Chi scrive è passato attraverso ogni singolo stick analogico Made in Kyoto. Fin dalla sua prima apparizione nel 1996, lo stick analogico Nintendo si è sempre evoluto per dimensioni, tecnologia, logica, passando attraverso una crisi esistenziale con Wii e ritrovandosi subito dopo su WiiU nella sua prima versione Pro. Può sembrare retorica hardware, e invece no: il fatto che Nintendo abbia trascorso ogni iterazione hardware a ripensare il senso e la forma dell'hardware ha automaticamente creato uno spazio secondario di maggior precisione, mai necessario ma sempre utile, che andava riempito.
Il Pro Controller di WiiU era un pad discreto, ma solo accettabile se comparato alla storia della compagnia; fu poi migliorato con il Pro Controller per Switch, seppur anche quello era ancora figlio di un approccio vecchio stile, certamente perfezionato e meglio confezionato, ma datato nella sua essenza. Il primo vero salto in lungo Nintendo lo compie con Switch 2 e il Pro Controller 2: il nuovo pad "preciso" di Nintendo è stato completamente ripensato e adotta, oltre a nuovi materiali costruttivi, una tecnologia produttiva degli analogici tutta sua, innovativa, capace di trasmettere una sensazione di fluidità unica.
Ma è l'unico pad capace di riprodurre questo tipo di esperienza? In realtà no: nel tempo tanti produttori di terze parti hanno cercato di emularli, ma i nuovi stick analogici sono un mondo a parte e non tutti hanno accettato la sfida. Mobapad ci ha incuriosito: è un'azienda cinese che è dal 2019 che accetta sfide hardware e anche in questo caso ha studiato a dovere quanto prodotto da Nintendo (e non solo) per i suoi pad, prodigandosi nel tentativo di emulare il Pro Controller 2. L'obiettivo dei cinesi è stato creare un processo produttivo della base degli analogici che riuscisse a far percepire sensazioni tattili e ludiche simili al gioiello kyotense.
Tornando a Nintendo qualcuno, in simpatia, ha paragonato la sensazione di muovere l'analogico del Pro Controller 2 al passare la parte concava di un cucchiaino su di una bottiglia di plastica ricoperta di olio: in due parole liscio, setoso. Gli analogici dei Joy Con 2 sono lisci, ma quelli del Pro Controller 2 lo sono ancora di più. Ci ricordiamo bene le critiche sull'assenza dell'Hall Effect o della tecnologia TMR, entrambe basate su lettura e resistenza magnetica, senza considerare che di magneti, Switch 2, ne ha già abbastanza per tenere aggrappati i Joy Con 2 alla console stessa. Dopo quasi un anno, di ondate di indignazione per l'odioso fenomeno del drift legato a Switch non ne abbiamo ancora viste, segno che qualcosa, nel nuovo processo produttivo, è cambiato in meglio.
Mentre i giocatori di Switch 2 potevano vivere questa nuova esperienza, Mobapad stava lavorando per trovare una quadra convincente per replicare la logica di innesto dell'analogico di Switch 2 e sono stati bravi, hanno fatto i compiti a casa e ci sono riusciti. Ci sembra quindi giusto approfittare di questo punto di partenza per rimettere sotto i riflettori il passo in avanti epocale compiuto da Nintendo con il nuovo stick, di cui si è purtroppo parlato troppo poco un anno fa.
Anelli plasticosi
Facciamo un passo indietro, ma non troppo: la tipologia di plastica ha assunto nel percorso di Nintendo un'importanza sempre maggiore. Per rimanere nella modernità, l'analogico di Switch utilizza un anello con POM, ovvero poliossimetilene, un materiale plastico: l'anello è progettato per risultare soffice ma resistente, garantendo fluidità e una buona resistenza all'usura degli stick. Una scelta intelligente, ma non perfetta: l'usura arriva comunque ed è sia pratica che visiva (i bordi bianchi). Con il tempo, la polvere entra nel meccanismo, aumenta la frizione limitando la sensazione di liscio e talvolta contribuisce a peggiorare la percezione del drift.
I produttori terze parti hanno cercato di aggirare il problema aggiungendo degli anelli di metallo: seppur migliorando alcuni aspetti, aggiungevano altri limiti di usura. Mobapad già da tempo ha avuto in mente di costruire una sorta di gabbia senza contatti, ovvero un perimetro limitante che non permettesse allo stick di sfregare direttamente sull'anello esterno, ma in fondo era pur sempre duro contro duro e il tempo non dava ragione ai costruttori.
Non era ancora la soluzione definitiva. Con il Pro Controller 2, Nintendo è la prima a fornire una reingegnerizzazione totale del meccanismo di contatto, permettendo agli altri costruttori di prendere spunto.
Mobapad, in questo senso, non è nata ieri: l'azienda ha sempre studiato Nintendo, non è un caso che in passato abbiano raccontato senza timidezza quanto abbiano sperimentato prima di raggiungere il risultato desiderato. Ora, per raccontare l'analogico implementato dall'azienda cinese nei suoi pad per Switch 2 - che, per dovere di cronaca, si chiamano Chitu2 HD nel caso del "Pro Controller 2" e M12S nel caso dei Joy Con 2 - bisogna prima di tutto capire bene come sono fatti, questi stick originali Nintendo del Pro Controller 2.
Sapevate che il cappuccio dello stick non entra mai in contatto con il bordo dell'alloggio contenitore, così da eliminare l'attrito tradizionale? Nintendo ha predisposto un anello in gomma siliconica alla base, donando maggior elasticità e un effetto lubrificante al movimento, ammortizzando il movimento completo ed evitando quindi di farlo sfregare contro la plastica.
Il cappuccio e il corpo dello stick sono bloccati e controllati da un intervallo di movimento, che permette di scivolare sul silicone senza sfregare sul duro. Si chiama "limit-stop" e crea uno strato cuscinetto che salvaguarda lo stick, la sua corsa, il suo deterioramento: è grazie a questa idea che lo stick non tocca i bordi, eliminando la frizione degli stick tradizionali.
Senza frizioni, l'effetto setoso rimane, non si rovinano né lo stick né l'anello esterno: la speciale gomma siliconica che circonda il perimetro di movimento dello stick agisce da cuscinetto efficace ed efficiente. Il giocatore sperimenta controlli più leggeri, più armonici, meno stressanti, anche se la gomma - seppur di alto livello - rimane di silicone, quindi capace di comprimersi sotto pressioni importanti e potenzialmente deformarsi nel medio termine. Parliamo di casi limite, eppure fisicamente possibili.
Filosofia di design
L'azienda cinese ha ovviamente preso spunto dalla soluzione di Kyoto - che ha riscritto le regole del rapporto stick-pad - e ha aggiunto dei propri tocchi di qualità, ingegnerizzando una nuova logica di contatto e un materiale differente rispetto a quello utilizzato da Nintendo: l'anello è in gomma siliconica liquida, che dona maggior resistenza all'usura rispetto al silicone standard e abbassa ancora di più il potenziale di degradamento. All'interno dello stick, l'azienda cinese ha inserito un modulo TMR personalizzato, capace di garantire precisione e stabilità.
Da una parte quindi, la gomma siliconica liquida porta la precisione al micron, ovvero a un millesimo di millimetro nel punto di contatto, garantendo minore possibilità di deformazione sotto forte sollecitazione e pressioni senza perdere quel senso di setosità.
Il modulo TMR (Tunnel Magneto-Resistante) si inserisce invece all'interno dello stick, fornendo un innesto a scatto invertito su anello scorrevole, differenziandosi dagli stick tradizionali con potenziometro annullando il contatto fisico tra cursore e resistore, diminuendo anche il consumo energetico degli input.
Tecnicismi a parte, è interessante notare come in entrambi i casi - sia del maestro sia dell'allievo - la progressione di qualità, comfort e durabilità intrapresa con Switch 2 passi da un insieme di elementi: tipologia di materiali, riprogettazione della gabbia, del meccanismo di attuazione e di movimento, della copertura anti-polvere, il tutto in ottica di affrancarsi dal dramma del drift e muoversi verso un territorio esperienziale molto più qualitativo per i giocatori, che però vedono solo il risultato del percorso. Come ci si è arrivati? Beh, attraverso tanti anni di ricerca e sviluppo, test di materiali, studio, sperimentazioni e perfezionamenti costanti.
Dietro la meraviglia dello stick di Switch 2 c'è un mondo di tecnici ed esperti che ha costantemente cercato nuove direzioni per consegnare ai giocatori un "semplice" stick certo, ma capace di fare della progettazione il suo più importante avanzamento. Se è ovvio che anche i pad abbiano, nel loro piccolo, sviluppato un percorso immenso nel raggiungere ciò che sono oggi, sia da un punto di vista costruttivo che di materiali che di tecnologia, è anche vero che il pad è l'anello di congiunzione tra giocatore e dispositivo di gioco ed è quindi splendido notare in che modo Nintendo abbia così fortemente ripensato tutto ciò che c'è dietro allo stick analogico, che proprio loro hanno contribuito a rendere di massa con il Nintendo 64.
Plauso a Nintendo Technology Development Division, ma non solo: plauso anche a quelle terze parti che cercano così bene di seguirli in un percorso che, molto più che in passato, parla di miglioramento hardware e non di pataccate plasticose.