Link's Awakening, il seguito di Breath of the Wild 64

Link's Awakening è uscito nel 1993 su Game Boy, eppure per tanti utenti sarà il secondo Zelda dopo Breath of the Wild: una scelta saggia?

SPECIALE di Alessandro Bacchetta   —   07/09/2019

Erano molte le incertezze su quale sarebbe stato il prossimo progetto di EPD3, il team di Zelda; del resto l'intero mondo Nintendo sta entrando in un territorio ignoto, potenzialmente ricco di successi, ma anche di altrettanti tranelli. Finora, per dirlo in poche parole, l'azienda giapponese ha "solamente" sfruttato i vantaggi offerti dal dover sostenere, per la prima volta dopo decenni, una sola piattaforma, e non una coppia di console: per cui sono arrivati in successione tutti i classici. È vero, ne manca ancora qualcuno all'appello, ma quando la console spegnerà tre candeline, quindi a marzo 2020, saranno davvero pochi i grandi nomi mancanti. In sostanza ogni team, piuttosto che sviluppare la "propria" serie su due console diverse, avrà la possibilità di dedicarsi ad altro: il che potrebbe significare semplicemente seguiti su seguiti, per citare l'ipotesi meno stimolante.

Per restringere il discorso al team Zelda, le possibilità erano sostanzialmente tre: un remake, un seguito o un'opera inedita (su cui ancora speriamo, ma sarà dura...). Come ormai sappiamo, la squadra principale sta lavorando da anni al seguito diretto di Breath of Wild, dall'uscita ancora ignota: probabilmente arriverà a fine 2020, tenendo conto delle tempistiche canoniche. Nel frattempo tuttavia i fan di The Legend of Zelda potranno dedicarsi al remake di Link's Awakening, uscito nel 1993 su Game Boy, nel 1998 su Game Boy Color (in edizione DX), e in procinto di sbarcare - è proprio il caso di dirlo - su Nintendo Switch.

Questo progetto è supervisionato da Nintendo, ma sviluppato da Grezzo, la software house autrice, negli anni scorsi, anche dei remake di Ocarina of Time e Majora's Mask (entrambi per 3DS). In un certo senso, questa pubblicazione è perfettamente in linea con quello che avevamo definito "l'anno portatile di Switch", e infatti Link's Awakening arriverà assieme all'edizione Lite della piattaforma: uno Zeldone al lancio dell'ibrida, uno Zeldino al lancio di quella tascabile. Ma hanno ancora senso simili distinzioni? Questo remake ha rappresentato una decisione saggia?

Breath of the Wild, il primo Zelda

Per chi conosce la storia dei videogiochi, e ha già provato e amato l'originale Link's Awakening, potrà essere difficile accettare la contestazione che stiamo per fare. The Legend of Zelda: Breath of the Wild ha avuto un grandissimo successo, anche se non è stato un trionfo imprevedibile. La serie non era così prestigiosa e desiderata dai tempi del primo capitolo per NES, e da quelli di Ocarina of Time per Nintendo64, che hanno costituito, prima dell'ultimo episodio, gli apici di popolarità della saga: Breath of the Wild è stato in grado di emularli, perfino di superarli in termini di numeri assoluti. Ha esaltato tanti fan storici della saga, ne ha parzialmente delusi altri (tra quelli che seguono Zelda da Ocarina of Time in poi), ha convinto tanti vecchi giocatori a riabbracciarla (i fan del capitolo NES e SNES), ma soprattutto ha fatto conoscere la serie a tanti, tantissimi bambini.

Per loro, che - lo ricordiamo - sono sempre stati il target principale dell'azienda, non esistono paragoni tra i capitoli del 1986, del 1998 o 2017; per loro, The Legend of Zelda "è" Breath of the Wild. Un gioco creativo, libero ed esplorativo in termini assoluti, un gioco in cui c'è da salvare una principessa, ma alla fine, se non hai voglia di leggere o seguire la storia, chi se ne frega di Zelda; finito il (magistrale) tutorial iniziale, e raccolta la paravela, si può planare verso la zona di Hyrule che si ritene più attraente, accendere un fuoco, cuocere un cinghiale appena cacciato, prepararsi a entrare nel Sacrario avvistato laggiù, in fondo alla valle, poco dopo il fiume con la corrente impetuosa. Oh, e usciti da lì, chissà, chissà cosa si trova oltre quel pinnacolo roccioso; un cavallo gigante, magari. O una Stalla. O un Guardiano che ci farà scappare a rotta di collo verso un luogo sconosciuto, perché Link è ancora troppo debole per affrontarlo. Questo che abbiamo appena descritto, e solo questo, è The Legend of Zelda per un bambino che l'ha conosciuto con Breath of the Wild. I dungeon ci sono, ma sono secondari. I villaggi anche, ma alla fine si può anche non parlare (o quasi). Quello che conta è esplorare.

Link's Awakening, il seguito

Sarebbe troppo facile minimizzare la questione dicendo che rappresenta una specie di spin-off, che è la serie portatile, che è un remake; sono tutti elementi noti a chi conosce la storia della serie. Come dicevamo, Link's Awakening sarà il secondo The Legend of Zelda che tanti bambini vedranno sugli scaffali dei negozi (o sugli schermi dell'eShop). In lui riconosceranno la stessa saga di Breath of the Wild, e probabilmente, visto quanto gli è piaciuto il primo, saranno curiosi di provarlo; nonostante, questo va palesato, siano totalmente diversi anche dal punto di vista visivo. Cosa si troverà di fronte questo potenziale (ma estremamente realistico) utente, appena avviato il suo secondo Zelda, e dopo aver concluso quell'opera geniale, lunga e libera chiamata Breath of the Wild? Be', un titolo molto più corto, con la visuale dall'alto, dallo stile grafico bambinesco (pur meraviglioso), ma soprattutto un'avventura con direttive ben precise, il cui fulcro sta nel capire come proseguire, non nel chiedersi dove andare.

In Link's Awakening non si può girare troppo liberamente, se non si sa come andare avanti, se si rimane bloccati, non ci sono tante alternative: serve fermarsi, ragionare, analizzare la mappa e trovare una soluzione. Non si possono scalare edifici o montagne, e un punto di stallo può essere rappresentato anche da un semplice blocco di muratura, che magari richiede un'arma precisa per essere superato. Propone delle dinamiche totalmente diverse da quelle di Breath of Wild, pensate quanto sembrerà strano al nostro "bambino di Voghera" essere limitato da un cubo di pietra, lui che era abituato a scalare le montagne. Non cadrà da un dirupo, non incendierà prati, non dovrà ripararsi dal freddo. Sarà un'esperienza di gioco totalmente diversa. Non che Link's Awakening sia un'eccezione; un remake di Skyward Sword, ipotizzato da vari giocatori, sarebbe stato ancora più strano.

Una strada per presentare uno Zelda diverso, con la prospettiva dall'alto, ma al contempo capace di non disorientare troppo i novizi, sarebbe stata il remake del primo episodio, al quale Breath of the Wild si è dichiaratamente ispirato. Avrebbe proposto un'altra faccia del prisma zeldiano, ma senza distaccarsi troppo dal precedente, e dal successivo, capitolo open air. E invece no. Nintendo ha deciso, nonostante il successo dell'ultimo episodio, di riaffermare l'unicità di questa saga, che contempla al suo interno varie anime. E, da quando c'è Aonuma, altrettanti stili grafici. Quei bambini dovranno abituarsi, e forse è bello che sia così: una volta la chiamavano Nintendo Difference.