Zombie Army 4: Dead War, il nostro provato 5

Abbiamo testato per ben tre ore il nuovo sparatutto cooperativo di Rebellion. Sarà un'effettiva evoluzione della serie?

PROVATO di Aligi Comandini —   07/01/2020

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Molti team di sviluppo tendono a specializzarsi in un dato campo. Si tratta di una tattica perfettamente logica: così come vi sono software house poliedriche e pronte ad evolversi in più settori, altri gruppi di sviluppatori preferiscono la sicurezza di strade già percorse, e solitamente puntano a un tale livello di perfezionamento da divenire i più abili in assoluto in quei lidi. Rebellion è un team che ha chiaramente scelto l'opzione numero due, dato che ormai da anni si dedica agli sparatutto in terza persona, trascinata dal successo ottenuto della serie Sniper Elite. In quanto a "perfezionamento", però, la software house britannica latita ormai da tempo, vuoi per la volontà di utilizzare sempre lo stesso engine (il solido, ma ormai un po' antiquato, Asura) vuoi per le fin troppo timide evoluzioni della formula tra un capitolo della saga e l'altro.

Per quante critiche si possano muovere alla loro strategia, comunque, i Rebellion ci hanno visto lungo, dato che gli Sniper continuano a vendere come il pane, e la serie Zombie Army ha piazzato un numero considerevole di copie, nonostante fosse stata inizialmente congegnata come una sorta di spin off senza troppo impegno. Proprio per via di vendite simili alle spalle del progetto, ci aspettavamo passi avanti significativi da Zombie Army 4: Dead War, un capitolo pensato per dare ai fan ancora più nazisti zombie da sterminare in modi sempre più cruenti e spettacolari. Dopo averlo testato per alcune ore in quel di Milano, però, non abbiamo notato particolari balzi qualitativi.

Gameplay ultra classico

Per carità, non vogliamo bocciare il titolo sul nascere, ci teniamo a precisarlo; semplicemente siamo usciti dal nostro provato con un retrogusto di "già visto" abbastanza pesante, e non legato - come si potrebbe giustamente pensare - alla vicinanza degli Zombie Army al gameplay degli Elite (la Trilogy era costruita in larga parte sulle basi di Sniper Elite V2, mentre Dead War si rifà per lo più al quarto episodio), bensì a un altro prodotto recente dei Rebellion: Strange Brigade (che non è stato propriamente un successone). E tale vicinanza non è nemmeno da ricollegare alla balistica (che, in quanto piuttosto solida, si mantiene similare di capitolo in capitolo ormai da un po'), ma alla gestione dell'azione e delle mappe, costellate di trappole e strutturate per offrire un mix di obiettivi di facile comprensione, seppur con diverse interpretazioni della formula dell'orda attorno a cui tutto gira.

La struttura è davvero la stessa, con una diversificazione peraltro maggiore degli zombie che porta i giocatori a dover superare sfide estremamente simili a quelle del gioco appena citato. Zombie corazzati, zombie dotati di lanciafiamme, zombie kamikaze e tutta una serie di altre amenità vi attaccheranno durante le missioni, costringendovi non solo a seguire una strategia decente per sopravvivere, ma anche a sfruttare i già citati marchingegni sparsi nelle location per facilitarvi la vita. Alcuni sono peraltro presi seriamente di peso da Brigade: pavimenti elettrici, grosse macchine tritatutto, e chi più ne ha più ne metta, con l'elemento aggiunto del friendly fire a rendere più piccanti le cose alle alte difficoltà, e un bel po' di caciaronaggine extra per rafforzare l'esperienza.

Over the top

Proprio qui sorge tuttavia il problema: Zombie Army 4 è molto più eccessivo e ignorante di quanto non fosse la Trilogy, e il suo voler essere a tutti i costi over the top lo rende, paradossalmente, meno apprezzabile dai fan degli Sniper Elite classici. Inoltre - per quanto interessante sia la presenza di elementi interattivi nelle mappe e la diversificazione dei nazi non morti - non c'è davvero alcun elemento che faccia spiccare l'esperienza rispetto a Brigade o ad altri shooter cooperativi. Alla massima difficoltà e giocato in cooperativa con altri tre compagni è di certo divertente, ma questo si può dire di buona parte degli shooter di questa tipologia, e non abbiamo visto in Dead War un map design tale o situazioni così brillanti da sorprenderci. Ora della fine, dunque, il fattore più interessante è rappresentato dallo sviluppo dei personaggi giocabili, che a sua volta non spicca per complessità e flessibilità.

Ci spieghiamo meglio: ogni personaggio utilizzabile in Zombie Army 4: Dead War, ha a disposizione un loadout personalizzabile, le cui armi - un'arma corpo a corpo, una pistola, una primaria e una secondaria - vantano caratteristiche molteplici e possono venir potenziate. Ogni strumento di morte ha è legato a doppio filo a una qualche abilità speciale che si carica a forza di eliminare zombie, ognuna particolarmente utile per liberare una zona piena di nemici (e le orde sono estremamente numerose, quindi non bisogna sottovalutare queste capacità). La crescita del personaggio però non offre gran che dal punto di vista delle abilità attive: si limita a una serie di potenziamenti passivi ed elementali per le armi, il cui bilanciamento ci è parso non sempre perfettamente calcolato.

Nel complesso non mancano i mezzi per fare un disastro: vi sono martelli in grado di curare dopo ogni colpo, armi elettriche che stordiscono le mostruosità in gruppo, e tutta una serie di gadget davvero favolosi per controllare la posizione... ma tutto sembra mancare di finezza, e ridursi sempre a una corsa a chi ottiene i moltiplicatori maggiori sprecando meno proiettili possibile (anche perché vi è un contatore di punteggio che crea una costante competizione tra i quattro giocatori in squadra). Spassoso per un po', ma ci riesce difficile al momento comprendere se la campagna offra qualcosa di meglio avanzando o regga il colpo dopo parecchie ore, con una progressione così basilare.

Zombie Army 4 cerca di buttarsi sul mercato degli shooter coop mescolando buona parte delle caratteristiche di Strange Brigade al più appetibile marchio Sniper Elite, ma il minestrone che ne risulta ci è parso fin troppo simile ai suoi componenti originali per rappresentare un vero passo avanti per la serie (o per i Rebellion in generale). Certo, alla massima difficoltà e con tre compagni affiatati rimane un'esperienza in grado di divertire, eppure al momento ci riesce difficile credere in una campagna contenente grossi picchi, o trovate particolarmente brillanti. Vedremo, ma è abbastanza evidente che il team britannico abbia bisogno di svecchiare un po' le sue formule.

CERTEZZE

  • Sempre divertente in cooperativa e alle alte difficoltà
  • Buona varietà grazie agli elementi mutuati da Strange Brigade

DUBBI

  • Manca di guizzi o particolari evoluzioni della formula