Hideo Kojima e i giochi horror 63

Il prossimo progetto di Hideo Kojima potrebbe essere un gioco horror: scenari, ambientazioni, meccaniche, cosa possiamo aspettarci in questo progetto?

SPECIALE di Massimo Reina   —   26/02/2020

Indice

Che Hideo Kojima sia un genio ormai è risaputo. Che lo sia anche dal punto di vista della comunicazione, pure. Ed è chiaro come questo artista, di cui non sempre è facile decifrare l'operato, sia capace di attirare l'attenzione dei media come pochi altri nel suo campo. Nemmeno il tempo di far uscire il suo ultimo gioco e di dividere parte della critica e del pubblico, che già torna a far parlare di sé per via dei nuovi, potenziali, progetti. In particolare uno sembra aver stuzzicato i palati di molti fan, ovverosia quello riguardante un videogioco a tema horror: il ricordo dello splendido teaser demo realizzato dal game designer per il "suo" Silent Hills, ovverosia P.T., è ancora vivo negli appassionati, e l'idea che Kojima possa fare quindi un gioco completo con quelle atmosfere e tematiche non può che scatenarne le voglie.

"Voglio fare un gioco horror, sicuramente", ha affermato qualche mese fa, "Ho alcune idee che credo possano funzionare ma non so ancora quando, dovrò pensarci bene". Hideo Kojima si è spesso dichiarato interessato a realizzare un videogame horror, e questo nonostante, per sua stessa ammissione, sia uno che davanti a certe situazioni se la fa sotto. Ma, d'altronde, l'autore è convinto che chi come lui "percepisce" di più la paura, forse è il più indicato per creare qualcosa di veramente terrificante. Intanto, a conferma di questa sua voglia di horror, cerca spunto guardando, o provando a farlo, pellicole a tema, come The Eye dei Fratelli Pang.

Kojima Ghost Stories?

Alla luce di queste informazioni abbiamo iniziato a pensare a cosa potrebbe frullare nella mente del geniale autore giapponese e a formulare un paio di ipotesi su scenari, ambientazioni e meccaniche. Il tutto partendo però da un presupposto importante: come abbiamo già scritto su queste pagine in passato, per chi si cimenta con il genere horror è sempre più difficile riuscire a stupire e spaventare un pubblico ormai poco avvezzo alle sorprese, e di proporre al contempo un concept innovativo e a suo modo originale. Quindi da questo punto di vista non aspettatevi da noi proposte assolutamente inedite. In tal senso auspichiamo nella creatività di Kojima per dare quella pennellata di originalità all'eventuale progetto. Anche perché il game designer giapponese è uno di quegli autori in grado di dare un tocco cinematografico alle sue opere anche avvalendosi di citazioni e riferimenti assortiti. In questo caso attraverso spunti e idee prese dal cinema horror e anche da altre produzioni videoludiche.

D'altronde, come nella fisica, anche nell'intrattenimento e in generale nell'arte, "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma", parafrasando il postulato di Lavoisier. Il nuovo progetto in chiave horror potrebbe di fatto ripartire da quel piccolo gioiello di spaventoso intrattenimento che è stato P.T. Non sappiamo se il playable teaser di Silent Hills fosse un semplice esercizio di stile del game designer, una trollata delle sue o un parte effettiva del gioco. Né a che punto fosse lo stato di sviluppo del gioco vero e proprio (si presume in stato embrionale).

In ogni caso la demo o qualunque cosa fosse è stata qualcosa di eccezionale, capace di terrorizzare e incuriosire al contempo come poche altre cose nel settore. E visto che comunque è ipotizzabile che una bozza di trama in fondo ci sia stata per essa (e/o per l'eventuale Silent Hills) l'artista giapponese potrebbe rielaborare temi e situazioni in maniera tale da distaccarle dall'universo del survival horror di Konami, e ricamarci sopra una nuova storia.

Norman Reedus, o chi per lui nel ruolo di protagonista, potrebbe essere un uomo tormentato da strane visioni o dal rimorso di qualcosa di terribile che ha commesso e del quale o non ha memoria, o cerca viceversa di dimenticare. Oppure, ancora, potrebbe essere un detective che indaga su una serie di omicidi-suicidi che hanno sconvolto la comunità locale, visto che hanno riguardato interi nuclei familiari. Casi che all'apparenza non avrebbero nessun legame, se non un certo modus operandi e la violenza inaudita, improvvisa, esplosa nei rispettivi capofamiglia. Nel corso delle indagini sull'ultima strage, quella che tra le vittime avrebbe visto anche una donna incinta di nome Lisa, Reedus scoprirebbe che gli assassini sarebbero stati posseduti da qualche entità malefica (ricordate in P.T.: "Perdonami, Lisa. C'era un mostro dentro di me"), finendo coinvolto in una storia "ai confini della realtà", fatta di case infestate, spettri e fenomeni di poltergeist .L'alternativa, pur rimanendo sul tema, potrebbe essere un titolo strutturato a episodi, incentrato su fantasmi e case infestate.

Di notte le vecchie case non dormono…

"Certe case, come certi individui, riescono a rivelare all'istante il loro carattere malefico. Nel caso dei secondi non c'è necessità di qualità particolari che ne rivelino l'essenza: possono sfoggiare un viso aperto e un sorriso innocente, e ciò nonostante basta averci un po' a che fare per avere la ferma convinzione che vi sia qualcosa di profondamente sbagliato in loro; che siano, cioè, malvagi. Volenti o no, questi individui comunicano un'aria misteriosa e di cattive intenzioni, che fanno sì che le persone intorno si allontanino da loro come da qualcosa di infetto. Forse con le case vale lo stesso principio, ed è quell'atmosfera di malefatte compiute in una particolare abitazione, molto dopo che i loro responsabili sono morti, che fa venire la pelle d'oca e rizzare i capelli". Da un incipt come questo, tratto da "La casa vuota" dello scrittore britannico Algernon Henry Blackwood, potrebbe infine "nascere" l'ispirazione per un'altra storia.

Un racconto apparentemente vecchio stile, che immaginiamo inizi in un moderno appartamento di città per poi evolversi in un'ambientazione più classica, ovverosia all'interno di un'antica villa infestata. Perché "apparentemente"? Perché poi la realtà dei fatti potrebbe essere differente da come apparirebbe, e la fantasia di Kojima potrebbe costruire attorno al tipico racconto di fantasmi qualcosa che vada oltre, creando una trama intrecciata e ricca di colpi di scena, dove teorie di varia natura sul fenomeno potrebbero incrociarsi e narrare quindi vicende ancora più complesse. La villa è realmente infestata, o è "lei" che in realtà "infesta" le persone che vi entrano provocando loro visioni, allucinazioni e quant'altro per farle impazzire e magari portare alla morte? Cosa sono gli spettri e perché alcuni di loro sembrano conoscere bene (ipotesi) il passato del protagonista?

Paura condivisa

"La chiave fece un rumore terribile mentre girava nella serratura, e quando la grande porta si aprì in una sala vuota e noi entrammo, udii suoni di sussurri e pianti, fruscii di vesti come di persone che si muovevano nel sonno e stavano per svegliarsi" (da "La casa del passato" di John Seymour). Fin da subito si respirerebbe un senso di inquietudine e di mistero nel ritrovarsi nel bel mezzo di un enorme edifico abbandonato, senza riuscire a capire bene cosa potrebbe accadere. Sensazioni subito amplificate dalla situazione di assoluto abbandono vissuta dal personaggio, dai corridoi bui e angoscianti, dagli ambienti corrotti di cui sembrerebbe quasi di poter sentire l'odore di muffa, sangue e marcio, mentre figure incorporee si aggirerebbero nell'ombra. Chiaramente molto poi della riuscita del gioco dipanerebbe dalle meccaniche. Da questo punto di vista non conoscendo ovviamente il tipo di avventura che Kojima ha in mente di impostare per la sua nuova produzione, diventa ancora più difficile fare previsioni o ipotizzare qualcosa rispetto a una trama.

Tuttavia, rimanendo sempre in tema P.T., si potrebbe pensare a qualcosa di simile e che pertanto, a livello di gameplay, mischiasse una serie di caratteristiche per rendere l'esperienza più profonda e quindi spaventosa possibile. Dalla possibilità di utilizzare il visore per la realtà virtuale, all'uso particolare dei più tradizionali controller delle console (e del PC), con la possibilità per esempio che gli spiriti, sulla falsariga di quanto avveniva in Metal Gear Solid con Psycho Mantis, possano "manipolarne" l'uso. E poi, giochi ed enigmi in stile P.T., sfruttando il multiplayer cooperativo asincrono (oppure in tempo reale) per interagire e collaborare con utenti da tutto il mondo per venire a capo di un indovinello o superare un determinato ostacolo. Per certi versi qualcosa di simile a quanto visto in Death Stranding.

Da questo punto di vista, poi, bisogna fare attenzione alle parole di Kojima a proposito dello spaventare troppo un utente: "Voglio provare a sviluppare un gioco che possa invogliare tutti a giocarlo, per evitare il problema che alcuni utenti, troppo spaventati, decidano di abbandonarlo o semplicemente di non prendervi parte". Ecco quindi che l'ipotesi di un sistema di cooperativa potrebbe in qualche modo attutire l'impatto tra certi giocatori e la paura: i più timorosi potrebbero infatti farsi "forza" con la presenza digitale di altre persone. Quest'ultima potrebbe manifestarsi attraverso oggetti condivisi, file audio o messaggi scritti con tanto di consigli utili, oppure sotto la forma di figure eteree raffiguranti i personaggi degli altri videogamer che starebbero affrontando contemporaneamente una stessa area, come avveniva in Demon's Souls. Insomma, da questo punto di vista Kojima potrebbe dare sfogo a tutta la sua fantasia per ricreare un mondo di gioco spaventoso e immersivo come mai si è visto davvero in un videogioco horror. Incrociamo le dita.