A pochi mesi dal lancio, il Samsung Galaxy Z Tri-Fold è stato sospeso. La decisione, presentata come temporanea, arriva dopo una fase iniziale segnata da disponibilità limitata e segnali contrastanti sul fronte produttivo. Dietro la scelta non c'è un singolo problema, ma una combinazione di fattori che hanno reso il dispositivo difficile da sostenere su larga scala.
Non si parla di un fallimento tecnico in senso stretto. Samsung aveva concepito il Tri-Fold come una vetrina tecnologica, di conseguenza le scorte erano molto limitate e riservate a una piccola fetta di utenti. Forse fin troppo piccola. La casa coreana l'ha usato per dimostrare che un design a doppia piega diverso da quello immaginato da Huawei è possibile, ma non ancora replicabile con continuità industriale. D'altronde, con una produzione limitata a poche decine di migliaia di unità e un prezzo vicino ai 3.000 dollari, il dispositivo è rimasto fin dall'inizio lontano da qualsiasi logica di mercato di massa.
Cerchiamo allora di capire un po' meglio cos'è che non ha funzionato e cosa potrebbe succedere in futuro ni quella che appare sempre più come una guerra tra poveri esponenti dei pieghevoli.
Perché il Tri-Fold non ha funzionato
Il Galaxy Z Tri-Fold presentava una sfida ingegneristica senza precedenti per Samsung: integrare due pieghe in un unico dispositivo significa moltiplicare i punti critici, non solo raddoppiarli. Servono pannelli OLED ancora più flessibili, ma soprattutto più resistenti nel tempo, e un sistema di cerniere perfettamente sincronizzato, capace di distribuire le tensioni senza creare usura localizzata. È proprio su questo equilibrio che il progetto ha mostrato i suoi limiti.
I tassi di rendimento dei display sono rimasti molto bassi: ogni unità funzionante comportava un numero elevato di scarti, con un impatto diretto sui costi e sulla disponibilità del prodotto. In queste condizioni, nemmeno un prezzo premium basta a compensare l'inefficienza della catena produttiva e a sostenere una produzione su larga scala.
Oltre alla complessità produttiva, anche i numeri raccontano i limiti del progetto. Il Samsung Galaxy Z Tri-Fold è stato prodotto in quantità estremamente ridotte, circa 30.000 unità secondo stime di mercato, un volume che equivale a meno di un'ora di vendite globali di iPhone. Il prezzo, vicino ai 2.900 dollari, lo colloca in prossimità di un laptop di fascia alta, rendendolo di fatto un prodotto dimostrativo più che una proposta di massa.
A questo si aggiunge un dato ancora più significativo: secondo alcuni rapporti dalla Corea, i margini di profitto, che erano dell'11% all'inizio del 2025, sarebbero potuti scendere al 2-3% già a metà del 2026 a causa della crisi delle memorie. Un segnale chiaro che il Tri-Fold non era pensato per fare soldi, ma per mostrare le capacità tecnologiche dell'azienda. Anche le politiche post-vendita lo confermano, con sconti fino al 50% sulle riparazioni del display, un incentivo necessario per compensare i rischi percepiti dagli utenti su un form factor così complesso.
A pesare però, non è stato solo l'hardware. Il lato software si è rivelato altrettanto problematico. Con i suoi 10 pollici di diagonale da aperto, il Tri-Fold si avvicina più a un tablet che a uno smartphone, e per una volta ha dimostrato che l'aumento delle dimensioni non corrisponde automaticamente a un miglioramento dell'esperienza. Il rapporto d'aspetto 4:3 introduce scenari d'uso completamente nuovi, che richiedono adattamenti specifici e che l'ecosistema Android non è abbastanza flessibile per supportare in modo coerente. Senza applicazioni ottimizzate, l'esperienza risulta frammentata, e il vantaggio di avere uno schermo più grande viene annullato da interfacce non scalate correttamente.
A questo si aggiunge un elemento meno visibile ma altrettanto critico: il rischio reputazionale. Un dispositivo ultra costoso non può permettersi compromessi evidenti su affidabilità e usabilità. Anche problemi circoscritti, se amplificati dal prezzo elevato, rischiano di compromettere la percezione dell'intera gamma pieghevole, andando oltre il singolo prodotto.
La sospensione del Samsung Galaxy Z Tri-Fold tuttavia, non segna necessariamente la fine del progetto. Secondo indiscrezioni provenienti dalla filiera coreana, Samsung starebbe già valutando una seconda generazione. L'obiettivo sarebbe correggere proprio i limiti emersi nel primo modello: creare un dispositivo più leggero, ma potenzialmente più spesso. In altre parole, meno ricerca estrema sul design e più attenzione alla resa industriale. Il debutto, in questo scenario, non avverrebbe comunque prima della metà del 2027.
Parallelamente, Samsung starebbe lavorando anche a un altro form factor: uno smartphone "slideable", con un display espandibile fino a circa 7 pollici senza meccanismi automatici. Si tratta di una direzione già mostrata in forma prototipale durante eventi come il Mobile World Congress, ma che finora non ha mai raggiunto il mercato. Anche in questo caso, l'obiettivo sarebbe migliorare stabilità e spessore rispetto ai concept iniziali, con un possibile lancio tra fine 2027 e il 2028.
Questi segnali indicano una cosa precisa: Samsung non sta rinunciando alla sperimentazione, ma sta cercando un punto di equilibrio tra innovazione e sostenibilità. Il Tri-Fold, quindi, non è stato scartato definitivamente, ma rimandato a una fase in cui potrà essere prodotto e utilizzato senza compromessi evidenti.
Un excursus su Huawei e Apple
Mentre Samsung mette in pausa il Tri-Fold, in Cina il mercato dei pieghevoli continua a evolversi lungo una traiettoria diversa, guidata da Huawei. Dispositivi come il Mate XT e il Pura X non rappresentano solo un progresso tecnico, ma il risultato di un contesto industriale e commerciale specifico. Huawei opera infatti in un ecosistema più controllato, dove il mercato interno e una base utenti premium più ricettiva consentono di assorbire meglio i costi iniziali di ricerca e sviluppo.
Sul piano ingegneristico, l'azienda ha puntato su una soluzione tri-fold a "Z", che permette di contenere lo spessore, evitando di avere un pannello extra per l'uso da chiuso e ottenere allo stesso tempo una maggiore continuità d'uso rispetto ai primi foldable. L'obiettivo poi, non è stupire con superfici sempre più ampie, ma ottimizzare il rapporto tra ingombro e funzionalità. In questo senso, modelli come Huawei Pura X segnano un cambio di passo: dispositivi che restano flagship completi anche quando si piegano, senza sacrificare comparto fotografico o ergonomia.
Dall'altra parte, Apple continua a osservare senza esporsi. L'assenza di un iPhone pieghevole non è più solo una scelta conservativa, ma una presa di posizione precisa sullo stato attuale della tecnologia. I problemi di affidabilità, la complessità produttiva e i costi elevati, emersi con ancora più evidenza nel caso dei tri-fold, indicano che il mercato non ha ancora raggiunto un equilibrio.
La strategia di Cupertino resta coerente con lo storico post-iPhone dell'azienda: entrare nel mercato solo quando un form factor è maturo, stabile e integrabile senza compromessi nell'esperienza d'uso, piuttosto che rivoluzionare. E se pensavate che per l'iPhone Fold fosse questione di pochi mesi, ora pare che dai test pre-produzione siano emersi problemi tecnici e possibili ritardi.
Supply chain: un campo di battaglia invisibile
Dietro la divergenza tra approccio coreano e cinese comunque, c'è un altro fattore, meno evidente ma altrettanto decisivo: la catena di approvvigionamento dei display. Il confronto tra Samsung Display e BOE aiuta a leggere meglio le scelte dei produttori.
SDC continua a privilegiare affidabilità e resa produttiva: l'obiettivo è mantenere standard qualitativi elevati e costanti, anche a costo di rallentare l'introduzione di soluzioni più estreme. BOE, al contrario, spinge su velocità e contenimento dei costi. Questo consente ai produttori cinesi di sperimentare più rapidamente nuovi form factor, accettando margini di rischio più alti nella fase iniziale. Il risultato è un ciclo di innovazione più aggressivo, sostenuto però da un contesto industriale meno vincolato alla redditività immediata.
È qui che emerge la biforcazione del mercato: da un lato un modello che seleziona e perfeziona prima di scalare, dall'altro un modello che sperimenta e ottimizza lungo il percorso. Il diverso destino dei foldable a due cerniere di Samsung e Huawei si inserisce esattamente in questa frattura.
La selezione dei foldable
La parabola del Samsung Galaxy Z Tri-Fold chiarisce un punto spesso ignorato: il mercato dei foldable non sta solo evolvendo, sta selezionando, e ha già iniziato a scartare ciò che non funziona davvero nell'uso quotidiano. Il tri-fold, almeno oggi, rientra in questa categoria, anche se non è stato abbandonato definitivamente. Il fatto che una seconda generazione sia già in fase di valutazione indica che il form factor non è stato bocciato, ma rimandato a un momento in cui potrà essere sostenibile sia sul piano industriale sia su quello dell'esperienza d'uso.
La competizione reale, però, resta altrove. Non si gioca sulla spettacolarità del design o sull'estensione dello schermo, ma su affidabilità, resa produttiva e integrazione software. Sono questi i fattori che determinano se un dispositivo può uscire dalla nicchia e diventare un prodotto di massa. In questo scenario, vincerà chi riuscirà a rendere il pieghevole quasi invisibile: un dispositivo che si piega senza imporre compromessi, senza richiedere adattamenti da parte dell'utente e senza trasformare l'innovazione in un ostacolo. Tutto il resto, compreso il tri-fold, resta per ora una promessa rimandata.
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