Anche dall'Italia testimonianze contro il Circle of Life di Gamestop

Il programma sarebbe attuato anche da noi

NOTIZIA di Simone Tagliaferri —   06/02/2017
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Qualche giorno fa è scoppiata la bomba "Circle of Life" in mano a GameStop. Sostanzialmente si tratterebbe di un programma interno che, assegnando quote percentuali ai diversi prodotti in vendita nei negozi della nota catena americana, costringerebbe i dipendenti a mentire ai clienti per non sforarle.

La dirigenza di GameStop ha provato a minimizzare i fatti, parlando di un programma che serve a garantire i clienti stessi, ma è stata smentita da alcune testimonianze dirette di dipendenti o ex-dipendenti, che hanno parlato addirittura di licenziamenti in caso di sforamento eccessivo delle quote.

Letti i nostri articoli, anche alcuni dipendenti o ex dipendenti dei GameStop italiani hanno voluto fornirci le loro testimonianze. Tutti hanno voluto rimanere anonimi, ma ci siamo presi il giusto tempo per verificare la loro attendibilità. Ne riportiamo due, particolarmente indicativi, da cui abbiamo tagliato tutti i dettagli che potrebbero portare al riconoscimento della persona.

La prima testimonianza:
"Non ho mai sentito parlare di Circle of Life. Però è vero, danno percentuali assurde di usato rispetto al nuovo. Ti fanno capire che vendere nuovo è dannoso e rompono assai le palle su queste percentuali. Fanno anche pressioni della serie 'ti chiudo il negozio', 'ti trasferisco', eccetera. È capitato che clienti arrivassero da noi dicendo di non aver trovato PlayStation 4 in un punto vendita quando avevano il magazzino pieno.
Negli ultimi anni c'è stato un cambiamento esagerato nella mentalità. Per farti un esempio di cosa intendo. Una volta una buona media di protezione su disco era il 33%. Ora siamo passati alla media catena del 110%. Cosa significa? Se vendi un gioco senza protezione ti sei rovinato la performance giornaliera.
Non c'è da difendere o attaccare, sto cercando di dirti solo le cose come stanno E in effetti quell'articolo non riporta cose false."

Seconda testimonianza:
"Signor Tagliaferri mi chiamo [omissis] e sono un lettore da anni di multiplayer.it in questi giorni, ho visto molto scompiglio sul caso di Gamestop Americano sulla questione dei dipendenti. Io sono stato dipendente Gamestop dal [omissis] la mia retribuzione era pagata a voucher. la mia esperienza lavorativa è stata abbastanza stressante in quanto ero pressato sia dallo store manager al vendere sopratutto usato e la game protection altrimenti lo store andava "male" e riceveva una telefonata da parte dell'area manager o un messaggio come negli screen [il lettore ci ha inviato una serie di schermate tratte da una chat che verificano quanto afferma]. Gamestop Italia ha un programma interno che si chiama Key Performance Index che è visibile dal computer dello store e dall'area manager che ogni settimana circa pubblicava i dati di tutti i dipendenti e giornalmente di tutti gli store. Se una persona o una store hanno troppi rossi si viene richiamati, se persistono al dipendente non viene rinnovato il contratto. Se invece lo store va male, viene fatto un cambio di personale. Eravamo costretti inoltre a inviare ogni giorno sul gruppo i nostri dati individuali per vedere l'andamento e se avevamo sgarrato lo store manager ci "esortava" a fare di più, anche rincorrendo stratagemmi quali vendere usato piuttosto che il nuovo, dire che alcune promozioni erano solo con la tessera livello 3 e invece erano aperte a tutti i tipi di tessere.

- quando si vendeva una console nuova almeno sul 50% era tassativo fare la console protection; le console usate erano sempre da spingere in primis e cercare su tutte la cp.
- Gamestop tratta i negozi come dei magazzini, il mio store aveva il magazzino pieno di PS4 e 3DS e quando se ne vendevano qualcuna ne venivano inviate altre senza rigor di logica.
- un episodio importante che rappresenta la pressione che subiva un dipendente è stato un giorno vicino a natale, eravamo in cassa io e il mio collega erano circa le 17 e bisognava inviare i dati sul gruppo per vedere l'andamento dello store, lo store era pieno e non potevamo lasciare le persone in coda senza scontrinare per fare i calcoli dopo 30 minuti il telefono del negozio e il mio privato ha iniziato a suonare come "se non ci fosse un domani" ; il mio store manager, colleghi di altri store, i miei colleghi e infine il mio area manager abbastanza alterati perche' io e il mio collega non avevamo pubblicato i dati. il mio collega ha dovuto chiudere cassa e far rimanere le persone in coda perche' dovevamo inviare i dati di store (VENDITE,GP,CP,USATO, LOOT....).
- un mio collega si è licenziato perché stufo [omissis], veniva pagato come tirocinante 500 euro al mese e lavorava 6 giorni a settimana 6 ore al giorno.
-uno store della mia provincia addirittura effettuava vendite solamente se in linea con le linee guida dell'azienda altrimenti cercava in tutti i modi di non concludere la vendita (es. quel giorno i dati di store non vanno bene,uno viene per comprare una PS4 Pro gli propongono una cp e se lui rifiuta fanno finta che non ci sia e gli dicono di andare dalla concorrenza).
-altra nota e' il vendere prima tutti gli accessori marchiati @play rispetto agli originali senza esporre il prezzo (anche se l'azienda chiede di esporlo, ma non lo fa nessuno store) e quando la persona chiedeva il prezzo maggiorandolo con accessories protection senza proporre un alternativa."

Da notare che le modalità con cui vengono esercitate le pressioni cambiano con il cambiare della nazione. In Italia non c'è licenziamento diretto, ma in caso non si raggiungano le quote, non si ottiene il rinnovo del contratto (o non si ricevono più voucher). Tutto legale, sia chiaro, viste le attuali norme sul lavoro (come del resto sono legali i licenziamenti avvenuti negli Stati Uniti), ma è giusto sottolineare la cosa.