Nintendo, serve una nuova IP - La Bustina di Lakitu 69

Da troppi anni a Kyoto non provano a creare un nuovo universo, un nuovo personaggio, un nuovo gioco single-player: questo sarebbe il momento adatto

RUBRICA di Alessandro Bacchetta   —   14/12/2019

Nintendo Switch è la console più venduta dell'anno (e con ampio distacco) negli Stati Uniti, sta andando alla grande in Europa, perfino nel Regno Unito (terreno storicamente ostile), per non parlare del Giappone, dove ha già superato le vendite totali di PlayStation 4 (e 3); tutto questo mentre va incontro a quello che sarà un natale tra i più lucrosi della sua storia, anche grazie a Pokémon Spada/Scudo e alla nuova edizione Lite. E Switch ha appena mosso i primi passi in Cina, grazie all'accordo con Tencent, dove ha venduto 50.000 copie al lancio, e si prevede che raggiungerà quota 100.000 entro fine anno. Quello cinese è un mercato estremamente particolare, potenzialmente una miniera d'oro, più realisticamente un contesto difficile, dove bisognerà infrangere più di una barriera per avere successo: ne parleremo approfonditamente in uno dei prossimi episodi di questa rubrica. Quello che ci interessa, in questo momento, è riassumere il fortunato percorso di Nintendo Switch, e capire come possa proseguire in futuro.

Ciò che è successo finora, lo abbiamo detto varie volte, è stato piuttosto prevedibile. Un primo anno grandioso con tanti capolavori, tra i quali spicca The Legend of Zelda: Breath of Wild (che, tra l'altro, continua a vendere). Un secondo anno all'insegna di giochi multiplayer e del grande azzardo, dal modesto successo, di Nintendo Labo. Un terzo anno segnato dalla dimensione portatile della console, con l'edizione tascabile, Fire Emblem e Pokémon, che si concluderà con l'arrivo di Animal Crossing: New Horizons.

Da qui in poi, c'è il buio. Nintendo non si è mai ritrovata a dover gestire una console ibrida, una piattaforma che inglobasse tutte le sue creazioni: dal 2020 in poi vedremo come gestirà questa inconsueta libertà. Potrebbero uscire sequel su sequel. O potrebbe arrivare, come speriamo, una nuova IP.

Una nuova IP

Forse è addirittura inutile ribadire quanto siano importanti i personaggi Nintendo per la società giapponese. Le proprie serie storiche. Ogni generazione porta con sé la necessità di rinvigorirle con opere eccellenti. In futuro, tra i piani di Furukawa, c'è proprio l'intenzione di sfruttarle - fuori dal mondo dei videogiochi - come mai fatto in passato: ne parleremo in un altro articolo, perché è un argomento che segnerà il futuro di Nintendo. Tuttavia, la necessità di concentrarsi su queste saghe, ha limitato - eccome - la creazione di nuovi universi, di nuove serie. L'ultimo periodo particolarmente fertile, a questo proposito, è composto dai primi mesi di Nintendo GameCube: dei mesi in cui tutti si sono lamentati dell'assenza di un Super Mario al lancio - non senza ragioni - ma che hanno generato due marchi tuttora amati dagli appassionati, e cioè una nuova lettura di un vecchio personaggio (Luigi's Mansion) e, soprattutto, Pikmin. Un gioco nuovo, con personaggi mai visti prima, che ha portato Nintendo a relazionarsi con un genere a lei lontano e, come al solito, a interpretarlo in maniera estremamente "personale". Pikmin non è un'opera che ha il potenziale per raggiungere il successo planetario, ma è una piccola serie di nicchia, molto prestigiosa, con un pubblico affezionato. Ed è, se la memoria non ci inganna, l'ultima nuova IP Nintendo in ambito single-player. Stiamo parlando del 2001, di diciotto - lunghissimi - anni fa. Quando diciamo "Nintendo" in questo contesto, ci teniamo a specificarlo, ci riferiamo ai team interni, non all'azienda in generale.

Nintendo, serve una nuova IP - La Bustina di Lakitu

In epoca Wii non sono certo mancati titoli nuovi. Ma erano principalmente multiplayer, e spesso non hanno generato nuovi universi da esplorare. L'esempio più eclatante naturalmente è Wii Sports, coi suoi Mii. Ma - credo - converremo tutti che non sia paragonabile a Super Mario, Donkey Kong o Zelda, e non ci riferiamo solamente alla qualità ludica: non è una IP che possa essere espansa, o sfruttata a fondo, perché estremamente povera di contenuti. Non ha un suo mondo, non ha un suo protagonista, non ha un'estetica dello scenario (personaggi esclusi) ben delineata. Eppure Nintendo, su Wii, è perdonabile: si era creata una grossa scissione tra pubblico tradizionale e occasionale, rimarcata forse anche oltre il dovuto, e da una parte erano confinati i brand storici, dall'altra quelli nuovi.

Su Wii U, disgraziata console, e forse per questo ancora più amata, è arrivato Splatoon. In ottica di creare nuovi brand, la migliore mossa Nintendo di questo secolo: non è un caso che dietro ci sia un giovane come Tsubasa Sakaguchi. Tuttavia, pur avendo indiscutibilmente ideato un nuovo universo da esplorare, e una nuova estetica che si è imposta con successo (soprattutto in Giappone), Splatoon non è ancora fiorito in ambito single-player. Nintendo ci ha provato anche con Arms, un picchiaduro bello e atipico, che però non ha replicato, forse anche a causa del genere, il successo di Splatoon. E siamo arrivati, infine, ai giorni nostri.

Il momento giusto

Tutti i team Nintendo in questa generazione si trovano di fronte a una sfida inedita: decidere cosa fare del proprio destino. Perché, al posto di dover creare due (o più) episodi di una stessa saga per due console diverse, adesso hanno il tempo di lavorare ad altro. Che naturalmente può essere un sequel, e nella grande maggioranza dei casi sarà così, ma non è l'unica via percorribile. Inoltre, dato non certo secondario, la console sta andando alla grande: è il momento perfetto per osare. Un investimento sbagliato potrebbe generare una perdita, ma un eventuale successo potrebbe far volare Switch e, soprattutto, creare un nuovo brand da affiancare a quelli storici, una ricchezza da sfruttare negli anni a venire. Un team la sua decisione l'ha già presa, ed è quello di Zelda: Breath of the Wild avrà un seguito, e sicuramente se lo merita. Tuttavia era uno dei principali candidati a provare qualcosa di diverso, sia per capacità che per esperienza: non è ancora escluso che accada, dovesse Breath of the Wild 2 arrivare entro il 2020, ma dipenderà parecchio dal ciclo vitale di Nintendo Switch. Comunque, da loro non arriverà niente nel breve termine. EPD 4 lavora a nuovi brand continuamente, ma non sono esperienze tradizionali, o dalle doti cosmogoniche: Nintendo Labo, Ring Fit Adventure... continueranno, molto probabilmente, su questa strada. EPD 5 si occupa di Animal Crossing e Splatoon, e dopo marzo 2020 sarà libera: o si dedicherà a Splatoon 3, oppure a qualcosa di nuovo. Questa squadra è la prima, tra quelle trattate, ad avere una possibilità seria e concreta di buttarsi su un nuovo progetto.

EPD 7 è formata dai reduci di R&D1, su Switch devono ancora muoversi, e hanno tra le mani tanti brand celebri, come Metroid (bidimensionale), WarioWare, Rhythm Heaven e Tomodachi Life: saranno impegnati su uno di questi nomi. E adesso le cose si fanno serie. Perché EPD 8 è il team di Super Mario Odyssey, e potrebbe lavorare in questo stesso momento a qualcosa di nuovo. Col loro talento, sarebbe auspicabile (ma Odyssey 2 è sempre una valida opzione). EPD 9 ha già rilasciato Mario Kart 8 Deluxe e Arms. Quest'ultimo ha venduto bene, sfruttando anche il lancio della piattaforma, ma non in modo eccellente: realizzarne un seguito non sembra così sensato. Il ragionamento, pur per motivi diversi, si potrebbe estendere a Mario Kart: perché produrne un sequel, quando vende già benissimo? Al limite un DLC. E un DLC comunque non toglierebbe troppo tempo a una nuova opera. Questo team non realizza un titolo single-player tradizionale dai tempi di Luigi's Mansion: sarebbe fantastico ammirarlo su qualcosa di inedito, e loro sono i nostri principali indiziati a ricoprire questo ruolo. EPD 10 ha creato Mario Maker 2, e si occupa anche di Pikmin e della saga bidimensionale di Super Mario: ha ancora molto da fare su Switch.

Bene, queste sono le opzioni. Riassumendo: EPD 8 e 9 forse già stanno lavorando a un progetto inedito, mentre EPD 5 sarà libera di farlo dal prossimo anno. Sono tre squadre talentuose, che hanno il tempo e la libertà di osare. Per certo, se tutte e tre dovessero dedicarsi a dei seguiti, non solo rimarremmo delusi, ma sarebbe un segno di scarsa vitalità.

Update

Abbiamo deciso di pubblicare questo piccolo aggiornamento dell'articolo, visto che sono arrivati diversi messaggi sul contenuto del pezzo. Innanzitutto, ci è stato segnalato che non abbiamo trattato Captain Toad: una nostra dimenticanza, ce ne scusiamo. A tutti gli effetti rientra nel concetto di "nuova IP" che abbiamo discusso nel pezzo. Appartiene a un genere tradizionale, è sviluppato da un team interno, è principalmente single-player. È altrettanto vero che fa parte del mondo mariesco, e che non propone una nuova estetica come, al contrario, hanno fatto Yoshi's Island e Luigi's Mansion; tuttavia nelle meccaniche è abbastanza diverso da potersi considerare una nuova IP. Il discorso di fondo, comunque, rimane immutato: il momento ci pare propizio perché fioriscano altri progetti sulla linea di Captain Toad, perfino più coraggiosi e, possibilmente, portatori di un nuovo scenario.

Alcuni sono rimasti interdetti dal titolo stesso dell'articolo (e da ciò che suggerisce), e questo perché il termine "Nintendo" è molto vago. Avevamo già provato a specificarlo nel corso del pezzo, ma evidentemente non siamo stati abbastanza chiari, principalmente perché l'azienda giapponese non dà denominazioni ufficiali ai propri team interni. In questo momento, scrivere "gioco Nintendo" può voler dire sia "sviluppato da Nintendo", sia "prodotto/pubblicato da Nintendo"; noi ci siamo attenuti al primo caso. Ma potrebbe non bastare, perché Monolith Soft avrebbe tutto il diritto di definirsi "Nintendo". Quindi, ancora più nel dettaglio: ci riferiamo ai team interni Nintendo che operano sotto la denominazione EPD, e che lavorano nel nuovo palazzo aziendale a Kyoto, e in quello vecchio a Tokyo. Il nostro discorso riguarda solamente le IP appartenenti a generi tradizionali, single-player, a medio/alto budget, e il cui lavoro creativo, pur con potenziali contributi esterni, sia stato svolto principalmente da Nin... da EPD.