Fire Emblem: Three Houses, il provato prima della recensione 53

Finalmente abbiamo messo le mani sul codice finale e abbiamo giocato qualche ora al nuovo strategico per Switch Fire Emblem: Three Houses: ecco le nostre prime impressioni

PROVATO di Christian Colli   —   12/07/2019

Negli ultimi mesi abbiamo parlato in lungo e in largo del nuovo Fire Emblem: Three Houses. Abbiamo esaminato il nuovo approccio scolastico che, scandito nel corso di settimane e mesi, ricorda Persona 5, e abbiamo guardato con curiosità alla nuova strada intrapresa da Intelligent Systems. Giovani cadetti che imparano a combattere in un castello che sembra Hogwarts, questa è l'impressione iniziale che ci ha fatto il nuovo titolo della blasonata serie Nintendo. Poi, col tempo e col susseguirsi di trailer e informazioni, abbiamo scoperto che Three Houses potrebbe essere il Fire Emblem più strategico della saga, grazie a una forte componente gestionale che si esprime, appunto, negli intermezzi scolastici, ma anche il più epico, come suggerirebbe lo stacco di cinque anni in cui i protagonisti crescono ed entrano in guerra tra loro. Codice review alla mano, abbiamo cominciato la nostra avventura nel Fódlan: nelle prossime righe ci concentreremo sulle prime ore di gioco e sull'accademia che tanto ci ha fatto dubitare di Intelligent Systems.

L'ombra di Persona

Che poi non è che Persona 5 - e i suoi due predecessori - siano gli unici giochi di ruolo in cui un gruppo di giovani eroi unisce le forze contro qualche minaccia soprannaturale: per certi versi, l'impianto narrativo di Three Houses rimanda più che altro a titoli come Trails of Cold Steel o Valkyria Chronicles, che non alla serie Atlus. Tuttavia, è il modo in cui questo canovaccio si trasforma in gameplay che ricorda parecchio Persona. Un calendario scandisce il tempo che trascorriamo insieme agli studenti, tempo che dobbiamo esaurire strategicamente scegliendo chi addestrare, chi frequentare, chi migliorare a scapito di qualcun altro. Partiamo dall'inizio, tuttavia. Superata la lunga e spettacolare introduzione a cartoni animati, ci siamo ritrovati subito nei panni di Byleth: lui è il protagonista - ma il nome, volendo, si può cambiare, così come il sesso - ed è il figlio di un ex cavaliere del monastero di Garreg Mach, ora diventato mercenario.

Mentre sta attraversando la foresta in compagnia di nostro padre e della sua banda, Byleth si imbatte in tre cadetti del monastero e sacrifica la sua vita per salvarli. In quel momento, il nostro protagonista incontra in una specie di sogno una ragazzina che risponde al nome di Sothis, unico particolare che ricorda della propria identità. Sothis si lega misteriosamente ai pensieri di Byleth e gli conferisce il potere di riavvolgere il tempo e, quindi, di salvare i cadetti di Garreg Mach senza morire. Salterà fuori che i cadetti in questione sono effettivamente i giovani rappresentati delle tre casate che si dividono il Fódlan: impressionati dall'abilità di Byleth, i ragazzi lo conducono al monastero, dove gli sarà offerto un posto di docente. Una volta scelta la casata che vogliamo sostenere personalmente, sarà nostro compito addestrare i suoi membri, ma anche conoscerli meglio per capire che direzione vogliono prendere nella vita e sul campo di battaglia.

Le prime ore di gioco sono, ovviamente, un lungo tutorial che ci introduce gradualmente alle varie possibilità che offre Garreg Mach. Il nostro timore era che il calendario finisse per dominare l'esperienza fin da subito, costringendoci a gestire l'addestramento dei ragazzi giorno per giorno in un loop che sarebbe potuto essere pesante e ripetitivo fin da subito. In realtà, Fire Emblem: Three Houses non funziona proprio così, e la componente gestionale nelle prime ore è molto meno marcata di quanto pensassimo. Anzi, a dirla tutta, i nostri primi due mesi nel monastero ci hanno ricordato un JRPG di stampo tradizionale. L'inedita possibilità di esplorare questo vasto scenario in terza persona non è l'unico punto di contatto tra Three Houses e i giochi di ruolo veri e propri. Il calendario salta automaticamente intere giornate, soffermandosi nei giorni liberi in cui possiamo spostarci indisturbati per svolgere alcune attività secondarie che consumano un indicatore destinato ad aumentare e garantirci, pian piano, un maggiore controllo.

I cadetti e i docenti del monastero potrebbero affidarci degli incarichi, opportunamente indicati anche sulle bacheche appese in giro per Garreg Mach. Questi incarichi non servono soltanto a spiegarci alcune attività secondarie - come la pesca o il giardinaggio - ma anche a raggranellare denaro, consumabili e altri oggetti utili. Grazie a questo escamotage concatenato, abbiamo coltivato i nostri primi ortaggi e li abbiamo usati per farci preparare una deliziosa cenetta che abbiamo consumato in compagnia di alcuni studenti, accrescendo un livello di confidenza che, naturalmente, si riflette poi sul sistema di combattimento. Il punto di tutta questa vita scolastica, infatti, è preparare i ragazzi alle battaglie, facoltative oppure no, che ogni tanto dovranno affrontare durante le settimane, ma soprattutto alla missione più importante che si svolge nell'ultimo giorno del mese e che sostanzialmente porta avanti la storia. Ovviamente, dopo così poche ore, la trama resta ancora piuttosto nebulosa, ma la presenza di misteriosi nemici mascherati e i ricordi che lentamente affiorano nella mente di Byleth e Sothis come echi di un'altra era promettono interessanti sviluppi.

In queste ore iniziali, tuttavia, abbiamo preso subito confidenza con la componente gestionale che si incastra ottimamente nella struttura del gioco. Il nostro timore che Fire Emblem: Three Houses riservasse uno spazio eccessivo a questo aspetto del gameplay sembrerebbe essersi attenuato proprio grazie al calendario che ci impone le sessioni di studio in determinati giorni. Le varie possibilità concesse al giocatore si intrecciano le une con le altre in una baraonda di parametri e statistiche che potrebbero confondere i neofiti della serie. In realtà, la nostra professione di mentore può essere affidata a un automatismo che istruirà i ragazzi seguendo le loro predisposizioni predefinite; tuttavia, assumendo il controllo delle lezioni potremo decidere di investire tempo e risorse su una competenza di un certo studente piuttosto che su un'altra, sbloccando magari specifiche abilità o mosse speciali. La principessa Edelgard, per esempio, è particolarmente dotata nel Comando e nelle Asce, ma cambiando il suo piano di studi abbiamo fatto in modo che migliorasse invece la sua competenza nella Ragione.

Così facendo, abbiamo potuto cambiarle classe a livello 5, trasformandola in un Monaco capace di scagliare palle di fuoco all'indirizzo dei nemici. I veterani di Fire Emblem dovranno abituarsi a questo nuovo meccanismo che consente di cambiare classe a piacimento alle unità, purché esse superino un vero e proprio esame basato su determinate soglie di competenza. È un procedimento molto meno macchinoso di quanto appaia e garantisce una grande libertà nella composizione degli eserciti che manderemo a combattere. Sul campo di battaglia, infatti, bisogna tenere conto di una moltitudine di fattori: la maggior parte la conosciamo già, per esempio i rapporti di potenza tra le diverse tipologie di armi, ma altri - come i battaglioni e i relativi stratagemmi - sono completamente nuovi. Su questo aspetto del gameplay di Fire Emblem: Three Houses torneremo in sede di recensione, dato che dobbiamo ancora approfondirlo, ma le battaglie che abbiamo giocato, per quanto semplici in qualità di tutorial, ci hanno divertito e entusiasmato grazie anche alla direzione artistica e alla coreografia degli scontri.

Le nostre prime ore in compagnia dei cadetti di Fire Emblem: Three Houses sono volate e a un certo punto abbiamo trovato piuttosto seccante dover interrompere una partita solo per mettere a ricaricare la console: in modalità portatile, vi avvisiamo, il titolo Intelligent Systems divora la batteria in un paio d'ore. Quello che abbiamo giocato, seppur in una fase iniziale che funge soprattutto da tutorial, ci è decisamente piaciuto. Non vogliamo sbilanciarci sulla trama, anche perché non abbiamo avuto materialmente tempo, nel gioco, di conoscere i vari personaggi, ma il cast ci è sembrato variopinto e sufficientemente lontano da quei controversi cliché che hanno caratterizzato i Fire Emblem precedenti. Torneremo a parlare di questo e di molto altro nella nostra recensione, tra un paio di settimane.

CERTEZZE

  • La componente gestionale è intuitiva e ricca di possibilità
  • La trama si tinge subito di sfumature misteriose
  • I combattimenti sono spettacolari e stratificati

DUBBI

  • Le nuove dinamiche da JRPG tradizionale potrebbero far storcere il naso ai puristi della serie
  • La storia inizialmente sembra riservare poco spazio ai comprimari