The Callisto Protocol, la recensione del nuovo survival horror dal creatore di Dead Space

A quattordici anni dal debutto di Dead Space, Glen Schofield ci consegna un nuovo, inquietante survival horror sci-fi: la recensione di The Callisto Protocol.

The Callisto Protocol, la recensione del nuovo survival horror dal creatore di Dead Space
RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   02/12/2022
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The Callisto Protocol non è Dead Space. Questa frase ci è passata per la testa diverse volte mentre portavamo a termine la campagna del nuovo survival horror sci-fi diretto da Glen Schofield, opera prima del suo Striking Distance Studio, ma per ragioni che nulla hanno a che fare con la pura e semplice nostalgia. Non è Dead Space nel senso che non raggiunge quelle vette, non riesce a costruire la tensione e la paura allo stesso modo.

Sia chiaro, ci prova in tutte le maniere a percorrere quello stesso tragitto, a terrorizzarci come solo i Necromorfi e le loro ombre proiettate sulle pareti della USG Ishimura sapevano fare, ma nella maggior parte dei casi fallisce; da un lato perché il design dei mutanti che mettono a ferro e fuoco la prigione di Black Iron non è spaventoso come ci si augurava, dall'altro perché il timore di queste creature viene sostanzialmente disinnescato dall'esigenza di combatterle corpo a corpo, a distanza ravvicinata.

Dopodiché ci sono delle chiare mancanze sul fronte della direzione: il verso stridulo che dilania il silenzio mentre esploriamo un corridoio buio e ci fa contrarre fortissimamente le natiche, l'ombra sfuggente che preannuncia una creatura ancora più raccapricciante da affrontare di lì a poco, la netta sensazione di essere indifesi perché i colpi in canna sono pochi e bisogna farseli bastare, sono tutte cose che il gioco mette in campo con scarsa convinzione, temendo forse un confronto diretto che tuttavia era scontato e inevitabile.

Il nuovo titolo di Glen Schofield non è Dead Space, dicevamo, ma allora cos'è? Ve lo raccontiamo nella nostra recensione di The Callisto Protocol.

Storia: benvenuti nella prigione di Black Iron

The Callisto Protocol, il protagonista Jacob Lee, interpretato da Josh Duhamel
The Callisto Protocol, il protagonista Jacob Lee, interpretato da Josh Duhamel

Caratterizzata da un cast di attori di tutto rispetto, su tutti Josh "Lennox" Duhamel, Karen "Kimiko" Fukuhara e Sam "Deacon" Witwer, la storia di The Callisto Protocol racconta le peripezie di un corriere spaziale, Jacob Lee, che durante la sua ultima consegna viene attaccato da una cellula terroristica guidata da Dani Nakamura e finisce per schiantarsi con la nave sulla superficie di Callisto, dove lui e la donna vengono condotti senza troppe cerimonie nella prigione di Black Iron.

I primi minuti mettono in luce il taglio cinematografico del gioco attraverso sequenze che fungono da semplice tutorial rispetto al sistema di movimento del personaggio, dopodiché la narrazione accelera mostrandoci il doloroso impianto a cui tutti i detenuti della struttura vengono sottoposti, Jacob compreso, e che serve a Schofield per mettere nuovamente in campo la sua idea di interfaccia organica e minimale: i prigionieri hanno l'indicatore della salute sulla nuca, esattamente come in Dead Space.

The Callisto Protocol, Jacob incontra Elias nella prigione di Black Iron
The Callisto Protocol, Jacob incontra Elias nella prigione di Black Iron

Non c'è tuttavia neppure il tempo di farsi un'idea di come sarà la vita dietro le sbarre dello spietato istituto di sicurezza spaziale: quando si sveglia, Jacob scopre che la prigione è in rivolta, parecchie strutture sono state messe a ferro e fuoco e lui stesso riesce a uscire dalla sua cella senza troppi problemi per poi incontrare Elias, un uomo che ha passato metà della sua vita a Black Iron e conosce questo posto come le sue tasche: lo aiuterà a fuggire se si offrirà di pilotare la nave che li porterà in salvo.

È l'inizio di una collaborazione improvvisata che, complice la situazione di emergenza, si trasforma rapidamente in un solido rapporto di amicizia in cui rientra in qualche modo anche Dani, la donna che ha causato lo schianto della nave di Jacob e che quest'ultimo non riesce assolutamente a vedere come una potenziale alleata. Peccato che tutto ciò che accade intorno a loro sembri intimargli di unire le forze e provare a sopravvivere aiutandosi a vicenda.

The Callisto Protocol, Jacob e Dani in una fase avanzata della campagna
The Callisto Protocol, Jacob e Dani in una fase avanzata della campagna

Il caos in cui è piombata la prigione di Black Iron ha infatti una causa precisa: fra i detenuti si è diffusa una sorta di infezione che li ha trasformati in feroci mutanti, creature dotate di forza e resistenza sovrumane e che si trovano solo al primo stadio di un'evoluzione che li porterà a diventare ancora più mostruosi e pericolosi; come avremo modo di scoprire nel corso della campagna di The Callisto Protocol, la cui durata va dalle dodici alle quindici ore, a seconda di quanto a fondo si esplora la mappa.

Il racconto risulta coinvolgente, la scrittura dei personaggi è buona pur scadendo spesso fra i più classici stereotipi del cinema d'azione, ma il repentino sviluppo dei loro rapporti risulta inevitabilmente frettoloso e poco convincente: una mancanza che proprio la sceneggiatura avrebbe potuto colmare, dedicando a questi aspetti un minutaggio maggiore. Di certo lasciano perplessi alcune scelte e una banalità di fondo che certamente non eleva lo script del gioco al di sopra della media.

Gameplay: survival horror ravvicinato

The Callisto Protocol, Jacob prende a randellate un mutante
The Callisto Protocol, Jacob prende a randellate un mutante

Abbiamo accennato in apertura al sistema di combattimento di The Callisto Protocol, che da una parte introduce la novità degli scontri corpo a corpo, particolarmente rilevanti nella prima metà della campagna per poi diventare meno centrali con l'arrivo di armi da fuoco e munizioni relativamente abbondanti; dall'altra, proprio per via di questo approccio finisce per esorcizzare la paura dei mutanti che affollano gli scenari, anche quelli più mostruosi e repellenti.

Se infatti nella maggioranza dei survival horror in terza persona, dal già citato Dead Space a Resident Evil, si ha sempre l'imperativo di mantenere le distanze per evitare che il mostro di turno ci afferri e ci addenti, arrecandoci seri danni, nel titolo d'esordio di Striking Distance Studio questo timore fondamentalmente non c'è, anzi spesso restare lontani può esporci a determinati attacchi e dunque si tende a cercare il contatto con l'avversario, schivando i suoi colpi muovendo lo stick a destra e a sinistra oppure parando tirandolo indietro (ma sacrificando un po' di salute), per poi contrattaccare con una combo (trigger destro) o un singolo attacco pesante (dorsale destro).

The Callisto Protocol, Jacob usa una delle sue armi da fuoco contro un nemico
The Callisto Protocol, Jacob usa una delle sue armi da fuoco contro un nemico

Alla fine dei conti è un compromesso, quello trovato dagli sviluppatori, che hanno barattato la paura in cambio di un sistema di combattimento sorprendentemente efficace nella resa degli impatti, capace di comunicare molto bene i colpi che Jacob infligge con il suo manganello elettrico, in particolare su PS5 grazie ai grilletti adattivi e al feedback aptico garantiti dal controller DualSense. Insomma, in The Callisto Protocol si picchia che è un vero piacere: c'è tanto corpo in quelle badilate che viene quasi voglia di andare allo scontro sempre e comunque.

La novità degli attacchi melee come opzione principale viene supportata dalle capacità del guanto GRP: un dispositivo che il protagonista dell'avventura sottrae al cadavere di una delle guardie della prigione e che consente in pratica di ottenere un effetto del tutto simile al Modulo Cinetico di Dead Space, dunque attrarre oggetti e lanciarli con violenza contro i mutanti, oppure attrarre i mutanti stessi e scagliarli via, magari per appenderli contro gli spuntoni che addobbano alcune delle mura per un'uccisione istantanea.

The Callisto Protocol, il guanto GRP consente di usare la telecinesi per inchiodare i nemici agli spuntoni
The Callisto Protocol, il guanto GRP consente di usare la telecinesi per inchiodare i nemici agli spuntoni

Dopodiché ci sono le armi da fuoco di cui parlavamo prima, che nelle prime ore svolgono un ruolo esclusivamente di supporto rispetto alle combo con il manganello elettrico anche per via delle munizioni fortemente limitate, consentendoci però di centrare rapidamente i punti deboli di un avversario intontito. Andando avanti, tuttavia, non solo aumentano gli strumenti offensivi, ma anche i proiettili, che si pongono in pratica come l'unico modo sensato per abbattere i boss, capaci di ucciderci con un sol colpo.

Anche in questo caso il confronto con Dead Space è inevitabile: l'arsenale è di stampo classico, non troveremo laser che tagliano arti né dispositivi che lanciano dardi, bensì pistole più o meno potenti (prive purtroppo di una caratterizzazione tale da riuscire a distinguerle come sarebbe necessario fare), un fucile a pompa e una mitragliatrice. Nulla da dire sul gunplay: così come per gli attacchi corpo a corpo, in The Callisto Protocol anche sparare restituisce ottime sensazioni.

The Callisto Protocol, i modelli dei personaggi sono davvero dettagliati e realistici
The Callisto Protocol, i modelli dei personaggi sono davvero dettagliati e realistici

La sintesi trovata da Schofield funziona dunque alla perfezione? Non proprio, e qui bisogna fare un discorso di prospettive. Accade infatti che il sistema di combattimento ravvicinato vacilli in presenza di più avversari contemporaneamente, visto che la possibilità di schivare i colpi funziona soltanto laddove applicata a un singolo nemico e capita dunque di rimanere in balia degli altri mutanti o magari di un boss, che come detto può ucciderci all'istante: una situazione che si ripete nel corso della campagna e che risulta molto frustrante.

Dicevamo delle prospettive: se considerassimo The Callisto Protocol un action game, allora queste mancanze sarebbero gravi. Trattandosi però di un survival horror, le difficoltà nei contesti affollati appaiono del tutto plausibili e sensate, così come l'inevitabile avanzamento a tentoni delle sequenze più complicate, che spinge a inventarsi un qualche tipo di tattica per riuscire a completare il combattimento e proseguire, sapendo già dai tentativi precedenti quanti e quali nemici troveremo ad attenderci.

The Callisto Protocol, Jacob si ritrova all'esterno, con addosso una corazza speciale
The Callisto Protocol, Jacob si ritrova all'esterno, con addosso una corazza speciale

Avete presente i movimenti in stile carro armato degli episodi classici di Resident Evil? Qui troviamo un'evoluzione di quel concetto, la stessa che abbiamo visto nei remake di Capcom, applicata però anche ad altri elementi oltre alla semplice mobilità. Jacob, ad esempio, non può utilizzare un iniettore per ripristinare la salute nel mezzo di uno scontro, così come è lento e macchinoso cambiare arma, tanto che anche calcolare i tempi di queste manovre finisce per rientrare nell'approccio strategico a cui abbiamo accennato poco fa.

Purtroppo queste valutazioni, che provano a inquadrare alcune delle limitazioni del gioco nell'ambito del genere di appartenenza, che come sappiamo utilizza la legnosità in maniera funzionale a una sensazione di relativa impotenza, si scontrano con un approccio alle eliminazioni stealth che si rivela semplicistico e banale, specie quando ci ritroviamo all'interno di scenari pieni di creature simili ai Clicker, incapaci di vedere ma dall'udito sviluppato, e procediamo accucciati per poi accoltellare i mostri alle spalle: l'uccisione avviene fra i lamenti, ma nessun altra creatura li sente e anche le tolleranze in termini di distanza sono piuttosto alte.

The Callisto Protocol interpreta la raccolta delle chiavi in maniera macabra: bisogna tagliare l'impianto sulla nuca dei cadaveri
The Callisto Protocol interpreta la raccolta delle chiavi in maniera macabra: bisogna tagliare l'impianto sulla nuca dei cadaveri

I nemici che ci troveremo ad affrontare in The Callisto Protocol, come detto, non vantano il design iconico e raccapricciante dei Necromorfi, pur presentando un'evoluzione anche sul fronte della mostruosità man mano che si procede nella campagna. Purtroppo molti di essi si comportano allo stesso modo, persino dopo aver subito una mutazione che parte quando gli fuoriescono dei tentacoli dal torace, e combatterli implicherà le stesse dinamiche di sempre fra schivate, combo e un eventuale uso delle armi da fuoco. Ci sono delle eccezioni, come i mutanti quadrupedi che diventano invisibili, i "boomer" striscianti, gli "spitter" e i boss, che però sono tutti uguali: peccato.

Qualche parola quindi per il sistema di potenziamento, a cui è possibile accedere tramite dispositivi che funzionano come velocissime stampanti 3D, nonché come terminali per la vendita di oggetti che hanno un valore economico e che possiamo scambiare con crediti da spendere appunto per gli upgrade del manganello elettrico, del guanto e delle armi da fuoco, nonché eventualmente per l'acquisto di munizioni e siringhe per il ripristino della salute. L'inventario ha però una capienza limitata, e in alcuni casi accadrà di dover rinunciare a qualcosa.

Scenari ed esplorazione

The Callisto Protocol, Jacob e Dani osservano lo spazio esterno
The Callisto Protocol, Jacob e Dani osservano lo spazio esterno

The Callisto Protocol non tenta la strada dell'open world, rimanendo nel solco di una progressione single player lineare e tradizionale: da questo punto di vista l'approccio degli autori è stato forse fin troppo prudente e rinunciatario, e così si è pensato di vivacizzare la fase esplorativa introducendo percorsi alternativi che offrissero in qualche modo una sfida extra e magari delle ricompense al giocatore.

Il gioco però non ha una mappa da consultare né fornisce indicazioni su quale sia il percorso da seguire, come invece accadeva nel pluricitato Dead Space, e così non è possibile capire quale sia la porta che dà sulla strada principale e quale la secondaria, se non in presenza di scritte o cartelli. Il rischio concreto è di imbroccare subito il percorso giusto e perdersi l'esplorazione opzionale, che tuttavia non brilla per design né per varietà, presentando sempre una sorta di "giro" che ci riporta al punto di partenza.

The Callisto Protocol ci vedrà spesso percorrere cunicoli che magari abbiamo appena aperto usando il guanto GRP
The Callisto Protocol ci vedrà spesso percorrere cunicoli che magari abbiamo appena aperto usando il guanto GRP

Questo fenomeno si verifica specialmente fra gli spazi angusti della prigione di Black Iron, con un'ulteriore difficoltà derivante dal fatto che i corridoi si somigliano molto e capita dunque di non capire immediatamente da dove si arriva e dove si stava andando, perché magari nel frattempo siamo rimasti coinvolti in un combattimento che ci ha fatto perdere i riferimenti che avevamo. Gli enigmi si limitano inoltre allo scambio di fusibili e all'attivazione di qualche interruttore, senza solleticare più di tanto le nostre meningi.

Fortunatamente la prigione non è l'unica location con cui avremo a che fare nel corso della campagna, e pur non volendo anticipare nulla possiamo dire che su questo fronte l'esperienza di The Callisto Protocol ci è sembrata solida e completa pur senza innovare né strafare, in grado di alternare spazi chiusi e aperti, colonie abbandonate e scorci davvero suggestivi, figli anche e soprattutto di un comparto tecnico di pregio. Peccato che al momento non sia possibile tornarci (e potenziare al massimo le armi) nell'ambito di una modalità new game +, clamorosamente mancante.

Realizzazione tecnica

The Callisto Protocol, il modello dettagliato e realistico di Jacob Lee
The Callisto Protocol, il modello dettagliato e realistico di Jacob Lee

The Callisto Protocol utilizza una versione modificata dell'Unreal Engine 4, capace di gestire un'effettistica teoricamente alla portata solo dell'ultima versione del motore grafico di Epic Games. I risultati di questo sforzo si apprezzano fin dalle prime battute e non c'è alcun dubbio che i modelli dei personaggi siano estremamente dettagliati, realistici e ben animati (nonché parecchio sudati), grazie all'impiego di tecnologie di scansione che hanno riprodotto in maniera sorprendentemente fedele l'aspetto degli attori coinvolti nel progetto.

Su PS5 e Xbox Series X è possibile optare per le ormai tradizionali due modalità grafiche, una che punta ai 4K e gira a 30 fps, l'altra che utilizza una risoluzione dinamica (con uno scaler talvolta molto aggressivo) per raggiungere i 60 fps. Nel primo caso il connubio tra un frame pacing ben regolato e l'immancabile motion blur restituisce una sensazione di fluidità superiore alle aspettative, unitamente a una qualità dell'immagine evidentemente superiore, ma chi non vuole rinunciare ai 60 fotogrammi sarà comunque accontentato.

The Callisto Protocol include sequenze alla Dead Space, ma sono poche e non altrettanto efficaci
The Callisto Protocol include sequenze alla Dead Space, ma sono poche e non altrettanto efficaci

Il sistema di illuminazione, le ombre ed effetti come il fuoco e la nebbia risultano molto ben realizzati, pur al netto di qualche incertezza (vedi alcune fiamme animate a frame rate dimezzato), mentre il taglio cinematografico di tante delle sequenze di gioco viene supportato in maniera efficace da inquadrature inusuali, che ancora una volta fanno riferimento a Dead Space. Dei nemici abbiamo già parlato: pur vantando una discreta varietà (boss a parte), il loro design non spicca e non terrorizza: una mancanza non da poco per un survival horror.

Il comparto audio di The Callisto Protocol può contare su di una buona selezione di brani e su di una gestione dei suoni su base tridimensionale che è in grado di creare un ambiente sonoro convincente, pur senza esprimere appieno il potenziale di un progetto del genere. Il doppiaggio in italiano è ottimo per cast e interpretazione, ma soffre di gravi problemi che al momento non sono ancora stati risolti: i volumi del mix sono completamente sballati, al punto che alcuni dialoghi non si sentono e ci sono frasi che vengono pronunciate in inglese. Ci è stato riferito che gli sviluppatori sono al lavoro per risolvere il problema, ma nel frattempo vi suggeriamo di attivare i sottotitoli oppure passare direttamente alle voci originali.

Commento

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo 69,99 €
Multiplayer.it
8.0
Lettori (102)
7.3
Il tuo voto

The Callisto Protocol non è Dead Space, questo lo abbiamo chiarito, e inciampa su più di una scelta di design: gli scontri ravvicinati disinnescano il timore di nemici che dal canto loro non hanno nulla a che vedere con i raccapriccianti Necromorfi, la direzione spesso non riesce a costruire la paura e la tensione che ci si aspetterebbe, l'esplorazione mette in campo soluzioni poco intriganti e la storia finisce per essere un po' telefonata. Questioni non da poco, ma che vengono controbilanciate dalla straordinaria resa dei colpi, da un comparto tecnico a tratti fenomenale e da una struttura solida e coerente, pur nella sua linearità. In generale, dalla sensazione di trovarsi nonostante tutto di fronte a un titolo che vale senz'altro la pena di essere giocato.

PRO

  • Sistema di combattimento intenso e gratificante
  • Realizzazione tecnica a tratti straordinaria
  • Tanti richiami al classico Dead Space

CONTRO

  • Mostri e situazioni non spaventano come speravamo
  • Level design poco coraggioso, si muove fra alti e bassi
  • Grossi problemi con i livelli audio del doppiaggio italiano