House of Ashes, la recensione del terzo capitolo della Dark Pictures Anthology

Supermassive Games sfrutta Halloween per pubblicare il terzo capitolo della Dark Pictures Anthology: House of Ashes. Come sarà andata? Scopriamo nella recensione

RECENSIONE di Emanuele Gregori   —   21/10/2021
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Le Torri Gemelle sono crollate da appena due anni. Il Conflitto in Iraq dilaga e le forze speciali americane sono sulle tracce della riserva di armi chimiche di Saddam. Ciò che però si annida sottoterra dovrebbe spaventare davvero, lì dove il conflitto non esiste neanche e si snoda la storia delle prime civilizzazioni. Per il terzo capitolo della Dark Pictures Anthology i ragazzi di Supermassive Games hanno alzato il tiro, tentando di raccontare un momento buio del nostro recente passato, andando a pescare nei recessi delle leggende di millenni or sono.

Senza snaturare uno stile che sta caratterizzando un esperimento particolare e coraggioso come questa antologia horror, The Dark Pictures: House of Ashes tenta allo stesso tempo di puntare i piedi e ricercare una sostanza narrativa totalmente assente in Men of Medan e flebile nel discreto Little Hope.

House of Ashes è un capitolo che dividerà gli appassionati, che saprà anche spiazzare grazie ad uno stravolgimento totale presente nella fase finale, ma che certamente si porta in dote un pizzico di coraggio in più da parte del team. Rappresenta quel giro di boa dell'antologia che potrebbe dare una svolta, o affossarla per sempre.

Scopriamo il perché nella nostra recensione di The Dark Pictures: House of Ashes.

Una maledizione dal passato

House of Ashes: le architetture del passato
House of Ashes: le architetture del passato

Che i ragazzi di Supermassive siano dei grandi appassionati di un certo tipo di cinema è ormai chiaro a tutti. L'attenzione demandata al citazionismo più o meno dilagante è sempre stata alla base dei loro progetti. Dopo un teen horror di grande successo e i due primi capitoli dell'antologia, questa volta il team ci accompagna nelle leggende mesopotamiche e sumere, mettendo in scena il migliore dei plot della serie fino a questo momento.

Nel 2003 le forze speciali americane si trovano in pieno territorio nemico, nell'odierno Iraq. Un gruppo di soldati capitanati dall'ufficiale Rachel King è in attesa di sviluppi riguardo ad un sistema satellitare capace di intercettare il nemico in maniera silenziosa. Rachel è da anni sposata con Eric, capo progettista del sistema Kletus e colonnello in visita in Iraq per prendere le redini dell'operazione e sgominare la riserva di armi chimiche di Saddam Hussein.

Dall'altro lato della barricata il soldato Salim è in procinto di festeggiare il compleanno del figlio, pronto a dismettere anche per un solo giorno la divisa, salvo essere richiamato direttamente dal suo capitano a prendere parte ad una sortita per intercettare e sgominare l'attacco statunitense.

Qualcosa va storto, delle armi di Saddam non vi è traccia e un assestamento del terreno fa sprofondare nelle viscere della Terra sia l'una che l'altra fazione. Difficile comprendere dove ci si trovi, salvo riconoscere le rovine di un antico tempio, probabilmente di origine sumera.

Abbiamo volutamente evitato di raccontarvi il prologo stesso dell'avventura, ambientato diversi millenni fa, così da lasciare spazio all'immaginazione e a quel che il gruppo di protagonisti sarà chiamato ad affrontare. Nelle quattro o cinque ore necessarie a concludere un singolo passaggio nella storia, House of Ashes saprà cogliere il gusto di un certo tipo di appassionati. La contrapposizione tra l'inutilità della guerra di oggi e qualcosa di più grande ed inconoscibile che viene dal passato è alla base di un plot riuscito e certamente più maturo dei precedenti. Non stiamo certamente parlando di un titolo che cambierà le sorti del medium, ma House of Ashes sa intrattenere con la giusta dose di azione e affascinare con una messa in scena e qualche tocco di gran classe, che culmina in una fase finale così vicina alle atmosfere di Alien e Prometheus, che per chi scrive è stato tanto positivo quanto straniante.

Gameplay cosa?

House of Ashes: scendere nelle viscere del deserto può essere più pericoloso del previsto
House of Ashes: scendere nelle viscere del deserto può essere più pericoloso del previsto

È quasi banale dire che chi compra un titolo di Supermassive per una grande esperienza di gameplay sta chiaramente andando del tutto fuori strada. Nonostante questo House of Ashes implementa per la prima volta una telecamera libera, prerogativa fondamentale del setting oscuro che fa da sfondo alla vicenda. Non a caso i protagonisti possono ora muoversi liberamente, arrivando accendere e spegnere un torcia che viene utilizzata per farsi strada tra le rovine del tempio. Per quanto a nostro avviso la scelta si riveli oculata e quasi obbligata, è pur vero che il sistema di controllo rimane legnoso e piagato da un ritardo nella risposta dei modelli ai nostri input, che in alcune situazione genera un pizzico di sconforto e la rottura dell'immedesimazione.

Lo stesso capita a causa di un'interfaccia a schermo davvero troppo invasiva durante i QTE, che richiederebbe una svecchiata, o quanto meno la possibilità di modificare e ridurre dimensioni e design degli elementi di interazione.

House of Ashes: Eric è un personaggio sfaccettato e colmo di problemi
House of Ashes: Eric è un personaggio sfaccettato e colmo di problemi

Di contro, rispetto al passato, il gioco appare fin da subito più fluido nella presentazione degli eventi e il continuo cambio di punto di vista tra i personaggi - che per alcuni potrebbe risultare caotico e difficile da digerire - è proprio l'aspetto che più abbiamo apprezzato, capace di mantenere sempre il ritmo ad un livello più che sufficiente.

A fare da collante interno tra una visita e l'altra e a regalare qualche altro momento di svago e accrescimento del giocatore ci pensano i soliti collezionabili: misteri da scoprire qua e là per la mappa, così come tavolette tramite le quali subire le immancabili premonizioni. Nulla di nuovo sotto il sole insomma dal punto di vista dei contenuti, ma parliamo d'altronde di un tipo di avventura che non lascia molto al caso e che si esaurisce nella sua volontà di raccontare una storia, per quanto riuscita possa risultare.

Rapporti difficili

House of Ashes: non mancano momenti struggenti
House of Ashes: non mancano momenti struggenti

House of Ashes, per la prima volta nella serie, sfrutta la guerra per metterci al comando di diverse fazioni. È proprio nell'analizzare i rapporti tra i cinque protagonisti che si scava nella psicologia dei personaggi in maniera nettamente migliore rispetto al passato. Questo non esclude alcune scelte e reazioni che cozzano con l'immersività, ma il tutto emana un odore molto più invitante di quanto accadeva in Little Hope e, soprattutto, in Men of Medan. Risulta difficile raccontarvi dei rapporti interpersonali senza rovinare elementi di un gioco che basa tutto sulla narrazione e sull'intreccio, per questo ci limiteremo a dirvi che mai come questo volta nella Dark Pictures Anthology ci è capitato di affezionarci e odiare alcuni protagonisti, finendo così per fare delle scelte difficili, a volte necessarie per il bene comune.

Come sempre sono presenti diversi i finali e si potrà arrivare alla fine salvando tutti o nessuno, lasciando al giocatore la capacità e volontà di giocare con le vite dei cinque malcapitati. Per darvi un'idea del nostro percorso, possiamo dirvi che siamo arrivati ai titoli di coda con tre personaggi ancora salvi e con un quarto perito proprio nelle ultimissime battute in maniera eroica e struggente.

Aspetto tecnico

House of Ashes: verso il finale le cose si fanno davvero oscure
House of Ashes: verso il finale le cose si fanno davvero oscure

House of Ashes riprende esattamente lì dove Little Hope aveva chiuso i battenti. Le capacità tecniche dei ragazzi di Supermassive continuano ad essere spese in larga parte per la riproduzione di modelli fedeli agli originali, inserendo come ogni volta anche un attore hollywoodiano. Questa volta è stata la volta di Ashley Tisdale, assoldata per prendere le fattezze della protagonista femminile Rachel, non riuscendo però a surclassare gli altri, anzi rimanendo in disparte e limitandosi troppo spesso a seguire il flusso.

In generale House of Ashes si presente più che bene su PS5 - dove lo abbiamo giocato - non convincendo sempre appieno nelle texture e negli interni della asettica grotta, ma dando il meglio di sé nelle battute finali, quando anche l'estro artistico dei creativi è riuscito a svettare nelle ambientazioni, surclassando di netto i precedenti capitoli.

Buono il sonoro e il mix, con un doppiaggio in italiano certamente migliorato rispetto al passato. Al netto di qualche taglio imperfetto e di alcune intenzioni nelle voci totalmente erronee, House of Ashes risulta godibile anche nel nostro idioma, fermo restando il consiglio di viverlo in inglese, così da cogliere al meglio la recitazione degli attori.

Commento

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Multiplayer.it

7.8

Lettori (14)

7.6

Il tuo voto

House of Ashes è un discreto passo avanti per una serie che richiede ancora tanti aggiustamenti per centrare l'obiettivo. Siamo contenti però che al netto di alcune mancanze e di una pulizia generale dei controlli che speriamo di notare al più presto, il terzo capitolo della Dark Pictures Anthology cresce al meglio narrativamente e nella scrittura di rapporti e dialoghi, ovvero gli aspetti più importanti di queste produzioni. Se ne avete abbastanza dei film interattivi non sarà certo capace di farvi cambiare idea; se però al contrario speravate di vedere un salto di qualità per la serie, House of Ashes è un discreto allungo. Aggiungeteci una bella manciata di citazioni horror e il gioco è fatto!

PRO

  • Interessante e necessaria la camera libera, seppur migliorabile
  • Scrittura e plot decisamente meglio dei precedenti
  • Le due fazioni in lotta donano ritmo e imprevedibilità anche all'interno del gruppo
CONTRO
  • Performance capture che ancora richiede delle rifiniture
  • Alcune reazioni agli eventi meno coerenti di altre
  • Interfaccia dei QTE davvero troppo invasiva