Persona, 10 cose da sapere per i suoi primi 25 anni

L'ormai famosissima serie di JRPG targata Atlus compie 25 anni: ecco 10 cose da sapere su Persona, dalle origini al più recente Persona 5 Royal.

SPECIALE di Christian Colli   —   20/09/2021
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Ricordo che Revelations: Persona non mi fece una buona impressione. Doveva essere il 1997 o giù di lì: all'epoca si giocava un po' tutto quello che usciva su PlayStation. Soprattutto JRPG, che sono diventati la mia passione e il mio mestiere. Nonostante ciò, Internet non era quello di oggi e le informazioni erano meno diffuse o concentrate. Non conoscevo Shin Megami Tensei e il primo Persona lo giocai con un anno di ritardo, dopo Final Fantasy VII, Tales of Destiny e Arc the Lad II: come potete immaginare, usciva dal confronto con le ossa abbastanza rotte. In quel periodo si stava concludendo in Italia la pubblicazione della terza serie de Le bizzarre avventure di JoJo, quindi le similitudini tra le evocazioni delle Personae e gli Stand di Hirohiko Araki mi incuriosiva terribilmente, ma non tanto da farmi superare la mia indisposizione nei confronti di tutto il resto. In poche parole, lo archiviai dopo qualche ora e non ci pensai più.

Come avrete capito dal tono di queste prime righe - raramente scriviamo in prima... persona singolare - state leggendo un articolo speciale. Oggi festeggiamo infatti i primi 25 anni di Persona, una serie che fino a qualche anno fa non conosceva praticamente nessuno a parte i cultori del genere, e che ora è sulla bocca di tutti.

Con Persona ho avuto uno strano rapporto. Ci rimisi le mani solo alcuni anni dopo, intorno al 2001. In un lustro erano cambiate parecchie cose, così riprovai con Persona 2: Eternal Punishment, senza sapere che era la seconda parte di una storia cominciata esclusivamente in Giappone. Solo che questa volta restai folgorato: da allora, non mancai mai un'uscita, a cominciare da Persona 3. Oggi non posso dire che sia il mio brand preferito, ma Persona è una serie che mi ha insegnato tanto, specialmente sul modo di fare i videogiochi di ruolo, sul modo di scriverli e su alcuni aspetti della vita su cui raramente mi soffermavo a riflettere. E per un semplice JRPG direi che è notevole.

Che dire, quindi, cento di questi giorni, Persona. In attesa di scoprire quando giocheremo l'attesissimo Persona 6, valeva la pena festeggiarti con un aneddoto di vita vissuta e raccontare 10 curiosità di Persona che magari non conoscevate. Buona lettura!

È lo spin-off di uno spin-off

Persona 5, una lezione scolastica
Persona 5, una lezione scolastica

Che Persona sia uno spin-off di Shin Megami Tensei lo sanno ormai tutti. Ma quanti sanno che le sue vere origini risalgono a un altro spin-off? Si tratta di Shin Megami Tensei if..., un titolo che Atlus ha pubblicato nel 1994 per Super Famicom. Come tanti giochi contraddistinti dalla particella "if" - pensate a Fire Emblem - si trattava di un'avventura ambientata in una specie di universo parallelo, in questo caso alla serie Shin Megami Tensei: l'idea era quella di restringere gli spazi della storia e del gameplay a una singola location, il liceo Karukozaka. Il successo di Shin Megami Tensei if... spinse Atlus a riutilizzare il team di sviluppo per lanciare una nuova serie spin-off su PlayStation, approfittando della base installata per abbracciare un pubblico ancora più vasto e smaliziato. Shin Megami Tensei if... ha gettato le basi di Persona a tutti gli effetti: nel gioco troviamo un liceo, protagonisti afflitti da problemi sociali come il bullismo, persino un prototipo delle Personae - i Guardiani - che avrebbe condotto il suo creatore, Katsura Hashino, a dirigere i lavori su Persona 3.

Leggende metropolitane

Persona 5, una scena di combattimento
Persona 5, una scena di combattimento

I vari giochi della serie Persona traggono ispirazione dalle più disparate leggende metropolitane conosciute in tutto il mondo. Revelations: Persona, ad esempio, inizia proprio con un rituale ispirato a un racconto dell'orrore giapponese in cui cinque scalatori vengono investiti improvvisamente da una tempesta. Solo in quattro sopravvivono e, raggiunta una baita abbandonata, non avendo un fuoco da accendere per riscaldarsi, decidono di sistemarsi ciascuno in un angolo della stanza e di darsi il cambio spostandosi a turno da un angolo all'altro per restare svegli. A un certo punto, però, si rendono conto che i quattro angoli sono sempre occupati anche quando uno di loro si sta muovendo, segno che il fantasma del loro amico defunto è insieme a loro.

Ma non è certo l'unico spunto folcloristico che affiora tra le righe dei Persona. Il secondo, poi, è un vero tripudio di citazioni: il teschio di cristallo, il doppelgänger, il mito maya di Xibalba e altri ancora. Se poi cominciamo a citare tutte le figure mitologiche che prestano le loro fattezze alle Personae, la lista diventa ancora più lunga.

L'influenza di Carl Jung

Persona 5, a spasso per la città
Persona 5, a spasso per la città

La più grande fonte d'ispirazione di Persona, come serie tutta, è però la filosofia di Carl Jung. Il fondatore della psicologia analitica, vissuto tra il 1875 e il 1961, riteneva che ogni individuo possiede una "persona", una maschera - questo significa in greco - che indossa per nascondere il proprio, autentico io al resto della società. Allo stesso modo, ogni individuo proietta anche un ombra che rappresenta gli angoli più bui e nascosti del suo subconscio, perciò l'essere umano può migliorare solo accettando la propria ombra o i propri difetti, se preferite. Persona prende praticamente alla lettera gli studi di Jung. Nella serie, la forza di volontà dei protagonisti si manifesta sotto forma di Persona, spiriti guardiani che possiedono poteri soprannaturali. Allo stesso modo, le Shadow - le ombre - incarnano gli aspetti negativi dei vari personaggi che in quasi tutti gli episodi devono fare i conti con sé stessi, affrontare le proprie paure e i propri difetti, crescendo autonomamente ma anche agli occhi dei loro compagni di avventura.

Una localizzazione travagliata

Persona 5, riunione di Ladri Fantasma
Persona 5, riunione di Ladri Fantasma

Oggi consideriamo Persona uno dei giochi meglio localizzati sul mercato. Basti pensare agli sforzi che sono stati fatti per Persona 5 in inglese prima e in italiano poi all'uscita di Persona 5 Royal: i traduttori hanno fatto dei veri e propri salti mortali per restare fedeli allo spirito originale dell'opera. In realtà, però, i primi titoli della serie hanno avuto un trattamento catastrofico. Revelations: Persona, per dire, era stato profondamente cambiato per la release statunitense, al punto che la città di Mikage-cho era diventata Lunarvale e uno dei protagonisti, Masao Inaba, era diventato un ragazzo di colore di nome Mark. La localizzazione era arrivata persino a modificare gli sprite dei personaggi e a rimuovere completamente quasi ogni riferimento alla cultura nipponica. Anche Persona 2 non se l'era passata tanto meglio. Atlus aveva diviso la storia in due parti, Innocent Sin e Eternal Punishment, ma negli anni '90 localizzò solo la seconda parte per PlayStation. E quando venne il turno dei remake per PSP, localizzò solo il primo ma non il secondo!

Precursore dei suoi tempi

Persona 5, all'interno di un Palazzo
Persona 5, all'interno di un Palazzo

Una delle caratteristiche più distintive di Persona è la meccanica del Social Link, chiamati anche Confidenti nel più recente Persona 5: sono sostanzialmente i legami che il protagonista stringe coi vari comprimari attraverso lunghe sottotrame; oltre a delineare meglio ogni personaggio, se approfonditi, conferiscono vari bonus. Ebbene, il sistema del Social Link non esiste in Persona e Persona 2: esordisce infatti in Persona 3, quando la serie acquista le meccaniche da social simulator con tanto di calendario, attività quotidiane e così via. Già in Persona 2: Innocent Sin, però, era possibile scegliere un interesse sentimentale tra Maya Amano, Lisa Silverman e Jun Kurosu. Nell'ultimo caso, si trattava però di una relazione gay. Non sarebbe stata l'ultima volta che Atlus avrebbe affrontato l'argomento, incentrandoci per esempio tutta la sottotrama di Kanji Tatsumi in Persona 4. Oggi le tematiche LGBTQ+ sono fortemente sdoganate nei videogiochi, ma all'epoca si trattava di una scelta narrativa di natura fortemente progressista.

I collegamenti tra i giochi

Persona 5, un combattimento
Persona 5, un combattimento

I vari Persona sono giochi autonomi e per giocarne uno non c'è bisogno di completare prima gli altri, ma non è vero che non sono collegati. Alcuni personaggi giocabili nel primissimo Persona, come Yukino Mayuzumi, ricompaiono in Persona 2 come membri attivi del party principale o in ruoli di primaria importanza. Persona 2, poi, è diviso letteralmente in due parti, Innocent Sin ed Eternal Punishment, che formano un'unica storia e propongono suppergiù lo stesso cast in entrambi i giochi. Persona 3, Persona 4 e Persona 5 sono invece contraddistinti da sottili rimandi reciproci, ma Atlus ha fatto anche di più nel picchiaduro crossover Persona 4 Arena, sviluppato da Arc System Works, che fa da sequel vero e proprio agli eventi narrati nei primi due giochi, facendo incontrare i personaggi e introducendone di nuovi.

Ci sono poi alcuni divertenti easter egg come gli scontri con Yu Narukami e Minato Arisato in Persona 5, oppure gli spin-off Persona Dancing e Persona Q che esistono al di fuori del cosiddetto canone e rappresentano un gigantesco fanservice di qualità, pur non avendo alcuna rilevanza nel quadro narrativo generale.

Spin-off extravaganza

Persona 5, una scena a cartoni animati
Persona 5, una scena a cartoni animati

Yo dawg, abbiamo saputo che ti piacciono gli spin-off. Avete presente il meme? Ecco. Ricapitolando, Revelations: Persona è uno spin-off di Shin Megami Tensei if... che a sua volta era uno spin-off di Shin Megami Tensei. Sapete che cosa ci vuole? Ma uno spin-off di Persona, ovvio! E infatti esiste e si chiama Tokyo Mirage Sessions #FE: uscito inizialmente per Wii U e poi portato anche su Switch, si tratta di una sorta di strampalato JRPG crossover con Fire Emblem di Nintendo e Intelligent Systems, ma che in realtà condivide molto di più con Persona in termini di gameplay, narrativa e sistema di combattimento. È letteralmente un Persona ambientato nel mondo degli idol e della musica J-Pop: non a caso, il titolo originale giapponese era Genei Ibunroku #FE... che suona tantissimo come Megami Ibunroku Persona, il titolo nipponico di Revelations: Persona. Il primo Persona, infatti, si intitolava Revelations perché, teoricamente, avrebbe dovuto iniziare una serie di spin-off così chiamata, ma in realtà alla fine se ne fece soltanto uno, Revelations: The Demon Slayer, che in Giappone si intitolava Megami Tensei: Last Bible.

I nomi dei protagonisti

Persona 5, la schermata di una Persona
Persona 5, la schermata di una Persona

In ogni Persona il giocatore può scegliere il nome del protagonista all'inizio della partita, ma Atlus si è presa la briga di suggerirne uno predefinito (Tatsuya Suou) solo in Persona 2: Innocent Sin. Per conoscere i nomi ufficiali degli altri protagonisti della serie, abbiamo dovuto infatti aspettare le infinite trasposizioni in altri media... solo che non sempre erano coordinate. Il protagonista del primo Persona, per esempio, ha tre nomi diversi - uno nel manga, uno nel drama CD e uno nel romanzo - mentre quello di Persona 3 ne ha anche di più! Alla fine, sono state le trasposizioni più forti in termini di marketing a dettare i nomi ufficiali di questi personaggi, e così abbiamo scoperto che il protagonista di Persona 3 si chiama Minato Arisato, l'alternativa femminile nell'edizione PSP è Kotone Shiomi, quello di Persona 4 è Yu Narukami mentre quello di Persona 5 si chiama Ren Amamiya. Ma voi, se volete, potete chiamarlo Pinco Palla o Pierpaolo Pianesani.

Una continua trasformazione

Persona 5, Ann e la sua Persona
Persona 5, Ann e la sua Persona

Nonostante siano usciti soltanto cinque episodi principali in ben venticinque anni, Persona è una serie che ha attraversato profonde trasformazioni da un'uscita all'altra. Revelations: Persona, tanto per dire, si esplorava in prima persona come Shin Megami Tensei e i dungeon crawler à la Eye of the Beholder. Persona 2 aveva invece un'impostazione da JRPG più tradizionale - almeno, per come li immaginiamo oggi - con l'esplorazione in terza persona e gli scontri casuali. Persona 3, in origine, avrebbe dovuto avere la stessa struttura, ma i combattimenti sarebbero dovuti essere isometrici e in soluzione di continuità con l'esplorazione come in Chrono Trigger: poi, nel tentativo di rinnovare la serie sfruttando l'hardware di PlayStation, si preferì il 3D totale e la struttura che tutti conosciamo. In un certo senso, Persona 3 è stato uno strappo netto col passato. È il capitolo che ha introdotto i Social Link e le dinamiche social simulator, concretizzando l'idea di Persona, come marchio, che abbiamo oggi. Ma la strada non è stata dritta, bensì piena di curve e ripensamenti.

Ai confini del Giappone

Persona 5, un Confidente
Persona 5, un Confidente

In un'intervista rilasciata a un outlet nipponico, il director Katsura Hashino ha svelato che Persona 5 avrebbe dovuto svolgersi in giro per il mondo: il team, infatti, si sentiva pronto a staccare col passato, dato che i giochi precedenti si erano svolti tutti nei confini ristretti di istituti scolastici, paesi o città. Lo sviluppo era cominciato nel 2008 ed era proseguito in quell'ottica finché un terremoto non aveva devastato la regione del Tohoku e messo in ginocchio il Giappone: a quel punto Atlus aveva scartato ogni decisione presa per concentrarsi rispettosamente sulla propria nazione. Persona 5, in effetti, tradisce in certi passaggi un proposito più grande di sé, basti pensare che nell'idea originale il protagonista avrebbe dovuto soggiornare a casa di Sae Nijima, invece che nella soffitta del Café Leblanc di Sojiro Sakura, innescando una sorta di partita a "guardia e ladri" su scala internazionale. I piani sono poi cambiati e non possiamo certo lamentarci, ma non possiamo neppure fare a meno di chiederci se Persona 6 sarà finalmente quel viaggio oltre i confini del Giappone che Atlus si ripromette da anni.