HOT

Figlie imprigionate per tre anni per giocare in pace a World of Warcraft

I genitori rischiano 7 anni di prigione

NOTIZIA di Mattia Armani   —   03/06/2013
World of Warcraft
World of Warcraft
News Video Immagini

Le grandi società, quelle tutte meccanismi e pochi rapporti sociali, portano in dote una lunga serie di effetti perversi tra cui fucili funzionanti regalati a bambini di 4 anni, case degli orrori, stragi e via dicendo.

Tutti fenomeni umani, ampiamente prevedibili e causati proprio dalla paura di accettarli, paura che porta ad ammantare di romanticismo matrimoni assurdi, unioni disperate e atti d'irresponsabilità da brivido. Ma per fortuna, a salvare l'uomo dal rendersi conto di quello che combina, ci sono i fantastici capri espiatori. Un team di quadrupedi immaginari incredibile che può disintegrare il pianeta con un'idea, con la semplice fantasia e con la tendenza a non uniformarsi ai grandi dogmi delle civiltà moderne. Al momento il capro più in forma, capace di balzi incredibili, è il videogioco e la storia di cui stiamo parlando è una vera manna per i detrattori del nostro amato medium.

A quanto pare, infatti, due quarantunenni americani, al secolo Petra e Lester Huffmire, hanno bloccato in un camper le due figlie, di 5 e 10 anni, per poter giocare tranquillamente a World of Warcraft. E la prigionia, avvenuta in condizioni igeniche inevitabilmente precarie, è durata ben 3 anni, almeno secondo quanto riporta la CBS di Los Angeles. Tra i dettagli raccapriccianti troviamo residui organici lasciati negli angoli, bagno rotto, denti cariati e persino un cumulo di preservativi nascosto da un orsacchiotto. Ed è proprio di fronte a dettagli come questi che ci chiediamo se possa un videogioco essere così potente da ledere la dignità umana? Il dubbio inevitabile è che questa dignità sia, in molti casi, molto più debole della sua immagine retorica.

Aggiungici come fonte preferita su Google
Questo contenuto potrebbe includere link affiliati che generano commissioni.
Per conoscere i dettagli della nostra policy editoriale, è disponibile la pagina etica.