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Super Mario Bros., storia di un disastro cinematografico

Ora che Super Mario Galaxy: Il film è arrivato nelle sale, vale la pena dare uno sguardo al passato e al disastro che è stata la prima escursione di Nintendo al cinema.

SPECIALE di Christian Colli   —   02/04/2026
Super Mario Bros.

Quando hai nove anni succede di volersi sentire più grandi; quando ne hai 40 vorresti tornare bambino: è una legge della natura con cui prima o poi si viene a patti. È per questo che a nove anni guardi con stupore e meraviglia film terribili tipo Street Fighter con Van Damme, quello dei Masters con Dolph Lundgren o, appunto, il Super Mario Bros. del 1993. Trent'anni dopo li riguardi con nostalgico disprezzo, col sorriso di chi la sa lunga e rimpiange quell'innocenza, e magari è per questo che oggi quei film tendono a diventare "cult".

Oggi al cinema arriva Super Mario Galaxy: Il film, colorato e pieno di citazioni, ma nei primi anni 90 nel Nord Carolina stavano girando qualcosa di completamente diverso e noi vogliamo raccontarvi com'è andata dietro le quinte di uno dei peggiori film tratti da un videogioco. A volte, infatti, non ci sono solo pessime idee, ma anche complicazioni più sottili che partono a monte, responsabilità a più livelli, discordanze ideologiche e incompatibilità caratteriali o logistiche: mettete tutto questo in un progetto a dir poco pioneristico e capirete come sia facile fare una costosissima frittata.

Alla ricerca della sceneggiatura incantata

Bisogna fare una premessa: nei primi anni 90, Nintendo era famosa per la scrupolosa attenzione con cui custodiva i propri marchi, venuta meno quando aveva ceduto i diritti sulle sue proprietà intellettuali alla Universal in cambio de Il piccolo grande mago dei videogames, un film che praticamente era uno spottone di 90 minuti sul NES, le sue periferiche e i videogiochi che andavano per la maggiore in quel periodo, oltre che una gigantesca campagna marketing per il lancio di Super Mario Bros. 3. Un film mediocre - che probabilmente molti di voi con qualche annetto sulle spalle hanno amato alla follia - che convinse il presidente di allora, Minoru Arakawa, a investire su un nuovo film. Uno migliore. Uno su Super Mario.

John Leguizamo e Bob Hoskins in una scena del film
John Leguizamo e Bob Hoskins in una scena del film

Così nel 1990 numerosi studi cinematografici proposero a Nintendo sceneggiature, budget e cast per un film sull'idraulico italo-americano. La competizione per i diritti sul film era agguerrita, le offerte multimilionarie, ma Nintendo, che voleva il controllo a tutti i costi, si rivolse a un paio di registi indipendenti: Jake Eberts e Roland Joffe. I due avevano diretto ottimi film su temi serissimi e Arakawa era convinto che una sceneggiatura più "cupa" avrebbe attratto un pubblico più ampio. Quella fu la prima di una serie di scelte scellerate.

Joffe, che voleva farsi strada come produttore, puntò su Rocky Morton e Annabel Jankel, una coppia di sposini britannici che aveva realizzato l'innovativo The Max Headroom Show. Col senno di poi, molti riconducono alla loro inadeguatezza gran parte dei problemi. Prendiamo la sceneggiatura: doveva scriverla Barry Morrow, che aveva vinto da poco il premio Oscar per Rain Man (in cui aveva recitato Dustin Hoffman) e che voleva proiettare praticamente le stesse dinamiche famigliari sui due protagonisti baffuti. Dinamiche che lo avrebbero fatto sembrare una copia de Il piccolo grande mago dei videogames.

Iggy Koopa nel film Super Mario Bros. del 1993
Iggy Koopa nel film Super Mario Bros. del 1993

Scartato Morrow, toccò a Jim Jennewein e Tom S. Parker scrivere un copione. Loro, che erano diventati famosi per Frequenze pericolose e che in seguito avrebbero scritto anche I Flinstones e Richie Rich, firmarono una favola in chiave moderna per grandi e piccini. Morton e Jankel, però, volevano qualcosa di meno fantasioso e più fantascientifico, e si rivolsero ai semisconosciuti Parker Bennett e Terry Runte. La loro sceneggiatura aveva tutte le caratteristiche di un'opera di fantascienza senza rinunciare agli stereotipi del fantasy, ma Morton e Jankel all'ultimo momento cambiarono idea: volevano qualcosa di più simile a Ghostbusters, ironico e irriverente.

E siccome Bennett e Runte avrebbero dovuto riscrivere tutto da capo, furono licenziati anche loro. Così Super Mario Bros. divenne un film fantascientifico tutto azione ispirato a nientepopodimeno che Trappola di cristallo (con tanto di cammeo di Bruce Willis che strisciava nei condotti d'aerazione del castello di Re Koopa) con una sceneggiatura cupa e strampalata, firmata da Dick Clement e Ian La Frenais. Questa proposta non convinse i produttori Eberts e Joffe, che scartarono anche quella per assumere Ed Solmon e Ryan Rowe nel tentativo di riportare il film in carreggiata, dato che ormai si stava allontanando troppo dal videogioco. Convinti che i registi fossero responsabili di ogni grattacapo, Eberts e Joffe proibirono loro di rivolgere la parola agli sceneggiatori, e da quel momento andò anche peggio.

Grosso guaio in Nord Carolina

Dustin Hoffman, fra gli altri, fu proprio il primo interessato a interpretare il ruolo di Mario. Nel suo ottimo romanzo Console Wars, ispirato a centinaia di interviste e resoconti, l'autore Blake J. Harris racconta che il portavoce di Nintendo Bill White, entusiasta di lavorare con un talento come Hoffman, fu costretto a liquidarlo frettolosamente dopo che era stato convocato da Joffe per un provino, solo perché Arakawa era stato tassativamente contrario ad affidargli il ruolo di Mario, e senza offrire alcuna spiegazione. Si passò a Danny DeVito - che rifiutò per concentrarsi sulla sua carriera di regista - e a Tom Hanks, col quale si arrivò quasi a siglare un contratto da 5 milioni di dollari, solo per fare dietrofront all'ultimo momento: Nintendo non lo riteneva all'altezza di un film da 40 milioni di dollari. Poco male, deve aver pensato Hanks, ritirando l'Oscar come migliore attore per due anni di seguito nel '94 per Philadephia e nel '95 per Forrest Gump.

Quello a sinistra sarebbe Yoshi, a destra Samantha Mathis è Daisy
Quello a sinistra sarebbe Yoshi, a destra Samantha Mathis è Daisy

Mentre ne succedeva di ogni alla sceneggiatura, tre attori firmavano i contratti sulla base dei primi copioni: Bob Hoskins, John Leguizamo e Dennis Hopper. Per un bambino di nove anni, che non aveva ancora visto Sirene, Mona Lisa o Quel maledetto venerdì santo, Hoskins non era ancora il detective Valiant di Chi ha incastrato Roger Rabbit? ma solo il mozzo Spugna di Hook: Capitan Uncino e, ora, l'idraulico Mario Mario. A loro si sarebbe aggiunta Samantha Mathis, nel ruolo di Daisy, ma tutti i protagonisti rimasero scioccati quando, giunti sul set e pronti a girare, scoprirono un copione completamente diverso e cominciarono a pensare di tirarsi indietro. Così Eberts e Joffe richiamarono prima Clement e La Frenais, che però rifiutarono, e poi di nuovo Bennet e Runte, che riscrissero gran parte dei dialoghi in un set dove "gli attori non volevano parlare con i registi, i registi non volevano parlare con i produttori e nessuno voleva parlare con Nintendo".

E nelle settimane a seguire andò tutto a scatafascio. In un'intervista a AV Club del 2008, Hopper parlò di una "esperienza da incubo". "Avrei dovuto girare solo per cinque settimane, mi costrinsero a restare per diciassette," disse. Sempre Hopper, intervistato da Conan O'Brien, raccontò che suo figlio di 6 anni gli aveva chiesto come mai avesse interpretato Re Koopa in quel brutto film e che lui gli aveva risposto di averlo fatto per potergli comprare le scarpe. Suo figlio avrebbe replicato: "Beh, papà, non mi servono fino a questo punto". Un aneddoto simpatico (?) che fa capire quanto gli attori avessero disprezzato il tempo trascorso sul set.

Dennis Hopper è Re Koopa
Dennis Hopper è Re Koopa

In realtà nessuno di loro ne ha mai fatto mistero, anche se Leguizamo ha ammesso, negli ultimi anni, che è stato proprio Super Mario Bros. a lanciare la sua carriera a Hollywood. Lui interpretava Luigi, e passava le serate a bere con Bob Hoskins, presentandosi poi sul set completamente ubriachi: in una di queste occasioni, Leguizamo si andò a schiantare con l'auto. Nessuno dei due si fece nulla di grave, ma Hoskins si ruppe un dito e fu costretto a portare un gesso che, peraltro, si intravede in alcune scene del film. Hoskins inizialmente neanche sapeva di star recitando in un film ispirato a un videogioco; informato da suo figlio, raccontò a TV Interview, riuscì solo a pensare con spregio: "E io che una volta facevo il Re Lear!".

Gli attori Richard Edson e Fisher Stevens (Spike e Iggy) neanche seguivano il copione: improvvisavano direttamente tutte le battute. E non è che il resto della troupe se la passasse meglio. Morton e Jankel davano ordini contrapposti ai loro collaboratori e cambiavano idea di continuo. In un'occasione, Morton spruzzò del caffè bollente addosso a una comparsa perché "non gli sembrava sporca abbastanza". Uno stuntman prese fuoco, un elettricista quasi morì per aver toccato un cavo scoperto. E in tutto questo, i registi furono costretti dalla produzione a mettere Mario e Luigi nei loro iconici costumi rosso e verde, che non volevano perché "troppo colorati". Superate le quindici settimane di lavorazione - ne erano state previste dieci -, i registi furono praticamente banditi dai set mentre si giravano delle scene extra.

Il cult che visse due volte

Super Mario Bros. uscì nelle sale statunitensi il 28 maggio 1993, da noi l'8 ottobre: "Questo non è un gioco." recitava lo slogan sulla locandina cinematografica. Il film ha incassato 39 milioni di dollari, nonostante ne sia costato più di 40 milioni; cifre demenziali, se paragonate al successo da oltre 1 miliardo di dollari - a fronte di un budget di appena 100 milioni - del film in computer grafica del 2023. Tanti anni, umiliazioni e carriere finite dopo, il film si è guadagnato un seguito da cult e ha comunque segnato il settore nel suo piccolo: è stata infatti la prima pellicola a sfruttare il software Autodesk Flame.

Una scena di Super Mario Bros.
Una scena di Super Mario Bros.

In un'intervista rilasciata a Wired, Roland Joffe ha raccontato che nessuno a Nintendo lo ha mai incolpato della figuraccia fatta con il suo marchio più famoso dell'epoca e di nutrire sentimenti contrastanti nei confronti del film che, secondo lui, è diventato "una specie di strana reliquia che, a modo suo, si è guadagnata il suo posto nella storia". Ma se Hoskins, Hopper e Leguizamo sono riusciti a cadere in piedi, altri hanno faticato a restare a galla e, in un certo senso, quello che doveva essere un lungometraggio positivo, ispirato a uno dei personaggi più divertenti del mondo, si è rivelato una trappola, se non un vero e proprio caso di studio.

Oggi che Super Mario Galaxy: Il film arriva al cinema, ci lamentiamo che ci sono troppi "easter egg", troppe citazioni, che Nintendo ha messo insieme una vetrina di 98 minuti e che forse sta pianificando un "universo espanso" cinematografico con i suoi brand videoludici. Nel 1993 avevamo questo film con i Koopa umanoidi dalle teste microscopiche, gli stivali razzo e Yoshi che sembrava uscito da un film horror. Tagliarono persino lo scontro finale, che doveva svolgersi sul ponte di Brooklyn, ma che per questioni di budget si risolse con Mario che sparava a Re Koopa e lo trasformava in melma. Ma forse aveva ragione Shigeru Miyamoto: "Alla fine, è stato un progetto molto divertente in cui hanno messo molto impegno," ha dichiarato in un'intervista. "Rimpiango solo che sia diventato un film che parlava di un videogioco, invece di essere solo un film divertente in sé e per sé."