialoghi godibili e ottimamente doppiati in inglese. Dopo essere rimasta congelata per 9 milioni di anni a causa di un guasto tecnico alla macchina del gelato di una nave spaziale delle Crociere Economiche, la giovane pilota Cho si ritrova a bordo di una capsula di salvataggio in mezzo allo spazio sconosciuto, dovendo trovare il modo di tornare a casa sul pianeta Terra. Non tutto è perduto: la capsula è in verità una navetta autonoma dotata di cannone e rampino (che può essere stranamente molto utile nello spazio alieno) e la ragazza è una pilota da non sottovalutare (dopotutto ha frequentato l'Accademia di Volo da cui è stata "appena cacciata", come suole ripetere spesso). Ma soprattutto al suo fianco c'è Matey, un droide di accompagnamento fornito dalla compagnia delle Crociere Economiche, che oltre a fornire drink è in grado di fungere da pod di supporto e illustrarci tutto quello che c'è da sapere sul funzionamento della nave e dei vari sistemi di gioco, il tutto in maniera alquanto logorroica ma con un susseguirsi di battute veramente spassose.

Sparatutto con anima avventuriera

L'anima di No Way Home è quella dello sparatutto di tipo twin-stick, che si adatta peraltro piuttosto bene al sistema di controllo via touch screen: con uno "stick" si controlla la navetta e con l'altro, contemporaneamente, si dirige il cannone per sparare a 360 gradi, oppure si indirizza il rampino per afferrare elementi dello scenario. Fin qui nulla di particolarmente nuovo, ma è tutto quello che ci sta intorno a determinare la particolarità del gioco. L'avventura di Cho è infatti struttura a quest, come una sorta di gioco di ruolo: si tratta di esplorare i numerosi sistemi e intraprendere diverse missioni, nella maggior parte dei casi eseguendo commissioni di vario tipo per gli alieni che si incontrano in giro per i bar spaziali. Queste aprono la porta ad altri settori e ci spingono verso un'esplorazione più profonda dell'universo, facendoci scoprire vari segreti che vanno a comporre il quadro più ampio della storia di No Way Home, che ha a che fare anche con artefatti alieni e con la ricostruzione di ciò che è accaduto alla Terra e ai pianeti alieni.

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Inoltre, completare le quest porta anche numerose ricompense, che consentono di ampliare e potenziare l'arsenale e le caratteristiche della nave spaziale, elementi indispensabili per sopravvivere nelle profondità dell'universo, dove i sistemi si fanno sempre più ricchi di minacce e sorprese. Buona parte delle battute provengono dagli scambi tra Cho e Matey, ma è nei bar spaziali e nei vari agglomerati che si trovano sparsi per la mappa stellare che provengono i momenti più ricchi di elementi narrativi e la scrittura umoristica di Mike Rosenthal in questi casi sembra attingere a piene mani da La Guida Galattica per Autostoppisti, cosa che rappresenta un elemento fortemente caratterizzante e supportato perfettamente dallo stile grafico in 2D disegnato a mano dall'artista Scott Vanden Bosch. I vari sistemi esplorabili sono costruiti in maniera procedurale a partire da alcuni elementi di base, dunque non c'è da aspettarsi uno studio approfondito sul level design, ovviamente, ma c'è comunque una buona varietà di situazioni in cui imbattersi, arricchite da combattimento con boss, scelte da compiere e anche sfide giornaliere.

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Commento

Multiplayer.it

8.0

Lettori (3)

7.9

Il tuo voto

No Way Home riesce ad elevare il twin stick shooter a nuovi livelli di immersione grazie alla ricchezza del mondo di gioco e alla profondità della sua struttura. Il gameplay resta semplice e immediato, ma l'impostazione in stile avventura stimola l'esplorazione e la scoperta di nuovi settori dello spazio, alla ricerca di quest, personaggi folli e frammenti della strana storia che circonda tutta la vicenda di Cho e Matey. L'umorismo fornisce poi la spina dorsale a tutta l'esperienza, dai continui scambi di battute tra i due protagonisti alla rappresentazione in stile Douglas Adams dello strano universo alieno in cui si muovono. In definitiva, No Way Home è sicuramente una delle migliori introduzioni nel catalogo Apple Arcade di questo inizio 2020.

PRO

  • Immediato come uno shooter, ma con elementi di profondità
  • Ottima ambientazione e tono umoristico
  • Si adatta bene anche al touch screen
CONTRO
  • L'azione twin stick tende a essere ripetitiva
  • Poche variazioni effettive alle capacità della navetta