Le sorprese videoludiche del 2018 46

Quali sono i giochi che più ci hanno sorpreso nel corso del 2018? Da Celeste a Remothered, da Conan Exiles a Dead Cells, ecco la nostra lista in rigoroso ordine alfabetico.

SPECIALE di Tommaso Pugliese   —   20/12/2018

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L'anno che sta per concludersi è stato straordinario per la quantità e la qualità dei giochi pubblicati, che si tratti di esclusive o produzioni multipiattaforma, tripla A o indie game. C'è però una grossa differenza fra un progetto da cui ci si aspetta tanto fin dal primo annuncio, vuoi per il valore del brand o per i capitali coinvolti, e uno che spunta fuori dal nulla e mette tutti in riga con la forza del suo game design, l'originalità della narrazione o la qualità delle feature. Abbiamo provato a stilare una lista, come da nostra abitudine: ecco a voi le sorprese videoludiche del 2018.

Astro Bot Rescue Mission

Il visore Sony per la realtà virtuale non ha magari ottenuto il successo sperato (ad agosto le vendite di PlayStation VR ammontavano a tre milioni di unità, contro gli oltre 86 milioni di PS4), ma ciò non ha impedito ad alcuni sviluppatori di realizzare dei veri e propri gioiellini, come appunto Astro Bot Rescue Mission. Uscito appena qualche settimana fa, il titolo firmato Japan Studio si è rivelato una straordinaria sorpresa, capace di mettere tutti d'accordo di fronte alla qualità di un game design brillante, caratterizzato da una vagonata di idee interessanti e innovative. La cosa incredibile è come tutto sia partito da una semplice demo inclusa nel pacchetto The PlayRoom VR, ma del resto anche il magnifico Captain Toad: Treasure Tracker aveva fatto un percorso del tutto simile.

Una squadra di simpatici robottini viene sbaragliata da un malvagio alieno, e i piccoli personaggi finiscono dispersi all'interno di cinque differenti pianeti che avremo il compito di esplorare in una coinvolgente missione di salvataggio. Il sistema di controllo via DualShock, sorprendentemente preciso, ma soprattutto la tridimensionalità dell'esperienza e gli espedienti messi in campo per spronarci a eseguire azioni nuove rappresentano senza dubbio il maggiore punto di forza di un gioco che conquista fin dalle prime battute, non dura moltissimo ma si presta discretamente a essere esplorato ancora.

Celeste

Premiato come miglior indie ai Game Awards 2018, Celeste concorreva in realtà anche al titolo di gioco dell'anno, per dare un'idea di quanto sia stato straordinario il lavoro svolto da Matt Thorson e Noel Berry, nonché dagli altri quattro componenti del minuscolo team Matt Makes Games. Alla base di quest'avventura c'è la storia di una ragazza problematica, Madeline, che un giorno decide di cimentarsi con un'impresa particolarmente ardua: scalare una montagna. L'esperienza si rifà alla tradizione dei platform bidimensionali e della grafica in pixel art, sperimentando soluzioni molto interessanti per quanto concerne i controlli (vedi ad esempio il meccanismo che regola l'arrampicata) che si combinano con un'impostazione hardcore del gameplay.

Gli scenari che compongono la campagna di Celeste, ognuno diviso in una sequenza di stage brevi, presentano infatti trappole e insidie man mano più pressanti e complesse, che spesso bisogna affrontare a più riprese per ottenere il successo e passare alla fase successiva. Il fatto che a ogni game over non si torni troppo indietro contribuisce a smussare in modo importante l'eventuale frustrazione di una sfida così consistente, che si fa ancora più marcata qualora si scelga di tenere un approccio completizionista e portare a termine anche le missioni secondarie. Il risultato finale è un titolo sorprendente, a volte un po' maldestro sul piano narrativo ma certamente da provare.

Conan Exiles

Parlare di una vera e propria sorpresa per un titolo reduce da un periodo in accesso anticipato è un po' un azzardo, ma la verità è che Conan Exiles ha fatto tantissimi passi in avanti rispetto agli esordi su Steam, presentandosi non solo su PC ma anche su console in forma smagliante, forte di tante novità e di importanti rifiniture. L'universo in cui il survival di Funcom è ambientato è quello delle opere di Robert E. Howard, ma nel corso della campagna non vestiremo i (succinti) panni del celebre cimmero, bensì quelli di un delinquente comune, un ladro mandato in esilio fuori dalle porte di una grande città, nel mezzo di uno scenario insidioso.

Salvati proprio da Conan, dovremo utilizzare la seconda possibilità che ci è stata data per riprenderci la vecchia vita, al termine di un lungo processo in cui ci troveremo a raccogliere risorse, costruire oggetti, catturare nemici che si metteranno al nostro servizio, costruire avamposti e difenderli dall'attacco di malintenzionati. Si tratta peraltro di un'esperienza che, dopo le fasi iniziali e l'inevitabile processo di apprendimento, dà il meglio di sé qualora venga affrontata insieme agli amici, collaborando sia nell'ottica del crafting che della sopravvivenza in generale. Ad accompagnarci nell'avventura troveremo un sistema di crescita solido e convincente, combattimenti impegnativi e un mondo di gioco sempre pronto a sorprendere.

Dead Cells

Dead Cells è senza alcun dubbio uno dei giochi più sorprendenti dell'anno che sta per concludersi, un mix virtualmente perfetto di roguelike e metroidvania che lascia ben poco all'immaginazione. L'esperienza confezionata dal team indipendente Motion Twin rappresenta per molti versi una sintesi delle cose migliori viste in alcuni dei più importanti esponenti del genere, e ci mette al comando di un guerriero misterioso, che prende forma a ogni game over nelle segrete di un castello pieno di creature ostili, trappole e zone pericolose: uno scenario inquietante e suggestivo, che avremo il compito di esplorare in lungo e in largo all'interno di tredici livelli man mano più complessi, interagendo laddove possibile con altri personaggi e cercando di scoprire chi siamo e cosa ci facciamo lì.

Parliamo anche in questo caso di un prodotto che ha giovato in modo particolare dal periodo in accesso anticipato, uscendone migliorato sotto ogni punto di vista e assumendo i connotati di un vero e proprio capolavoro. Merito senza dubbio di un gameplay solido e vario, che consente di affrontare qualsiasi situazione in modi differenti e di attingere a un arsenale particolarmente ricco, con cui affrontare nemici dotati ognuno di un preciso pattern di attacco e movimento. Il tutto sullo sfondo di stage generati attraverso un sistema procedurale, perché ogni partita sia unica ma senza mai rinunciare alla qualità di un design che convince dall'inizio alla fine dell'avventura.

Fe

Dopo aver realizzato titoli come Stick It to the Man! e Zombie Vikings, i ragazzi di Zoink! hanno dimostrato di sapersi cimentare anche con prodotti molto differenti, specie sul piano stilistico. Abbandonato per una volta il design fuori di testa che è diventata una vera e propria firma per il team svedese, infatti, ecco la sorpresa di Fe: un'avventura ricca d'atmosfera e dotata di un'ambientazione meravigliosa, un'enorme foresta incantata che viene improvvisamente minacciata dall'arrivo di orde di creature misteriose che catturano gli animali e mettono in catene gli spiriti che tengono in vita lo scenario con la loro energia magica.

Al comando di una creaturina che si ritrova sola quando anche i suoi amici vengono acciuffati, dovremo cercare di riportare l'equilibrio riparando ai danni causati dalle inquietanti figure silenziose, entrando in possesso man mano di nuove abilità che ci consentiranno di accedere a zone in precedenza bloccate, nella migliore tradizione di The Legend of Zelda. Le situazioni che vengono a crearsi mentre ci arrampichiamo sulle cime degli alberi e ci lanciamo dalle alture per planare da un punto all'altro sono a volte davvero emozionanti e spronano a sperimentare per raggiungere luoghi che inizialmente sembrano inarrivabili, accompagnati dai buffi versi del protagonista e da un cammino costellato di sorprese.

Kingdom Come: Deliverance

Il nuovo progetto di Daniel Vavra, game director di titoli come Mafia II, ha vissuto una fase di sviluppo decisamente in salita: presentato a diversi publisher nella forma di prototipo, Kingdom Come: Deliverance non era riuscito a convincere e ha costretto gli autori a tentare la strada del crowdfunding, con una campagna che però si è rivelata di grande successo. Il denaro raccolto dal nuovo studio di Vavra, Warhorse, è stato quindi impiegato come meglio non si poteva, nella realizzazione di un'esperienza coinvolgente, originale, dotata di sequenze dirette in maniera magistrale. Siamo nella Boemia medievale e Harry, figlio di un semplice fabbro, si ritrova senza più famiglia e amici dopo le razzie compiute dall'esercito ungherese.

Fortunatamente accolto da una famiglia nobile, cresce e diventa un guerriero coraggioso e scaltro, pronto a farsi valere tanto sul campo di battaglia quanto nelle situazioni in cui l'arte oratoria e la diplomazia possono fare la differenza. Come accade generalmente nei giochi di ruolo, potremo sviluppare il personaggio nel modo che più riteniamo opportuno e ottenere dunque un mix di abilità differenti, che possano supportarci durante i combattimenti (legnosi per una precisa scelta stilistica che punta sul realismo) e i tanti momenti diversi della vita del protagonista, alle prese con un mondo molto vasto e sfaccettato, profondo e verosimile sebbene privo dello splendore tecnico dei titoli più blasonati.

Monster Boy and the Cursed Kingdom

I continui rinvii di Monster Boy and the Cursed Kingdom facevano temere il peggio: il gioco sarebbe dovuto uscire due anni fa, ma il team di sviluppo ha incontrato delle difficoltà che hanno dilatato di molto i tempi. Nonostante ciò, il titolo di Game Atelier si è rivelato una vera sorpresa, forte di una splendida grafica disegnata a mano e animata con grandissima cura, come un cartone animato, ma anche di un gameplay al passo coi tempi, che punta forte sull'elemento delle trasformazioni. Il protagonista dell'avventura, Jin, è infatti un ragazzo colpito da una maledizione che ha intrappolato lui e altri abitanti del villaggio nella forma di animali antropomorfi.

Per nulla scoraggiato dal suo nuovo aspetto, un maiale guercio, parte per una missione in cui scoprirà l'esistenza di sfere magiche in grado di modificare gli effetti del sortilegio e donargli nuove forme ancora, ognuna dotata di abilità peculiari che si sposano con le caratteristiche dei vari livelli attingendo alla tradizione del genere metroidvania. Serpente, rospo, leone, uccello: all'aumentare delle trasformazioni corrisponde una maggiore varietà dell'esperienza, che rivela in questo modo le sue grandi potenzialità e ci accompagna in un'avventura coinvolgente e sfaccettata, a tratti un po' frustrante ma davvero ben confezionata.

Mutant Year Zero: Road to Eden

Uscito da pochissimo e già sulla bocca di tutti, Mutant Year Zero: Road to Eden prova a portare il genere degli strategici verso nuove vette grazie a tutta una serie di elementi di grande interesse e a un'ambientazione post-apocalittica molto affascinante: un mondo popolato da animali antropomorfi che hanno a che fare ogni giorno con insidie, mostri e zone contaminate. Nel gioco ci troveremo a controllare una squadra di insoliti mercenari che include l'anatra Dux, il cinghiale Dormin, la volpe Farrow e una coppia di umani: insieme, questi personaggi così particolari si cimenteranno con missioni sempre più complesse e rischiose per recuperare oggetti di valore sparsi nella mappa e affrontare nemici man mano più forti, magari inizialmente impossibili da battere.

Proprio per questo potremo contare su di un sistema di progressione molto ben implementato, che permette di far crescere i protagonisti e il relativo equipaggiamento al fine di potersi finalmente addentrare anche nelle zone che sulle prime vanno ben al di là delle nostre possibilità, ricorrendo eventualmente a manovre stealth per superare pericoli troppo grandi oppure dando vita a impegnativi combattimenti secondo le meccaniche di uno sfaccettato sistema a turni. In un mix di classico e moderno, la campagna di Mutant Year Zero: Road to Eden ci terrà compagnia per almeno trenta ore piene di emozioni, sorprese e bei personaggi.

Remothered: Tormented Fathers

Remothered: Tormented Fathers è il primo, sorprendente episodio di una trilogia horror sviluppata dal team italiano Stormind Games, sotto la direzione di Chris Darril: una storia inquietante, a tinte fosche, che ci mette nei panni di una donna, Rosemary Reed, per qualche motivo determinata a investigare sulla scomparsa di Celeste, figlia del famoso notaio Richard Felton. Introdottasi con una scusa nella casa di quest'ultimo, il personaggio che controlliamo si ritrova proiettata in una sorta di incubo a occhi aperti, testimone di fatti allucinanti che la costringono a nascondersi e a muoversi nell'ombra per evitare di essere catturata o peggio.

La dimora del dottor Felton è enorme e ogni stanza sembra nascondere un segreto, ma sono anche gli altri membri di questa inquietante famiglia a destare il sospetto che ci sia qualcosa di ben poco chiaro riguardo quanto accaduto a Celeste. Attraversando luoghi nascosti, dovremo tenere un approccio stealth ed evitare il contatto con le strane creature che presidiano le zone più misteriose della casa, cercando un passo alla volta di arrivare a scoprire cosa si cela dietro questa incredibile vicenda. Legato a doppio filo alla tradizione dei survival horror, Remothered: Tormented Fathers è un titolo dotato di un grandissimo fascino e di una trama interessante, che non mancherà di coinvolgere gli appassionati del genere.

Return of the Obra Dinn

Risulta impossibile parlare di produzioni videoludiche sorprendenti pubblicate nel 2018 senza citare lo straordinario Return of the Obra Dinn, il nuovo titolo sviluppato da Lucas Pope. Il talentuoso autore dell'avventura distopica Papers, Please si cimenta in questo caso con un evento realmente accaduto nel 1802, quando l'Obra Dinn è salpata per l'oriente con un grosso carico di merci per svanire nel nulla e ricomparire misteriosamente cinque anni dopo, priva dell'equipaggio e di ciò che trasportava. Al comando di un investigatore assicurativo incaricato di scoprire cosa sia successo, dovremo esplorare ogni angolo della nave alla ricerca di possibili indizi.

Il loro ritrovamento ci consentirà di assistere di volta in volta a una ricostruzione degli eventi che andrà a riempire le pagine di un inquietante, drammatico diario di bordo. Lo stile grafico monocromatico e il tipo di narrazione contribuiscono a creare un'atmosfera davvero particolare, che ci condurrà per mano durante la scoperta di ogni corpo e di ogni destino, nell'ottica di un sistema di investigazione focalizzato sull'attenzione ai dettagli, anche quelli apparentemente irrilevanti, e in cui il giocatore viene continuamente messo alla prova. Il risultato finale è un prodotto unico, caratterizzato da una straordinaria atmosfera e da soluzioni pregevoli per quanto concerne game design e narrazione.

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