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The Walking Dead: Streets of Survival, la recensione di un beat 'em up che prova a fare poche cose ma per bene

Odaclick porta The Walking Dead nel mondo dei picchiaduro a scorrimento: la recensione tra pregi, limiti e assenze pesanti.

RECENSIONE di Biagio Etna   —   19/09/2026
Il gruppo dei protagonisti resiste ad un'orda di zombie
The Walking Dead: Streets of Survival
The Walking Dead: Streets of Survival
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The Walking Dead è stato uno dei più grandi fenomeni della cultura pop contemporanea, capace di trasformare per anni l'apocalisse immaginata da Robert Kirkman in una serie televisiva seguita da milioni di spettatori. Una popolarità enorme, progressivamente ridimensionata con il passare delle stagioni, che sul fronte videoludico ha seguito un percorso assai simile. La prima stagione di The Walking Dead, firmata Telltale Games, rappresenta ancora oggi il punto di riferimento più immediato quando si parla della serie nel mondo dei videogiochi, mentre i numerosi tentativi successivi hanno restituito un quadro molto più discontinuo.

The Walking Dead: Streets of Survival prova allora a cambiare prospettiva, innanzitutto ridimensionando le proprie ambizioni: nessun mondo aperto, nessuna trasposizione chiamata a sostenere da sola il peso della licenza. Odaclick sceglie invece la strada del picchiaduro a scorrimento con elementi di avventura e sopravvivenza, costruito attorno agli eventi della guerra contro Negan.

Un progetto più piccolo e con velleità ridimensionate, che preferisce restringere il campo concentrandosi su pochi elementi riconoscibili e immediati. Resta da capire se puntare più in basso non significhi rischiare di spararsi sui piedi: possiamo anticiparvi che il pericolo è stato scongiurato, anche se solo in parte.

Un esercito di tre persone

Chiunque si avvicini al gioco col desiderio di ritrovare parte dell'esperienza narrativa della serie televisiva farà bene a ridimensionare le proprie aspettative. The Walking Dead: Streets of Survival è fondamentalmente un picchiaduro a scorrimento classico al quale vengono aggiunte alcune caratteristiche survival, mentre i dialoghi sono brevi e funzionali e servono soprattutto da semplice collante tra un livello e l'altro.

Ambientazioni e scontri ricalcano gli eventi della guerra contro i Salvatori raccontati nelle stagioni 7 e 8 della serie televisiva, e non sorprende quindi che i personaggi inizialmente selezionabili siano tre dei volti più iconici di quel periodo: Rick, Michonne e Daryl. Ognuno di loro è caratterizzato anche dall'arma che ha contribuito a trasformarlo in una vera e propria icona dell'immaginario di The Walking Dead: la Magnum di Rick, la katana di Michonne e l'immancabile balestra di Daryl. Una volta in gioco ci si rende subito conto che il controllo dei personaggi è più pesante e lento rispetto alla media del genere.

L'impatto non è dei migliori, soprattutto quando ci si trova davanti a orde di vaganti o a nemici umani armati, capaci di spararci anche fuori dallo schermo. Tuttavia, questa pesantezza fa parte di quell'elemento survival cui abbiamo già accennato. Il gioco, infatti, permette tutta una serie di operazioni sicuramente inedite all'interno di un beat 'em up classico. Possiamo accucciarci, ad esempio, dietro alcuni ripari improvvisati, anche se questo non trasforma certo il gioco in una sorta di TPS a scorrimento. La posizione accucciata consente semplicemente di ripararci dagli spari nemici oppure di procedere più lentamente, così da cogliere qualche avversario di sorpresa ed eliminarlo silenziosamente.

Un briciolo di esplorazione ci permette di trovare medicinali e proiettili
Un briciolo di esplorazione ci permette di trovare medicinali e proiettili

Le uccisioni stealth rappresentano un evento piuttosto raro nell'arco della campagna, ma contribuiscono comunque a dare respiro al gameplay. È inoltre possibile curarsi tramite una provvidenziale fasciatura, ma proprio come accade in altri giochi - il richiamo a The Last of Us è piuttosto evidente - l'operazione richiede tempo: se veniamo interrotti prima di averla completata recupereremo soltanto una parte dei punti vita, consumando comunque l'oggetto. Anche questa meccanica contribuisce a dare una precisa identità al titolo, costringendo ad abbassarsi, nascondersi e cercare luoghi relativamente sicuri nei quali recuperare energie. In breve, il ritmo è volutamente compassato, ma proprio per questo riesce a diventare più soddisfacente nei momenti di brutale catarsi.

L'albero degli zombi

I personaggi principali possono avventarsi sui nemici utilizzando un attacco base da alternare a un calcio, capace di far perdere loro l'equilibrio. Usato da solo, il calcio diventa essenziale in alcuni scontri; concatenato invece al normale flusso dei colpi, permette di chiudere la sequenza con una gratificante finisher. A questo si aggiunge una capriola evasiva che garantisce un periodo d'invincibilità piuttosto generoso. Tanto il calcio quanto la capriola, però, sono regolati da un tempo di ricarica, una scelta che inizialmente risulta piuttosto spiazzante. Si tratta, tuttavia, di una precisa scelta di game design, forse rischiosa - come quella di associare la corsa a un tasto da tenere premuto - ma che inquadra un'idea ben precisa: sopravvivere in Streets of Survival non è affatto una passeggiata.

Le armi da fuoco sono letali, ma limitate
Le armi da fuoco sono letali, ma limitate

Questo non giustifica, comunque, comandi non sempre reattivi e una velocità generale più bassa rispetto alla media del genere. The Walking Dead: Streets of Survival trova però ulteriori modi per distinguersi e aumentare progressivamente la propria appetibilità. Tra una missione e l'altra possiamo infatti accedere a un hub minimale, nel quale un computer mostra la mappa dei diversi livelli da affrontare. Alcuni di essi possono essere completati nell'ordine che preferiamo: se uno stage dovesse risultare particolarmente ostico, possiamo quindi accantonarlo temporaneamente e provarne un altro, con un discreto beneficio sul fronte della varietà.

L'elemento distintivo più importante riguarda però la progressione dei personaggi, ciascuno dotato di un proprio albero delle abilità. Accumulando la valuta di gioco e raggiungendo un determinato numero di uccisioni possiamo sbloccare gradualmente nuove capacità e miglioramenti. Alcuni intervengono proprio sulla rapidità delle azioni o sulla durata dei tempi di ricarica. Michonne, ad esempio, può aumentare la velocità dei propri colpi di spada, mentre altri potenziamenti riducono il tempo necessario per poter utilizzare nuovamente alcune abilità. Da un lato questo sistema rappresenta un ottimo incentivo alla progressione e alla rigiocabilità; dall'altro mette in evidenza una scelta progettuale non particolarmente elegante.

La balestra di Daryl ha anche la possibilità di perforare i nemici
La balestra di Daryl ha anche la possibilità di perforare i nemici

Il gioco è infatti volutamente farraginoso in alcuni suoi aspetti e ci impone inizialmente dei limiti che vengono poi attenuati attraverso lo sviluppo dei personaggi. Le prime ore possono quindi rivelarsi estremamente frustranti, soprattutto quando uno dei primissimi stage introduce una sorta di Mister X invulnerabile, capace di eliminarci con un solo colpo. La curva della difficoltà presenta così un picco iniziale sorprendentemente severo, salvo poi addolcirsi durante la progressione e verso le fasi finali, pur tornando occasionalmente a proporre qualche sgradevole impennata.

Sparami, scemo!

Le armi da fuoco rappresentano un altro elemento immediatamente disponibile e anch'esso potenziabile nel corso dell'avventura, insieme a una sorta di super mossa che si carica progressivamente attraverso le uccisioni. Nonostante l'iconicità di alcune armi, prima fra tutte la balestra di Daryl, il gioco pone però forti limiti al loro utilizzo. La mira è automatica e aspettando che il mirino si restringa completamente prima di sparare, è possibile infliggere danni davvero ingenti. Proprio per questa ragione le munizioni vengono distribuite con estrema parsimonia, spingendo il giocatore a esplorare attentamente i diversi livelli.

Bastano pochi tratti ben delineati per rappresentare al meglio i protagonisti
Bastano pochi tratti ben delineati per rappresentare al meglio i protagonisti

Gli scenari, pur senza essere enormi, presentano infatti corridoi secondari, stanze nascoste e altre aree accessibili soltanto dopo aver recuperato determinate chiavi, evitando così di ridursi al classico percorso lineare. È un grande pregio per il respiro della giocabilità, anche se questa maggiore libertà finisce occasionalmente per scontrarsi con il ritmo dell'azione. Alcune orde di vaganti possono infatti risultare eccessivamente numerose rispetto alla velocità e agli strumenti posseduti dal giocatore.

Ancora più frustranti sanno essere i nemici armati, soprattutto quando riescono a colpirci mentre siamo a terra, lasciandoci pochissimo margine di reazione una volta rialzati, oppure quando sparano direttamente da fuori schermo. Non è un problema abbastanza frequente da compromettere l'intero impianto, ma quando si presenta risulta indubbiamente fastidioso. In queste situazioni diventa spesso più conveniente lanciarsi direttamente contro gli avversari armati: durante la corsa i protagonisti superano automaticamente gli ostacoli più bassi, permettendoci di accorciare rapidamente le distanze e finirli con gli attacchi corpo a corpo.

Per un pugno di pixel

Questo non rende inutili le armi da fuoco, ma ne limita volutamente la centralità nel sistema di combattimento, impedendo che la loro efficacia finisca per soffocare la componente da picchiaduro. Dal punto di vista tecnico, The Walking Dead: Streets of Survival combina personaggi realizzati in pixel art con fondali poligonali in maniera più che discreta. Gli scenari appaiono talvolta fin troppo spigolosi quando si gioca su TV, mentre sullo schermo portatile di Switch 2 risultano più compatti e complessivamente meglio amalgamati. Tutt'altro discorso per gli sprite dei protagonisti.

Umani e vaganti lottano fra loro, dandoci il tempo di respirare
Umani e vaganti lottano fra loro, dandoci il tempo di respirare

Le pose, le animazioni e il piglio quasi caricaturale dei tratti facciali riescono a riprodurre con sorprendente efficacia le caratteristiche distintive di ciascun personaggio. A spiccare è soprattutto Negan, antagonista immediatamente riconoscibile che, una volta conclusa la campagna, può essere sbloccato e utilizzato come personaggio giocabile. Ci teniamo a precisare che non si tratta di uno spoiler, dal momento che questa possibilità è stata pubblicizzata fin dai primissimi trailer del gioco.

Nelle cinque ore circa che abbiamo impiegato per concludere la campagna, The Walking Dead: Streets of Survival ci ha mostrato parecchi alti e bassi. Siamo rimasti soddisfatti dall'atmosfera e dalla resa complessiva del gioco, così come da un gameplay ibrido che evita di ridurre l'esperienza a un continuo sbudellamento di vaganti e prova invece ad ampliare le possibilità concesse al giocatore. Non possiamo però essere altrettanto indulgenti nei confronti della lentezza e della responsività generale.

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Anche se alcuni di questi limiti possono essere smussati attraverso l'albero delle abilità - scelta che abbiamo trovato peraltro discutibile - rimane evidente quanto il gioco risulti poco reattivo, soprattutto in relazione ai pericoli che è capace di metterci davanti. A questo si aggiungono il posizionamento davvero infelice di alcuni checkpoint, talvolta collocati prima di lunghi dialoghi che siamo costretti a rileggere prima di poter tornare all'azione, e qualche spigolo di troppo nei fondali, generalmente più spenti rispetto agli ottimi sprite, ben caratterizzati e animati. Sono elementi che ci impediscono di consigliare il gioco incondizionatamente.

Abbiamo sviscerato la campagna, esplorato con attenzione i livelli e persino iniziato una nuova partita in Game+ con Negan, mentre chi fosse interessato semplicemente ad arrivare ai titoli di coda potrebbe riuscirci impiegando anche la metà del nostro tempo. Pur senza raggiungere risultati eccezionali, The Walking Dead: Streets of Survival possiede comunque un'identità precisa e, per come è stato pensato e realizzato, sembra rivolgersi esattamente agli appassionati della serie e dei picchiaduro. Anche con la madornale e inspiegabile assenza del multiplayer (sia locale che online) è principalmente a questo pubblico che possiamo consigliarlo, mentre tutti gli altri dovranno tenere conto di problemi di progettazione e gameplay tutt'altro che trascurabili.

Conclusioni

Versione testata Nintendo Switch 2
Digital Delivery Steam, Epic Games Store, PlayStation Store, Microsoft Store, Nintendo eShop
Prezzo 19,99 €
Multiplayer.it
6.5
Lettori
ND
Il tuo voto

The Walking Dead: Streets of Survival è un picchiaduro con diverse buone idee, frenato però da una partenza lenta, da un sistema di controllo non sempre reattivo e dall'assenza del multiplayer, sia locale che online. I picchi di difficoltà, alcune scelte di design poco eleganti e una certa pesantezza generale dell'azione ne limitano la riuscita, senza tuttavia comprometterne la qualità complessiva. L'ibridazione tra beat 'em up, esplorazione e piccoli elementi survival riesce infatti a conferirgli una propria identità, evitando che l'esperienza si riduca a una semplice successione di scontri. Pur senza eccellere, il gioco rappresenta quindi una discreta occasione, principalmente per gli appassionati della serie televisiva, che potranno rivivere alcuni degli eventi delle sue stagioni più iconiche.

PRO

  • Buon connubio tra picchiaduro e avventura
  • Personaggi ben realizzati e animati

CONTRO

  • Assenza di gioco cooperativo
  • Un po' lento e poco responsivo
  • Alcuni picchi di difficoltà
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