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Shibuya Punk, lo stile nato dai videogiochi

Riscopriamo lo Shibuya Punk, estetica nata a cavallo del millennio a partire da successi videoludici underground come Jet Set Radio e The World Ends With You.

SPECIALE di Mattia Pescitelli   —   12/04/2026
Beat di Jet Set Radio alle prese con un graffito

Non molto tempo fa abbiamo parlato di Marathon e di quanto la sua direzione artistica fosse stata influenzata dall'estetica Y2K, dal Vectorheart e, più in generale, dall'effervescenza culturale emersa tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila. Una volta scesi nella tana del Bianconiglio, però, è difficile riemergere. Rimasti per settimane in quei cunicoli tutti estremamente diversi, dove influenze, tendenze e stili cambiano a ogni battito di ciglia, abbiamo ritrovato i resti di una civiltà che credevamo perduta, ma che, effettivamente, non ci ha mai abbandonato.

Stiamo parlando dello Shibuya Punk, uno stile che, a differenza di molti altri, ha origine proprio dai videogiochi e da uno in particolare: Jet Set Radio.

Shibuya, circa 1999

Il periodo storico in cui si innesta la nostra ricerca è quello di fine millennio. Siamo in Giappone, più specificamente a Tokyo, tra i distretti di Shibuya e Shinjuku, epicentri della moda nipponica.

Il celeberrimo incrocio di Shibuya
Il celeberrimo incrocio di Shibuya

L'aria che si respira è provocatoria, irruenta, alimentata da una generazione di giovani adulti stufi di seguire gli stilemi omologati di una società vetusta, poco conforme al fermento che circonda l'arrivo dei Duemila, visti come la pagina da cui ripartire in un futuro che si fa sempre più decentralizzato, globale, privo di barriere e confini.

La moda diventa la principale arma anti-istituzionale, una forma di libertà che unisce espressione di sé e appartenenza a uno strato subculturale che fa dell'atteggiamento diretto, "in-your-face", una firma immediatamente riconoscibile.

Moda e gioventù nella Shibuya del nascente nuovo millennio
Moda e gioventù nella Shibuya del nascente nuovo millennio

Ad affiancare l'abbigliamento arriva la musica, con le sue influenze trip-hop, acid jazz e funk, prendendo anche a piene mani dal panorama statunitense urbano anni Ottanta e incorporando breakdance e graffiti come forma di ribellione ultima alla statica, verticale e cementificata realtà della metropoli post-boom economico.

Da queste premesse culturali si sviluppa, in branche diverse, un'identità sociale ramificata, che trova anche nei videogiochi la sua valvola di sfogo.

Jet Set Radio

Tra tutte le correnti culturali, quella dello Shibuya Punk (anche conosciuta come Animemo o Grind Fiction) è una delle poche a essere scaturita non solo dal mondo videoludico in generale, ma da un videogioco nello specifico: Jet Set Radio.

Jet Set Radio, stile e anima dello Shibuya Punk
Jet Set Radio, stile e anima dello Shibuya Punk

Sviluppato da Smilebit Studio e distribuito da Sega, il videogioco creato da Masayoshi Kikuchi con la direzione artistica di Ryuta Ueda non ha avuto una storia simile alle solite produzioni. Prima del gameplay, prima della narrazione, prima del mondo di gioco, esisteva solo la volontà di creare qualcosa di "cool".

Dopo il lavoro svolto per Panzer Dragoon con il Team Andromeda, il neonato studio di veterani voleva mettersi alle prese con qualcosa di diametralmente opposto a ciò che il mercato proponeva a cavallo del secolo.

Concept di Jet Set Radio
Concept di Jet Set Radio

La tridimensionalità "fotorealistica" alla Shenmue stava loro molto stretta. Così, a partire da uno schizzo di Ueda raffigurante un ragazzo su pattini in linea affiancato da un radioregistratore, lo studio ha realizzato un'intera atmosfera che è poi diventata quel bizzarro open world dove bisogna andare in giro a imbrattare muri con i propri tag, il tutto mentre si sfreccia, si "grinda" e si fanno acrobazie impossibili che richiamano il mondo manga.

Non a caso, questo è stato il primo gioco a utilizzare in maniera efficace la tecnica del cel-shading, che proprio le linee nette di opere fumettistiche come Tekkon Kinkreet andava a richiamare.

Una vita underground

Le strade di Tokyo-to sono sfociate fuori dallo schermo, andando a invadere il quotidiano e dialogando con i giovani che avevano trovato in quella linea stilistica, sorretta da giganti dell'arte di strada come Eric Haze, a cui si deve il logo principale e alcuni dei graffiti presenti nel gioco, la porta sul retro dell'omologazione istituzionale.

Graffiti da Jet Set Radio
Graffiti da Jet Set Radio

Il gioco si è fatto atto liberatorio pad alla mano, creando con editor e ricercando sul web tag personalizzati con cui rendere il tutto un proclama sovversivo, la propria tela "sicura" dove esprimere il dissenso senza infrangere la legge.

L'editor per creare graffiti in Jet Set Radio
L'editor per creare graffiti in Jet Set Radio

Da quella prima deflagrazione, lo Shibuya Punk ha vissuto una vita underground, rimanendo icona di stile senza dominare mai la scena.

Dal sequel Jet Set Radio Future, a The World Ends With You (altro manifesto dell'estetica), fino a piccole perle come Skate Attack e Sonic Riders, la Grind Fiction ha iniziato a mostrare il fianco (almeno a livello internazionale) verso la seconda metà del primo decennio del Duemila, nonostante grandi successi esterni al medium come Scott Pilgrim vs. The World e Air Gear. La causa è stata l'affermarsi di stili come il Superflat Pop e, più in generale, la sensazione che quel tipo di controcultura avesse detto tutto ciò che aveva da dire.

Splatoon e la rinascita

Le cose cambiano con l'arrivo di Splatoon. Lo Shibuya Punk, riemerso tra l'inchiostro e l'architettura "calamarosa" della hit Nintendo, ha visto tornare gli stilemi cari a quell'estetica "Tokyo Urban" sulla cresta dell'onda.

La metropoli iperdensa di Splatoon
La metropoli iperdensa di Splatoon

Splatoon omaggia l'importanza dell'abbigliamento, della personalizzazione, dell'espressione del sé e dell'appartenenza a una comunità eterogenea, elementi cardine dello Shibuya Punk.

Non solo. Mette anche in campo la rivalità di strada, chiamando i giocatori a ricoprire di inchiostro del colore della propria squadra il terreno di gioco, atto territoriale per eccellenza, che possiamo far risalire ai padri della street art come TAKI 183 o Cornbread.

Lotte territoriali in Splatoon
Lotte territoriali in Splatoon

Hi-Fi Rush, Zenless Zone Zero, Bomb Rush Cyberfunk (sorta di successore spirituale di Jet Set Radio), Rakugaki, in parte anche la saga di Persona. Questi sono solo alcuni degli esempi più lampanti del ritorno a quell'estetica che ha formato gli sviluppatori odierni, seguiti da successi anime e manga come Gachiakuta (declinato, in quel caso, in Trash Punk).

E il futuro non è meno roseo. Radicali da vecchia scuola che rispondono al nome di Denshattack!, HYPERyuki e HYPERFIST dimostrano che lo Shibuya Punk è tornato a influenzare un pubblico che, anche dopo vent'anni e forse con ancora più necessità di allora, sente il bisogno di allontanarsi dalla narrazione istituzionale e di costruire la propria realtà sociale, mettendosi di traverso, ponendo identità individuale e collettiva sullo stesso piano, facendo diventare il singolo parte di un gruppo che può essere catalogato solo sommariamente.