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Daymare: 1994 Sandcastle, abbiamo provato il nuovo capitolo della serie horror italiana

Abbiamo provato una lunga demo di Daymare: 1994 Sandcastle, il survival horror sviluppato in Italia che guarda alla serie Resident Evil.

PROVATO di Simone Tagliaferri   —   09/05/2023
Daymare: 1994 Sandcastle, abbiamo provato il nuovo capitolo della serie horror italiana
Daymare: 1994 Sandcastle
Daymare: 1994 Sandcastle
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Chissà perché le torce dei survival horror fanno sempre poca luce (lo sappiamo il perché, ma reggeteci il gioco per favore). Recentemente, spendendo poco più di trenta Euro, abbiamo acquistato una torcia da 10.000 lumen che, pur avendo delle dimensioni abbastanza ridotte, riesce agevolmente a illuminare un'intera stanza, garantendo una buona visibilità anche in assenza di altre fonti di luce. Oltretutto dura ben dodici ore con una singola ricarica. Ai protagonisti dei videogiochi, invece, toccano sempre delle torce con dei fasci di luce che sembrano provenire dal mondo dei morti tanto sono al risparmio. Interi corpi speciali militari o paramilitari incaricati delle missioni più pericolose, che oltretutto devono spesso lavorare di notte in condizioni estreme, si ritrovano nell'equipaggiamento delle torce elettriche che arrossiscono per potenza di fronte a quelle che si possono comprare nelle bancarelle dei mercatini rionali.

Fortunatamente il mondo è tornato a sorriderci quando abbiamo provato la nuova demo di Daymare: 1994 Sandcastle e abbiamo scoperto che Invader Studios ha risolto il problema alla radice, visto che qui sono i nemici stessi che hanno l'accortezza di illuminare i luoghi che infestano. Una comodità non da poco, se non avessero la brutta tendenza a volerci abbracciare... e mangiare.

Una base piena di morti

Questo sarà morto ancora per poco
Questo sarà morto ancora per poco

Va bene, la polemica sui membri dei corpi speciali che vengono mandati in missione contro nemici ignoti con un caricatore per arma ce la risparmiamo per il prossimo articolo. Ora concentriamoci su Dalila Reyes, la protagonista del prequel di Daymare: 1998, un agente dell'unità speciale H.A.D.E.S. (Hexacore Advanced Division for Extraction and Search), che ci ha fatto la gentilezza di lasciarsi guidare per i sotterranei di una misteriosa base di ricerca degli Stati Uniti d'America, sita nell'Area 51, dove dal primo minuto di gioco ci si accorge che qualcosa non è andato per il verso giusto.

Del resto Daymare: 1994 Sandcastle è un survival horror narrativo in terza persona, quindi qualcosa deve essere andata male per forza. La demo inizia con la Reyes da sola in procinto di perlustrare la struttura.

L'atmosfera è decisamente lugubre (se venite assunti in un posto in cui anche con tutte le luci accese non riuscite a guardarvi la punta dei piedi, scappate a gambe levate, perché prima o poi diventerà teatro di fatti orribili e le vostre budella finiranno per decorare la mobilia) e l'assenza di esseri umani quantomeno sospetta. Inoltre sembra che ci siano dei guasti un po' ovunque, visto che non funziona niente, come viene sottolineato dalla stessa protagonista in più occasioni. Ci muoviamo piano e con circospezione, anche perché, pur essendo armati di un fucile a pompa e di un fucile d'assalto, abbiamo poche munizioni a disposizione. In una manciata di minuti riusciamo a riattivare una porta che, superata, ci garantisce l'accesso a un'area piena di cadaveri. Sapete cosa significa? Che per la simpatica Dalila sarà una pessima giornata lavorativa.

Gameplay

I nemici non sono i classici zombi
I nemici non sono i classici zombi

Daymare: 1994 Sandcastle riprende l'inquadratura alle spalle della protagonista vista in Daymare: 1998. Tecnologicamente il salto è evidente, con modelli 3D più belli, animazioni più curate e una cura generalmente maggiore per la costruzione degli ambienti, molto più ricchi di dettagli rispetto al lavoro precedente di Invader Studios. Naturalmente bisogna attendere la versione completa per sapere se la qualità del gioco sarà quantomeno uniforme (nel primo capitolo era un po' altalenante). L'impronta di Resident Evil 4 è evidente, così come è palese il maggiore controllo che lo studio di sviluppo sembra aver avuto sul prodotto, almeno nella parte che abbiamo giocato. Ma torniamo a noi. All'interno della base qualcuno ha attivato il sistema di contenimento. Se tutti gli altri indizi non ci avessero già fatto capire che la base militare di Groom Lake, il simpatico posto in cui ci troviamo, non è proprio il luogo ideale in cui passare la serata, questo sarebbe stato il momento che avrebbe spazzato via ogni dubbio. Ma noi siamo stoici e siamo andati avanti, anche perché l'opzione "dattela a gambe levate" non c'è.

Ci sono anche molti puzzle da risolvere
Ci sono anche molti puzzle da risolvere

Quindi abbiamo proseguito e... un cadavere è sparito. Quando un cadavere sparisce in un videogioco ci sono solo due possibilità, ma quella migliore non si verifica mai. Abbiamo quindi alzato l'arma pronti al peggio e non siamo stati delusi: siamo stati attaccati da una specie di non morto elettrico che sprizza scintille da ogni dove e corre come un forsennato. Non siamo riusciti a colpirlo subito, ci ha raggiunti e ci ha afferrati tentando di mangiarci. Fortunatamente ci siamo divincolati seguendo il prompt a schermo e gli abbiamo sparato un bel colpo di fucile a pompa in testa, rendendolo il candidato ideale per partecipare alla nuova edizione del Grande Fratello. Peccato che l'elettricità che aveva in corpo sia fluita dentro a un altro cadavere e... no, questa volta non ci siamo fatti cogliere impreparati e abbiamo piazzato il colpo direttamente nel petto del malcapitato. Quindi abbiamo ricaricato l'arma e siamo tornati a esplorare.

Congeliamo tutto!

Il Frost Grip è l'innovazione principale di Daymare: 1994 rispetto al predecessore
Il Frost Grip è l'innovazione principale di Daymare: 1994 rispetto al predecessore

Nel corso della demo i pochi documenti rinvenibili (testi e cassette audio) e alcune sequenze narrative non ci hanno svelato molto su cosa sia successo, cosa stiamo combattendo e perché. Dopo aver superato altri ostacoli, aver eliminato altri non morti elettrici ed essere fuggiti da un gruppo di nemici che non ne voleva sapere di fare da tappeto persiano, abbiamo incontrato un nostro superiore con cui abbiamo avuto uno scambio di vedute molto acceso. Da qui è iniziata quella che possiamo considerare la seconda parte della demo, che è stata anche la più interessante. Esplorando la base Dalila trova infatti il Frost Grip, uno strano apparecchio che consente di lanciare un getto e delle palle congelanti, utili per spegnere il fuoco, per raffreddare le tubature in ebollizione e per far diventare i nemici dei ghiaccioli, trasformabili in granite con un colpo ravvicinato successivo.

Da qui abbiamo fatto la conoscenza anche di un secondo tipo di nemico, più resistente e veloce, che abbiamo affrontato proprio usando il Frost Grip, che se non si è capito è la novità più grossa che ci ha proposto Daymare: 1994 Sandcastle rispetto al predecessore. Trovata l'arma infatti il gameplay ci è sembrato mutare abbastanza, abbandonando parzialmente i ritmi della prima parte, decisamente più lenti, per accelerare un po' e diventare più action.

È l'ora della granita!
È l'ora della granita!

Quindi gli scontri si sono fatti più frequenti e difficili, con più nemici da affrontare contemporaneamente e un maggior focus proprio sulla gestione delle armi. Nella demo non è stato possibile farlo, ma nella versione finale ci saranno delle stazioni che ci permetteranno di potenziare e migliorare il Frost Grip, che a quanto pare sarà centrale nell'intera esperienza di gioco, considerando l'impegno messo per costruire i sistemi che lo regolano. Non vediamo l'ora di scoprirlo.

La demo di Daymare: 1994 Sandcastle ci è davvero piaciuta. Provandola ci è sembrato che gli sviluppatori abbiano raggiunto una loro maturità e che da Daymare: 1998 siano cresciuti parecchio in consapevolezza e nella capacità di gestire un survival horror, aggiungendo anche qualcosa di unico come il Frost Grip che, se ben usato per l'intera esperienza, non potrà che fargli bene. Comunque sia, staremo a vedere se le ottime impressioni che abbiamo avuto saranno confermate con la versione finale.

CERTEZZE

  • È un'evoluzione evidente del predecessore
  • Il Frost Grip offre molte potenzialità in termini di azione e di puzzle

DUBBI

  • Sembra più action del primo capitolo
  • Varietà delle ambientazioni da verificare