Terminator: Resistance, la recensione 100

La nostra recensione Terminator: Resistance, uno sparatutto in prima persona non troppo riuscito

RECENSIONE di Simone Pettine   —   20/11/2019

Indice

Forse non ve ne sarete neppure accorti o lo avrete ignorato deliberatamente, ma nei cinema è arrivato da poco Terminator - Destino oscuro, l'ultimo film del franchise. Quale occasione migliore, quindi, per proporre al pubblico anche un bel videogioco a tema, che comunque con il film non c'entra assolutamente nulla? Nella nostra recensione di Terminator: Resistance per PlayStation 4 troverete abbastanza materiale per riconfermare una piccola verità universale che tutto sommato conoscete da tempo, e cioè: solitamente i videogiochi tie-in non valgono il prezzo del biglietto. E se quando potrebbero valerlo affidi i diritti a Teyon, gli sviluppatori di Rambo: The Video Game, probabilmente sei anche un po' masochista.

La trama

La trama di Terminator: Resistance è quanto di più blando, monotono e lineare potreste immaginare, eppure non rappresenta neppure il lato peggiore della produzione. Nel futuro sci-fi postapocalittico che i fan di Terminator ben conoscono, Skynet controlla il mondo, e pochi sopravvissuti cercano di riorganizzarsi per contrastare l'avanzata delle macchine assassine. In pieno corso di svolgimento di questi eventi, il titolo propone le vicende legate a Jacob Rivers nella Los Angeles del 2028, quando quest'ultimo, separato dalla propria divisione della Resistenza, si ritrova a prendersi cura di un gruppo di sopravvissuti. Le scelte del giocatore durante la campagna principale determineranno i rapporti tra l'eroe principale e i suoi compagni, fino ad una serie di finali alternativi che non stimolano in alcun modo a giocare nuovamente l'intera avventura (la cui durata si attesta sulle dodici ore).

Se non avete mai visto neppure un film della serie Terminator, probabilmente la produzione di Teyon vi riserverà qualche rivelazione interessante; viceversa, capirete che tutti gli eventi, i personaggi e le storie raccontate sono puramente derivative, senza che un qualche tipo di originalità, neanche minima, brilli da qualche parte. Le difficoltà di gioco proposte sono quattro, ma calibrate in modo opinabile: giocando in modalità normale, ad esempio, la facilità è già disarmante, tanto che non serve neppure nascondersi dai nemici riparandosi dietro a coperture improvvisate; è sufficiente fare fuoco su ogni cosa in grado di muoversi, macchina o essere vivente, e il gioco è fatto. Persino i Terminator vengono giù che è una bellezza, basta imbracciare un bell'uzi o un M16 (e le armi e le munizioni abbondano quasi sempre).

Il gameplay

Terminator: Resistance è uno sparatutto in prima persona estremamente tradizionale: si fa fuoco sulle macchine presenti, si raccolgono oggetti, si esplorano le stanze di un edificio e gli edifici di un centro abitato, e via a ripetizione. Le missioni principali richiedono quasi sempre di spostarsi semplicemente dal punto A al punto B, o di raccogliere determinati oggetti; le secondarie le stesse identiche cose, ma in piccolo e con la possibilità di ignorarle tranquillamente.

Questa monotonia di fondo in tutte le azioni da compiere si accompagna ad un gameplay a sua volta già visto in una miriade di produzioni secondarie di serie B, a base di armi principali nella ruota selezionabile rapidamente, gadget secondari come micce esplosive ed esche sonore, torcia per le aree buie.

In alcuni momenti (quelli più intelligenti) Terminator: Resistance strizza l'occhio anche a titoli di ben altro calibro come Fallout 3 e New Vegas: è evidente, ad esempio, che gli sviluppatori si siano ispirati a Bethesda negli arredamenti degli edifici e anche in alcuni aspetti della produzione. Raccogliendo una serie di cianfrusaglie altrimenti inservibile, si sblocca la meccanica del crafting presso i banchi da lavoro: qui potrete creare nuovi oggetti o potenziare le armi in dotazione. Oppure, salendo di livello e sbloccando determinati parametri, ecco che saltano fuori le abilità legate allo scasso e all'hacking, distinte nei livelli facile-medio-avanzato. In determinate situazioni potrete quindi procedere speditamente scassinando la serratura di turno, oppure fare il giro largo eliminando i nemici se non siete ancora sufficientemente esperti. Il problema è che di base la strada da percorrere è sempre quella, e non ci sono veri vantaggi nell'investire punti abilità in un ramo piuttosto che in un altro.

Trofei PlayStation 4

Ecco una buona notizia: Terminator: Resistance ha il Trofeo di Platino e tanti bei Trofei d'Oro. Inoltre conquistarli tutti è una passeggiata: basta terminare l'avventura principale a qualsiasi livello di difficoltà, tenendo d'occhio l'ambiente circostante ed esplorando il più possibile. Nel peggiore dei casi, una seconda run permetterà di recuperare i trofei mancati durante la precedente partita.

Pochi pregi, tanti difetti

Terminator: Resistance ha una sola freccia al suo arco, cioè un solo pregio: le relazioni tra i personaggi secondari e il protagonista. Le risposte fornite in ogni discussione influiscono nei rapporti personali e determineranno in parte anche l'esito finale dell'intera vicenda: potete comportarvi da bravi ragazzi e aiutare tutti, oppure mandare il mondo intero al diavolo e fare quello che vi pare, secondo la vostra coscienza. Chiariamo: non stiamo parlando di un sistema profondissimo nella gestione dei rapporti con gli NPC, e non stiamo neppure dicendo che questi ultimi abbiano alle spalle la loro storia personale da vivere con apposite missioni. Semplicemente, tra tanti aspetti noiosi, questo è quello che è riuscito un po' meglio degli altri.

Alla banalità delle meccaniche di gioco proposte e all'eterna sensazione di "già visto da qualche altra parte, dove funzionava molto di più", Terminator: Resistance aggiunge anche un comparto tecnico e grafico scadente, degno della generazione di console precedente, nonché una colonna sonora talmente dimenticabile che chi scrive non ricorda neppure più cosa doveva dire a proposito. E ancora: l'intelligenza artificiale dei nemici è imbarazzante, dato che sembrano più interessati a far fuoco contro i muri che contro gli esseri umani (il sistema Skynet lo ricordavamo più sveglio), i collezionabili presenti non arricchiscono in alcun modo la storia principale né gratificano la mania del collezionismo; qualche bizzarro problema di illuminazione a volte cosparge gli edifici più distanti di una sorta di retina, residuo di chissà quale bizzarra fase dello sviluppo

Versione testata
PlayStation 4
Digital Delivery
PlayStation Store
Prezzo
59,99 €
Multiplayer.it

5.5

Lettori

S.V.

Il tuo voto

Terminator: Resistance è un FPS perfettamente dimenticabile, che sparirà dal mercato console e PC nel giro di qualche settimana. È curioso come, in un contesto saturo di produzioni simili, dove ormai gli open-world fanno a gara nel disperato tentativo di distinguersi gli uni dagli altri, degli sviluppatori abbiano deciso di gettare alle ortiche, ancora una volta, una licenza così interessante. Terminator è condannato a non avere un videogioco degno del franchise; se però siete pronti ad accettare tanti compromessi (sia tecnici che relativi al gameplay), se cercate un livello di difficoltà risibile e se infine la noia generale di una narrazione scialba non vi spaventa... fate pure. Con tanti cari saluti da Skynet, che se la ride dell'umanità tutta.

PRO

  • Relazioni tra i personaggi interessanti
  • Scelte, decisioni e risposte contano
  • Buona varietà di armi e di meccaniche

CONTRO

  • Quasi ogni aspetto derivativo
  • Storia banale e priva di sorprese
  • Comparto tecnico appena sufficiente