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Perché il nuovo film di Resident Evil non deve per forza essere fedele al videogioco?

Il trailer del reboot diretto da Zach Cregger si allontana dagli eventi di Resident Evil 2: ecco perché potrebbe essere la scelta giusta per rilanciare la saga cinematografica.

SPECIALE di Fabio Di Felice   —   02/08/2026
Questa scena è già diventata il simbolo del nuovo film di Resident Evil

Il nuovo trailer del film di Resident Evil, in uscita il 18 settembre 2026, ci dimostra un paio di cose: la prima è che al franchise cinematografico, longevo quasi quanto quello videoludico (1996 il primo gioco; 2002 il primo film), non manca il coraggio di ricominciare. La seconda cosa è che cinema e videogioco continuano ad andare a braccetto in maniera decisamente vivace in questo periodo. Super Mario Galaxy (qui la nostra recensione) è stato il primo film del 2026 a superare il miliardo di dollari d'incasso. Le serie TV tratte dai grandi videogiochi, come The Last of Us e Fallout, sono state grandi protagoniste sulle piattaforme streaming. Registi di culto come Alex Garland hanno voluto fare adattamenti cinematografici impossibili come Elden Ring. Amazon sceglie il videogioco 007 First Light per presentare un nuovo James Bond dopo la fine dell'epoca Daniel Craig.

È il momento giusto perché la saga horror per eccellenza torni al cinema, visto che nei videogiochi è più forte che mai: Resident Evil Requiem ha macinato milioni di copie e Resident Evil Veronica è già uno dei titoli più attesi del 2027. Su grande schermo, però, Resident Evil deve riuscire a trovare una nuova identità.

Il nuovo film rappresenta infatti un secondo tentativo di reboot cinematografico dopo il disastroso Welcome to Raccoon City, uscito nel 2021. In quel caso si era andati nella direzione di un'aderenza talmente esasperata da far sembrare il film una sfilata di cosplayer; in questo caso, invece, si fa completamente l'opposto: un film ambientato nei luoghi del videogioco, ma in tempi diversi e con protagonisti differenti. Una linea temporale alternativa, dove cambia pressoché tutto. E il film è consegnato nelle mani di uno dei giovani registi che stanno rilanciando il cinema dell'orrore americano, Zach Cregger. Uno che, con il suo Weapons, si è inserito nella schiera degli enfant terribles insieme a Ari Aster, Robert Eggers, Danny e Michael Philippou e agli ultimi arrivati: Kane Parsons, che con Backrooms ha incassato oltre 350 milioni di dollari a fronte di un budget di produzione di 10 milioni. E soprattutto Curry Barker, regista di Obsession: oltre 450 milioni di incasso per un film costato appena 750.000 dollari.

Austin Abrams è l'attore protagonista del film di Resident Evil
Austin Abrams è l'attore protagonista del film di Resident Evil

Il nuovo film di Resident Evil è stato girato a partire dall'ottobre del 2025, a Praga, ed è stato svelato tra aprile e luglio di quest'anno. Il trailer ha mostrato il protagonista e altre intuizioni che sembrano allontanarsi dal canone della serie videoludica, non solo per l'assenza dei protagonisti storici, ma anche per i toni. Cregger dichiara di aver preso ispirazione da La Casa 2 di Sam Raimi. In effetti, il trailer sembra alternare l'horror a momenti più leggeri e, soprattutto, non aver paura di cambiare personaggi, spazi e mostri. Come ogni volta in cui si cambia un'opera di riferimento, il pubblico non ha risposto bene e la domanda che serpeggia nei commenti è sempre la stessa: perché intitolare il film Resident Evil se non se ne conservano alcuni elementi che lo contraddistinguono? Noi, ovviamente, il film non lo abbiamo ancora visto e quindi non sappiamo se questa operazione sarà o meno un successo. Pensiamo però che questa idea di allontanarsi dal canone possa essere la giusta intuizione per regalare linfa vitale a una serie cinematografica in cerca di una sua identità.

Horror di luoghi

L'antefatto narrativo è semplicissimo: Austin Abrams - che forse ricorderete per il ruolo di James, il senzatetto tossicodipendente di Weapons - interpreta un corriere che capita, in una notte molto caotica, all'interno di un ospedale. Gli viene proposta una consegna speciale, con doppia paga. Lui accetta e poi chiede la destinazione: la consegna è a Raccoon City. Chiaramente le nostre orecchie si drizzano, perché Raccoon City è la città dove avvengono i fatti di Resident Evil 2. Vediamo quindi il corriere arrivare in questa città fantasma, entrare in una casa, provare a chiamare la sua fidanzata per avvertirla del ritardo e poi avere a che fare con una serie di orribili creature. Il tono sembra però assai diverso da quello dell'action muscolare dei primi film: il nostro corriere è una persona qualsiasi in una situazione più grande di lui. Probabilmente non dovrà sconfiggere l'orrore, ma passarci attraverso.

Partiamo da Zach Cregger. Questo regista arriva da due film di grande successo. Nel 2022 firma Barbarian: una giovane coppia di sconosciuti si trova suo malgrado a dividere un appartamento che viene affittato per errore a entrambi. All'inizio sembra che sia lui la minaccia, d'altronde è Bill Skarsgård, che di mostri - tra Pennywise e Nosferatu - ne ha interpretati un bel po'. Poi i due scoprono che c'è un seminterrato nella casa e che qualcosa vi si nasconde. Nel 2025 arriva invece Weapons: la storia di un'intera classe di ragazzini delle elementari che sparisce nella notte. Dalle telecamere di sicurezza li vedono correre, a braccia spalancate, senza capire verso dove. C'è sempre di mezzo una casa, c'è sempre di mezzo un seminterrato. Questo ci dice già una cosa importante: i film di Zach Cregger sono horror profondamente legati ai luoghi domestici, alle case. Al cliché più antico del mondo: il posto sicuro per eccellenza che diventa una trappola.

Anche i Resident Evil - almeno i primi capitoli, quelli che Cregger dice di aver giocato e rigiocato - sono horror di luoghi. Il primo videogioco fa della casa, di Villa Spencer, forse il suo mostro più iconico. Viene fuori da un momento di horror giapponese, al cinema e nel virtuale, che impazziva per le ville europee, magari costruite nel bel mezzo di un bosco. Sweet Home, il progenitore di Resident Evil, era proprio così. Una troupe cinematografica si addentra in una villa per girare un documentario su un vecchio pittore e sulle sue opere perdute. Tokuro Fujiwara, l'autore del videogioco, chiese proprio a Shinji Mikami di realizzare un sequel spirituale di questo titolo del 1989 per Famicom. Così è nato Resident Evil: le porte che si aprono scricchiolando per mascherare il caricamento, l'idea dei personaggi con dotazioni differenti: tutto viene da lì. Impossibile poi non pensare a Clock Tower: Hifumi Kono si ispirò a Suspiria e Phenomena di Dario Argento per immaginare quei luoghi in cui un serial killer armato di un enorme paio di forbici inseguiva Jennifer. Tanto per dirne un altro: Otogiriso, la sound novel che ispirò Silent Hill, ha al centro una vecchia villa, una foresta, una coppia che vi entra in cerca di aiuto.

In Barbarian la casa, con i suoi segreti, è protagonista come nel primo Resident Evil
In Barbarian la casa, con i suoi segreti, è protagonista come nel primo Resident Evil

Spazi chiusi, labirintici, presenze nascoste che attraversano il buio, strisciando nelle viscere del pubblico per accarezzare le paure più antiche. Una porta si apre nel seminterrato della casa, dove si nascondono segreti inconfessabili e ragnatele, muffa e ruggine dettano le loro regole. Chiaramente è lì che bisogna scendere per indagare. Scale infinite, porte chiuse da decine di anni, così ci si immerge nella paura. Il posto, la casa, il buio, le scale, il seminterrato sono già un horror. È per questo motivo che l'ossessione di Cregger per le case coincide perfettamente con un certo tipo di paura che i Resident Evil hanno veicolato spesso nel corso della saga: la stazione di polizia di Raccoon City, la casa dei Baker in Resident Evil VII: Biohazard, Villa Beneviento in Resident Evil Village.

Essere fan non basta, anzi...

Cregger è un personaggio interessante da ascoltare quando risponde, tutto sorridente, alle critiche del pubblico di fan di Resident Evil. Per esempio si dice dalla loro quando dichiara di non aver mai visto nessun altro film della saga, perché non li sentiva abbastanza vicini ai videogiochi. Un bel cortocircuito logico, dal momento che anche il suo sembra molto distante. Si dichiara un fan dell'opera originale, ma non vuole essere limitato dal canone della serie. E così il suo film è una versione laterale di Resident Evil 2, ma con delle differenze assai importanti. I fatti del gioco si svolgono nel 1998, nel suo film invece tutto è spostato in avanti, nella modernità: il corriere protagonista ha uno smartphone, tanto per dirne una. Anche le creature sembrano molto diverse da quelle del videogioco.

Il protagonista del film si ritrova a Raccoon City nel momento sbagliato
Il protagonista del film si ritrova a Raccoon City nel momento sbagliato

Il suo professarsi fan della saga videoludica non è una rassicurazione sulla qualità finale della pellicola. Al contrario, Cregger dovrebbe rendersi conto di non dover trattare il videogioco come fosse materiale sacro, di non dover approcciare l'arte come fosse catechismo. Bisogna invece togliersi i guanti bianchi e trattare il materiale d'origine per quello che dovrebbe essere: un'ispirazione da manipolare, cercando a tutti i costi di mantenere saldo il cuore dell'opera, che non deve mai essere tradito.

Un esempio illustre possiamo farlo chiamando in causa il parente più stretto di Resident Evil, ovvero Silent Hill. Quando Christophe Gans ha ricevuto il via libera da Konami per realizzare un film sulla sua saga di videogiochi preferita, ha pensato bene di fare una cosa assai intelligente: per la sceneggiatura ha chiamato Roger Avary, lo sceneggiatore di Pulp Fiction. Avary non aveva mai toccato il videogioco; aveva però ascoltato Gans, letto tutto il materiale che gli serviva e poi fatto il suo lavoro: una selezione su cosa tenere, cosa tagliare e cosa reinventare. Senza il legame affettivo che lo costringeva a trattare Silent Hill come un'intoccabile icona sacra, il risultato è stato uno dei primissimi film che rendessero giustizia al videogioco d'origine. Nonostante fosse cambiato molto rispetto al titolo originale: la protagonista non era la stessa, alcune delle creature provenivano direttamente dal secondo videogioco, l'immaginario era assai differente. Il cuore del racconto però era rimasto intatto.

Essere grandi fan dell'opera originale non sempre è sinonimo di buona riuscita...
Essere grandi fan dell'opera originale non sempre è sinonimo di buona riuscita...

Paradossalmente è stato quando Gans è riuscito a portare a termine il suo sogno di fan, ovvero realizzare un film su Silent Hill 2, che le cose sono andate a rotoli. Perché in Return to Silent Hill (qui la nostra recensione) il cuore del racconto è stato tradito e quello che ne è uscito fuori, un ibrido a metà tra il seguito del primo film e un bignami del videogioco, era senz'altro un pasticcio. Se c'è una cosa che questa storia ci insegna è che in una buona sceneggiatura bisogna avere il sangue freddo di capire cos'è che funziona all'interno di un videogioco e cos'è che funziona in un film: due linguaggi diversi, con grammatiche diverse. Un buon film non può mai essere la checklist delle cose che sono in un videogioco. Per questo motivo il fandom dichiarato di Cregger semmai è un campanello d'allarme - lo dimostra il caso Gans -, anche se non è detto che si traduca in un problema. Lo scopriremo vedendo il film.

Ripartire da zero

Questo film di Resident Evil ha un obiettivo manifesto: riportare tutto all'inizio. Deve essere una ripartenza per la saga cinematografica. Un po' l'equivalente di ciò che Capcom ha provato a fare - con grande successo - nel 2017 con Resident Evil VII: Biohazard. Reinventare, ripartire, reinterpretare tutto ciò che c'è stato prima. Biohazard ha cambiato protagonista e ambientazione (siamo in Louisiana) per un'operazione di rottura di prospettiva che, solo nel finale, si inserisce nella linea temporale ufficiale del videogioco. Una necessità che nasceva dalla disastrosa operazione (al livello di immagine, non economico) Resident Evil 6, con la saga sull'orlo della rottura identitaria, ma anche dal fatto di dover mettere un punto a un ventennio di storie, di pregressi che nel tempo avevano accumulato grandi successi e grandi insuccessi. Contemporaneamente, Capcom - forse una delle più lungimiranti aziende del settore - provvedeva a riscrivere il canone attraverso le sue operazioni remake, provando a scongiurare il pericolo di parlare solo a una generazione di giocatori ormai adulta.

Non sappiamo ancora quali orrori troveremo nel film di Resident Evil
Non sappiamo ancora quali orrori troveremo nel film di Resident Evil

Il film di Cregger si pone in continuità con quell'esigenza strategica: a fronte di una saga cinematografica che si è chiusa (quella con Alice - Milla Jovovich come protagonista) e di un'altra che è morta in culla (quella di Welcome to Raccoon City), ha bisogno di spezzare certe regole. Cambiare protagonista, raccontare nuove storie, ripartire sono sempre trovate rischiose che però dovremmo apprezzare perché indicano il coraggio di lottare per restare vivi al di là della nostalgia. Il punto è preservare il cuore dell'opera. Per capire se ha senso che questo film si intitoli Resident Evil (al di là dell'ovvio valore commerciale del brand) dovremo quindi giudicare non l'aderenza a certi eventi, ma l'aderenza a certi temi: l'orrore del luogo sicuro che viene sovvertito, il senso di pericolo che costituisce l'aspetto survival della storia e poi, chiaramente, l'orrore biologico, forse l'unico vero filo conduttore che ha accompagnato la saga dall'inizio alla fine.

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