A Plague Tale: Innocence visto dagli occhi di un genitore 3

Giocando ad A Plague Tale: Innocence ci siamo più volte sorpresi a guardare Amicia e Hugo come se fossero nostri figli. Condividiamo i nostri pensieri con voi

SPECIALE di Rosario Salatiello   —   07/07/2019

Diventare genitori è una di quelle esperienze che ti segna per tutta la vita. Alzi la mano chi non ha sentito pronunciare solennemente questa frase almeno una volta nella propria esistenza. Anche se ci rendiamo conto che essa possa ogni volta suonare come la più banale delle banalità, vi assicuriamo che è tutto vero. Al di là dell'esperienza fuori di testa derivante dall'impatto di un neonato nella vita di una persona, diventare padre o madre vuol dire anche ritrovarsi un solco profondo a livello emotivo, in grado di penetrare fino alla sfera dell'inconscio. È per questo motivo che a volte si resta sorpresi di fronte a ciò che ci si ritrova a pensare in momenti che all'apparenza non sembrerebbero legati in modo diretto al proprio essere genitori, o più semplicemente in momenti in cui si prendono in serissima considerazione elementi che ad altri potrebbero sembrare di secondaria importanza. Anche se le parole che state leggendo vi staranno dando l'impressione di essere un tranello di Multiplayer.it per mettere in piedi l'ennesimo articolo dove chi ha delle creature urlanti per casa vuole convincervi di quanto sia piena e meravigliosa la vita insieme a loro, in realtà questa premessa era necessaria per parlarvi di A Plague Tale: Innocence nel modo in cui vogliamo farlo oggi. Un modo strettamente legato alla nostra vita da genitori, e all'inevitabile cambio di prospettiva che si ha nel modo di vedere alcune cose dopo aver messo in giro per il mondo un pezzo del proprio cuore. La fatica di Asobo Studio ci ha offerto in tal senso spunti che oggi vogliamo condividere con voi, nella speranza che possiate vederlo come uno spunto per discutere insieme della meravigliosa componente narrativa di A Plague Tale: Innocence e delle emozioni che essa è in grado di suscitare nel giocatore. Ah, ovviamente continuando a leggere i prossimi paragrafi troverete anche qualche anticipazione sulla trama del gioco, limitata allo stretto necessario ma comunque presente. Uomo avvisato, mezzo salvato.

I figli con noi

La storia raccontata da A Plague Tale: Innocence va a toccare temi particolarmente importanti, facendo del legame di sangue che c'è tra i protagonisti Amicia e Hugo una leva per parlare di elementi come la perdita di chi ci è più caro, dell'amore per chi abbiamo accanto e della fiducia in noi stessi e negli altri. Mettendo da parte in questa occasione tutta la componente sociale e storica che fa da sfondo al gioco, comunque importante per considerare il tono tragico dell'intera vicenda, ci soffermeremo quindi proprio sui fratelli che abbiamo conosciuto nel titolo firmato da Asobo Studio. Seguendo l'avventura di Amicia e Hugo ci siamo ritrovati più di una volta ad andare con la mente verso considerazioni che riguardavano la nostra vita al di là degli eventi di A Plague Tale: Innocence, come del resto avevamo già riportato in occasione della recensione del gioco. Con una trama coinvolgente e ben caratterizzata come quella messa in piedi dal team francese, è del resto inevitabile ritrovarsi coinvolti a livello emotivo anche nella sfera più intima, fino ad arrivare come nel nostro caso a mettere in relazione l'esperienza videoludica con quella genitoriale della vita reale. Il primo spunto ci è stato ovviamente offerto dalle scene iniziali, in cui di colpo Amicia e Hugo passano dalla loro esistenza di nobili privilegiati a orfani senza neanche una dimora dove dormire.

Il passaggio in cui la ragazza perde i propri genitori ha rappresentato ai nostri occhi il momento in cui ci si ritrova a doversi prendere cura di qualcuno in modo totalizzante, passando di colpo dall'essere uno dei problemi di cui aver cura all'essere l'unica soluzione costante, il faro in grado di guidare la navigazione nel burrascoso mare della vita. Il modo in cui Amicia si occupa di Hugo ci ha così messi in relazione in modo intimo con le sue azioni, toccandoci soprattutto nel momento in cui la sorella nasconde la cruda verità al fratellino per non causare in lui ulteriore dolore dopo la morte del resto della famiglia. È proprio questo uno dei dubbi più grandi con cui ogni genitore si è ritrovato almeno una volta a misurarsi: meglio una bugia a fin di bene, che mascheri la dura realtà, o meglio la verità anche se dolorosa? Può dipendere dalle circostanze, ovviamente, ma A Plague Tale: Innocence non si fa problemi a prenderci a pugni nello stomaco, mostrandoci le terribili conseguenze della bugia detta da Amicia in occasione della fuga di Hugo, e degli eventi che accadono successivamente a essa. Non ci facciamo problemi a dire che il momento in cui la sorella maggiore insegue il fratello minore dopo averlo perso ci ha lanciati nello sconforto, al punto da avere bisogno più di una volta di tirare un respiro profondo prima di proseguire.

I figli dopo di noi

Ai temi educativi, A Plague Tale: Innocence affianca anche altri elementi che di tanto in tanto turbano i pensieri di un genitore. Alla fine, il compito principale di un padre o una madre è quello di mettere i propri figli in condizione di affrontare le avversità del mondo esterno, cosa che Amicia si ritrova improvvisamente a dover fare dopo essere rimasta orfana. Senza dubbio si tratta di una ragazza capace, ma limitata nella conoscenza del mondo esterno dal filtro dato dalle sue origini nobiliari. Amicia riesce a cavarsela e a garantire la sopravvivenza sua e di Hugo, ma la questione riguardante i filtri eccessivi nei confronti dell'esterno è un argomento spinoso anche nella vita reale. Stabilire il giusto livello di contatto tra i figli e ciò che c'è fuori dalla porta di casa non è mai semplice, ma A Plague Tale: Innocence ci dice anche che l'importante è dare a chi ci troviamo ad accudire i giusti mezzi per avere a che fare con l'esterno. Si tratta dell'atto d'amore più grande: essere pronti a lasciare andare i propri figli, senza cedere allo stesso egoismo di chi preferisce mettere i propri sotto una campana di vetro.

In un mondo duro come quello di A Plague Tale: Innocence, nel caso di Amicia i mezzi sono rappresentati soprattutto dall'abilità con la fionda, ma anche dalla capacità della ragazza di dare amore al bambino che di fatto non conosce e per il quale in realtà nutre anche una certa gelosia. Anche se per fortuna possiamo confidare nel fatto che i nostri figli non dovranno mai in futuro avere a che fare con milioni di topi malati e con le follie dell'Inquisizione, è chiaro che il nostro desiderio più grande è quello di vedere crescere individui in grado di essere a proprio agio con sé stessi e con gli altri, affrontando con la giusta dose di resilienza i traumi e i momenti più difficili. Per farlo, ciò che possiamo dare loro sono appunto dei mezzi come la generosità e l'empatia, da custodire per farne uso nel momento più adatto. Chi ha più di un figlio si augura che in futuro l'uno sia di aiuto per l'altro e viceversa, offrendosi come spalla nel momento del bisogno senza permettere che contrasti di qualsivoglia natura vadano a mettersi di mezzo al legame di sangue che c'è tra entrambi. A Plague Tale: Innocence ci mostra appunto tutto questo, permettendoci di riflettere sul nostro modo di essere genitori e, laddove possibile, offrendoci anche uno spunto per diventare migliori in questo difficile compito.