Tropico 6, la recensione 48

La recensione di Tropico 6 è stata verificata e approvata dal ministero della cultura della nostra ridente nazione, e ha ricevuto il timbro di El Presidente.

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   29/03/2019

Tropico 6 è il nuovo capitolo di una delle serie di gestionali cittadini più amate in ambito PC, caratterizzata dall'ambientazione tropicale e dall'essere sostanzialmente un simulatore di dittatura sud americana, pur con toni estremamente distesi. Nelle vecchie edizioni questo tema era trattato in modo molto più serio, ma da qualche incarnazione a questa parte El Presidente, ossia l'avatar del giocatore, nonché governatore della piccola nazione che andremo a gestire, è diventato più che altro una figura folcloristica. Non che manchino riferimenti a temi reali, ma sono molto più sfumati e influenzano in maniera minore e più divertita il gameplay.

Per il resto fazioni da accontentare, criminali politici da arrestare, avversari da far sparire, elezioni da comprare, costituzioni da inasprire, rivolte da sedare nel sangue e gli altri elementi tipici della serie ci sono tutti. L'obiettivo principale del giocatore rimane quello di far prosperare la nazione di Tropico, accompagnandola lungo quattro epoche. Sostanzialmente le meccaniche base sono quelle classiche del genere: si costruiscono edifici con un occhio alle risorse a disposizione, si verifica che non ci siano problemi usando le numerose schermate di riepilogo e si interviene lì dov'è più necessario, seguendo i desideri dei cittadini o le esigenze della realpolitik, cercando di non mandare la nazione in bancarotta per la troppa magnanimità. Nel frattempo bisogna anche svolgere una serie di missioni che ci vengono assegnate da alleati e consiglieri, che solitamente richiedono di costruire taluni edifici o di sviluppare un certo settore. Ad esempio può esserci richiesto di produrre una certa quantità di tabacco (una coltivazione tra le tante disponibili), che richiede l'apposita piantagione, oppure di concludere una rotta commerciale con una certa fazione, o ancora di inviare dei pirati a fare dei raid, oppure di mandare El Presidente a visitare un certo edificio, o ancora di valorizzare un certo sito turistico e così via.

In generale i compiti che ci vengono assegnati stabiliscono il ritmo della partita, anche perché sono un ottimo modo per accumulare risorse o favori e, nelle missioni, per far progredire il tutto. In totale Tropico 6 è dislocato lungo quattro epoche, che vanno da quella coloniale alla contemporaneità, ognuna con i suoi problemi e i suoi edifici da costruire. Un plauso particolare va all'interfaccia, sempre chiara e funzionale nonostante le molte cose che deve gestire. Qui si vede chiaramente l'esperienza maturata da Limbic con altri strategici, in particolare i Might & Magic Heroes, dai quali l'interfaccia di Tropico 6 eredità chiarezza e leggibilità, con tutti gli avvisi messi al posto giusto e nessun possibile fraintendimento. Ottimo anche il tutorial, che spiega bene le funzioni principali del gioco, nonché alcune di quelle avanzate.

Missioni single player

Tropico 6 non ha una campagna vera e propria come Tropico 4 e 5, ma una serie di scenari narrativi simili a quelli visti in Tropico 3. In totale ce ne sono quindici e, detto in parole povere, complessivamente mettono in scena i problemi legati allo sviluppo della nostra dittatura in diverse epoche e in vari contesti socio politici. Tra le quindici missioni ce ne sono alcune più incentrate sullo sviluppo economico, mentre altre porteranno alle estreme conseguenze i sistemi di controllo e repressione della popolazione previsti dal gioco.

Ci sono anche missioni più incentrate sulle relazioni internazionali e altre in cui emergono temi più moderni come la libertà sessuale o quella di espressione. Ovviamente il tutto viene espresso con quell'ironia che da sempre caratterizza la serie Tropico e che in un certo senso ne rappresenta la firma. In fondo in quale altro gioco è possibile contemporaneamente truccare le elezioni, mandare i militari a caccia di dissidenti e dichiararsi contemporaneamente amici della democrazia? Tropico 6 è dotato di una serie di strumenti che consentono di raccontare un'ampia gamma di sviluppi possibili della nostra piccola dittatura, senza appesantire mai il gameplay e, anzi, rendendolo interessante in ogni possibile modo. Difficile calcolare quante ore può portare via concludere tutte le missioni, visto che il tipo di gioco non solo consente di giocarle più volte affrontandole in modo diverso, ma anche perché una volta esauriti gli obiettivi di scenario è possibile continuare a giocare come se ci si trovasse nella modalità sandbox. Quest'ultima poi aumenta la longevità a dismisura, visto che consente di giocare a degli scenari liberi personalizzabili per difficoltà, ampiezza, disponibilità economiche e aggressività delle fazioni. In termini di contenuti veri e propri, Tropico 6 offre una buona quantità di edifici, di editti da sviluppare e di obiettivi da raggiungere, nonché una grande varietà di possibili sviluppi economici, che vanno dall'industrializzazione selvaggia a un ecologismo spinto.

Di questi tempi, purtroppo, è difficile non fare confronti con i capitoli precedenti che, DLC dopo DLC, solitamente straripano di contenuti. Tropico 6, da questo punto di vista rappresenta un'ottima base di partenza, già comunque perfettamente godibile. Ovviamente chi viene dai Tropico precedenti deve accettare che debba ancora crescere un po'. Comunque sia, considerando la durata delle missioni (più di cinque ore l'una per quelle avanzate) e considerando le possibilità offerte dalla modalità sandbox, è facile ipotizzare che i giocatori più appassionati possano tirare fuori da Tropico 6 decine e decine di ore di gioco.

Multiplayer assente

Tropico 6 al lancio mancherà del multiplayer, o almeno la versione review che ci è stata data non lo prevedeva. Gli sviluppatori hanno promesso che lo lanceranno in un secondo momento, perché lo stanno ancora testando. In verità il mutiplayer era compreso nella beta del gioco: evidentemente includerne una versione rifinita nel prodotto finito avrebbe comportato un ritardo nel lancio.

Difetti

Tropico 6 ha sostanzialmente due grossi difetti. Il primo è una certa mancanza di personalità, che se vogliamo è paradossale per una serie tra le meglio caratterizzate in assoluto nel mondo dei gestionali. Esordendo nella serie, Limbic Entertainment sembra aver voluto rischiare il minimo, realizzando una macedonia con alcune delle caratteristiche più amate del terzo, del quarto e del quinto capitolo. Il risultato, come spesso accade, non è esaltante come dovrebbe. Funziona, questo sì, ma è il classico tema da primo della classe che sembra aver capito alla perfezione cosa voleva da lui la maestra, senza però che ci abbia messo nulla di davvero suo.

Il risultato è in un certo senso più asettico e distaccato del dovuto e manca di elementi caratterizzanti forti. Il secondo difetto, questo più sostanziale, riguarda il sistema economico. È vero che negli ultimi anni il mondo mobile ha imposto a tutti i gestionali di rendere meno complessa la gestione dell'economia, così da non frustrare troppo i giocatori che vengono da esperienze scialbe e piatte come i Clash of Clans e affini, ma la tendenza si sta facendo preoccupante. L'economia di Tropico 6 - per quanto offra elementi interessanti come i raid dei pirati, le rotte commerciali, i rapporti diplomatici che possono fruttare aiuti o penalizzare un po', i legami con le fazioni, che possono comportare crisi e spese impreviste e quant'altro - appare fin troppo semplificata e poco influenzata dal modo di concepire la città, che dovrebbe essere invece il fulcro del gioco. È incredibile vedere come il livello simulativo sia stato così semplificato rispetto ai primi Tropico, dove non contava solo la presenza o meno di certi edifici, ma anche il loro posizionamento relativo a quello di tutti gli altri.

In questo senso Tropico 6 è più vicino alla filosofia di Two Point Hospital o Jurassic World Evolution, ossia quella che non penalizza il giocatore per come costruisce, considerando solo la presenza o meno di certi edifici, nonostante Limbic non abbia rinunciato completamente a certe meccaniche più profonde, che emergono però soltanto selezionando il livello di sfida più elevato, in particolare nella modalità sandbox. In effetti è interessante notare come la difficoltà massima di alcuni gestionali moderni corrisponda più o meno a quella media dei vecchi titoli.

Un mondo non tanto vivo

Uno degli aspetti più controversi di Tropico 6 riguarda la parte tecnica. Non parliamo della grafica in sé, ottima per un gestionale, ma della vitalità della città. Purtroppo gli abitanti di Tropico si comportano in modo spesso innaturale e fermarsi a guardarli mentre vivono le loro vite mostra dei pupazzi che si muovono come automi, andando da un posto all'altro senza criterio e senza che le loro scelte influenzino davvero il gameplay. Diciamo che sono mera decorazione, lì dove dovrebbero invece essere le arterie pulsanti della nostra opera. Gli edifici in sé sono ben fatti e ben caratterizzati: Limbic è stata capace di mostrare chiaramente il passaggio tra le epoche nell'architettura delle varie abitazioni e degli edifici produttivi.

Peccato che, ad esempio, alcuni rimangano gli stessi a prescindere dal periodo in cui vengono costruiti. Così una prigione dell'epoca coloniale è identica a una dell'epoca moderna. Ovviamente rifare tutti gli edifici per ogni epoca avrebbe comportato un aggravio enorme nella produzione, ma ci sarebbe bastato qualche cambiamento minimo per essere soddisfatti. Ottima, infine, la colonna sonora, fatta di brani latino americani dal ritmo trascinante, che aumentano non poco il piacere di giocare.

Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam
Prezzo
44,99 €
Multiplayer.it

7.5

Lettori (15)

8.0

Il tuo voto

Tropico 6 è un degno nuovo capitolo di una serie che, pur rimanendo ai vertici del genere dei gestionali, fatica a proporre novità sostanziali. Limbic ha semplicemente mescolato elementi di Tropico 3, 4 e 5 per provare a offrire qualcosa di nuovo, senza crederci però veramente. Sia chiaro che non ci troviamo di fronte a un brutto gioco, ma solo al classico capitolo di raccordo che tenta di prendere il meglio dai predecessori, senza riuscire ad aggiungere niente di suo. Forse questa timidezza di fondo è il problema maggiore di affidare una serie di lungo corso come quella Tropico a sviluppatori sempre diversi, che schiacciati dalla responsabilità di non scontentare i fan, entrano in punta di piedi in una storia che fino a quel momento non li ha riguardati, senza lasciare alcun segno.

PRO

  • Molti contenuti single player
  • Ottima interfaccia
  • Missioni ben congegnate

CONTRO

  • Gli abitanti sono innaturali
  • Manca di una sua identità
  • Il sistema economico