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Supergirl, la recensione del film DC con Milly Alcock e Jason Momoa

Milly Alcock è una Kara Zor-El perfetta, ma la sceneggiatura spreca il potenziale del fumetto di Tom King: il nuovo film DC non decolla.

RECENSIONE di Christian Colli   —   26/06/2026
Poster di Supergirl

Woman of Tomorrow, La donna del domani, è il titolo di un'apprezzatissima miniserie in otto albi del 2021, scritta da Tom King e disegnata da Bilquis Evely. Era anche il titolo che James Gunn aveva scelto per il secondo film della rinascita dell'universo cinematografico DC, poi stranamente cambiato in un più semplice e immediatamente riconoscibile Supergirl: la pellicola arriva a circa un anno di distanza dalla prima, Superman, che ha riscosso un consenso discretamente - ma non universalmente - positivo.

Gunn, che nel frattempo ha messo in piedi le molteplici stagioni di Peacemaker, la serie animata Creature Commandos e l'imminente miniserie Lanterns, doveva dimostrare con Supergirl la sua visione di un universo condiviso, o quantomeno una parvenza di piano per un futuro che al momento conta solo il sequel di Superman, intitolato Man of Tomorrow, attualmente in lavorazione. Insomma, cominciare con Supergirl in un universo pieno di supereroi minori, in assenza di pesi massimi del calibro di Batman o Wonder Woman, era un rischio, ma un rischio che poteva suggerire le potenzialità di questa importante iniziativa cinematografica. Sfortunatamente, ora siamo più preoccupati di prima.

La donna del domani, ieri e oggi

Sono passati quarantadue anni dal film con protagonista Helen Slater, e l'ultima volta che abbiamo visto una Supergirl in carne e ossa, dopo la serie televisiva dell'Arrowverse con Melissa Benoist, è stato nel film The Flash che ha messo un punto al cosiddetto Snyderverse: in quel caso, Kara Zor-El era Sasha Calle. Ora tocca a Milly Alcock indossare il costume di Supergirl: probabilmente ve la ricorderete per aver interpretato Rhaenyra Targaryen da giovane nella prima stagione di House of the Dragon.

Ve lo diciamo subito: la Alcock è banalmente la cosa migliore del film, una Kara Zor-El praticamente perfetta nei suoi modi sempre un po' "scazzati", che abbozza deboli sorrisi dietro i quali si nasconde il trauma che il film spiega poco a poco attraverso alcuni flashback. Kara ha visto morire Krypton e poi la sua famiglia ad Argo City e ha dovuto abbandonare un mondo che ha conosciuto fino all'adolescenza per imparare a sentirsi a casa sulla Terra: lì sta tutto il suo conflitto col cugino Kal-El, Superman, che Krypton non l'ha mai conosciuto e che non può capire cosa dilania Kara nel profondo, una vera e propria sindrome della sopravvissuta.

Le cose cominciano a cambiare quando Kara si imbatte in Ruthye, una ragazzina che vuole vendicare i genitori brutalmente uccisi da un bandito che si fa chiamare Krem. Inizialmente Kara non vuole aiutarla, ma quando Krem avvelena Krypto, il povero cane in computer grafica, Supergirl deve affrontare una vera e propria corsa contro il tempo per salvarlo, un'impresa che la condurrà da un pianeta all'altro e che l'aiuterà a crescere e a venire a patti col suo passato e col suo futuro da eroina.

Il legame tra Kara Zor-El e il cane Krypto è il motore del film Supergirl
Il legame tra Kara Zor-El e il cane Krypto è il motore del film Supergirl

Il regista Craig Gillespie (Crudelia, Dumb Money) aveva una storia perfetta da adattare per il grande schermo: un'avventura spaziale un po' "buddy comedy" un po' drammatica, che esplora l'elaborazione del lutto, il disordine da stress post traumatico, la riscoperta della speranza e della voglia di vivere. Temi forse più pesanti del solito per un cinecomic spensierato, ma che funzionavano alla grande e conferivano al personaggio di Kara una straordinaria profondità. La sceneggiatura di Ana Nogueira per il film, invece, fa acqua da tutte le parti: inizialmente si attiene abbastanza fedelmente al fumetto di Tom King, salvo poi divergere in maniera significativa - soprattutto nel finale - per trasformare la storia in una frettolosa sequenza di ambientazioni e scene d'azione che lasciano davvero poco allo spettatore.

La sceneggiatrice è momentaneamente nel fuoco incrociato del web, che le riconosce un curriculum sospettosamente breve per la responsabilità di un film come Supergirl, il secondo in un universo che nasce dalle costosissime ceneri dello Snyderverse e che dovrebbe fare concorrenza all'ormai consolidato Marvel Cinematic Universe. Il fatto che Gunn l'abbia scelta per firmare le potenziali pellicole di Wonder Woman e Teen Titans non fa ben sperare, ma in un certo senso sottolinea il modus operandi del produttore statunitense e la sua predisposizione nei confronti degli "underdog" come lo è stato lui. Forse, però, potrebbe aver puntato sul cavallo sbagliato.

Milly Alcock (a sinistra) e Eve Ridley (a destra) sono le due protagoniste di Supergirl
Milly Alcock (a sinistra) e Eve Ridley (a destra) sono le due protagoniste di Supergirl

Il problema, infatti, è che la sceneggiatura di Supergirl non capitalizza sulle sue fondamenta migliori, cioè il personaggio di Kara e la dinamica con la sua spalla temporanea Ruthye, interpretata dalla brava Eve Ridley. Lei e la Alcock hanno un'ottima alchimia, ma il film raramente si sofferma su di essa, così come trascura l'evoluzione di Supergirl, che alla fine sembra più forzata che guadagnata. Lo spettatore resta pieno di interrogativi: quand'è che ha imparato a usare i suoi poteri? Come si guadagna da vivere a Metropolis? Chi l'ha cresciuta sulla Terra? Tutte domande senza risposte, per le quali forse dovremo aspettare Man of Tomorrow, ma che ha poco senso che restino irrisolte in un film incentrato su Supergirl. Anche perché le brevi scene insieme al Superman di David Corenswet sono deliziose, ma troppo poche.

Invece di insistere sulla prospettiva più intima e personale - limitata, forse, al rapporto tra Kara e il cane Krypto, che praticamente ci dice l'essenziale sulla protagonista - la sceneggiatura della Nogueira si trasforma in un comunissimo film d'azione, inseguimenti e scazzottate, risparmiando peraltro il costume iconico solo per l'ultimissimo atto, quando è ormai troppo poco e troppo tardi. Ci ritroviamo così a guardare una debole imitazione di Guardiani della Galassia, ma senza una dinamica famigliare: ci sono gli alieni, i ritrovi nello spazio, la musica pop durante le scene d'azione, le immancabili figure paterne problematiche che piacciono tanto a James Gunn.

Qualcuno ha visto Lobo?

Supergirl gira essenzialmente intorno a quattro personaggi principali, circondati da comprimari talmente anonimi che i nomi non restano neanche impressi. Oltre alle due protagoniste, che reggono praticamente il film sulle loro spalle, ci sono Lobo e Krem. Lobo è l'aspetto più controverso della pellicola: Jason Momoa praticamente è nato per interpretare lo Czarniano creato da Roger Slifer e Keith Giffen nel 1983, ma il personaggio incide talmente poco sul film di Gillespie che la sua presenza sembra proprio una forzatura. Lobo non compariva nella miniserie a fumetti di Tom King; è stato aggiunto al film con una debole sottotrama, ma a conti fatti se non ci fosse stato sarebbe cambiato ben poco dato che ha pochissime battute e un ruolo marginale, apparendo per forse meno di dieci minuti in totale.

Jason Momoa, l'ex Aquaman dello Snyderverse, è un Lobo pazzesco, ma ha pochissimi minuti di scene
Jason Momoa, l'ex Aquaman dello Snyderverse, è un Lobo pazzesco, ma ha pochissimi minuti di scene

Lo stesso problema vale per l'antagonista del film, il Krem di Matthias Schoenaerts: non credevamo fosse possibile scrivere una nemesi più inutile della Dar-Benn di The Marvels, invece Krem supera quello standard piuttosto basso di diverse misure. Il film cerca di trasmettere l'idea di un criminale efferato e spietato, ma lo fa mettendo Supergirl in una continua condizione di svantaggio, mentre il suo antagonista non ha una storia o una motivazione che lo renda interessante. Il recente Masters of the Universe ha dimostrato che non serve necessariamente nulla di tutto ciò per dare carisma a un antagonista, ma a Krem piacerebbe avere il look e il talento dello Skeletor di Jared Leto. Per assurdo il personaggio di Krem delle Colline Gialle, spogliato dalla caratteristica "impersonalità" della sua controparte nel fumetto di King e Evely, diventa una macchietta che non ha assolutamente nulla da dire, quasi un McGuffin vivente.

E forse il guaio sta proprio nel prendere ispirazione da un fumetto così colorato, vivace e stravagante come Woman of Tomorrow per farne una pellicola visivamente piatta, banale e ripetitiva. La fotografia di Rob Hardy è scialba e grigia: Kara e Ruthye passano da un pianeta anonimo all'altro, in ambienti perlopiù scuri e urbani dove le scene d'azione - che sono comunque ben girate, nonostante una CGI non sempre convincente - appaiono più confuse di quanto non siano. Il fatto che il film si concluda in uno scenario desertico, alla luce del giorno, è un altro controsenso che fa pensare più a un problema di budget che a una scelta artistica ben precisa. E lo stesso vale per le musiche di Claudia Sarne: la scelta della colonna sonora non è male, ma non sorprende mai davvero.

Per vedere Supergirl nel suo iconico costume bisogna aspettare l'ultimo atto del film
Per vedere Supergirl nel suo iconico costume bisogna aspettare l'ultimo atto del film

Alla fine, di Supergirl resta poco, anche perché non ci sono scene dopo i titoli di coda a promettere nuove avventure in questo universo, nessun "Supergirl tornerà...". Resta semmai il rammarico di aver trascorso meno tempo di quanto avremmo voluto su Krypton e di aver imparato troppo poco su questa nuova Kara Zor-El, che Milly Alcock interpreta davvero meravigliosamente. Per gli estimatori del fumetto originale, il film di Gillespie è quasi un tradimento: il nucleo tematico centrale persiste, assolutamente, ma è sacrificato sull'altare dell'azione e dei ghiribizzi di James Gunn, che cerca disperatamente di convincerci che dietro le comparsate di Superman e Lobo c'è una visione, un piano geniale. Noi che siamo informati magari il beneficio del dubbio possiamo anche darglielo, ma al pubblico generalista, che di universi condivisi non sa niente e non gliene importa niente, può davvero bastare?

Conclusioni

Multiplayer.it

5.0

Abbiamo visto cinecomics ben peggiori di Supergirl - basti pensare al filone dei nemici di Spider-Man in casa Sony - ma qui c'è un potenziale assolutamente sprecato: quello del fumetto che ha ispirato il film, uno dei più amati nella lunga storia della supereroina DC, e quello di Milly Alcock, un'attrice incredibile e azzeccatissima che avrebbe potuto fare molto di più, se solo avesse avuto il materiale per farlo. Lei resta la cosa migliore del film di Gillespie, insieme all'adorabile Krypto, mentre tutto il resto si assesta sulla mediocrità più assoluta. Giunti alla seconda annata di questo universo cinematografico DC, serve decisamente una bella scossa. Se James Gunn ha un piano, una Justice League in divenire, è meglio che ce la mostri, altrimenti finiranno con l'avere ragione quelli che scrivono #RestoreTheSnyderverse sui social.

PRO

  • Milly Alcock è una Supergirl fantastica
  • L'alchimia tra le due protagoniste, che affrontano traumi non banali
  • Come prevedibile, Jason Momoa è il Lobo perfetto

CONTRO

  • È un film visivamente piatto e scialbo rispetto al fumetto che lo ispira
  • Krem è un antagonista davvero pessimo in tutto
  • Sacrifica l'approfondimento dei personaggi per scene d'azione ripetitive
  • Non sa che tipo di film vuole essere: autonomo o parte di un universo condiviso?
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