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Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse, abbiamo provato la remaster del survival horror giapponese

Conosciuta in patria con il titolo di Fatal Frame, la serie targata Koei Tecmo torna con un'altra remaster: abbiamo provato Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse.

PROVATO di Tommaso Pugliese   —   09/02/2023
Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse, abbiamo provato la remaster del survival horror giapponese
Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse
Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse
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L'immaginario di Fatal Frame è indubbiamente potente ed evocativo, del resto le storie di fantasmi appartenenti alla tradizione folcloristica giapponese sono le più inquietanti in assoluto: montagne maledette, isole abbandonate, case infestate da spiriti che non trovano pace dopo una morte violenta e riescono ad avere un qualche conforto solo tormentando i vivi... c'è solo l'imbarazzo della scelta.

Basata su presupposti così affascinanti, la serie survival horror prodotta da Koei Tecmo vanta una lunga storia, ma ha incontrato lungo il tragitto diversi ostacoli che hanno impedito a determinati episodi di godere di una distribuzione internazionale. È appunto il caso di Mask of the Lunar Eclipse, al debutto assoluto in occidente grazie alla remaster in uscita su PC, PlayStation, Xbox e Nintendo Switch il prossimo 9 marzo.

Ebbene, abbiamo provato Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse in versione Steam, ed eccoci a raccontarvi le nostre sensazioni preliminari.

Storia: orrore sull'isola

Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse, la protagonista esplora l'ingresso dell'hotel abbandonato
Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse, la protagonista esplora l'ingresso dell'hotel abbandonato

La storia di Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse ci conduce sull'isola abbandonata di Rogetsu: un luogo oscuro, devastato da una catastrofe che diversi anni prima ha sterminato tutti gli abitanti e che in qualche modo è collegato al passato di un gruppo di amiche. Due di loro sono morte in circostanze misteriose, e così le tre sopravvissute decidono di tornare sul posto in cerca di risposte.

Durante la campagna ci troveremo a controllare diversi personaggi, fra cui appunto le tre ragazze di cui sopra: Madoka Tsukimori, Misaki Aso e Ruka Minazaki. Le prime due ci accompagnano nella fase iniziale del gioco, introducendo le meccaniche survival horror che i fan della serie ben conoscono (e di cui abbiamo parlato non molto tempo fa, nella recensione di Project Zero: Maiden of Black Water), ma restano anche loro intrappolate nell'orrore.

Toccherà dunque a Ruka, l'ultima rimasta, armarsi di coraggio e imbarcarsi per raggiungere l'isola, rigorosamente di notte, nel tentativo di salvare le sue amiche ancora in vita e affrontare una volta per tutte le forze oscure che pur dopo tutti questi anni stanno reclamando le loro anime. In che modo? Ricorrendo alla leggendaria Camera Obscura: una macchina fotografica in grado di imprimere l'immagine dei fantasmi su pellicola attingendo alla loro stessa energia, così da distruggerli.

L'ambientazione di Mask of the Lunar Eclipse, almeno stando ai primi capitoli, non eguaglia a nostro avviso quella del già citato Maiden of Black Water, che fra montagne maledette, antichi templi e la spaventosa figura della donna in abiti cerimoniali riusciva a costruire delle atmosfere davvero terrificanti. In questo caso gli espedienti narrativi adottati sono più tradizionali, e dopo tutti questi anni (l'originale è uscito nel 2008) appaiono inevitabilmente inflazionati.

Gameplay: tanto legno, ritmi lenti

Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse, uno spirito osserva il nostro personaggio
Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse, uno spirito osserva il nostro personaggio

Se sul fronte della trama la remaster del titolo prodotto da Koei Tecmo si rifà a soluzioni che appaiono per forza di cose datate, ovviamente non va meglio in termini di gameplay. L'impianto è infatti quello di un survival horror vecchia scuola, con i personaggi dotati dell'agilità di un carro armato e, in questo caso, impossibilitati a muoversi rapidamente: far "correre" le protagoniste dell'avventura, vestite peraltro in maniera ben poco consona a una caccia ai fantasmi, si traduce in una sequenza abbastanza ridicola e molto distante dal concetto di "velocità".

Chiariamoci, ci sta: gli sviluppatori hanno disegnato l'esperienza perché avesse un ritmo lento, una struttura che si rifà ai classici del genere fra chiavi da trovare e porte da aprire, ma con una marcia in più che su Wii era rappresentata dai controlli a rilevazione di movimento. Una caratteristica inedita per la serie Fatal Frame, ai tempi, e che purtroppo in questa edizione rimasterizzata si è persa per strada... a meno che la versione Nintendo Switch non supporti l'uso del giroscopio, ma non abbiamo ancora conferme in tal senso.

Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse, una sequenza di 'combattimento' con la Camera Obscura
Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse, una sequenza di "combattimento" con la Camera Obscura

È curiosa, ma comprensibile la scelta del publisher giapponese di realizzare prima una remaster dell'episodio di Fatal Frame più recente, il già citato Maiden of Black Water, e poi procedere a ritroso andando a recuperare un capitolo come Mask of the Lunar Eclipse, che non solo non è mai stato distribuito al di fuori dei confini nipponici, ma è anche quello che ha ottenuto il maggior successo grazie all'enorme base installata di Wii e alla novità del sistema di controllo.

Peccato che procedendo in questo modo si vada a sottolineare, in maniera piuttosto brutale, come la serie abbia subito ben poche evoluzioni nel corso degli anni, mantenendo praticamente intatto l'impianto di base e le dinamiche che caratterizzano non solo le fasi esplorative e i puzzle ambientali, ma anche i combattimenti con i fantasmi una volta attivata la visuale in prima persona legata all'uso della Camera Obscura.

Realizzazione tecnica: remaster, non remake

Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse può contare su alcune migliorie grafiche, ma si tratta pur sempre di un gioco per Wii del 2008
Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse può contare su alcune migliorie grafiche, ma si tratta pur sempre di un gioco per Wii del 2008

Arriviamo infine al comparto tecnico, che paga inevitabilmente dazio per via non solo degli anni che il gioco originale si porta sul groppone, ma anche per il fatto che sia stato disegnato in origine con in mente un hardware tutt'altro che performante. L'opera di rimasterizzazione messa a punto per l'occasione prova ad alzare il livello qualitativo generale, in particolare mettendo mano agli effetti e al sistema di illuminazione, ma sulle geometrie e le animazioni c'è ben poco da fare.

La demo per PC che ci è stata messa a disposizione, peraltro, aveva diverse limitazioni grafiche e non supportava mouse e tastiera, bensì solo il controller: poco male, visto che sarà questa la configurazione che troveremo sulle varie console; ma rimangono grossi dubbi sulla resa visiva finale dell'esperienza, che non potrà sicuramente competere con le produzioni più recenti dello stesso filone. In tal senso, la pur gradita aggiunta del photo mode non incide più di tanto.

Rappresenta forse un'eccezione il sonoro, che tiene botta per quanto concerne i dialoghi (in giapponese) e il sound design nella sua totalità, carico di tensione e atmosfera.

Project Zero: Mask of the Lunar Eclipse si conferma, pur dopo tutti questi anni, un survival horror affascinante e caratterizzato da risvolti narrativi interessanti, ma molto tradizionale già all'epoca in termini di meccaniche, parecchio blando nei ritmi e dotato di un comparto tecnico davvero datato, che l'opera di rimasterizzazione messa a punto da Koei Tecmo riesce ad abbellire solo fino a un certo punto. Comprendiamo l'idea di accendere nuovamente i riflettori sul franchise riproponendone i vecchi capitoli in formato remaster, ma a prezzi simili anche un recupero nostalgico non ha molto senso. La speranza è che dietro questa operazione ci sia l'effettiva idea di creare qualcosa di nuovo: Fatal Frame se lo merita e ha le carte in regola per fare bene ancora oggi.

CERTEZZE

  • Atmosfera e fascino non gli mancano
  • La storia ha senza dubbio il suo perché
  • Un piacevole tuffo nel passato

DUBBI

  • Molto datato sotto vari punti di vista
  • Niente controlli a rilevazione di movimento
  • Prezzo assolutamente irragionevole