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Marathon e l'abbagliante ricerca di un'identità visiva

Cerchiamo di fare il punto sulla controversa situazione artistica che fonda il comparto visivo di Marathon, l'extraction shooter di Bungie che ha infiammato il dibattito degli ultimi mesi.

SPECIALE di Mattia Pescitelli   —   28/02/2026
Tra biologico e sintetico in Marathon
Marathon
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Sin dal suo annuncio al PlayStation Showcase di maggio 2023, Marathon, ritorno della proprietà intellettuale che aveva guidato l'ascesa di Bungie durante gli anni Novanta, ha diviso il pubblico come non si vedeva da diverso tempo. Alcuni lodarono l'audacia visiva, capace di aggredire l'occhio di chi guarda, altri la bocciarono aprioristicamente. Lo scorso anno, però, dopo la diffusione dei gameplay nella versione alpha e il lancio pubblicitario capitanato da un cortometraggio diretto dal regista premio Oscar Alberto Mielgo (che faceva del comparto artistico del titolo e del mondo creato a partire da esso quasi l'unica forza di traino), arrivò l'accusa di plagio, suffragata da prove tangibili che concretizzarono l'ipotesi secondo la quale in quel di Bungie non si faccia affidamento alle bacheche di Pinterest unicamente come fonte d'ispirazione.

Prima di alimentare ulteriormente il fuoco che già arde ampiamente per conto suo, cerchiamo di mettere in ordine i fatti e arrivare al vero succo del discorso: l'incredibile e controverso stile di Marathon che renderà il gioco un'icona, nel bene e nel male.

La controversia

Partiamo subito dall'elefante nella stanza, così da focalizzarci, poi, unicamente su quello che ci preme esplorare, ovvero lo stile del gioco e le influenze che lo hanno forgiato. A maggio 2025, l'artista scozzese Fern Hook, in arte Antireal, ha condiviso su X un post in cui mostrava chiaramente come l'alpha del gioco fosse tappezzata di materiale grafico di sua creazione, contenuto in poster e progetti che risalgono al 2017. Perfino il suo logo è stato preso e incollato su strutture, oggetti ed equipaggiamenti presenti all'interno del videogioco. Tutto ciò, ovviamente, senza autorizzazione.

Al momento X/Twitter ha dei problemi
e non è possibile caricare il post

Da quello che pareva un lancio assicurato alla fine di settembre, il gioco è scomparso da tutti i radar e rimandato a data indefinita.

Ora sappiamo che il gioco arriverà su PlayStation, Xbox e PC il prossimo 5 marzo, annuncio che segue la notizia di dicembre del raggiungimento di un accordo non meglio dichiarato tra Antireal, Bungie e Sony Interactive Entertainment (ricordiamo che la casa di sviluppo è stata acquisita dalla divisione statunitense del colosso giapponese nel 2022).

Materiali che richiamano le più recenti tendenze in ambito di abbigliamento sportivo
Materiali che richiamano le più recenti tendenze in ambito di abbigliamento sportivo

Dopo uno scrupoloso (a loro detta) controllo del materiale grafico del gioco, Marathon è in dirittura d'arrivo, anche se con una macchia che i giocatori non si dimenticheranno di certo.

Plagio reiterato

La colpa di questo scandalo è stata attribuita a un impiegato con il quale hanno immediatamente chiuso i rapporti e che, a quanto pare, aveva aggiunto nelle cartelle dedicate alle risorse da inserire nel piano produttivo delle immagini di riferimento che appartenevano, appunto, ad Antireal.

Confronto tra Marathon e opere di Antireal
Confronto tra Marathon e opere di Antireal

Il problema, tuttavia, è che questa è la terza volta documentata che Bungie si trova a fare i conti con accuse di plagio. Sia nel 2023 che nel 2024 la casa di Bellevue era finita al centro della bufera mediatica per delle somiglianze fin troppo accurate con elementi creati da appassionati o meno.

Nello specifico, un blaster di Destiny 2, creato in collaborazione con NERF, richiamava in molti dei suoi aspetti un bozzetto realizzato da un artista nel 2015.

Al momento X/Twitter ha dei problemi
e non è possibile caricare il post

L'anno successivo, invece, la fan art di un utente finì, opportunamente rimaneggiata, all'interno di una cinematica dedicata a Il Testimone.

Al momento X/Twitter ha dei problemi
e non è possibile caricare il post

In entrambi i casi la situazione è stata tamponata dal team, che si è scusato pubblicamente e ha risarcito i diretti interessati, facendo ricadere parte della colpa sugli appaltatori ai quali si era appoggiata per realizzare quegli specifici progetti.

Indipendentemente da dove si annidi la verità, è indubbio che la credibilità di Bungie ne esca martoriata da questa tripletta a così stretto giro, portando l'utenza a non dare più la stessa fiducia all'azienda che ha donato loro alcuni dei capisaldi degli sparatutto in prima persona. Ma, al netto di queste colpe, cos'è che rende Marathon così artisticamente irresistibile per alcuni occhi?

Uno stile familiare

C'è qualcosa in quelle linee industriali, in quelle finiture sintetiche, in quei segni grafici, in quei volti porcellanati che rende il comparto visivo qualcosa che pare estremamente familiare, ma le cui origini rimangono incastrate sulla punta della lingua, come imprigionate in un processo di ricerca nella propria memoria che non riesce a restituire niente che, effettivamente, corrisponda al mondo ricreato da Bungie.

Un mondo iconografico che gioca con la nostra memoria
Un mondo iconografico che gioca con la nostra memoria

Questo perché, visivamente, Marathon è esattamente ciò che lo ha portato sulla (mala)lingua di tutti: un mix di influenze tra le più disparate, unite sapientemente (anche se distrattamente, se vogliamo dare il beneficio del dubbio alla svista del dipartimento artistico) in un unico e distintivo stile, che l'ex direttore artistico del gioco Joseph Cross identifica con il graphic realism.

La chiave di lettura di questo intricato e affollato ventaglio visivo sta nell'incontro tra linee decise, colori saturi, caratteri tipografici in grado di assaltare l'attenzione del giocatore, e un mondo verosimile, proporzionato, funzionale e plausibile in un futuro non troppo lontano.

Cromatismi audaci, caratteri tipografici industriali e materiali sintetici convivono in Marathon
Cromatismi audaci, caratteri tipografici industriali e materiali sintetici convivono in Marathon

Le influenze arrivano un po' da ogni branca dell'umano, dai tracciati di Formula 1 alle armi iper-ergonomiche degli sport di tiro, dalle opere di Otomo alle scarpe da corsa, fino ai cantieri urbani e al trasporto merci internazionale.

Tutti questi riferimenti danno sicuramente un'idea delle ossa che compongono lo scheletro artificiale che sorregge lo stile artistico di Marathon, ma non ci aiutano a identificare chiaramente il risultato finale, composto da due elementi fondamentali, amalgamanti, ma fortemente indipendenti: la parte tipografica e quella più strettamente iconografica.

A cavallo del millennio

Per comprendere dove si collochi lo stile di Marathon dobbiamo fare un salto indietro di più di vent'anni, alla svolta del 2000. Il Millennium Bug, la bolla delle dot-com, le boy band, i capelli tinti, il dominio di Internet, l'affermarsi del telefono cellulare. È in questo calderone ribollente che si fa strada un'estetica che passerà alla storia come Futurismo Y2K.

Un compendio delle influenze che hanno definito l'estetica del Futurismo Y2K
Un compendio delle influenze che hanno definito l'estetica del Futurismo Y2K

La sua nascita ha luogo nelle correnti underground e nell'area musicale, in special modo quella dei rave, sotto forma di volantini che facevano largo uso di elementi realizzati con programmi di grafica 3D. Gruppi come The Prodigy e The Future Sound of London furono tra i primi ad abbracciarne gli stilemi.

Grandangolo, materiali lucidi, accessori che risaltano: il corto di Marathon diretto da Alberto Mielgo è intasato di similitudini con le tendenze Y2K
Grandangolo, materiali lucidi, accessori che risaltano: il corto di Marathon diretto da Alberto Mielgo è intasato di similitudini con le tendenze Y2K

L'idea era quella di sovvertire l'ordine dominante dettato dalla ruvidezza del grunge, che per tutta la prima metà degli anni Novanta aveva guidato la tendenza sociale, tanto che anche l'originale Marathon del 1994 ne era stato ampiamente influenzato, portando alla realizzazione di quello stile metallico e arrugginito che ha fatto la fortuna identitaria del marchio fino alla sua graduale scomparsa.

Come appariva Marathon negli anni Novanta, molto più vicino al grunge di allora che alla deriva odierna
Come appariva Marathon negli anni Novanta, molto più vicino al grunge di allora che alla deriva odierna

Per tutto il periodo di transizione da un millennio all'altro, lo stile Y2K ha dettato le regole del gioco, portando all'attenzione occidentale l'esotismo futurista d'un Sol Levante che quell'estetica la conosceva fin troppo bene, figlia di manga e anime che hanno condotto, poi, al feticcio di forme sintetiche lisce e immacolate.

Dominava l'eterno contrasto tra opaco e lucido, liquido e solido, dicotomie sedimentatesi grazie alle immagini che inondavano gli schermi in quel periodo, dalla vasca lattiginosa di Ghost in the Shell al T1000 di Terminator 2, fino ad arrivare al videoclip di All is Full of Love di Björk, diretto da Chris Cunningham, solo per fare un paio di esempi.

Influenze orientali date in pasto alla confusa società occidentale a cavallo del nuovo millennio
Influenze orientali date in pasto alla confusa società occidentale a cavallo del nuovo millennio

Da questi stilemi si riesce a delineare la strada che ha condotto Bungie attraverso la progettazione del mondo di gioco alla base del rinato Marathon (anche se si potrebbe continuare a scendere nella tana del Bianconiglio e trovare collegamenti con il Modernismo, il Brutalismo e tutta una serie di movimenti che risalgono fino agli albori dello scorso secolo), ma ancora non basta per avere il quadro completo.

Vectorheart

Se si può sommariamente imputare parte dell'influenza estetica di Marathon al Futurismo Y2K, è meno nebbiosa l'origine dell'ispirazione relativa alla componente tipografica. Il riferimento, questa volta, è chiaramente rivolto alla corrente del Vectorheart, che i più conosceranno come Wipeout Design.

Il lavoro di The Designers Republic per la serie Wipeout
Il lavoro di The Designers Republic per la serie Wipeout

Il nome è dovuto, ovviamente, al videogioco PlayStation del 1995, il cui stile identificativo di progettazione grafica ideato da The Designers Republic ha aperto la strada a caratteri tipografici grintosi e di non immediata lettura, così da chiedere all'osservatore sia attenzione che fiducia per un futuro tangibile e già stampato su supporti fisici.

A rendere distintivo questo stile troviamo linee sottili e smussate, solitamente orientate a 45 o 60 gradi, oltre a riferimenti provenienti dalla cultura giapponese contrapposti a linguaggi commerciali e marchi registrati.

Alcuni esempi di Vectorheart
Alcuni esempi di Vectorheart

In questa massimizzazione minimalista (ritornata in auge negli ultimi anni assieme a tutta la corrente Y2K, specialmente in ambito musicale, da Grimes, a Woodkid, al nu metal dei Bring Me The Horizon, fino alle XG e al nostrano Mahmood) si annida in forma embrionale quello che è lo stile che Bungie ha usato (e, in parte, rubato) per convogliare i testi e gli orpelli che costellano l'identità visiva del gioco.

Il ritorno in auge dell'estetica Y2K nel panorama musicale di oggi
Il ritorno in auge dell'estetica Y2K nel panorama musicale di oggi

Arrivati a questo punto dovremmo avere tutte le tessere del puzzle a disposizione. Tuttavia, manca ancora un ingrediente a questo minestrone ben mischiato, uno strettamente legato al tempo che viviamo oggi.

I glitch della matrice

Un elemento che non viene spesso preso in considerazione quando si fa riferimento allo stile visivo di Marathon è tutto ciò che, al contempo, lo incolla e lo smonta. Vi sarà capitato di notare, negli ultimi anni, la diffusione sempre più marcata all'interno delle produzioni videoludiche (specialmente quelle che devono ritagliarsi uno spazio in un mercato già ampiamente saturo) di sovrimpressioni, decalcomanie ed effetti grafici altamente aggressivi, che puntano tutto sullo stile per conquistare l'attenzione del pubblico e, possibilmente, imporsi per abbastanza tempo da rimanere in piedi in mezzo a un fiume di cadaveri.

Typeface piena, ampia spaziatura e colori decisi in un fotogramma promozionale
Typeface piena, ampia spaziatura e colori decisi in un fotogramma promozionale

Più andiamo avanti, più questi titoli spingono l'acceleratore sull'ambizione, nella speranza di proporre il prossimo pasto per occhi affamati di diversità riconoscibile, che faccia sentire tanto altrove quanto a casa.

Questa tendenza è stata normalizzata ancora di più dal nuovo corso del mondo dell'animazione che, con il suo uso audace della tecnica mista e la sempre più stretta collaborazione con il campo videoludico, ha coltivato un pubblico sensibile anche all'appagamento visivo scaturito da una partita al nuovo probabile successo multigiocatore.

Glitch, segni digitali ed effetti computerizzati alimentano l'identità visiva di Marathon
Glitch, segni digitali ed effetti computerizzati alimentano l'identità visiva di Marathon

In questo mosaico che predilige tratti più stilizzati in grado di armonizzarsi con maggiore facilità alla commistione di tecniche, Bungie ha deciso di andare controcorrente e portare il realismo nell'equazione, una scommessa non da poco, ma che non si può negare celi un certo fascino nostalgico, ammantato di glitch grafici che fanno volare la mente tanto a Matrix quanto a System Shock, capace di ricondurci indietro negli anni e di lanciarci, allo stesso tempo, verso un futuro palpabile, che farà del rimaneggiamento dei tropi del passato la sua più grande arma contro la pavida incertezza insita nel domani.

Il peso delle proprie colpe

Per quanto Marathon viva, in parte, di ciò di cui abbiamo parlato poc'anzi, è pur vero che quella sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di familiare eppure totalmente inedito rimane. Il merito è senz'altro dello studio che c'è stato dietro alla realizzazione (e rielaborazione) di questo universo videoludico, frutto di un collage accurato, quasi un intervento chirurgico capace di portare in vita una creatura di Frankenstein secolare, che contiene in sé tutto ciò che ha condotto la ricerca artistica e culturale umana fino a questo punto storico, sorretta dal pastiche e dal ventennale ciclo nostalgico che fa tornare in auge ciò con cui i nuovi piloti dell'immaginario collettivo sono cresciuti.

Rinascita o pietra tombale?
Rinascita o pietra tombale?

Non possediamo la sfera di cristallo per predire con certezza se lo sforzo compiuto da Bungie darà i suoi frutti o soccomberà alla valanga mediatica che ha sommerso il titolo, ma sicuramente tutto ciò che concerne l'impianto visivo (creato a tavolino o sgraffignato truffaldinamente) contribuirà a definire, assieme ad altri nomi non meno importanti, il modo in cui le produzioni videoludiche si presenteranno sul mercato, sfidando il cliente finale, mettendolo al di fuori della propria zona di comfort, spronandolo a guardare con attenzione per trovare il cuore di quella provocazione al proprio placido navigare nel convenzionale.