Il destino di Nintendo Switch – La Bustina di Lakitu 57

Nintendo Switch sta vendendo molto bene, ma con l'arrivo di Lite le prospettive si ampliano: dove arriverà, e come andrà avanti Nintendo?

RUBRICA di Alessandro Bacchetta   —   20/07/2019

Nintendo Switch sta vendendo molto bene. Lo scorso marzo si è scatenato un po' di panico quando le previsioni di vendita sono state abbassate, ma alla fine il traguardo raggiunto - al termine del terzo mese del 2019 - è risultato comunque ottimo: quasi trentacinque milioni di console in poco più di due anni. Probabilmente Nintendo, pensando di sottostimarlo (come spesso fa) ha, al contrario, sovrastimato l'effetto Labo: l'anno scorso è stato comunque un successo, soprattutto grazie a Super Smash Bros. Ultimate e Pokémon: Let's Go, Pikachu!/Eevee!, che si sono sommati alla mole di giochi, alcuni di eccezionale qualità, pubblicata nel 2017. Ma Nintendo, è evidente, dalle vendite del progetto Labo si aspettava di più: nessuno dei quattro Kit tuttavia è riuscito a sfondare.

Nonostante questo, Switch ha piazzato 17 milioni di unità durante l'anno fiscale appena trascorso e, secondo Nintendo, dovrebbe piazzarne altri 18 entro marzo 2020, così da arrivare - in poco più di tre anni - a 53 milioni di copie. Che non sarebbe un record, ma comunque una cifra notevole, che la posizionerebbe terza tra le home console Nintendo più vendute, dopo Wii e NES; non fosse che Switch, propriamente casalinga, di fatto non è. Mantenendo questo ritmo supererà agilmente Xbox One entro il prossimo anno fiscale; allo stato attuale, sta vendendo più di PlayStation 4 in Europa, più del doppio della console Sony negli Stati Uniti, e più del triplo in Giappone. Lo scorso anno su Nikkei era apparsa una previsione di vendite, che avevamo già commentato ai tempi: secondo alcuni analisti, Switch raggiungerà 200 milioni di copie entro la fine del suo ciclo vitale, divenendo - conseguentemente - la console più venduta della storia. All'epoca ci sembrava una stima ottimista, ma sensata: non abbiamo cambiato opinione.

Effetto Lite

Quando Nintendo va bene, le sue proiezioni di vendita tendono a essere piuttosto conservative: non avendo ancora comunicato l'arrivo dell'edizione Lite, a marzo 2019 i diciotto milioni previsti - nei successivi dodici mesi - erano stati visti come un segnale di scarsa ambizione. Eppure, ormai nota la line-up e rivelata l'esistenza di Switch Mini, denominato appunto Lite, è davvero difficile credere che Nintendo non dia una grossa accelerazione. Le vendite dovrebbero rimanere solide fino al venti settembre - del resto presto uscirà Fire Emblem: Three Houses - quando sarà pubblicata la nuova edizione della console, in concomitanza col remake di The Legend of Zelda: Link's Awakening. E già le dimensioni, il suo essere tascabile al cento per cento, dovrebbero bastare a conferire una spinta enorme nel territorio giapponese, a cui Nintendo tiene tanto: da lustri ormai, almeno lì, le piattaforme portatili vendono - ampiamente - più di quelle fisse.

A quel punto arriverà il mostriciattolo che, lo avevamo detto in tempi non sospetti, avrà molto più successo dell'atipico predecessore: Pokémon Spada e Pokémon Scudo, in bundle con l'edizione limitata di Nintendo Switch Lite, potrà raggiungere numeri che la serie - Pokémon Go a parte - non tocca dai tempi del Game Boy Advance. Aspettando di mettere le mani sulla versione definitiva, sappiamo che è pur sempre parte di una delle saghe più vendute della storia, e commercialmente pare in grado di attirare - eccome - sia l'utenza storica, sia parte del pubblico perso per strada. Non è un caso che Switch abbia il The Legend of Zelda più venduto, e presto anche il Super Mario tridimensionale e il Super Smash Bros. più diffuso: la base installata aiuta, ma aiuta anche aver unificato le utenze. Per alcuni la killer application di una console può essere Zelda, per altri Mario, per altri ancora Pokémon: una volta non tutti gli episodi principali erano sulla stessa piattaforma, adesso sì, e questo fattore genera una reazione olistica non trascurabile.

Switch e oltre

Sarà molto curioso capire cosa farà Nintendo da aprile 2020 in poi, quando avrà sparato le sue migliori "cartucce portatili". A quel punto saranno usciti sia Pokémon Spada che Animal Crossing: New Horizons, i due pesi massimi del mondo tascabile, che probabilmente avranno dato un'enorme accelerazione a Nintendo Switch. Da lì in poi, forse per la prima volta in questo secolo, la situazione sarà davvero ardua da pronosticare. Perché saranno usciti "tutti" i giochi principali degli abituali team interni, che stavolta, al posto di dover realizzare una versione fissa e portatile della stessa serie, avranno il tempo di creare un sequel o, perché no, una nuova saga. Un faro è rappresentato da Metroid Prime 4, che però sembra lontanissimo, al punto che fine 2021 ci pare la data più vicina, piuttosto che quella più lontana; l'altro è il seguito di Breath of the Wild, presentato all'E3 2019, che probabilmente arriverà a natale 2020 (chissà, magari con l'edizione Pro di quello che, ormai, è l'ecosistema Switch). In mezzo, non abbiamo idea di cosa accadrà. Sicuramente Pokémon e Animal Crossing catalizzeranno l'interesse delle software house storicamente attratte dal mondo portatile (Atlus, ad esempio), ma capire su cosa si concentrerà Nintendo è complicato. Immaginiamo che proverà ad escogitare almeno un altro successo casual - dopo averci provato con 1-2-Switch e Nintendo Labo - perché sarebbe fondamentale per dare una spinta "orizzontale" alla piattaforma, magari quando il costo della stessa sarà più basso.

Tuttavia il gioco più importante per conferire un'ulteriore accelerazione - una volta terminata la spinta di Lite - sarebbe un episodio ambizioso, e trionfale, di Super Mario Bros.: un Super Mario Bros. 5, un'opera che dovrebbe essere addirittura scontata, ma sulla quale ormai crediamo poco. Purtroppo Nintendo non ama particolarmente il suo brand più venduto. In sostanza, come avrete capito, Switch ha tutto il potenziale per inserirsi tra Nintendo Wii e Nintendo DS, divenendo così la seconda piattaforma più fruttuosa della storia dell'azienda kyotese. Non va sottovalutato, al solito, che ha poco senso paragonare questa ibrida a una singola console precedente: basti pensare che la coppia Wii-DS ha venduto più di duecentocinquanta milioni di unità. Tuttora non è chiaro quanto possa influenzare, sul risultato definitivo, il prossimo ingresso nel mercato cinese, così desiderato, e così ben accolto, dagli analisti. Una cosa è certa: che diventi "solamente" la seconda (o terza) console Nintendo più venduta di sempre, o che riesca a sorpassare il DS, Switch dovrebbe far capire a Furukawa che dall'utenza unificata non si torna indietro, e che quella è la vera forza di Switch, e della compagnia stessa. Così si potrà affrontare serenamente, e aggressivamente, il futuro: anche se, fin da subito, dovesse essere in streaming.